Monti, il ‘nuovo intoccabile’
L’Italia potrebbe aver trovato il suo sovrano di riserva. Dopo Berlusconi c’è il ‘tecnico’ che fulmina chi lo critica. E forse pensa già alle prossime elezioni. Mentre Napolitano semina operoso e il Palazzo si prepara a succedere a se stesso.
Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, aveva rilevato la verità, ovvero che la politica economica del governo rischia di produrre una ‘macelleria sociale’. Ed aveva anche aggiunto di condividere le preoccupazioni del leader della Cgil, Susanna Camusso.
Aprito cielo. Monti, al quale forse il potere comincia a dare alla testa, aveva subito ribattuto: “Dichiarazioni di questo tipo fanno aumentare lo spread, i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico ma anche sulle imprese”. Ed aveva aggiunto: “Invito a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di figure istituzionali e personaggi, ritenuti responsabili, hanno effetti molto negativi nei mercati e nelle valutazioni delle organizzazioni internazionali”.
Il professore, che da quando è a Palazzo Chigi ha l’impressione di essere diventato un maestro elementare di altri tempi, evidentemente non ama la constazione dei fatti.
Sul ‘Corriere della Sera’ un giornalista che sa di ‘retroscena’, Francesco Verderami, ha scritto: “Ma la prospettiva che il montismo succeda a Mario Monti non è sfumata, anzi. Più va avanti l’esperienza del governo tecnico, più aumentano le probabilità che la ‘strana maggioranza’ possa ricostituirsi in Parlamento dopo la contesa nelle urne. Al momento non ci sono prove ma solo indizi, ed è attraverso l’analisi delle trattative sulla legge elettorale che si possono raccogliere degli elementi. Ecco perché è importante la mediazione in corso tra Pdl, Pd e Udc sulla riforma del sistema di voto: la tattica che stanno adottando disvela infatti dettagli sulla loro strategia politica”.
E ieri ‘l’inventore’ di Monti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera ai presidenti di Camera e Senato ha scritto di augurarsi “che l’autorevole opinione dei presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei gruppi parlamentari, possa concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo”.
Insomma, sembra proprio che i ‘soliti noti’, quelli che non mollano la sedia per nessun motivo al mondo, abbiano trovato il ‘candidato del futuro’.
E lui, Monti, appare del tutto nel ruolo. Infatti, dopo le sue colpevoli esternazioni, una bufera si è scatenata su Squinzi. Per primi a fomentarla gli industriali, che hanno attaccato il loro presidente senza timore.
Ha cominciato Montezemolo. L’ex presidente della Fiat ha dichiarato: “Chi ha l’onore di rappresentare gli imprenditori italiani ha l’obbligo di contribuire a sostenere l’immagine e la credibilità del Paese”.
Poi è arrivato l’amministratore di Eni, Paolo Scaroni: “Credo che sia stato frainteso per toni, modalità e contenuti. Quello di cui in questo momento non hanno certamente bisogno le imprese e le famiglie italiane sono divisioni e polemiche, che generano soltanto aumento dello spread e perdita di credibilità del nostro Paese sui mercati internazionali. Sono certo che Confindustria saprà considerare adeguatamente il buon lavoro che questo governo sta realizzando”.
Sulla barricata pro Monti anche Marco Tronchetti Provera. Dall’alto dei suoi 5,664 milioni di euro di stipendio annuo, il presidente di Pirelli&C ha sentenziato: “Credo che il lavoro di Mario Monti sia vitale per il futuro del Paese. In questo momento c’è bisogno del sostegno di tutti a un governo che sta affrontando riforme molto complesse in uno dei momenti più travagliati della storia del Paese e dell’Europa. Sembra non ci sia piena coscienza di quanto sia grande il rischio che stiamo correndo. I nostri partner europei devono sapere che tutto il Paese è consapevole della necessità di portare a termine i cambiamenti strutturali ai quali il governo Monti sta lavorando con grande spirito di servizio”.
Infuriato anche Alberto Meomartini, numero uno di Assolombarda: “Ho detto con molta chiarezza alla nostra assemblea che Assolombarda apprezza il governo Monti e lo appoggia con l’ampio impegno del proprio sistema industriale. E in questo momento la compattezza è ancora più importante. Sono convinto che tutta Confindustria sia di questo avviso e conosco troppo bene Squinzi per immaginarne una visione differente, al di là delle espressioni di sprone per fare di più, ma nella stessa direzione”.
Lapidario l’imputato Squinzi ha risposto: “Non sono le mie dichiarazioni a far salire o scendere lo spread”.
Tra i ‘politici’, il leader di Sel, Nichi Vendola, ha rilevato: “C’è un brutto clima, di censura e propaganda. E’ consentita l’apologia dei tecnici ma il dissenso è marginalizzato. E’ diventato pericoloso in Italia esprimere pensieri in libertà, ma io mi limito a chiedere: se le ricette di Monti fossero sbagliate?”.
Da parte sua Antonio di Pietro ha sostenuto: “Nonostante le misure anti-spread, strombazzate la settimana scorsa come un nuovo sbarco in Normandia dai media scodinzolanti, lo spread ha raggiunto stamattina quota 481 e nessuno fa più finta che la situazione non sia di nuovo gravissima. Di fronte a questo disastro il presidente del Consiglio, cioè il primo artefice della nostra politica economica, ricorre a uno dei più vecchi e squalificati trucchetti da politicante: dare la colpa a qualcun altro”.
Secondo il segretario di Idv “se lo spread sale non è perchè le misure prese dal governo hanno raggiunto esattamente il risultato profetizzato da noi dell’Italia dei valori, e cioè lo zero assoluto, ma perchè il presidente di Confindustria Squinzi si è permesso di criticare i tagli alla spesa pubblica del governo. E’ incredibile – ha proseguito – che Monti possa scaricare le proprie responsabilità su chi lo critica, rispondendo con un’arroganza e una prepotenza peggiori di Berlusconi o del peggior Craxi. Senza che nessuno dica una parola, con tutti i giornalisti e i politici ciechi, sordi e muti come le famose tre scimmiette. Altro che tecnico: Monti sta semplicemente cercando, come il più navigato e spregiudicato marpione della politica, di succedere a se stesso anche dopo le elezioni, alla guida della stessa assurda coalizione che c’è oggi con i risultati che vediamo, una coalizione fatta da politicanti che si mettono insieme per salvare se stessi, non per salvare il Paese”.
E mentre si inseguono le voci di un Monti che vuol tenersi la poltrona dopo le prossime elezioni indette con una legge elettorale nuova di zecca e ‘garantita’ da Napolitano, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha fatto sapere che “con le preferenze aumenterebbero le spese elettorali, si aprirebbe un varco pericoloso, ci sarebbe il rischio del malaffare e ci ritroveremmo con le inchieste della magistratura”.
Chi vuol intendere intenda, ma l’ennesima polpetta avvelenata per i cittadini sembra sia già in cottura.