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Discussione: Ridere dello Stato

  1. #1
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    Ridere dello Stato


    giovedì, settembre 13, 2012 di James E. Miller



    Sono il primo a soffrire quando la libertà è calpestata dagli obbedienti servitori dello Stato. Ovunque guardiate, il governo sembra pronto ad usare le sue armi nel caso di minima deviazione dai suoi ordini. Un bimbo di quattro anni non può offrire limonate senza prima inchinarsi e ricevere un permesso da burocrati ossessionati dalla gestione delle nostre vite. La morsa statale sulla libertà è tanto orrenda quanto sconsolante.

    La cosa peggiore è che la tendenza non mostra segni di rallentamento, figuriamoci di inversione. I politici sono alle prese con cervellotiche proposte di legge al fine di plasmare la società e promuovere una pianificazione totale; quando non sono i politici, tocca all’armata di burocrati non eletti agire da mini dittatori. Come il defunto economista svedese Gustav Cassel ha sottolineato:


    La leadership statale nell’economia, promossa dai sostenitori della Pianificazione Economica, è, come abbiamo visto, necessariamente connessa con una impressionante serie di interferenze governative della natura più svariata. L’arbitrarietà, gli errori e le inevitabili contraddizioni di tale politica, come l’esperienza quotidiana dimostra, rafforzeranno la domanda di pianificazione razionalmente coordinata dei diversi interventi, promuovendo una leadership unificata. Per questi motivi, l’Economia Pianificata tenderà sempre ad evolvere verso la Dittatura”.

    Le interferenze statali negli affari economici quasi mai alleviano il problema che dovrebbero risolvere. Le conseguenze, a volte non volute a volte, forse, volute, portano solamente ad ulteriori interventi. A causa di questa regolamentazione senza fine, la maggioranza delle persone residenti nelle economie Occidentali non ha idea di come i mercati funzionino: essi confondono il capitalismo parassitario o il socialismo col capitalismo reale; lo Stato si nutre voracemente di questa incomprensione e sfiducia nel mercato.

    Quindi, con l’aiuto dell’istruzione obbligatoria, il welfare state ha inserito nei cervelli di generazioni di persone l’idea che esso sia una cornucopia, per cui non c’è bisogno di preoccuparsi del futuro. Tassi di interesse soppressi, buoni alimentari, sussidi di disoccupazione ed edilizia residenziale pubblica sono spesso presentati come “gratuiti”: lo scopo che si prefiggevano era quello di creare un blocco di persone a carico incapaci di cogliere lo stato per quello che è: un ente che si nutre di risorse rubate. Essi hanno poca comprensione economica, non sanno che la produzione deve necessariamente precedere il consumo. Invece lo stato incoraggia preferenze temporali più alte, in modo che gli elettori percepiscano un senso di euforia immediato infischiandosene del futuro.

    Effettivamente, per coloro che comprendono l’economia e lo studio dell’azione umana (prasseologia), il futuro sembra orrendo: nuove guerre sono all’orizzonte; grazie alla politica di basso costo del denaro perseguita dalle banche centrali, i prezzi relativi e gli incentivi finanziari sono stati distorti al punto che i malinvestimenti precedenti non possono essere liquidati prima della crescita di una nuova bolla; la pratica della riserva frazionaria mostra i suoi limiti ogni giorno di più (sebbene questi siano presenti ed evidenti dall’inizio).

    Con tutte queste nuvole all’orizzonte, la situazione appare senza speranza. Per dirla con H. L. Mencken:


    Ogni uomo normale a volte dovrebbe essere tentato di sputarsi nelle mani, issare una bandiera nera e iniziare a tagliare gole”.

    Le parole di Mencken risuonano ancora oggi: chiunque pensi che la moralità si fondi sul dovere di non offendere chi non ha per primo offeso a sua volta dovrebbe essere inorridito dal grado di statalismo esistente. Ciò non vuol dire che la rivoluzione violenta rappresenti una possibile opzione oppositiva. Lo stato è violenza diffusa professionalmente; i politici e i burocrati non possono pianificare l’economia efficientemente ma possono riempire fosse comuni di cadaveri.

    Il dissenso pacifico e l’educazione rappresentano le strategie atte all’indebolimento dello Stato, poiché l’élite politica non odia nulla più della critica coerente e razionale: per questa ragione educare gli altri a vedere le proprie catene, attraverso la saggistica ad esempio, mette in grave crisi il dominio politico, il quale spesso impedisce la diffusione di tali strumenti. Come ha sottolineato Murray Rothbard:


    Attraverso un processo di educazione pubblica alla verità, le persone ricevono conoscenza e riassaggiano il gusto della libertà, abbandonando i miti e le illusioni promosse dallo Stato.

