

I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Abbandonando questi logori slogan komunistoidi io invece la chiamerei piu' propriamente: una dittatura dei banchieri per salvaguardare le proprie banche! Passera docet....non è certo li' a guadagnare 4 soldi per niente!
Ahi serva Italia di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta
non donna di provincia ma bordello!
Dante Alighieri Divina Commedia Purgatorio canto VI° anno 1304!!!!!!!!!!!!!!!!!!!






è qui che ti sbagli: il vero problema di questa povera nazione è quello di avere troppi 'so-tutto-io' (di cui tu rappresenti degnamente il tipo medio) a cui piace fare la morale mentre hanno il culo ben parato, lavorano poco (altrimenti non posterebbero sui forum in continuazione) e però si permettono continuamente di sputare nel piatto dove mangiano (gli infami!!!!)
facile fare i froci con il culo degli altri, troppo facile!


La borghesia ? ma se sta sprofondando.
Soprattutto quelli statali.La propaganda del regime martella ogni giorno che dal buon andamento dell’economia nazionale dipenderebbe la vita dei lavoratori perché altra società non può esistere se non questa, fondata sul Capitale; i lavoratori non avrebbero alternativa e devono essere disposti ad ogni sacrificio. “O capitalismo o morte” è il dogma della borghesia. Lavoratori e borghesi sono sulla stessa barca, ripetono tutti i megafoni.
Tanto padronali che con lo stato a un passo dal default, pressione fiscale più alta del mondo non licenziano un bidello.A tenere incatenata la classe lavoratrice con questa ideologia reazionaria sono, più che i partiti apertamente padronali, quelli della cosiddetta “sinistra”, sia “moderata” sia “radicale”.
Infatti nell'URSS di Stalin stavano meglioQuesti partiti illudono i lavoratori che nel capitalismo sia possibile raggiungere benessere ed equità sociale, conciliando gli interessi delle opposte classi: basterebbe applicare un diverso modello di sviluppo. Affermano che il nemico da combattere non è il capitalismo ma un suo particolare modello: il liberismo. Sostengono che la causa della crisi è la disuguaglianza sociale, e che dunque riducendola il capitalismo ne uscirebbe equo, nonché sano e salvo.
Questo può valere nei paesi del III mondo come Indonesia, Malesia, India, Bangladesh, Pakistan.Questo è falso. Il capitalismo è fondato sulla disuguaglianza fra chi possiede solo la propria forza lavoro, e la deve vendere in cambio di un salario per vivere, e chi possiede il Capitale, e compra questa forza lavoro al fine di accrescerlo: è una società divisa in classi.
Il divario fra le condizioni dei lavoratori e quelle della borghesia non è eliminabile. La miseria del proletariato cresce quanto più il capitale si ammoderna e si perfeziona. Ma questa miseria non è dovuta ad un nuovo tipo di capitalismo, è conseguenza del suo corso naturale, non modificabile e di sempre.
e dove lo vedi il liberismo ? Lo stato mangia il 60% del PIL, soprattutto dei tuoi lavoratori, che si spaccano la schiena per mantenere questo stato.Quando l’economia cresce, come nel secondo dopoguerra, e i profitti sono enormi, la borghesia è disposta a concederne alcune briciole ai lavoratori, pagate con super-sfruttamento, perché questo è utile a realizzare profitti ancor maggiori. Si tratta di una necessità economica, non di un diverso modello di capitalismo, alternativo al liberismo. Ma nel capitalismo la crisi è inevitabile! Le sue cause sono la sovrapproduzione e il calo del saggio del profitto, malattia incurabile e degenerativa del Capitale.
In CIna negli anni 2000 il salario minimo dei lavoratori è (giustamente) quadruplicato.Nella crisi diviene evidente che gli interessi dei lavoratori sono inconciliabili con quelli del Capitale, della borghesia, del cosiddetto “bene del paese”. Ciò che è un bene per il Capitale è irrimediabilmente dannoso per i lavoratori, e viceversa.
La borghesia, per cercare di tener in piedi la sua economia e rimandare il crollo, ha una sola strada: aumentare lo sfruttamento della classe lavoratrice.
Questo è quanto stanno facendo i governi di tutti i paesi, tutti nella medesima crisi. Dall’Inghilterra alla Grecia, dalla Germania alla Francia, all’Italia, al Nord e Sudamerica, alla Cina si adottano provvedimenti riducibili ad un’unica misura, la riduzione del salario complessivo della classe lavoratrice: si taglia il salario diretto (quello in busta paga), indiretto (i servizi sociali), differito (la pensione). Anche l’aumento della disoccupazione riduce il salario complessivo percepito dalla classe lavoratrice: con un salario sono di più le bocche da sfamare.
Ma in che mondo vivi ?Questo attacco è condotto in tutti i paesi a prescindere dal colore del governo: è la dimostrazione di come la contrapposizione fra “destra” e “sinistra” sia fasulla. Chi accetta il Capitale deve obbedire alle sue leggi e rinnegare ogni bel discorso sui “modelli di sviluppo”.
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Quello di Monti è un nuovo governo del Capitale. I suoi obiettivi sono, in perfetta continuità con quelli del governo precedente: piena libertà di licenziamento per le imprese (tutti gli impieghi saranno precari), appoggio al padronato per eliminare il contratto nazionale di lavoro, innalzamento dell’età pensionabile, taglio delle pensioni col blocco della rivalutazione e col passaggio al metodo contributivo, proseguimento delle missioni militari all’estero, aumento delle tasse sui salariati.
In rosso hai detto due cose giuste.
