

"la Le Pen col 40% avrà incassato una grande vittoria" (Candido)
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E' una prospettiva plausibile, a mio avviso.


Caro SteDiessino,
La prospettiva immaginata da Gdemm non è tanto peregrina. E' chiaro, però, che una tale prospettiva dovrebbe ricevere l'opposizione durissima dei partiti di sinistra, comunisti o non comunisti che siano.
Ultima modifica di Antonio; 19-06-12 alle 13:57


Esattamente, quindi qualcuno in grado di ragionare c'è pure qua dentro
Sfasciare tutto senza un'alternativa non ha alcun senso, si precipita solo nel baratro, poi hai voglia a risalire...
Continuo a non capire: la Grecia non è GIA' nel baratro?
Disoccupazione alle stelle, tasse alle stelle, licenziamenti facili di centinaia di migliaia di persone... e che cosa è il baratro se non questo? Weimar?
Ultima modifica di Antonio; 19-06-12 alle 13:57


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Non penso proprio che Samaras si limiterà ad applicare semplicemente i memorandum, dobbiamo sempre pensare che i politici che ci sono avversi e di cui possiamo non condividere le idee non sono malvagi dei cartoni animati, folli e senza raziocinio...sono uomini politici che analizzano bene i problemi, pur cercando di risolverli a modo loro ovviamente, un modo che a noi potrà non stare bene, ma che serve a loro per provare ad avere consenso.Samaras sa benissimo che l'ha scampata grossa, che il sistema politico greco è ad una svolta epocale e che è riuscito a vincere per il rotto della cuffia solo con la retorica anti-sinistra. Molto probabilmente le sue politiche saranno comunque invise alla sinistra, ma secondo me le proverà tutte per avere più margini di manovra con l'Ue e la Bce, è nel suo interesse politico ottenere risultati in questo senso e penso abbia subodorato che Hollande può essere un forte alleato in questo.Ripeto, è un politico che ha una sua razionalità e dei consiglieri, non è un cattivo disney.
Ultima modifica di Gdem88; 19-06-12 alle 14:07
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


Grecia: una sconfitta ma non una disfatta
di Alfonso Gianni
Il ‘terrorismo psicologico’ messo in atto spregiudicatamente da tutti i governi europei, per non parlare di istituzioni finanziarie, banche e mercati, ha sfondato. La destra ha vinto la partita delle elezioni politiche in Grecia. L’entrata a gamba tesa di Angela Merkel nella vicenda elettorale del paese ellenico, che molti hanno giudicato del tutto inusuale e persino temeraria, ha pagato. Del resto la paura di chi ancora aveva qualcosa da perdere si toccava con mano. Nei giorni scorsi i Bancomat erano stati presi d’assalto. Per timore di un ritorno alla dracma chi poteva convertiva in oro, in dollari o tentava di portare i risparmi altrove. Conosciuto l’esito del voto i potenti d’Europa hanno tirato un respiro di sollievo, ma è durato poco.
L’andamento delle borse e dei mercati, pimpante nelle primissime ore di lunedì mattina si è poi rapidamente afflosciato. La borsa di Milano ha registrato perdite, come quella di Madrid, gli spread sono rimbalzati, l’euro ha perso sulle altre divise monetarie. Il fatto è che la vera partita non si giocava ad Atene quanto a Madrid. Ben diversa sarebbe l’incidenza di un default spagnolo rispetto a quello greco. Ma la Grecia- il cui debito sarebbe stato facilmente risolvibile solo qualche mese fa, non superando i 300 miliardi di euro, una sciocchezza per il Pil europeo – era e doveva restare una cavia. Si doveva provare lì a vedere fino a che punto si può strangolare economicamente un popolo senza ammazzarlo del tutto. Come si usava nei campi di concentramento o nelle stanze delle polizie segrete: una prova di resistenza estrema al dolore.
Ma i potenti d’Europa hanno poco di che complimentarsi. Nel vertice previsto a Roma per venerdì prossimo Merkel, Monti, Hollande e Rajoy si troveranno di fronte gli stessi problemi di prima, aggravati più che sollevati dal fatto che la cancelliera tedesca non può più nascondersi dietro l’alibi di una vittoria della sinistra in Grecia, truffaldinamente descritta come antieuropeista. Poi a fine mese ci sarà il vertice europeo di Bruxelles, forse la riunione più importante da quando è scoppiata quella che per l’Europa è la peggiore crisi di tutti i tempi. Sarà anche l’occasione per tutti i movimenti e le forze antiliberiste di tornare a fare sentire con forza la loro voce. Il quadro politico europeo è tutt’altro che stabilizzato. La vittoria piena, dopo il turno legislativo, dei socialisti in Francia toglie anche lì ogni alibi. Ora Hollande ha la possibilità di mettere in pratica quanto ha promesso nella vittoriosa campagna elettorale. A partire dalla sostanziale revisione del fiscal compact, ossia la modifica ai trattati che prevede un rientro forzato dal debito e che inibisce ogni possibilità di ripresa economica.
La situazione è troppo grave perché possano bastare le tenui intenzioni avanzate da Monti, come la cosiddetta golden rule, cioè la possibilità di non sottoporre gli investimenti al taglio delle spese. Non basta pretendere chela Merkel allenti i cordoni della borsa. Ci vuole una politica economica europea anticiclica, fondata su una nuova idea di sviluppo capace di valorizzare la difesa ambientale, la trasformazione energetica, l’economia della conoscenza e quindi di promuovere la buona e piena occupazione. Senza una simile svolta nessuno si può salvare. Non l’Europa e non l’Euro. Queste erano le idee alla base del programma di Syriza, costruite nel confronto costante con i movimenti reali. Non hanno ancora prevalso, ma hanno fatto uno straordinario passo in avanti. E’ la prima volta che una forza che non viene dalla tradizione socialista, comunista o socialdemocratica ottiene un simile risultato. Non è un caso che tra i giovani greci abbia conquistato la maggioranza dei consensi.
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Questa discussione mostra, per l'ennesima volta, la totale mancanza di autonomia della cultura politica del centrosinistra italiano. Con l'accettazione dell'austerità come una specie di calamità naturale ingovernabile, l'idea che il fascismo sia stato causato dalla Rivoluzione d'Ottobre e l'accettazione supina della barzelletta per cui adesso la Grande Coalizione potrà ricontrattare i memorandum, si dimostra di essere totalmente succubi al pensiero dominante per lettura dell'economia, lettura della storia e lettura della fase politica.