    Oltre ad avvicinare alla verità i nostri simili, il movimento d’opposizione ha un’altra freccia importantissima nel suo arco: le vite artificiali dei despoti e dei loro cortigiani; esse, infatti, sono spesso miserevoli, terribili e tutt’altro che felici. I tiranni vivono nel costante timore che l’odio meritato si diffonda a macchia d’olio tra la popolazione… Alla fine, con l’aumentare della consapevolezza pubblica, i cortigiani realizzeranno la miseria della loro posizione, considerata la possibilità di perdere tutto una volta usciti dalle grazie regie”.

    Nel lungo periodo, come amava evidenziare sempre Ludwig von Mises, “nessun governo può rimanere in carica se non ha la pubblica opinione dietro di sé”. Rendersi conto del grado di sfruttamento cui siamo sottoposti ed aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso è il trampolino di lancio della libertà.

    Quasi altrettanto importante è un altro compito: ridere dello Stato. Sì, proprio così: trovare sollazzo nelle oltraggiose e ridicole giustificazioni che i politici e i media asserviti diffonderanno presentando le conseguenze delle loro azioni. A causa dei tentativi politici di eludere i principi economici basilari, la logica infantile che si cela dietro l’interventismo economico può essere facilmente identificata e screditata come fantasia pura.

    Per esempio, come recentemente riportato da Bloomberg, il bilancio pubblico britannico segnerà un deficit peggiore di quello previsto lo scorso maggio. Secondo l’Ufficio delle Statistiche Nazionali, vi è stato un ammanco di 17 miliardi di sterline, mentre la spesa è aumentata del 7,9%. Chiunque sia capace di usare il minimo sindacale di intelligenza dovrebbe dedurre la correlazione tra aumento di spesa e deficit maggiorato. Eppure, come spiega l’articolo di Bloomberg, un tale deficit “può fornire munizioni all’opposizione Laburista, secondo la quale il governo sta peggiorando la recessione rientrando dal deficit troppo velocemente”. Quindi, a causa di un aumento della spesa pubblica che è sfociato in un enorme deficit di bilancio, abbiamo bisogno di una spesa ancora maggiore? Parliamo della fallacia logica un attimo!

    Oppure considerate la recente decisione della Corte di Giustizia Europea, per la quale l’obbligo di sei settimane di ferie pagate implica, in caso di malattia, la possibilità di fruizione ulteriore di periodi lontani dal lavoro. Dalla sentenza:


    Lo scopo del diritto alle ferie annuali retribuite è quello di consentire al lavoratore un adeguato riposo e un period di svago e divertimento”.

    Alla luce di questa sentenza, siete ancora sopresi della disoccupazione elevata che affligge l’Eurozona e delle difficoltà nella implementazione di riforme liberalizzatrici? Chi vuole essere imprenditore quando il costo del lavoro è stato portato alle stelle da decisioni governative?

    Nonostante sia ispirata ad una politica di impoverimento lavorativo, la decisione è risibile, giacché dimostra la scarsa comprensione degli effetti deleteri dell’assistenzialismo di Stato.

    E niente procura più risate di una campagna politica piena di incomprensioni, imprecisioni e grandiosi ma vani discorsi elettorali. Per l’osservatore che considera, giustamente, la politica un gioco criminale, gli esercizi verbali che i canditati compiono al fine di sembrare intelligenti e risoluti possono addirittura essere divertenti. La corsa presidenziale americana tra Barack Obama e Mitt Romney promette di non essere diversa.

    Con l’Affordable Care Act, meglio conosciuto come Obamacare, recentemente promossa dalla corte Suprema, la sfida presidenziale diventa più interessante. In un’intervista del 2009 con George Stephanoupolous, il Presidente Obama rispose negativamente alla domanda sulla qualificazione dell’obbligo di assicurazione gravante sugli americani (contenuto nell’Obamacare) come “imposta”.
    Dalla trascrizione dell’intervista:


    STEPHANOPOULOS: … durante la campagna. Con questa legge in vigore, il governo costringe le persone a spendere, punendole se non lo fanno. Come può questo non essere un’imposta?

    OBAMA: Sì, aspetta un attimo George. Ecco quello che sta succedendo… abbiamo fatto ciò che potevamo ed ora ciascuno può permettersi l’assistenza sanitaria, ma la decisione è tua, sai, è una questione personale. Poi vieni investito da un bus e dobbiamo pagare il pronto soccorso…

    STEPHANOPOULOS: Sarà, ma è comunque un aumento del prelievo fiscale.

    OBAMA: No, non è vero. Prendersi la responsabilità di assicurarsi non rappresenta una nuova imposta”.

