
Originariamente Scritto da
Egomet
Per Troll: poni una questione interessante e assai complessa; le tue osservazioni sono pertinenti (sento il "puzzo" di uno studente/laureato/molto appassionato di filosofia) e sottolineano un conflitto quasi insanabile, almeno per quanto mi riguarda, tra la concezione esistenziale e "metapolitica" di anarchismo e una sua eventuale applicazione empirica.
Per quanto concerne la prima mi sento decisamente vicino a Stirner, con la sua protervia negatrice e la volontà iconoclasta tesa a demolire ogni metafisica ed ogni "fantasma", tuttavia non riesco a trovare una reale collocazione per la seconda e mi vedo costretto a tentare una difficile sintesi tra le due.
La tensione negatrice prevale, foriera di un nichilismo radicale, e mi costringe a vedere ogni possibile via come fallimentare, tuttavia quando mi trovo di fronte a situazioni quotidiane, al "hic et nunc" tanto detestabile quanto avverso, ritengo auspicabile incanalare ogni forza distruttrice verso qualcosa, non necessariamente un quid oggettivo, che possa risolevvare la mia sorte.
In questa lotta disperata spesso trovo dei compagni di viaggio più vicini ad una concezione "sociale" (quindi anche pericolosamente portati verso quell'arché, sempre in agguato, di cui, giustamente, parlavi), con i quali posso percorrere, se non tutta , quantomeno un breve tratto di via verso un'emancipazione che è prima di tutto necessità esistenziale.
Quindi è giusta la tua conclusione ("Ne conseguirebbe "contro tutti i poteri", sì - fuorché il tuo!"), ma ad essa andrebbe aggiunto che molto spesso sono proprio i Poteri (i fenonemi tradizionalmente identificati come fonte di vessazione) che si fappongono tra me ed un'esistenza più dignitosa.