Si ma adesso non stiamo parlando del costo che ha lo stato nel mantenere i laureati (costo che ricordo paghiamo tutti).
Inoltre il fatto di laurearsi in filosofia non significa che uno debba fare il filosofo. Qua in Italia si è convinti ancora che siccome la laurea ha una determinata "denominazione" quella persona possa lavorare solo in quel settore. Io ad esempio ho sul mio pezzo di carta la denominazione di "psicologo" eppure ho anche studiato organizzazione di impresa, marketing, formazione, statistica e finiti gli studi mi sono aperto dei libri di economia, diritto societario e così via. Per gli italiani sono psicologo (ma tu curi i pazzi?) e posso fare solo quello, all'estero sono libero di fare ciò per cui invece mi sono preparato dentro e fuori dall'università e il mio destino lavorativo non è scritto su un pezzo di carta che riporta una singola dicitura. E' inutile nascondersi, in Italia il problema fondamentale è che si è pieni di pregiudizi e chiusi mentalmente e questo comporta la mancata valorizzazione della persona e del suo percorso di studi.
E poi come fai a decretare un numero giusto? Il mercato cambia ogni anno ormai, richiede sempre figure diverse, scopre l'utilità di figure diverse (per dirti due anni fa andavano i counselor filosofici, adesso preferiscono gli psicologi perchè si dimostrano più capaci).
Poi è evidente che chi non è capace di imparare cose nuove, di studiare materie che non gli hanno insegnato all'università e di adattarsi alle competenze richieste dal mercato del lavoro merita di starne fuori.





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