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Discussione: Indipendenza... e poi?

  1. #21
    Forumista senior
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Sergente Romano Visualizza Messaggio
    Pensiero profondissimo dell'esimio professore, che viene qui a provocare - e il regolamento sanziona le provocazioni - ma noi dall'alto della nostra civiltà e tolleranza lo consentiamo, proprio come fanno (...si fa per dire) i suoi cari "amichetti" patagni dei piani superiori (piani superiori...razze superiori). Provate a trollare ai piani superiori dai "patagni", vanno subito a piagnucolare dal moderatore.
    Mi sembra che da un po di tempo i patagni piagnucolino troppo...Mi sbaglio?

    ...Professò...andiamo un po di fantasia...chè mò aviti proprio stufato...

    ...tanto...qui non ci casca nessuno. Nessuno abbocca alle tue provocazioni da avanspettacolo.

    ...e tu saresti un professore?

    ...ma facitimi 'u piaciri...ostridicolo:

    sergente romano
    Tu hai detto che ho fatto una provocazione,io ho solo detto che è una buona idea,a cui possono seguire quelle mini rivoluzioni che servono per rimettere in moto il sud....poi se tu vedi ombre in ogni parola....di certo non è un mio problema.Il professore è sempre colui che stuzzica l'alunno per fargli uscire i ragionamenti,il tema del profondo didattico è proprio questo
    Dimostri la teoria meridionale,secondo cui qualunque cosa detta sul sud è razzismo o presa in giro,nessuna novità...
    se sono stato provocatorio aspetto la sanzione,ma sarebbe ridicolo.

    Dall'alto della nostra civiltà e tolleranza...ok ho capito tutto quello che dovevo capire.

  2. #22
    meridionale d.o.c.
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Abruzzen Visualizza Messaggio
    Dimostri la teoria meridionale,secondo cui qualunque cosa detta sul sud è razzismo o presa in giro,nessuna novità...
    Dove l'hai trovata questa "teoria meridionale" ?... magari ti sei dimenticato dove l'hai trovata, e capisco che un professore come te, che fa' tante ricerche, non è che puo' ricordare le fonti di tutto quello che sostiene.

    Ma hai visto mai che invece ricordi chi ha messo nero su bianco questa straordinaria "teoria meridionale " ?...... se hai tempo, fra una ricerca e l'altra, rendici edotti. Grazie.

    Dall'alto della nostra civiltà e tolleranza...ok ho capito tutto quello che dovevo capire.
    Di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... civilizza un poco anche noi, che siamo dichiaratamente del sud, e come nel mio caso sta' scritto pure che sono di Salerno. Mentre tu e molti altri come te non avete manco il tempo di far vedere sul forum la città o paese da cui scrivete. E si, lo so', la mancanza di tempo ....capisco.

    Quindi, domanda semplice : di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... Grazie.:hihi:

  3. #23
    Ufficiale Duosiciliano
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Les Paul Visualizza Messaggio
    Dove l'hai trovata questa "teoria meridionale" ?... magari ti sei dimenticato dove l'hai trovata, e capisco che un professore come te, che fa' tante ricerche, non è che puo' ricordare le fonti di tutto quello che sostiene.

    Ma hai visto mai che invece ricordi chi ha messo nero su bianco questa straordinaria "teoria meridionale " ?...... se hai tempo, fra una ricerca e l'altra, rendici edotti. Grazie.


    Di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... civilizza un poco anche noi, che siamo dichiaratamente del sud, e come nel mio caso sta' scritto pure che sono di Salerno. Mentre tu e molti altri come te non avete manco il tempo di far vedere sul forum la città o paese da cui scrivete. E si, lo so', la mancanza di tempo ....capisco.

    Quindi, domanda semplice : di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... Grazie.:hihi:
    ...tutto inutile, Paul, con questi si perde solo tempo...d'altronde, come si dice dalle nostre parti: "...a voler lavare la testa all'asino si perde l'acqua ed anche il sapone..."ostridicolo:

    s.r.
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  4. #24
    meridionale d.o.c.
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Certo. Pero' è importante che l'asino si renda conto di esserlo.

    Altrimenti se un asino è convinto di essere una sfogliatella di Scaturchio, mentre in realtà è solo un asino, non se lo mangia nessuno per tutta la vita e raglierà per la frustrazione, sempre per tutta la vita.

    Quindi ci vuole qualcuno che dica all'asino della tua allegoria : " guaglio' tu si ciuccio, e va bene ... pero' se non ti vesti da sfogliatella nessuno ti dice niente !....Altrimenti ti chiamano ciuccio ......"

