“Il nostro dovere è quello di liberarci dal giogo della plutocrazia internazionale“. Con queste parole esordì Mussolini nel discorso pronunciato a Milano nel salone del Conservatorio Giuseppe Verdi in occasione della cerimonia commemorativa per i garibaldini caduti nelle Argonne. E’ questo un pensiero che aveva già chiaramente manifestato in maniera analitica nei suoi presupposti e nelle sue conseguenze con precisi riferimenti all’evolversi della rivoluzione bolscevica in Russia con l’articolo profetico (una profezia che si avvererà dopo oltre mezzo secolo !), intitolato “I complici” e pubblicato nel n. 151 del “Popolo d’Italia” in data 4 giugno 1919.
Dopo una dettagliata analisi della situazione in Russia, Mussolini scrive, in merito ai tentativi controrivoluzionari in atto:
“Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo, gli è che così vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli di razza cogli ebrei che a Mosca come a Budapest, si prendono una rivincita contro la razza ariana, che li ha condannati alla dispersione per tanti secoli. In Russia l’80% dei dirigenti dei Soviéts sono ebrei, a Budapest su 22 commissari del popolo, ben 17 sono ebrei. Il bolscevismo non sarebbe, per avventura la vendetta dell’ebraismo contro il cristianesimo? E’ possibile che il bolscevismo affoghi nel sangue di un progrom di proporzioni catastrofiche. La finanza mondiale è in mano degli ebrei. Chi possiede le casseforti dei popoli, dirige la loro politica. Dietro ai fantocci di Parigi, sono i Rotschild, i Warnberg, gli Schyff, i Guggehim, i quali hanno lo stesso sangue dei dominatori di Pietrogrado e di Budapest. La razza non tradisce la razza. Il bolscevismo è difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa è la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale dominata e controllata dagli ebrei, ha un interesse supremo a che tutta la vita russa acceleri fino al parossismo il suo processo di disintegrazione molecolare. Una russia paralizzata, disorganizzata, affamata, sarà domani il campo dove la borghesia, si la borghesia, o signori proletari, celebrerà la sua spettacolosa cuccagna. I re dell’oro pensano che il bolscevismo deve vivere ancora, per meglio preparare il terreno alla nuova attività del capitalismo. Il capitalismo americano ha già ottenuto in Russia una concessione grandiosa. Ma ci sono ancora miniere, sorgenti, terre, officine che attendono di essere sfruttate dal capitalismo internazionale. Non si salta, specialmente in Russia, questa tappa fatale nella storia umana. E’ inutile, assolutamente inutile, che i proletari evoluti e anche coscienti, si scaldino la testa per difendere la Russia dei Soviéts. Il destino del leninismo non dipende dai proletari di Russia o di Francia e, meno ancora, da quelli d’Italia. Il leninismo vivrà finchè lo vorranno i re della finanza; morirà quando decideranno di farlo morire i medesimi re della finanza. Gli eserciti antibolscevichi che di quando in quando sono colpiti da misteriose paralisi, saranno semplicemente travolgenti a un momento dato che sarà scelto dai re della finanza. Gli ebrei dei Soviéts precedono gli ebrei delle banche. La sorte di Pietrogrado non si gioca nelle steppe gelide della Finlandia: ma nelle banche di Londra, di New York e di Tokio. Dire che la borghesia internazionale vuole oggi assassinare il regime dei Soviéts è dire una grossa menzogna. Se, domani, la borghesia plutocratica si decidesse a questo assassinio, non incontrerebbe difficoltà di sorta poichè i suoi comlici, i leninisti, siedono già e lavorano per lei al Kremlino.“
Infatti, quando la plutocrazia giudaico-massonica ha deciso che il bolscevismo avesse già assolto il suo compito collaborando attivamente alla distruzione dell’Europa, il sistema dei Soviéts è imploso in qualche settimana.
Circa la dominanza degli ebrei negli organismi sovietici riportiamo la tavola estratta dall’appendice del libro “La guerra occulta” di E. Malinsky e L. De Poncins (Ed. Le Rune, 1961):
Consiglio dei Commissari del Popolo 17 su 22 membri;
Commissariato della Guerra 33 su 43;
Commissariato degli Affari Esteri 13 su 16;
Finanze 24 su 30;
Giustizia 20 su 21;
Istruzione Pubblica 42 su 53;
Assistenza Sociale 6 su 6;
Lavoro 7 su 8;
Croce Rossa Bolsceviva 8 su 8;
Commissari delle Province 21 su 23;
Commissione Stampa 41 su 41.
a cura di Stelvio Dal Piaz
IL NOSTRO DOVERE. | UNIONE PER IL SOCIALISMO NAZIONALE





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