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Discussione: Perché vivere?

  1. #151
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Andiamo con ordine, che alcune considerazioni che fai sono a dir poco "clamorose", dal punto di vista logico intendo.

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Dire che un ente è uguale a se stesso non impedisce che quest'ente divenga..in quanto sarà sempre uguale a se stesso nel suo divenire..
    Dire che qualcosa diviene significa dire che diviene altro, altrimenti, per definizione, non diverrebbe, cioè resterebbe eternamente presso di sé, immutabile. Ogni divenire è cioè divenir altro da sè da parte di un incominciante, cioè divenire risultante: non può prescindere da un terminus a quo e da un terminus ad quem.
    Quindi dire che nel divenire l'ente permanga se stesso è una sciocchezza, come a dire che in una trasformazione non si dia un trasformato e come abbiamo già appurato per te l'ente (la relazione tra soggetto e predicato, tra momenti astratti) non rimane se stesso ma diviene.
    D'altra parte, se per te il divenire non è divenir altro da parte dell'ente dai ragione a me, cioè mi concedi che l'ente rimanga tale e quale anche quando scompare dall'orizzonte dell'esperienza.

    Ancora non arrivo a capire dove sia la contraddittorietà se dico che l'dentità con se stesso di un ente è valida sempre e comunque a prescindere dal fatto che l'ente muti..
    E' chiaro che l'ente di prima non sarà uguale all'ente di dopo..ma in ciò non vi vedo nessuna contraddizione..se giustamente non si consideri l'Essere l'unica realtà che comporta il congelamento del divenire..
    Ma che discorsi fai? ma ti pare che l'ente possa rimanere identico a se stesso se mi vieni a dire che muta?

    E infatti scrivi che l'ente di dopo non è l'ente di prima. Ma (domanda) che fine ha fatto l'ente di prima? Se A diventa B non puoi dirmi che prima c'è solo A e poi c'è solo B, perchè ora io ti domando: e A che fine ha fatto? risposta: A è diventato B, cioè A è B, cioè A = B.
    Questo è il punto, non puoi limitarti banalmente a rilevare che prima c'è solo l'ente incominciante e poi solo l'ente risultante, proprio perchè è l'ente incominciante a divenire risultante, e una volta divenuto risultante l'ente incominciante è l'ente risultante, cioè l'uno è l'altro.
    Quindi qui abbiamo già una contraddizione. Ed è una contraddizione finita perchè identifica due essenti. Non solo, ma visto che nel divenir risultante l'ente incominciante (come incominciante) diventa un nulla assoluto (non c'è più da nessuna parte, neanche nel non-essere: se Ax diventa Ay nel non essere va solo x, tientelo a mente che non ho certo voglia di riprendere da capo i tuoi discorsi ogni volta solo perchè tu non lo fai), allora la contraddizione non è più finita ma infinita, perchè identifica l'ente incominciante con il nihil absolutum (perchè l'incominciante diviene, come tale, cioè in quanto a se stesso, un nihil absolutum) cioè identifica gli infinitamente differenti.
    Tripla contraddizione: A diventa nihil absolutum, B lo era, A = B

    Gli errori si determinano all'inizio..e l'errore è le pdncp che nega la realtà del Non Essere..
    Ma per favore, ma dopo tutti questi post come fai ancora a non capire che
    il pdnc non nega il non-essere, cioè la dimensione in cui consiste il non-apparire attuale. Saranno 30 post che sto qui a spiegarti che è proprio il pdnc che assicura che vi sia una dimensione ulteriore a quella che tu chiami esistenza (cioè l'esperienza dell'apparire dell'ente).
    Cerchiamo di non far tabula rasa ogni volta delle repliche, una volta che sono commentate, che non ho certo intenzione di riprendere (come ti ho giò detto sopra) gli stessi temi ogni volta daccapo.

    Vedo che ti sforzi con impegno a legittimare questo dogma..ma il risultato mi sembrano considerazioni al limite dell'incomprensibile..
    Ti faccio notare che senza questo dogma il tuo misero ragionamento di deduzione dell'infinito non starebbe neanche in piedi: è solo perchè opponi il nulla a ciò che non lo è che quel ragionamento può pretendere di avere un senso, quindi solo in base al pdnc: quindi chiamarlo dogma è patetico perchè è lo stesso che togliere il fondamento delle tesi che tu stesso porti avanti.
    Dunque vedi di deciderti una buona volta: o il pdnc è dogma e rinuncia al tuo ragionamento o evita proprio di muovere critiche di cui non ti rendi conto, perchè è chiaro che tu non conosci i motivi per cui il pdnc possa o meno essere negato o perchè debba o meno avere valore ontologico (lo stesso, ti informo, che gli dai tu stesso quando affermi che è logico che il Tutto sia infinito).
    Il motivo per cui il pdnc e il principio d'identità sono innegabili è che ogni loro negazione (ogni modalità con cui le indefinite negazioni lo negano) è costretta a presupporli, cioè ogni negazione (quindi anche le tue) lo affermano, invece di negarlo, perchè continuano a ripetere il principio.
    L'elenchos aristotelico (e la sua riformulazione severiniana) sono appunto lo strumento (la confutazione, per definizione) che si abbatte su tutti i negatori del pdnc, perchè rilevano che ogni negazione della determinatezza del reale è una determinatezza, ogni posizione dell'identità degli opposti riconosce l'opposizione degli opposti e dunque è autonegazione.

    Se un ente è identico a se stesso..rimane identico anche nel cambiamento..
    A=A B=B...
    Ma che vol dire sta roba che hai scritto? testadiprazzo ci siamo o no con la logica? se un ente subisce cambiamento non può logicamente rimanere identico a se stesso, ce la facciamo a capirla una banalità simile? E se non muta è e rimane identico a sé, e allora ciò che tu intendi con mutamente ne è solo l'apparire e lo scomparire, che è ben altro da ciò che chiami mutamento.
    Ma allora, volente o nolente, mi dai ragione su tutti i fronti, cioè concedi che l'ente sia e rimanga eternamente presso di sé, anche quando fuoriesce dall'esperienza.

