Turchia. Via libera al gasdotto Nabucco
Martedì 14 Luglio 2009 00:15
di Luna De Bartolo
ANKARA - L’accordo, progettato nel 2002 e destinato a ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia, è stato oggi siglato ad Ankara dalla Turchia e da quattro stati europei – Ungheria, Bulgaria, Romania ed Austria –, paesi attraverso i quali dovranno passare i condotti.
Dal valore stimato di 7,9 miliardi di euro ed in concorrenza diretta con South Stream - il progetto sviluppato dalla russa Gazprom e dall’Eni, che dovrebbe collegare la Russia alla Bulgaria attraverso il mar Nero - il gasdotto sarà lungo circa 3300 km - 2000 dei quali passeranno per il territorio turco – e, a pieno regime, dovrebbe trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas dal Mar Caspio e dal Medio Oriente verso la Turchia e l'Unione Europea, aggirando così la Russia.
I lavori inizieranno nel 2010 per terminare, secondo i piani, nel 2015. Oggi un quarto del gas naturale utilizzato in Europa proviene dalla Russia.
Ankara ha quindi rinunciato al 15% sui ricavi inizialmente richiesto, ma ha ottenuto delle imponenti entrate future con i diritti di transito: circa 400 milioni di euro l’anno.
Se un’intesa politica è stata raggiunta, l’accordo intergovernativo firmato oggi non prevede ancora, d’altra parte, soluzioni definitive circa le forniture ed i finanziamenti del progetto.
Per quanto riguarda la materia prima, forniture certe dovrebbero arrivare da Shah Deniz, in Azerbaijan. Nel febbraio scorso il presidente azero Ilham Aliev, smentendo stime provenienti da fonti estere circa la carenza di gas nel paese, aveva annunciato che le riserve di idrocarburi ammontavano invece a 2.000 miliardi di metri cubi, sottolineando come la capacità dei gasdotti esistenti sia inferiore al potenziale di esportazione dell’ Azerbaijan. Il progetto Nabucco viene quindi visto in un’ottica estremamente favorevole, una possibilità di «diversificazione a lungo termine».
Inoltre il presidente del Turkmenistan, Gourbangouly Berdymoukhammedov, è intervenuto oggi da Ashgabat dichiarando che le enormi riserve di gas del suo paese, evidenziate da recenti scoperte geologiche, consentiranno allo stato turkmeno di «partecipare a vari progetti in questo settore, tra cui il progetto Nabucco».
Altri stati che potrebbero provvedere all’approvvigionamento sono l’Uzbekistan, l’Iran e l’Iraq. La posizione irachena, paese sponsorizzato dagli Stati Uniti, è ad oggi piuttosto confusa. Il primo ministro Nouri al Maliki ha dichiarato che l’Europa potrebbe ricevere 15 miliardi di metri cubi di gas iracheno attraverso la Turchia, ma senza fare chiaro riferimento al progetto Nabucco; domenica un porta-voce del governo ha invece dichiarato che l’Iraq non ha a disposizione alcun surplus di gas da esportare tramite il gasdotto Nabucco. Per quel che riguarda l’Iran, i problemi sono invece di ordine geopolitico. Se il primo ministro turco Erdogan ha dichiarato di desiderare che «il gas iraniano sia incluso nel progetto Nabucco, quando le condizioni lo permetteranno», l’inviato speciale americano per l’energia euro-asiatica, Richard Morningstar, ha invece reiterato una ferma opposizione ad una simile eventualità, almeno finché le relazioni diplomatiche tra Washington e Teheran non si saranno normalizzate. Il commissario europeo per l’energia, il lettone Andris Piebalgs, si mostra comunque fiducioso: «Non saremo a corto di gas. Abbiamo numerose opzioni, ma l’Azerbaijan ed i suoi giacimenti di Shah Deniz e ACG sono la priorità. Anche l’Irak è importante, è un paese nel quale riponiamo molte speranze». D’altra parte la compagnia austriaca OMV e l’ungherese Mol, membri del consorzio Nabucco, hanno annunciato in maggio l’investimento di 5,7 miliardi di euro nella produzione di gas della regione curda, nel nord dell’Iraq. Anche la Russia, se volesse, potrebbe partecipare al progetto, come dichiarato dallo statunitense Morningstar. Ipotesi accarezzata anche dal ministro dell’energia turco, Taner Yildiz: «Nella fase più avanzata del progetto la Russia potrà partecipare se questo sarà visto come conveniente. Non ci sono ostacoli».
Per ciò che concerne il finanziamento di 7,9 miliardi di euro, necessari alla costruzione dell’opera da parte di un consorzio privato, il 25% sarà coperto dalla Banca Europea di Investimenti, mentre 200 milioni di euro dovrebbero arrivare direttamente dalla Commissione europea. Gli analisti si mostrano però dubbiosi circa la capacità di riunire i fondi necessari in tempo di crisi. Su questo tema si è pronunciato il primo ministro turco Erdogan, che ha dichiarato: «È vero che la crisi crea ansia globale ma non credo che per il Nabucco ci saranno problemi di soldi».
L’accordo è stato salutato con soddisfazione dal presidente della Commissione europea Josè Manule Barroso, presente ad Ankara durante la cerimonia per la firma dell’accordo, a dimostrare la grande importanza che quest’ultimo ricopre per l’Unione Europea: «Cominciamo così con l’infliggere una smentita agli scettici. I negoziati sembravano irrimediabilmente bloccati ma abbiamo ora un accordo. Penso che questo gasdotto sia inevitabile, piuttosto che impossibile. […] L'energia - ha continuato il presidente - puo' aiutare a stabilire nuovi legami strutturali tra Europa, Turchia, gli Stati del Mar Caspio e dell'Asia centrale. I gasdotti possono essere fatti di acciaio, ma Nabucco puo' cementare i legami fra i nostri popoli».
Barroso, con un occhio ai negoziati d’adesione in corso tra la Turchia e l’Ue, ha inoltre dichiarato: «Questo accordo potrebbe, nei mesi e negli anni a venire, aprire la porta ad una nuova era nelle relazioni fra Unione Europea e Turchia». La presidenza dell’Ue, in un comunicato, ha inoltre evidenziato «l’interesse strategico comune» dell’Unione e della Turchia. Il primo ministro turco Erdogan, dal canto suo, ha rincarato la dose: «La Turchia è un partner importante nella politica energetica dell’Unione europea. Vorrei ricordarvi che nell’ambito dei negoziati d’adesione, abbiamo fatto dei grandi progressi per allineare il nostro mercato dell’energia alle norme del mercato interno europeo. […] Inoltre, se voi guardate unicamente dal punto di vista dell’energia, è evidente che la Turchia dovrebbe divenire membro dell’Unione. Con questo progetto, l’infrastruttura di gas naturale del nostro paese sarà integrata a quella dell’Europa e la solidarietà mutuale sarà possibile, se una crisi dovesse arrivare».
Paradossalmente,tra i 35 capitoli dell’Acquis comunitario europeo necessari all’adesione turca – 11 sono già stati aperti - proprio il capitolo concernente l’energia è bloccato di fatto dal veto della Repubblica di Cipro, paese membro dei 27 e non riconosciuto da Ankara, che occupa militarmente il nord dell’isola dal 1974 ed impedisce il libero traffico di navi ed aerei ciprioti nel proprio territorio.