  5. #25
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Visualizza Messaggio
    ... Molto più fattibile la possibilità di una "soluzione cecoslovacca", magari passando attraverso un referendum come quello che si terrà nel 2014 in Scozia.
    ...la soluzione cecoslovacca...
    Siamo nell'ambito di: "come si fa a secedere", ed anche qui (non vorrei sempre fare il "Pierini guastafeste") nutro più di qualche perplessità, perchè ritengo che la strada referendaria non sia (allo stato) affatto percorribile.

    attingo dalla rete questo pezzo, che esprime sicuramente alcune "verità".

    "...Certamente i Meridionali non devono cadere nella trappola della “secessione condivisa”, della “contrapposizione decostruttiva”, dell’incomprensione reciproca. Bisogna mantenere i nervi saldi e respingere ogni strategia d’isolamento. Soprattutto, gli intellettuali del Sud non devono lasciarsi strumentalizzare da persone e forze legate ad interessi esterni, che si sono infiltrate in alcune realtà accademiche e di studio con lo scopo di portare il Mezzogiorno fuori dall’Europa.


    La "secessione condivisa" deve essere l'"asso di briscola" in mano al Sud, che così potra scegliere i tempi e i modi, secondo la propria convenienza, di un'eventuale proposta di consensuale separazione alle proprie condizioni.


    Contrariamentte ogni "atto d'imperio" da parte dei nordici si trasformerà in una "pericolosa avventura" dagli esiti e dalle conseguenze non esattamente prevedibili.


    Noi sudisti dobbiamo semplicemente continuare ad alternare la "benzina sul fuoco" ed il ghiaccio sui loro "bollenti spiriti" proprio come è stato fatto con il "federalismo" che è finito in una "buffonata".


    Per poi, al momento giusto, se si riterrà conveniente, calare l'"asso" per ottenere il massimo.


    Adesso spieghiamo perchè i nordici non possono secedere unilateralmente seguendo la via pacifica e democratica.


    A Venezia, parlando al «popolo padano», Bossi rispolvera il totem della secessione, vagheggiando di una via democratica e referendaria. Napolitano risponde subito che agitare ancora la bandiera della secessione significa porsi fuori della storia e della concreta realtà del mondo d’oggi.


    Reguzzoni, capogruppo leghista alla Camera, obietta che al di sopra del Capo dello Stato c’è il popolo sovrano, e che esiste il principio di autodeterminazione dei popoli. Il 30 settembre a Napoli, parlando agli studenti e ai docenti della Facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II, Napolitano rincara la dose: non esiste un popolo padano; è ridicolo rispolverare uno Stato lombardo-veneto; fin quando si strilla su un prato va bene, ma se si andasse oltre lo Stato non potrebbe non reagire, come del resto già accadde nell’immediato dopoguerra nei confronti del separatismo siciliano.


    La protesta dei leghisti si alza violenta. Parole minacciose e destabilizzanti, quelle di Napolitano. Una secessione è il distacco unilaterale di una parte del territorio da uno Stato, al fine della formazione di un nuovo Stato indipendente e sovrano, o dell’aggregazione a un altro Stato preesistente. È comunque un evento traumatico, dal momento che il distacco è voluto e praticato da una parte sola. Furono atti di secessione quelli degli Stati del Sud che abbandonarono tra la fine del 1860 e l’inizio del 1861 la federazione statunitense. Ne venne la guerra civile. Non si può mai parlare di secessione come se fosse un tè delle cinque. Ma – dicono i leghisti – la secessione si fonda sul diritto di autodeterminazione dei popoli. È richiamato dall’art. 1, comma 2, della Carta delle Nazioni Unite. Il Patto internazionale diritti civili e politici, del 1966, dispone all’art. 1, comma1: «Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale». Per il comma 3 gli Stati contraenti debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione e rispettare tale diritto. Il Patto è stato ratificato dall’Italia con legge L. 25 ottobre 1977, n. 881. Edunque non è dubbio che il principio di autodeterminazione nei termini anzidetti sia stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico. Ma allora hanno ragione i leghisti? No. Anzitutto, l’autodeterminazione presuppone l’esistenza di un popolo. Un concetto che certo non si applica a qualsiasi aggregazione di persone per il solo fatto di coesistere in un medesimo territorio. Presuppone una individuazione identitaria: per etnia, lingua, religione, storia, cultura o altro. In effetti, proprio il territorio non è elemento indispensabile. Ad esempio, esiste un popolo Rom, non legato a una collocazione geografica specifica, e che tuttavia mantiene e custodisce altri connotati che lo qualificano come popolo. Mentre il «popolo padano» non presenta alcuna caratteristica percepibile che lo distingua dagli altri italiani, salvo forse la maggiore e più spiccata voglia di pagare meno tasse, e di tenere tutti per sé i proventi di quelle pagate.