    Il passaggio tra Ae B..non è fatto mutando A..ma per un atto immediato ..
    Cosa vorrà mai dire e che senso potrà avere questo concetto di atto immediato lo sai solo tu.

    A..quindi scompare perchè scompare quella relazione che l'Essere ha con l'ente A..in quanto la relazione cambia non l'ente che rimane identico a se stesso..sempre e comunque..
    Ah è bella questa eh, l'ente rimane identico a sé sempre e comunque hai scritto: ti faccio notare che ti sei appena rimangiato ciò che scrivevi fino al post precedente, dal momento che per te l'ente non rimaneva identico a sé, ma solo i suoi momenti astratti (soggetto isolato da predicato).
    Mi compiaccio di leggere che mi concedi l'eternità dell'ente dunque.

    Questa relazione si può chiamare il tempo che l'Essere concede ad A prima che al posto di A compaia A1..
    Se questo significa che A scompare (continuando a rimanere identico a sé, nella sua concretezza) e compare A1 (un altro ente) ti comunico che stai sottoscrivendo a chiare lettere la mia posizione.

    Cioè..finchè non si ammette la realtà del Non Essere..saremo preda di infiniti problemi e di discussioni al limite della comprensibilità speculativa..
    che alla fine sfianca anche la mente più salda..
    Spero di doverlo ripetere per l'ultima volta: non solo non sto negando la realtà del non-essere, ma anzi sono più rigoroso di te nell'ammetterla, perchè a differenza tua il mio non-essere accoglie l'ente nella sua concretezza mentre per te solo come idealità, possibilità, e così sei contretto a dire che la sua concretezza vada nel water (nel nihil absolutum). Proprio perchè nessun positivo significante può essere affidato al nihil absolutum è necessario che ogni positivo significante che si porta fuori dall'esperienza (nel non apparire, nel non essere, chiamalo come ti pare)continui a permanere concretamente nella sua positiva significanza.

    Ma ti faccio notare che tu, fino al precedente post (o forse anche ora, francamente non capisco fino a che punto tu abbia cambiato posizione in merito) sostenevi che non fosse l'ente come ente, concretamente a sparire nella sua pienezza. E questo, come ti ho già fatto notare a più riprese, è l'assurdo, l'impossibile: se il non-essere c'è esso deve accogliere la totalità di ciò che esce dall'esperienza, e deve farlo nella totale concretezza, altrimenti qualcosa non c'è più (ma proprio più, sia nel non essere sia nell'essere) e di conseguenza il nihil absolutum torna in gioco.

    Ti invito caldamente a leggerti il mio post 138, grazie

    Inoltre ti invito a rispondere pezzo per pezzo e non riprendendo integralmente il post che poi finisci (come sempre) per evitare di rispondere ai nodi cruciali della questione, evitando così di tirare i nodi al pettine, che la discussione avrebbe potuto chiudersi molto prima se lo avessi fatto fin da subito.
    Inoltre evita quegli atteggiamenti fuori luogo circa il pdnc (o Severino, o le solite sciocchezze che tiri fuori in assenza di argomenti) che poi, come vedi (basta vedere il pdnc) ti si ritorcono contro e comunque finiscono solo per instupidire la conversazione, e a una certa età si dovrebbe capirlo
    .
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  2. #152
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Ma che razza di astroconfusione stai facendo: il bicchiere pieno non è il bicchiere vuoto, sempre che tu riesca a coglierne la differenza. Che poi abbiano in comune l'esser bicchiere è un altro paio di maniche, ma questo non può voler dire che il bicchiere (il medesimo) da vuoto diventa pieno, perchè ciò è possibile solo isolando il soggetto dal legame con il predicato (operazione semanticamente contraddittoria), ti invito a proposito a leggerti quel benedetto post 138.

    Non basta che fra due identità vi sia qualcosa in comune per affermare l'identità delle due identità, o ritieni forse che l'uomo sia un gorilla? eppure tutti e due hanno "4 zampe": due identici sono identici se vi è, per definizione, tautotes, identità.

    Lo stesso dicasi per il granulo: se il granulo è posto in una certa posizione piuttosto che in un altra è palese che non si stia parlando dello stesso granulo ma di due identità differenti, cioè del granulo in posizione x e del granulo in posizione y. Dire che il granulo in posizione x sia il granulo in posizione y è contraddittorio, cioè è identificazione dei non identici (cioè di identità non tra loro identiche).
    Mizzega... Sei de coccio: Per definizione il bicchiere vuoto non è identico al bicchiere pieno, e siamo d'accordo. Ma quanti sono i soggetti che compongono le due diverse identità? Uno, due, dieci, cento, mille??

    Ps. il post 138 l'ho letto ma non l'ho capito, nn importa..

  3. #153
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Mizzega... Sei de coccio: Per definizione il bicchiere vuoto non è identico al bicchiere pieno, e siamo d'accordo. Ma quanti sono i soggetti che compongono le due diverse identità? Uno, due, dieci, cento, mille??

    Ps. il post 138 l'ho letto ma non l'ho capito, nn importa..
    Se sono due diverse identità saranno (per definizione) due enti
    Il post 138 spiega che la posizione dell'identità tra bicchiere vuoto e pieno (l'identificazione che dice che il bicchiere è pur sempre lo stesso) scaturisce dall'isolamento semantico tra soggetto e predicato, ma in questo modo nessun predicato può convenire ad alcun soggetto e viceversa, cioè nulla può apparire: questo significa che il divenir altro di ogni cosa è impossibile, se lo fosse nessuna cosa potrebbe apparire e scomparire dall'orizzonte dell'esperienza.
    Questo significa che ogni proposizione sintetica è in realtà analitica, non esiste una reale differenza tra giudizi sintetici e analitici (si pensi a Kant) perchè dire che Socrate è bianco non significa aggiungergli qualcosa (l'esser bianco) che possa significare indipendentemente dall'esser bianco da parte di Socrate.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  4. #154
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Se sono due diverse identità saranno (per definizione) due enti
    Quindi iio sono sempre un soggetto diverso dal momento che non ho mai un identità eterna ed immutabile? E allora chi sono veramente?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Il post 138 spiega che la posizione dell'identità tra bicchiere vuoto e pieno (l'identificazione che dice che il bicchiere è pur sempre lo stesso) scaturisce dall'isolamento semantico tra soggetto e predicato, ma in questo modo nessun predicato può convenire ad alcun soggetto e viceversa, cioè nulla può apparire: questo significa che il divenir altro di ogni cosa è impossibile, se lo fosse nessuna cosa potrebbe apparire e scomparire dall'orizzonte dell'esperienza.
    Questo significa che ogni proposizione sintetica è in realtà analitica, non esiste una reale differenza tra giudizi sintetici e analitici (si pensi a Kant) perchè dire che Socrate è bianco non significa aggiungergli qualcosa (l'esser bianco) che possa significare indipendentemente dall'esser bianco da parte di Socrate.
    Ma il predicato infatti non è il soggetto.... Il bicchiere è vuoto. Vuoto è una qualità del bicchiere, non è il bicchiere stesso... E' tanto difficile?