Certo che attacca i lavoratori, perchè vuole difendere gli statali, gli albi professionali e gli imprenditori che vivono di stato.Questo governo può attaccare i lavoratori anche più del precedente perché ha di fronte una classe operaia disarmata dalla “sinistra”, moderata e radicale, che per 17 anni ha indicato quale suo nemico solo il Berlusconi, la cui colpa sarebbe stata quella di badare ai propri interessi invece che a quelli “del paese”. Questo, vero o meno, non era certo un problema dei lavoratori, ma della borghesia!
I lavoratori pagano per mantenere queste tre categorie.
La classe operaia di può difendere mandando a casa un po' di gente nello stato, e pagando meno tasse.Banchieri e industriali, invece, si sono ben volentieri serviti per 15 anni della maschera del “pagliaccio” affinché la rabbia dei lavoratori fosse deviata solo contro di lui e non contro il loro intero regime di classe.
La borghesia italiana è tanto vile e corrotta quanto maestra nel cambiare tutto affinché nulla cambi: dopo anni di onorato servizio, il burattino Berlusconi è stato licenziato dal vero padrone, il grande Capitale, industriale e finanziario, nazionale e internazionale, perché adesso serve la faccia seria di un Monti per far ingoiare sacrifici ancora più duri alla classe lavoratrice.
La macchina di potere del grande Capitale è il suo Stato, che sopravvive immutato ad ogni governo. Il teatrino parlamentare è tenuto in vita solo perché utile per nascondere ai lavoratori la vera natura dittatoriale e di classe del regime borghese.
Sia che i lavoratori si illudano che per difendere i propri interessi serva un cambio di maggioranza parlamentare, votando a destra o a sinistra, sia che diano la colpa delle loro condizioni all’intera “casta” dei politicanti, in ogni caso è il dominio di classe del grande Capitale a uscirne rafforzato, perché può presentare ai lavoratori le false alternative: governo “tecnico”, di una maggioranza “diversa”, o, domani, un’aperta dittatura a parlamento chiuso e “casta” licenziata.
Il fatto che il governo Monti sia sostenuto da tutto l’arco parlamentare, da chi attende di rientrarvi alla prossima riapertura del baraccone elettorale (Vendola), nonché dai sindacati tricolore (Cgil, Cisl, Uil), è l’ulteriore dimostrazione che le differenze tra i partiti borghesi sono solo apparenza perché le varie bande di politicanti, in competizione per i loro affari di bottega, sono tutte al servizio del Capitale. Anche la fasulla opposizione al governo Monti della Lega Nord e della “sinistra” costretta all’extraparlamentarismo (Rifondazione, PdCI), sono utili alla borghesia per confondere la classe operaia.
La vera contrapposizione può essere solo fra chi difende il capitalismo e chi lotta per il suo abbattimento: il comunismo rivoluzionario.
Il marxismo spiega, su basi scientifiche, che il capitalismo stesso da oltre un secolo ha creato le condizioni materiali per il suo superamento. Il Capitale, nella ricerca affannosa del profitto, ha condotto a uno sviluppo tale delle forze produttive che permetterebbe di soddisfare tutti i bisogni dell’umanità con poche ore di lavoro medio giornaliero per individuo. Ma questa forza è allo stesso tempo il suo limite e la sua condanna. Organizzare la produzione secondo un piano razionale, finalizzato solo a soddisfare i bisogni dell’uomo, è impossibile finché è subordinata al mercato e al profitto.
Emancipare il lavoro dal Capitale, abolire il lavoro salariato, è il fulcro del programma rivoluzionario comunista ed è la sola alternativa alla miseria del capitalismo.
Come con la formula propagandistica del bene del paese si camuffa il profitto del Capitale, così dietro al mito della democrazia si nasconde la dittatura della borghesia. Sovrano nel capitalismo non è il popolo, tutti i cittadini al di sopra delle le classi, come recita l’ideologia democratica, ma il Capitale, nazionale e internazionale. Lottare per una vera democrazia è un controsenso quanto lottare per un capitalismo più equo.
La sola politica della classe lavoratrice, fintantoché il potere è in mano alla borghesia, è la rivoluzione, per conquistare il potere e imporre la sua dittatura sulla borghesia, unico mezzo per liberare la società dal Capitale e far uscire l’umanità dalla preistoria delle società divise in classi.
La prospettiva del superamento del capitalismo, per quanto possa apparire ancora lontana, è necessaria anche per poter condurre, in particolare nella presente situazione di crisi economica, lotte efficaci per la difesa immediata dei lavoratori. Oggi, infatti, la difesa della classe lavoratrice non può avvenire che contro l’interesse nazionale, cioè del capitale.
La classe operaia ha una sola possibilità per difendersi: rispondere all’offensiva borghese attaccando, senza remore, il capitalismo, organizzando veri e potenti scioperi che mettano in ginocchio “il paese”, ossia le industrie, i traffici e la finanza.
bla bla bla bla.Su questa strada i lavoratori devono dotarsi dei loro organi di combattimento ricostruendo un vero sindacato di classe, fuori e contro i sindacati dei regime (Cgil, Cisl, Uil, Ugl), e militando le loro avanguardie nel Partito Comunista Internazionale.
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.


Io sono filosoficamente marxista e sta a cuore la condizione dei lavoratori.
Per fare cio, serve liberismo, serve libera concorrenza, in un sistema dove c'è libera concorrenza i prezzi scendono e i margini di guadagno dei padroni diminuiscono.
I lavoratori a salario fisso vedono il proprio potere di acquisto aumentare.
In un sistema invece protetto, statale o peggio ancora di cartello, i prezzi sono alti e il lavoratore a reddito fisso vede scendere il proprio potere di acquisto.
Serve una vera rivoluzione proletaria liberista.
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.





