
Originariamente Scritto da
Numa
Insomma, "i padri costituenti" temevano uno come Berlusconi.
Ma io direi meglio: temevano gli antichi e radicati vizi storici di una nazione abituata al servilismo, alla sudditanza, alla tirannide, alla cortigianeria verso il Principe di turno, alla furbizia celebrata come intelligenza, ad una classe dirigente che "non crede in nulla e ci governa".
Come dico da anni, infatti, io non me la prendo con Berlusconi: un affarista fa il proprio mestiere, non inventa nulla e sfrutta quello che gli capita sotto mano.
Io me la prendo con chi lo vota, ma anzi no: il voto si può dare per tante ragioni, magari assurde, ma contingenti.
Io sono pietrificato dai commenti, dalle cazzate, dalle riscritture della storia e perfino della propria autobiografia da parte di molta gente.
E' sbagliato pensare che "la democrazia" consista nel voto. La democrazia è innanzi tutto consapevolezza e responsabilità da parte di quello che tutte le costituzioni indicano come "sovrano": il popolo.
Se un popolo tende a nominare senatore un cavallo, o un somaro, è come se stessimo sempre sotto il regno di Caligola - ma lasciamo perdere "la nomina": parliamo della cosa più importante, cioè l'opinione, le idee che si hanno intorno ai cavalli, ai somari e ai senatori.
In questo thread - come in altri simili - si sono lette delle cose grottesche, inaccettabili non solo e nemmeno tanto per il contenuto, ma anche e soprattutto per il livore cieco, l'arroganza e l'ottusità, ancora più scoraggianti quando, poi, vorrebbero presentarsi come "storia".
Per molto tempo ho pensato che molti attriti si potessero risolvere, o attenuare, con il dialogo: questi ultimi anni - e l'avvento della telematica e dei forum - mi stanno convincendo che può esistere solo una contrapposizione frontale, e che la migliore sintesi dialettica di questa zampillante revanche rimane sempre quella del mitico titolone di Cuore: Hanno la faccia come il culo.