  5. #155
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Quindi iio sono sempre un soggetto diverso dal momento che non ho mai un identità eterna ed immutabile? E allora chi sono veramente?
    Tu non sei ciò che interpreti come le differenti configurazioni dell'individuo, ma sei lo stesso apparire dell'individuo (e di ogni altro contenuto che appare). L'apparire non è diversficabile, è solo se stesso e non si dispiega in una molteplicità di sé stessi.

    Ma il predicato infatti non è il soggetto.... Il bicchiere è vuoto. Vuoto è una qualità del bicchiere, non è il bicchiere stesso... E' tanto difficile?
    Per te evidentemente si, non a caso dici di non aver compreso il post 138: come ho già detto altro è dire che il bicchiere e l'esser vuoto siano determinazioni distinte e altro che siano isolate: solo se sono isolate il bicchiere vuoto può diventar pieno. D'altra parte l'isolamento del soggetto e del predicato implica la positiva significanza del soggetto come indipendente dal predicato (e viceversa), cioè presuppone la valenza semantica dei momenti astratti a prescindere dalla loro relazione.
    Ora, ogni posizione predicazionale è posizione dell'identità di qualcosa con qualcosa, anche quando a essere identificati sono il bicchiere e l'esser vuoto: non nel senso, simpliciter, che il bicchiere sia l'esser vuoto, cioè che A = B, ma nel senso che il bicchiere sia l'essere assieme all'esser vuoto, sia uguale all'esser assieme all'esser vuoto, cioè che A = all'esser assieme a B.
    Questo significa che dire A e dire l'esser assieme a B è dire l'identico, ma se la posizione di A e di B è tale che i due momenti significano indipendentemente l'uno dall'altro ne consegue che l'uno non è l'altro (nel modo discusso).
    Quando cioè il pensiero isolante pone l'identità tra A e (l'esser assieme) B, presuppone i due noemi (A e B) alla loro relazione, ne presuppone il significato a prescindere dalla posizione del legame dia-noetico.
    Può risultare più facile capire la contraddizione nel caso dell'identico simpliciter: A= A, ma se abbiamo isolato il predicato dal soggetto (tale che al primo possa non convenire il secondo) allora il predicato significa altro dal soggetto (perchè non ne dipende) e dunque, una volta posti astrattamente i due momenti semantici non potrò porre in seguito la loro identificazione perchè otterro l'identificazione di diversi.
    Lo stesso (si ripeta) vale anche per la predicazione di qualcosa (una qualità) a qualcosa (un soggetto) perchè ogni predicazione è predicazione dell'identico: il soggetto = l'esser assieme al predicato, si che isolando il soggetto dal predicato si isola il soggetto da se stesso.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  6. #156
    .... .....
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Dire che qualcosa diviene significa dire che diviene altro, altrimenti, per definizione, non diverrebbe, cioè resterebbe eternamente presso di sé, immutabile. Ogni divenire è cioè divenir altro da sè da parte di un incominciante, cioè divenire risultante: non può prescindere da un terminus a quo e da un terminus ad quem.
    Quindi dire che nel divenire l'ente permanga se stesso è una sciocchezza, come a dire che in una trasformazione non si dia un trasformato e come abbiamo già appurato per te l'ente (la relazione tra soggetto e predicato, tra momenti astratti) non rimane se stesso ma diviene.
    D'altra parte, se per te il divenire non è divenir altro da parte dell'ente dai ragione a me, cioè mi concedi che l'ente rimanga tale e quale anche quando scompare dall'orizzonte dell'esperienza.
    Mi sembra che il problema stia diventando linguistico..
    In una serie numerica dall'1 si passa al 2..ma non per questo l'1 diviene 2..
    L'1 scompare e si afferma il 2.. che non è l'1 che diviene ma semplicemente un altro numero che si afferma all'Essere..
    Sei fissato con la trasformazione..mentre invece abbiamo per così dire una sostituzione..

    Ma che discorsi fai? ma ti pare che l'ente possa rimanere identico a se stesso se mi vieni a dire che muta?
    L'ente muta come aspetto linguistico..in realtà un ente scompare ed uno appare e i due enti hanno in comune l'Esistenza..mentre la sostanza o la figura non si modifica che sarebbe impossibile ..ma passa in molteplici condizioni determinate dall'Essere o dal Non Essere..
    Posta una serie numerica in progressione ..ciascun numero appare come successivo e scompare come precedente..ma non diviene..

