

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Ammettiamo benevolmente che l'ossessiva insistenza sul "criterio veritativo" sia implicitamente riferita alla verità intorno a ciò che è giusto (eppure c'è qualcosa che trattiene dal parlare apertamente di giustizia, come se tutto suonasse più opinabile); cosa trattiene dallo spiegare cosa succederebbe di brutto agli ingiusti?
Già, però che "vada perseguito" (noi che rifiutiamo gli infondati dogmi di Hume riteniamo che questa frase non sia un'arbitraria esortazione ma una verità razionale) non significa che preferirò ciò che vada perseguito a ciò che non andrebbe perseguito!
Ultima modifica di Troll; 02-06-12 alle 18:03


Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Sono ingiusto; sono alienato dalla vera essenza. Che mi succede? Sarò privato della contemplazione beatifica dello Spirito Assoluto?
Ah perfetto, quindi non cado nel "relativismo" se dico che preferisco ostacolare la realizzazione della Ragione nella Storia all'assecondarla.
Ultima modifica di Troll; 02-06-12 alle 18:31






"Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins


"Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins


Non ha torto l'utente Platone a far presente che spesso quando si sente lamentare la "lontananza dalla verità" ci si riferisce appunto alla verità su cos'è giusto, però è impossibile fare a meno di notare che certuni preferiscono di gran lunga parlare di "verità" (inerentemente non-opinabile) invece che di "giustizia" (a orecchie moderne e storiciste qualcosa di assai meno inchiodato alla verità indiscutibile) o peggio ancora di compassione e altri sentimenti che muovono alla fame e sete di giustizia.
Ultima modifica di Troll; 03-06-12 alle 13:16


Il vero e il falso sono propedeutici al giusto e all'ingiusto, quindi la lontananza dalla verità presuppone ci si soffermi sulla prima diarchia per poi procedere, senza salti. V'è da dire che gli antichi avevano ben chiara la distinzione tra aletheia e dikaiosyne/dike, tra veritas ed aequitas. Se la prima è l'epifania di ciò che è, fin lì, oscuro, la seconda si riferisce all'atto pratico, concreto. Mi piace ricordare Solone e la sua "bilancia dei pesi" per sottolineare la congruità del concetto di giustizia.
Ultima modifica di Mario Rossi; 03-06-12 alle 13:31
"Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins