16/07/2012 - È polemica dopo la scoperta che i il personale addetto alle pulizie dei siti olimpici è ammassato in un campo di container
Sistemazioni lussuose per gli ospiti, alloggi sovraffollati in un fangoso campo di container per gli addetti alle pulizie, le due facce dell’Olimpiade.
Le Olimpiadi sono sopratutto un grande affare e chi partecipa alla loro realizzazione intende prima di tutto trarne un profitto. Da sempre il miglior modo di realizzare profitti è quello di risparmiare sui costi, ma in questo caso sembra che l’operazione avvenga a spese dei più indifesi dei lavoratori.
CONDIZIONI PIETOSE – Sono arrivati un po’ da tutta Europa dai paesi nei quali la disoccupazione morde di più, li hanno assunti e ospitati in una struttura temporanea che non corrisponde ai requisiti minimi previsti in Gran Bretagna, pagano l’alloggio 18 sterline al giorno, 550 al mese, per vivere in condizioni pietose, ma per i loro datori di lavoro va tutto bene.
NON PARLATE – Quando li assumono fanno loro firmare un impegno a non parlare con la stampa e vietano loro di ricevere visite di parenti o amici per “ragioni di sicurezza”. Il LOGOC, l’ete che organizza i giochi dice che la società che ha vinto l’appalto per le pulizie garantisce che è tutto in regola e se ne lava le mani. Almeno due donne avrebbero già lasciato il posto perché costrette a dormire in camerate con gli uomini, agli altri tocca accontentarsi di un bagno ogni 25 persone e di una doccia ogni 75, molti ospiti del campo lo hanno descritto come uno slum, altri hanno espresso la loro incredulità per una sistemazione tanto precaria a due passi dagli stadi olimpici.
SONO CONTENTI – Craig Lovett della Spotless International Services che gestisce il campo dice che è tutto in regola e che quando cominceranno i turni di lavoro il campo sarà meno affollato, ma intanto i lavoratori pagano un alloggio sotto gli standard della decenza. “Questa non è una prigione, nessuno è costretto a stare qui. Molti dei nostri dipendenti vengono da aree ad altissima disoccupazione e sono contenti di essere qui”. La logica del padrone che evade il punto della questione, che è quella di condizioni illegali e non se e come l’azienda sia riuscita a trovare lavoratori abbastanza disperati da apprezzare le condizioni di sfruttamento imposte loro perché abituati al peggio.
I servi delle Olimpiadi




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