    E infatti scrivi che l'ente di dopo non è l'ente di prima. Ma (domanda) che fine ha fatto l'ente di prima? Se A diventa B non puoi dirmi che prima c'è solo A e poi c'è solo B, perchè ora io ti domando: e A che fine ha fatto? risposta: A è diventato B, cioè A è B, cioè A = B.
    Questo è il punto, non puoi limitarti banalmente a rilevare che prima c'è solo l'ente incominciante e poi solo l'ente risultante, proprio perchè è l'ente incominciante a divenire risultante, e una volta divenuto risultante l'ente incominciante è l'ente risultante, cioè l'uno è l'altro.
    Quindi qui abbiamo già una contraddizione. Ed è una contraddizione finita perchè identifica due essenti. Non solo, ma visto che nel divenir risultante l'ente incominciante (come incominciante) diventa un nulla assoluto (non c'è più da nessuna parte, neanche nel non-essere: se Ax diventa Ay nel non essere va solo x, tientelo a mente che non ho certo voglia di riprendere da capo i tuoi discorsi ogni volta solo perchè tu non lo fai), allora la contraddizione non è più finita ma infinita, perchè identifica l'ente incominciante con il nihil absolutum (perchè l'incominciante diviene, come tale, cioè in quanto a se stesso, un nihil absolutum) cioè identifica gli infinitamente differenti.
    Tripla contraddizione: A diventa nihil absolutum, B lo era, A = B
    A non diventa B..B è un'altra cosa rispetto ad A
    Sei tu che affermi l'impossibilità che che A divenga B quando nessuno ha affermato che A diviene B..
    Quando B si afferma A scompare nel Non Essere..come i gesti che ho compiuto rimangono nel Non Essere come possibilità che hanno avuto manifestazione..sostituiti da altri gesti che sono possibilità che si manifestano..


    Ma per favore, ma dopo tutti questi post come fai ancora a non capire che
    il pdnc non nega il non-essere, cioè la dimensione in cui consiste il non-apparire attuale. Saranno 30 post che sto qui a spiegarti che è proprio il pdnc che assicura che vi sia una dimensione ulteriore a quella che tu chiami esistenza (cioè l'esperienza dell'apparire dell'ente).
    Cerchiamo di non far tabula rasa ogni volta delle repliche, una volta che sono commentate, che non ho certo intenzione di riprendere (come ti ho giò detto sopra) gli stessi temi ogni volta daccapo.
    Ma se è mesi che identifichi il Non Essere col nulla....perchè il Non Essere non è..
    Comunque se affermi la realtà del Non Essere allora non vedo di cosa stiamo a discutere..
    Se lo scomparire dell'ente è il suo passaggio nel Non Essere e il suo riapparire in nuova forma..non vedo di cosa discutiamo..




    Ti faccio notare che senza questo dogma il tuo misero ragionamento di deduzione dell'infinito non starebbe neanche in piedi: è solo perchè opponi il nulla a ciò che non lo è che quel ragionamento può pretendere di avere un senso, quindi solo in base al pdnc: quindi chiamarlo dogma è patetico perchè è lo stesso che togliere il fondamento delle tesi che tu stesso porti avanti.
    Dunque vedi di deciderti una buona volta: o il pdnc è dogma e rinuncia al tuo ragionamento o evita proprio di muovere critiche di cui non ti rendi conto, perchè è chiaro che tu non conosci i motivi per cui il pdnc possa o meno essere negato o perchè debba o meno avere valore ontologico (lo stesso, ti informo, che gli dai tu stesso quando affermi che è logico che il Tutto sia infinito).
    Il motivo per cui il pdnc e il principio d'identità sono innegabili è che ogni loro negazione (ogni modalità con cui le indefinite negazioni lo negano) è costretta a presupporli, cioè ogni negazione (quindi anche le tue) lo affermano, invece di negarlo, perchè continuano a ripetere il principio.
    L'elenchos aristotelico (e la sua riformulazione severiniana) sono appunto lo strumento (la confutazione, per definizione) che si abbatte su tutti i negatori del pdnc, perchè rilevano che ogni negazione della determinatezza del reale è una determinatezza, ogni posizione dell'identità degli opposti riconosce l'opposizione degli opposti e dunque è autonegazione.
    Mah...
    Io ho sempre detto che il pdncp ha valore ontologico ma non metafisico perchè la metafisica è oltre l'Essere e il pdncp nega che il Non Essere sia..
    Mi sembra che qui siamo alla fiera dei significanti che prescindono il significato..
    Oppure adesso il pdncp dice che anche il Non Essere è in qualche modo..?




    Ma che vol dire sta roba che hai scritto? testadiprazzo ci siamo o no con la logica? se un ente subisce cambiamento non può logicamente rimanere identico a se stesso, ce la facciamo a capirla una banalità simile? E se non muta è e rimane identico a sé, e allora ciò che tu intendi con mutamente ne è solo l'apparire e lo scomparire, che è ben altro da ciò che chiami mutamento.
    Ma allora, volente o nolente, mi dai ragione su tutti i fronti, cioè concedi che l'ente sia e rimanga eternamente presso di sé, anche quando fuoriesce dall'esperienza.
    Di nuovo..un ente subisce cambiamento solo all'osservazione..in realtà l'ente passa da una condizione di Essere ad una di Non Essere..e ritorna all'esperienza in una nuova forma..
    I mistici dicono di morire ad ogni momento..
    Ti ostini a considerare l'ente un tutto unico..ed allora è logico che non divenga ..e se lo fa è solo apparentemente rimanendo uguale a se stesso nell'eternità..
    In realtà l'ente è impermanente..come dicono i buddisti..rimane all'Esistenza e poi scompare per poi riapparire..non più lo stesso ente ma
    apparentemente diveniente solo per comodità mentale..che sarebbe difficile dare nomi diversi alla cose che apparentemenmte si modificano quando invece si sostituiscono..





    Cosa vorrà mai dire e che senso potrà avere questo concetto di atto immediato lo sai solo tu.
    L'atto immediato è quello che ci consente di passare dal'1 al 2..senza percorrere successivamente tutti i numeri indefiniti che si frapppongono tra l'1 e il 2..
    La soluzione di Achille e la tartaruga..
    e ci consente anche di passare dalla bottiglia al bicchiere senza percorrere gli stati intermendi..che sono indefiniti..


    Ah è bella questa eh, l'ente rimane identico a sé sempre e comunque hai scritto: ti faccio notare che ti sei appena rimangiato ciò che scrivevi fino al post precedente, dal momento che per te l'ente non rimaneva identico a sé, ma solo i suoi momenti astratti (soggetto isolato da predicato).
    Mi compiaccio di leggere che mi concedi l'eternità dell'ente dunque.
    Eterne sono le indefinite possibilità che non si manifestano mentre transitorie sono quelle che si manifestano..
    Cioè un bicchiere una volta che appare come bottiglia non rimane eterno come bicchiere..ma come possibilità di essere bicchiere..ma se l'Essere non vivifica queste possibilità..non ha senso parlare di bicchiere al riguardo di qualcosa che non esiste sul piano dell'Esistenza..
    Un DVD diventa film solo se lo proietto.. ma se non ho proiettore il film è solo una possibilità..che non esiste come film.. ma solo come DVD..




