Ciò che gli Italiani nascostamente immaginano in questo lugubre periodo in cui il piede straniero schiaccia il loro cuore e le tasse dissanguano le loro vene è l’avvento risolutore di una guida, di un autorevole condottiero che, dotato di audacia e di impeto, consenta al Paese di radunare tutte le forze per trascinarsi fuori dalla palude della tristezza in cui stagna da molti mesi. Con l’apprensione di chi è immerso nelle sabbie mobili e l’inquietudine di chi, per effetto della devastante osmosi psicologica prodotta dal gravare sulle spalle di intollerabili pesi, disorientato da illusori miraggi graziosamente offerti dai figuranti del teatrino della politica che seguono l’interminabile sequenza di delusioni propinate dai professoroni di economia ai quali non affiderebbe, dopo l’amara esperienza, neppure l’amministrazione del condominio, scrutando con trepidazione l’orizzonte vuoto, anela l’anima del decisionista.
Di colui che, solo, tragga l’Italia fuori dal massacrante giogo Euro/Tedesco.
Chi scrive non è mai stato fascista. MAI.
Né mai è stato comunista. MAI.
Chi scrive è sempre stato un fedele combattente per la libertà. Quella vera. Quella che abbiamo vissuto dal dopoguerra sino al 1992.
Quella che incontra il limite naturale nell’altrui diritto. Quella di vedere osservato l’ordine.
Quella che restituisce al cittadino la dignità di uomo libero e di non sentirsi spiato tra le mura domestiche e perseguitato dalla Agenzia delle Entrate e non di essere il suddito nè lo schiavo di un padrone molesto e crudele. Lo Stato tiranno. Neppure la Stasi dei tempi d’oro della DDR aveva un controllo così capillare sulla vita degli altri.
Esigiamo la riconsegna agli onori delle urne dell’unico risultato possibile in democrazia.
La Sovranità del Popolo già conculcata dai cospiratori istituzionali: Magistrati-Politici-Capo dello Stato.
E’ lo squallore mostrato dalla insipiente politica degli stolti Bersani e dei furbetti Grillo a liberare l’urlo soffocato nelle profondità della coscienza Nazionale.
E’ la dannosa presenza di Napolitano che ci rammenta l’orgoglio di una Nazione che sul Piave mostrò tutta la sua Nobile Grandezza.
Il Piave, oggi, non mormora più.




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