Etico nel senso che vede la società come l'espressione dell'io universale, e perciò come una totalità comunitaria, portatrice di un diritto collettivo, etico appunto, che solo lì ha significato, non come un insieme di individui distinti e disorganici che si associano per il proprio utile individuale.
L'azione umana della scuola austriaca è appunto un'azione individualista, atoma, particolare. Le tendenze dell'essere umano che evidenzia non sono altro che l'ipostatizzazione della società capitalista. Tendenze tuttaltro che universali. Essa perciò assume a principio, come detto il mercato, e da lì ne fa derivare la società. Che poi pretenda di fare il contrario, non toglie la verità dei fatti. Il soggettivismo austriaco, individuale e particolare, non ha nulla a che fare, anzi è all'opposto, con l'idealismo, che implica un'universalità sociale.Alla base di tutti i ragionamenti degli austriaci c'è il concetto di azione umana (a volte sembra una specie di mantra) e si dice che è appunto questo agire a formare le strutture sociali.
Alla luce di ciò mi piacerebbe sapere qual è il processo che ti ha portato a scrivere il pensiero di cui sopra.
Troll, se tu non lo capisci amen. Quindi gli austriaci non erano eminenti esponenti del neoliberismo, fintanto che alcuni addirittura teorizzarono un anarcocapitalismo? Se non riesci a fare il passaggio tra una teoria filosofica astratta e le sue implicazioni nella società, non ci posso fare nulla. Hai già ampiamente dimostrato di essere di difficile comprendonio e di poca acutezza nel sostenere le tue tesi.Non si capisce né in quale modo il mantra austriaco dell'azione umana condurrebbe a una santificazione del mercato (non l'unica forma di azione umana), né in quale modo la natura sociale dello zoon politikon (che di certo non vive da solo) condurrebbe all'egualitarismo invece che allo schiavismo aristotelico.





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