    Se questo significa che A scompare (continuando a rimanere identico a sé, nella sua concretezza) e compare A1 (un altro ente) ti comunico che stai sottoscrivendo a chiare lettere la mia posizione.
    Bè..io ho sempre detto questo..solo quando A scompare perde la concretezza e diventa possibilità come ho detto sopra..


    Spero di doverlo ripetere per l'ultima volta: non solo non sto negando la realtà del non-essere, ma anzi sono più rigoroso di te nell'ammetterla, perchè a differenza tua il mio non-essere accoglie l'ente nella sua concretezza mentre per te solo come idealità, possibilità, e così sei contretto a dire che la sua concretezza vada nel water (nel nihil absolutum). Proprio perchè nessun positivo significante può essere affidato al nihil absolutum è necessario che ogni positivo significante che si porta fuori dall'esperienza (nel non apparire, nel non essere, chiamalo come ti pare)continui a permanere concretamente nella sua positiva significanza.
    Adesso mi spieghi come è possibile e a quale logica ci riferiamo se un ente privato dell'Esistenza può esistere nella sua concretezza..
    La concretezza che dici tu deriva dal fatto che l'ente partecipa all'Esistenza e meglio sarebbe dire che la possibilità inesistente diventa ente partecipando all'Essere..e che privato dell'Essere torna possibilità
    L'ente è sempre una relazione tra la possibilità e l'Essere..e se manca una delle due..non si da più l'Esistenza..
    Neanche l'Essere esiste se non si manifesta nelle possibilità che diventano così enti..diventando transitorie..
    mentre sia l'Essere che le possibilità sono eterni fintanto che non si manifestano..cambiando natura da quest'incontro..
    Possiamo dire che un film nasce dall'incontro di un proiettore con un DVD..
    ma sia proiettore che DVD presi singolarmente non fanno nessun spettacolo..e ..se l'esempio non avesse dei limiti materiali..si potrebbe dire che il DVD che il proiettore sono eterni finchè sono chiusi nelle loro custodie..e non si incontrano consumandosi..
    L'ente cioè non è eterno..perchè frutto dell'incontro tra Essere e possibilità..esiste solo l'ente manifestato..e una volta che scompare..cessa di essere ente e si scompone di nuovo in Essere e possibilità..



    Ma ti faccio notare che tu, fino al precedente post (o forse anche ora, francamente non capisco fino a che punto tu abbia cambiato posizione in merito) sostenevi che non fosse l'ente come ente, concretamente a sparire nella sua pienezza. E questo, come ti ho già fatto notare a più riprese, è l'assurdo, l'impossibile: se il non-essere c'è esso deve accogliere la totalità di ciò che esce dall'esperienza, e deve farlo nella totale concretezza, altrimenti qualcosa non c'è più (ma proprio più, sia nel non essere sia nell'essere) e di conseguenza il nihil absolutum torna in gioco.
    Il Non Essere non può accogliere l'Essere ma solo la possibilità che era diventata ente partecipando all'Essere..
    Una volta che l'ente scompare l'Essere torna all'Essere e la materia torna polvere cioè possibilità..


    Ti invito caldamente a leggerti il mio post 138, grazie

    Inoltre ti invito a rispondere pezzo per pezzo e non riprendendo integralmente il post che poi finisci (come sempre) per evitare di rispondere ai nodi cruciali della questione, evitando così di tirare i nodi al pettine, che la discussione avrebbe potuto chiudersi molto prima se lo avessi fatto fin da subito.
    Inoltre evita quegli atteggiamenti fuori luogo circa il pdnc (o Severino, o le solite sciocchezze che tiri fuori in assenza di argomenti) che poi, come vedi (basta vedere il pdnc) ti si ritorcono contro e comunque finiscono solo per instupidire la conversazione, e a una certa età si dovrebbe capirlo
    .
    Mi sembra di avere risposto punto per punto..
    anche se mi piacerebbe sviluppare gli argomenti e ciò non è possibile farlo in modo telegrafico..quindi poni un problema alla volta e non 20 tutti assieme che altrimenti qui diventa un Bignami..per davvero..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  7. #157
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Tu non sei ciò che interpreti come le differenti configurazioni dell'individuo, ma sei lo stesso apparire dell'individuo (e di ogni altro contenuto che appare). L'apparire non è diversficabile, è solo se stesso e non si dispiega in una molteplicità di sé stessi.
    Quel che mi appare è sempre uguale a se stesso e ci siamo, ma quell'individuo che mi appare (in questo caso il sottoscritto) è in continuo movimento, ne convieni? Se quell'inviduo che sono io è in continuo movimento, cioè appare sempre diverso da come appariva l'istinta prima, signifca che l'inviduo è composto da una molteplicità di enti?


    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Per te evidentemente si, non a caso dici di non aver compreso il post 138: come ho già detto altro è dire che il bicchiere e l'esser vuoto siano determinazioni distinte e altro che siano isolate: solo se sono isolate il bicchiere vuoto può diventar pieno.
    Se è isolato deve anch'esser distinto, e non è possibile altrimenti. Mi è possibilire isolare qualcosa dal soggetto solo se riesco a distinguerlo.... Se non riuscissi in tale operazione non potrei di conseguenza isolarlo.