    Del resto, quand’anche in un medesimo Stato convivano più popoli in senso proprio, ciò non attribuisce ad alcuno un automatico diritto alla secessione. È necessario che ci si trovi di fronte a situazioni di sopraffazione, violazione di diritti, negazione dell’identità. La Corte Suprema del Canada, dopo i referendum secessionisti del Quebec (1980 e 1995), ha seccamente rigettato l’ipotesi che il diritto internazionale garantisse al Quebec un diritto alla secessione unilaterale. Tra l’altro argomentando che di diritto all’autodeterminazione nemmeno si parla laddove i secessionisti si autogovernano in casa propria con ampi poteri. È appena il caso di rilevare che proprio questo accade con la Lega: al governo di regioni ed enti locali nei territori «padani», ed anche a Roma da anni.

    La Padania non è quindi un popolo. Esistono nella Padania, nella configurazione delle regioni indicate nello statuto della Lega (art. 2), delle minoranze. Ma queste, a differenza dei popoli, non hanno diritto all’autodeterminazione e trovano il soddisfacimento delle loro aspirazioni nei relativi strumenti internazionali di tutela ratificati dall’Italia (art. 27 del Patto delle Nazioni sui diritti civili e politici del 1966; Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali del 1995).

    Ma si potrebbe comunque praticare una via democratica alla secessione, in specie attraverso un referendum «padano»?

    Compatibilmente con la Costituzione in vigore, certamente no. Anzitutto, il referendum è consentito solo per l’abrogazione di leggi vigenti (art. 75) o per la formazione di leggi costituzionali (art. 138). Altre forme non sono né previste né consentite. E in ogni caso osta il dettato dell’art. 5 Cost.: la Repubblica è «una e indivisibile». Una secessione comporta sempre una separazione di parte del territorio. E dunque «divide».
    Il principio della indivisibilità comprende certamente anche un profilo di integrità territoriale. E si opporrebbe – come limite alla revisione costituzionale – a una modifica della Costituzione che volesse introdurre referendum di autodeterminazione. Infine, il popolo sovrano. Come stabilisce l’art. 1, la sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. E dunque non c’è, né sul tema della secessione né su qualsiasi altro, alcun supremo volere popolare che possa stravolgere l’architettura di checks and balances scritta in Costituzione.

    Di per sé la secessione è indifferente per il diritto internazionale, tranne che l’attività violenta preordinata a tale scopo, la repressione del governo legittimo e l’eventuale ingerenza di stati terzi mettano in pericolo la pace e la sicurezza internazionale e costringano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad intervenire. In linea di principio, il governo legittimo è libero di reprimere l’insurrezione, sempre che la sua azione avvenga nel rispetto dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario, qualora il tentativo di secessione inneschi un conflitto armato.

    I ribelli non sono considerati legittimi combattenti e il governo al potere può sottoporli alla sua potestà punitiva. Ovviamente la secessione potrebbe essere consensuale (e pacifica) e scaturire da un patto tra secessionisti e governo legittimo. La pratica internazionale offre qualche esempio (Repubblica Ceca-Slovacchia), ma una separazione consensuale è inibita dalla nostra Costituzione e trova un baluardo nel citato art. 5. La tal cosa non era invece inibita a Cechi e Slovacchi in quanto la Cecoslovacchia era già costituita in stato federale e la sua costituzione prevedeva un referendum per la separazione. Nel 1969 la Cecoslovacchia divenne uno stato federale, che riuniva la Repubblica Socialista Ceca e la Repubblica Socialista Slovacca. Sotto questa forma di governo le disparità sociali ed economiche tra i gruppi etnici ceco e slovacco furono in larga parte eliminate.
    Nel 1989 lo stato ridivenne uno stato democratico, per mezzo dalla cosiddetta Rivoluzione di velluto. Nel 1992, dopo un lungo periodo di discussioni, il parlamento federale decise di suddividere lo stato tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia e la Cecoslovacchia cessò di esistere il 1º gennaio del 1993.

    Bene, quindi, ha fatto il Presidente Napolitano – nel rispondere a una domanda – a usare parole nette e chiare. Sarà pur vero che i leaders leghisti ritrovano antichi mantra per tenere a freno una base sempre più riottosa e scontenta per la pessima azione di governo, e per la coabitazione con sgradevoli coinquilini. Ma con le cose serie – come un'eventuale (improbabile) secessione – non si scherza, mai.

    A meno che, naturalmente, i nordici non vogliano seguire la strada "balcanica".

    Ma in questo caso, credo proprio, che 300mila bergamaschi armati di doppiette non siano affatto sufficienti."



    Ecco, quindi che si presenta un'altra problematica, su cui le "genialità" patagne in ventanni non sono riuscite a formulare una soluzione praticabile, e cioè: come si fa a secedere?

    Secondo me dovremmo trovare soluzioni alternative alla separazione, ma...Ne esistono?