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    D'altra parte l'isolamento del soggetto e del predicato implica la positiva significanza del soggetto come indipendente dal predicato (e viceversa), cioè presuppone la valenza semantica dei momenti astratti a prescindere dalla loro relazione.
    Ora, ogni posizione predicazionale è posizione dell'identità di qualcosa con qualcosa, anche quando a essere identificati sono il bicchiere e l'esser vuoto: non nel senso, simpliciter, che il bicchiere sia l'esser vuoto, cioè che A = B, ma nel senso che il bicchiere sia l'essere assieme all'esser vuoto, sia uguale all'esser assieme all'esser vuoto, cioè che A = all'esser assieme a B.
    Questo significa che dire A e dire l'esser assieme a B è dire l'identico, ma se la posizione di A e di B è tale che i due momenti significano indipendentemente l'uno dall'altro ne consegue che l'uno non è l'altro (nel modo discusso).
    Quando cioè il pensiero isolante pone l'identità tra A e (l'esser assieme) B, presuppone i due noemi (A e B) alla loro relazione, ne presuppone il significato a prescindere dalla posizione del legame dia-noetico.
    Ma l'operazione "A e (l'esser assieme) B" è possibile solo se quel qualcosa pensato viene prima distinto e poi isolato, se la formula "A e (l'esser assieme) B" fosse un tutt'uno, quel qualcosa pensato non sarebbe esprimibile con la formula "A e (l'esser assieme) B", perchè tale formula presuppone che quel qualcosa pensato venga pensato in maniera distinta, sarebbe esprimibile con la formula A = B....

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Può risultare più facile capire la contraddizione nel caso dell'identico simpliciter: A= A, ma se abbiamo isolato il predicato dal soggetto (tale che al primo possa non convenire il secondo) allora il predicato significa altro dal soggetto (perchè non ne dipende) e dunque, una volta posti astrattamente i due momenti semantici non potrò porre in seguito la loro identificazione perchè otterro l'identificazione di diversi.
    Lo stesso (si ripeta) vale anche per la predicazione di qualcosa (una qualità) a qualcosa (un soggetto) perchè ogni predicazione è predicazione dell'identico: il soggetto = l'esser assieme al predicato, si che isolando il soggetto dal predicato si isola il soggetto da se stesso.
    Come dicevo poco sopra, l'solamento è possibile solo se il pensiero è in grado di distinguere soggetto e predicato.. Se così non fosse il nostro pensiero dovrebbe vedere per ogni istante un soggeto diverso... E questo sai cosa vuol dire vero?

  8. #158
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    @ testadiprazzo:

    tu scrivi che:

    Ma se è mesi che identifichi il Non Essere col nulla....perchè il Non Essere non è..
    Comunque se affermi la realtà del Non Essere allora non vedo di cosa stiamo a discutere..
    Se lo scomparire dell'ente è il suo passaggio nel Non Essere e il suo riapparire in nuova forma..non vedo di cosa discutiamo..


    Vediamo di capirci: io non identifico affatto il non-essere con il nulla, se per non-essere tu (e io) intendi(amo) una dimensione ulteriore a quella dell'esperienza attuale. Se le cose del mondo si portano al di fuori dell'esperienza attuale e immediata è chiaro, anzi chiarissimo, lampante che debba sussistere questa dimensione: cioè non necessita nemmeno di una dimostrazione che l'apparire attuale non sia apparire totale (della totalità dell'essente, cioè della totalità di ciò che si oppone al non-essente), altrimenti ciò che si congeda diventerebbe nihil absolutum. Proprio perchè l'apertura (il manifestarsi) attuale mostra il sopraggiungere e il tramontare degli eventi, il loro essere accolti e congedati, cioè la loro non permanenza, è necessario (quantomeno) che si dia un'apparire differente da quello "mio", un'apparire cioè in cui essi se ne stanno in totalità.

    Il problema è che tu ritieni che non sia l'ente come ente a salvarsi, nel congedarsi dall'apparire attuale, nella sua pienezza esaustiva, ma solo la sua potenzialità, il suo ordine concettuale.

    Perchè sostieni questo? perchè, dici, l'ente partecipa dell'esistenza o della possibilità. Queste due dimensioni sono significanti (mi pare di aver capito, correggimi se sbaglio) a prescindere dall'ente.
    Cioè l'esistenza e la possibilità (l'Essere e il Non-Essere) sono due dimensioni che prescindono dagli enti che vi partecipano: gli enti potrebbero cioè non parteciparvi ma tali rimarrebbero ugualmente.
    Inoltre sostieni: se l'ente permanesse nella sua concretezza anche nel non-essere allora essere e non-essere verrebbero a identificarsi: perchè? perchè l'ente è tale solo partecipando dell'essere, quindi continuando ad essere ente anche nel non-essere finirebbe per identificare le due dimensioni: contraddizione analitica.

    Ora, tutto ciò che vi è di errato in questo (tuo) ragionamento è la premessa, cioè che l'esistenza sia isolata dagli enti che vi partecipano (e solo essendo isolata gli enti possono o meno parteciparvi, cioè possono divincolarsi dal legame con essa).
    Posta questa premessa allora certo la conclusione è coerente al ragionamento, ma è proprio la premessa che è contraddittoria perchè è prodotta da un isolamento semantico.

    L'isolamento in questione è spiegato nel post 138, quindi, visto che sono sicuro che tu non l'hai letto.

    La spiegazione che do ora è complementare a quella, che d'altra parte rimane imprescindibile:

    ogni ente è sintesi di una determinatezza e del suo positivo significare, cioè è posizione concreta di due momenti astratti: è cioè sintesi tra l'essere formale (cioè l'essere semplice, il positivo significare, ciò che tu chiami Essere o Esistenza) e la posizione della determinazione di questa formalità: ossia relazione tra il contenuto non-contraddittorio (perchè determinato) e la sua positiva significanza.
    I due momenti semantici di questa concretezza sono distinti (l'Essere semplice non ne è la determinazione), e nessun ente potrebbe apparire se non fosse comprensivo di questi due momenti, ma ciò (il loro esser distinti) è altro dal dire che siano isolati.
    Solo se i due momenti sono isolati l'ente può diventar non-ente (perchè la determinazione non sarebbe più vincolata alla posizione formale del suo essere).
    Ma (si badi con attenzione), dire che i due momenti sono isolati significa presupporre la loro valenza semantica a prescindere dalla loro relazione, cioè noeticamente e non dianoeticamente: ossia, la determinatezza significa (è concepibile, pensabile) indipendentemente dall'essere della determinatezza, e l'essere è a sua volta concepibile e pensabile a prescindere dal suo determinarsi.
    Ora, ciò che si verifica in questo modo, dal punto di vista logico, della semantica dialettica, è la posizione astratta degli astratti: posizione concreta degli astratti essendo la posizione della relazione in quanto distinti (saputi in quanto parti di un concreto).
    In quanto i due noemi (i due momenti) valgono a prescindere l'uno dall'altro essi significano altro l'uno dall'altro, cioè ognuno dei due è altro dall'altro.
    Il pensiero isolante, separando i distinti, li fa significare come positivi indipendentemente dalla relazione, cioè li presuppone ad essa, ma in questo modo (e qui l'attenzione deve essere massima) essi non potranno mai entrare in relazione (e da ciò scaturisce l'impossibilità di qualsiasi apparire di qualcosa, cioè nullità posizionale di ogni ente che appare).
    Se infatti il significare di ognuno dei due noemi sussiste a prescindere dall'esser relato all'altrui noema, allora ogni relazione sopraggiungente è relazione tra diversi: cioè se il soggetto è isolato dal predicato allora l'identificazione di soggetto e predicato è l'impossibile identificazione dei non identici, diversificazione dell'identico:

    Un'esempio pratico: Socrate è (insieme all'esser) bianco --> (A= esser assieme a B): se la significanza di A e B è presupposta al legame dianoetico allora la sopraggiungente relazione dei due distinti (in quanto isolati) sarà identificazione dei non identici, identità dell'alterità.
    Proprio perchè l'uno, in quanto separato dall'altro, è significante come altro dall'altro (perchè isolato, e solo se isolato la relazione tra soggetto e predicato può divenire).
    Ogni posizione predicazione è predicazione dell'identico, anche quando a Socrate di predica l'esser bianco, non nel senso (simpliciter) che Socrate sia l'esser bianco, ma nel senso che Socrate sia l'esser assieme all'esser bianco, cioè Socrate = all'esser assieme all'esser bianco.
    Presupponendo i due fattori alla relazione allora i due fattori non potranno mai entrare in relazione, d'altra parte la presupposizione dei due fattori alla relazione è la stessa condizione per l'isolamento del legame tra loro e dunque per la loro divenienza (scissione rapporto soggetto predicato).
    Risulta ancora più facile da comprendere nel caso in cui l'identità posta sia identità semplice: A=A, Socrate è Socrate, se la predicazione del predicato al soggetto presuppone la valenza noetica a prescindere da quella dianoetica allora a Socrate non si potrà nemmeno predicare l'esser Socrate, cioè si nega una tautologia.
    Si noti che anche nel caso precedente (Socrate = all'esser assieme all'esser bianco) si sta negando una tautologia, perchè anche se il predicato (la qualità) è distinto dalla persona l'uguaglianza è uguaglianza della persona con la persona, dal momento che il secondo noema (l'esser assieme all'esser bianco) definisce la persona stessa, sicchè negando la relazione al bianco Socrate ancora una volta non può essere se stesso: anche questa volta abbiamo la diversificazione dell'identico, cioè contraddizione analitica.

    Da notare che, in entrambi gli esempi posti, una volta chiarita l'impossibilità di porre identità tra soggetto e predicato, sarà impossibile di conseguenza porre l'identità di questa identità con se stessa (proprio perchè il primo noema dell'identità continua a differire da secondo) e così anche l'identità dell'identità dell'identità e così via ad indefinitum: la posizione dell'identità è rinviata all'infinito, cioè non può essere posta e di conseguenza l'identità non può sopraggiungere, apparire.

    Il problema si ripresenta con l'dentità dell'ente con sé medesimo: proprio perchè l'ente è sintesi dianoetica di due noemi distinti, ognuno dei due noemi non può essere astrattamente concepito a prescindere dal legame semantico, cioè non si può porre il concetto astratto dell'astratto o ciò che si ottiene non è l'ente ma altro da esso: l'identità dell'ente con sé medesimo è infatti uguaglianza tra (determinatezza = all'esser assieme al significato semplice), cioè tra (essere formale = essere assieme al contenuto determinato).
    Ora, stante le problematiche precedenti, nessuno dei due momenti può essere isolato l'uno dall'altro (di conseguenza il legame non può divenire) o l'ente come ente non potrebbe apparire all'esperienza.

    Cosa significa quanto vado dicendo? che è impossibile, cioè semanticamente contraddittorio porre due dimensioni (essere e non-essere) isolate dall'ente (essendo l'ente sintesi dell'essere e di determinatezza) tra cui l'ens dovrebbe dibattersi: cioè togliendo tutti gli enti la posizione dell'essere semplice sarebbe un significato autocontraddittorio. Cioè il toglimento della totalità degli enti esperiti è il toglimento dell'Essere stesso, stante che l'Essere non significa e non può significare (come già aveva capito Platone, non a caso ti invitavo a leggere il Sofista tempo fa) una dimensione autosufficiente, ma l'Essere è sempre l'Essere degli enti e ogni ente è sempre l'ente che ha L'Essere.
    Questo significa che l'ente, portandosi dall'essere al non essere non identifica affatto due dimensioni, l'identificazione è possibile solo se si concepisce atrattamente la relazione dell'ente all'essere al non-essere, cioè se vengono considerate due aperture di senso autonome dall'ente.

    Ti faccio infine notare che c'è un altro motivo per cui l'Essere non può significare a prescindere dall'ente: se avesse un significato univoco (come tu ritieni, con Parmenide) allora a nessun ente potrebbe convenire l'Essere senza che ciò comporti l'identificazione di ogni molteplicità in unità, è appunto questa lacritica che Platone e Aristotele gli muovono: non a caso la posizione semplice dell'Essere finisce per negare il mondo in Parmenide: ammettere che l'ente (ogni ente) partecipi dell'Essere significa ammetter (con Aristotele) che la sua significanza è analogica, cioè (come dice il Filosofo) che l'Essere Pollakos legomenon, si dice in molti modi: solo così esso può essere attribuito alle cose e non essere relegato in un mondo superiore, stante a prescindere dall'empirico: ma ammetterne il carattere analogico è lo stesso che dire che tolti gli enti non v'è più nulla (cioè che la dimensione ontica e quella dell'Essere non sono isolate).
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  9. #159
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Quel che mi appare è sempre uguale a se stesso e ci siamo, ma quell'individuo che mi appare (in questo caso il sottoscritto) è in continuo movimento, ne convieni? Se quell'inviduo che sono io è in continuo movimento, cioè appare sempre diverso da come appariva l'istinta prima, signifca che l'inviduo è composto da una molteplicità di enti?
    L'individuo è una molteplicità enormemente diversificata di enti che appaiono e scompaiono, se tu potessi averli tutti davanti avresti un dispiegamento dell'individuo (cioè tutte le sue identità).
    Quindi si, ciò che tu intendi con "individuo" è in realtà il permanere della molteplicità di individui (il medesimo cioè è molteplice, ma anche qui non simpliciter: l'essenza è l'unità stessa del suo differenziarsi).