    Ecco un'altro punto di domanda:

    Per il riscatto del Sud esistono vie alternative alla separazione?
    Zitara disse che non esistono. E noi?




    sergente romano



    una prece: a professò, vedi di andare a giocare un pò più in là.ostridicolo:
    …perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi trecento soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la Civiltà.
    Noi siamo Greci…



  6. #26
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Ha ragione Zitara specialmente in questa epoca storica in cui noi meridionali siamo odiati dai padani.
    E poi faccio notare che l'economia italiana sta andando a rotoli e per il futuro prossimo si prevede una disoccupazione terribile con lo stato italiano che ci esproprierà di ogni cosa con le tasse per pagare i debiti alle banche. E allora perchè rimanere in questo stato, per farci spolpare ancora dopo averci depredato in tutti questi 150 anni?
    Se rifondiamo il Regno delle Due Sicilie a noi del debito pubblico dello stato italiano non ce ne frega nulla anzi siamo noi che dobbiamo essere risarciti per l'occupazione illegittima: il debito pubblico se lo deve accollare il nord che ci ha invaso.
    Quindi senza debito pubblico possiamo ripartire alla grande: chiaramente ci prendiamo esercito, industrie pubbliche (prime che ce li svendono) anche quelle situate al nord, ci prendiamo tutto tutto quello che ci spetta a titolo di risarcimento per occupazione illegittima e poi ci separiamo

  7. #27
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Spirdu Visualizza Messaggio
    Tu commetti un errore fondamentale: Indipendenza non è da, ma per.
    Non prendere ad esempio i "padani" come la rappresentazione di un popolo che domanda indipendenza, poichè loro sono considerati degli emeriti imbecilli anche dalla comunità delle nazioni senza stato. Prendi invece ad esempio i Baschi, i Catalani, gli Scozzesi, i Corsi, popoli che aspirano alla libertà partendo dalla coscienza di nazione, e non dall'odio verso lo straniero. Quest'ultimo può essere considerato solo razzismo, o xenofobia, mai indipendentismo.
    Promuovere l'autodeterminazione delle nazioni oggi soggiogate culturalmente, economicamente e linguisiticamente dallo stato italiano (come da qualunque altro) è un atto giusto di maturità. E' aspirare a che nessun popolo ne sottometta un altro, ma che anzi vi viva fraternamente accanto. Probabilmente nell'europa delle banche non c'è posto per un modello nazionalitario simile, ma dobbiamo comprendere di lottare l'omologazione, la lobotomia, perchè non è l'uguaglianza quella che ci propinano.
    QUOTO

  8. #28
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Les Paul Visualizza Messaggio
    Dove l'hai trovata questa "teoria meridionale" ?... magari ti sei dimenticato dove l'hai trovata, e capisco che un professore come te, che fa' tante ricerche, non è che puo' ricordare le fonti di tutto quello che sostiene.

    Ma hai visto mai che invece ricordi chi ha messo nero su bianco questa straordinaria "teoria meridionale " ?...... se hai tempo, fra una ricerca e l'altra, rendici edotti. Grazie.


    Di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... civilizza un poco anche noi, che siamo dichiaratamente del sud, e come nel mio caso sta' scritto pure che sono di Salerno. Mentre tu e molti altri come te non avete manco il tempo di far vedere sul forum la città o paese da cui scrivete. E si, lo so', la mancanza di tempo ....capisco.

    Quindi, domanda semplice : di quale civiltà e tolleranza stai parlando ?... Grazie.:hihi:
    Teoria dei padani...che state soltanto confermando.

    Il generale li ha parlato di civiltà e tolleranza del sud,mica iodal trespolo son sceso da quando sono diventato maggiorenne.

  9. #29
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Sergente Romano Visualizza Messaggio
    ...tutto inutile, Paul, con questi si perde solo tempo...d'altronde, come si dice dalle nostre parti: "...a voler lavare la testa all'asino si perde l'acqua ed anche il sapone..."ostridicolo:

    s.r.
    Saluti generalela guerra è finita evviva la vita.

  10. #30
    meridionale d.o.c.
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    Predefinito Re: Indipendenza... e poi?

    Citazione Originariamente Scritto da Abruzzen Visualizza Messaggio
    Teoria dei padani...che state soltanto confermando.
    Si ma, ripeto, questa "teoria meridionale" della quale parli te la sei inventata sul momento o è qualcosa che esiste da qualche parte ?.... senza andare a parlare d'altro, mi rispondi gentilmente a tono ?... grazie.
    Perchè poichè è la seconda volta che te lo chiedo, e mi hai già risposto parlando d'altro, se non mi dai un ragguaglio preciso devo dedurre che sei uno che spara cavolate.

    Piu' chiaramente diventi il Cazzaro Ufficiale del Forum, e quindi CUF per sintetizzare.

 

 
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