    Se è isolato deve anch'esser distinto, e non è possibile altrimenti. Mi è possibilire isolare qualcosa dal soggetto solo se riesco a distinguerlo.... Se non riuscissi in tale operazione non potrei di conseguenza isolarlo.
    Se è isolato va da sè che deve essere distinto, ma non è necessario il viceversa, altrimenti io qui e ora non riuscirei nemmeno a spiegarti che l'isolamento semantico è contraddittorio (e dunque che io non sto isolando i distinti), stando al tuo ragionamento.

    Ma l'operazione "A e (l'esser assieme) B" è possibile solo se quel qualcosa pensato viene prima distinto e poi isolato, se la formula "A e (l'esser assieme) B" fosse un tutt'uno, quel qualcosa pensato non sarebbe esprimibile con la formula "A e (l'esser assieme) B", perchè tale formula presuppone che quel qualcosa pensato venga pensato in maniera distinta, sarebbe esprimibile con la formula A = B....
    Il linguaggio (scritto o orale) dice che A = esser assieme a B, dicendolo pone (come giustamente noti) l'isolamento di A da se stesso (da A in quanto è l'esser assieme a B): è cioè il linguaggio stesso (il linguaggio come linguaggio, in quanto discorsivo e non immediato) a porre l'isolamento e dunque a ingannare, perchè il termine A differisce dal termine esser assieme a B, sia in quanto sia linguaggio pensato, sia in quanto parlato sia scritto.
    Ma l'apparire dell'ente non mostra due cose isolate, mostra l'identico (e se non mostrasse l'identico l'identico stesso non potrebbe apparire, perchè qualcosa può apparire solo se per definizione E' qualcosa).
    Il linguaggio (pensiero, parole, opinioni, scrittura) è la matrice stessa dell'inganno proprio nel suo formularsi, stante che il formularsi del linguaggio è progressivo e non intuitivo, immediato.

    Come dicevo poco sopra, l'solamento è possibile solo se il pensiero è in grado di distinguere soggetto e predicato.. Se così non fosse il nostro pensiero dovrebbe vedere per ogni istante un soggeto diverso... E questo sai cosa vuol dire vero?
    Il linguaggio (intendo sia il pensare, il parlare, il dire) pone il distinto come isolato per necessità, anche se va rilevato (per quanto riguarda il pensare) che altro è pensare l'espressione A =essere assieme a B e altro è pensare concretamente l'oggetto in questione: quando penso l'espressione penso l'identificazione dei diversi, ma quando penso l'oggetto lo penso come relazione dei distinti ma non isolati (se riuscissi a pensare i distinti isolati non riuscirei a pensare manco l'oggetto, penserei due cose diverse proprio in quanto isolate).
    Tanto il pensiero dell'oggetto quanto l'apparire (all'esperienza) dell'oggetto (dell'ente) mostrano cioè l'immediata convenienza di soggetto e predicato, convenienza che il linguaggio non riesce a testimoniare e per questo sta al fondamento stesso della fede nel divenir altro delle cose da parte dell'uomo.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  10. #160
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    Predefinito Riferimento: Perché vivere?

    @ testadiprazzo:

    tu scrivi:

    Mah...
    Io ho sempre detto che il pdncp ha valore ontologico ma non metafisico perchè la metafisica è oltre l'Essere e il pdncp nega che il Non Essere sia..
    Mi sembra che qui siamo alla fiera dei significanti che prescindono il significato..
    Oppure adesso il pdncp dice che anche il Non Essere è in qualche modo..?


    Certo che ammette il non-essere: se abbiamo (ho) detto che l'elenchos severiniano è la negazione che un positivo significante possa venir meno (cioè è la negazione che l'identico sia diverso, che il diverso sia l'identico) allora è palese che in base a ciò sia impossibile che i positivi significanti che spariscono dall'esperienza si annullino: devono restare se stessi.
    Il problema è che se tu dici che l'ente, portandosi al di fuori dell'esperienza, non sia più se stesso (cioè sia solo una possibilità) allora ti contraddici: se l'ente da non-possibilità diviene possibilità allora all'ente convengono gli opposti, cioè l'ente non-possibilità, diventando possibilità, è possibilità.
    Questo non può accadere nella misura in cui ogni affermazione che al medesimo convengano gli opposti, ogni negazione ripeto, per poter vivere deve essere invece affermazione che al medesimo non convengano gli opposti.
    E, ripeto, qui non ci si trova di fronte all'identificazione di esistenza e possibilità, nel momento in cui l'ente come ente permanesse inalterato nel superare il guado dell'esistenza: come ho già spiegato nel post precedente ciò accade nel momento in cui esistenza e possibilità vengano concepite astrattamente, cioè presupposte semanticamente all'ente.

    Ti faccio notare un'altra cosa: non è assolutamente vero che il pdnc non abbia valore metafisico, proprio perchè tu stesso devi ammettere che l'infinito stesso è identico, come tale, a se stesso, cioè non può essere contraddittoriamente identificato a ciò che non è: l'infinito è infinito è tautologico, ma questo significa che l'infinito stesso non può essere quel luogo (come mi dicevi tempo fa) che giustifica ogni contraddizione: ciò succederebbe nella misura in cui l'infinito fosse oltre la logica, ma è la logica stessa a garantire che l'infinito sia e debba essere se stesso.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

 

 
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