    Ora che l’obbligo assicurativo è stato ritenuto un’imposta soggetta alla potestà fiscale del Congresso, il Presidente è di nuovo in campagna elettorale, dopo avere rotto la promessa precedente (non aumentare le imposte alla classe media). La beffa è che l’Obamacare potrebbe essere l’aumento tributario maggiore sulla classe media nella storia americana. Sarà divertente vedere il Presidente difendere la sua immagine di “guerriero della classe media” dopo l’assunzione di 4.000 agenti fiscali federali al fine di spremere ulteriormente i contribuenti americani.

    Ancora più divertenti sono le promesse di Romney sul sito della campagna elettorale:


    nominerò giudici nella tradizione di esponenti quali il Presidente Justice Roberts e i Giudici Scalia, Thomas e Alito. Questi hanno a cuore ciò che il grande Chief Justice John Marshall chiamava <le basi sulle quali è stata costruita l’America>: una Costituzione scritta, con un significato concreto e determinato”.

    La cosa buffa è che proprio a causa dell’appoggio del Giudice Roberts all’ala liberale della Corte l’Obamacare è stata confermata. Fin dalla corsa alla nomination, Romney ha criticato la riforma, sebbene avesse approvato il suo equivalente mentre sedeva da Governatore del Massachussetts. Eppure vi sono ancora dei votanti convinti che Romney sia il prode eroe del governo limitato; in realtà sia lui che Obama stanno ricevendo cospicui finanziamenti da Wall Street: ciò che entrambi rappresentano è la conservazione dello status quo politico e di interessi speciali politicamente pesanti.

    Il divertimento, in definitiva, arriva dal gioco politico stesso: un circo abitato da ladri ben vestiti. Si organizza uno spettacolo per un’audience costretta a seguire e a consegnare una cospicua parte del suo guadagno ad un salvadanaio collettivo chiamato “Tesoro pubblico”. I candidati sono pagliacci senza principi morali, se non quello di screditare gli avversari fino punto di essere preferiti, quindi votati durante l’Election Day, da una massa che è solo all’apparenza libera di scegliere. Essi hanno risposte precise che giustificano l’accesso sempre maggiore al tuo portafoglio e il controllo della tua vita. Questa descrizione si addice anche ai burocrati, come dimostrato recentemente da una donna del New Mexico incarcerata per non avere restituito un libro alla biblioteca locale o da una signora del Sud Carolina multata di 50 dollari dal dipartimento stradale perché rea di avere pulito la strada dal sangue di suo figlio, ucciso da un guidatore ubriaco.

    Queste storie sconvolgono ma dovrebbero essere guardate come uno dei modi attraverso i quali indebolire la presa dello Stato sulla società, mostrando ad altri la natura sconclusionata e maldestra con cui esso agisce. Le burocrazie tendono sempre a seguire le proprie regole, “fino all’assurdo”, come ha sottolineato Gary North.

    Mises scrisse:


    A volte nutrivo la speranza che i miei scritti avessero potuto portare frutti concreti, mostrando la strada giusta; ho sempre cercato prove di un cambio paradigmatico. Ma… alla fine ho capito che le mie teorie spiegano le cause del tramonto di una grande civiltà; non lo prevengono. Volevo essere un riformatore, divenni solo lo storico del declino”.

    La crescita del totalitarismo è scoraggiante ma può essere combatutta intellettualmente, ispirando i nostri simili. Alla fine, se la maggioranza può votare qualsiasi venditore di fumo in corsa per una carica pubblica, è possibile che riesca a vedere le cose chiaramente, aprendo la porta alla libertà e al fatto che, al di fuori degli individui intimamente connessi all’élite politica, essa è continuamente derubata. Non è una battaglia facile; ma al crescere dello Stato, la sua presenza violenta diventa più visibile e i suoi piani sempre più sconclusionati e folli. Questo è già evidente nel caso di burocrazie improduttive come la Transportation Security Administration (ndt.: ente pubblico che sovrintende alla sicurezza dei trasporti negli Stati Uniti). L’altro giorno, nel parcheggio del mio negozio di alimentari locale, ho visto un agente della TSA che borbottava contro il suo datore di lavoro; mentre si è girato per guardarmi, con tanta confusione negli occhi, ho sorriso, sapendo benissimo che ha compreso come vi sia qualcuno che lo reputi quello che è, ossia un molestatore sessuale.

    Sì, ci sono ancora episodi orribili, come quello di un giovane quasi ucciso per aver commesso il “crimine” di non fermarsi immediatamente di fronte ai poliziotti. Ma la verità e la moralità sono dalla parte degli affamati libertari istruiti in economia ed etica. Gli apologeti dell’interventismo cercano di smentire la legge della domanda e dell’offerta, così come smentirebbero la gravità se fosse loro utile.

    Essendo armato di conoscenza economica scientifica, il libertario è meglio preparato al futuro e può divertirsi ridendo delle deliranti proposte scaturenti dai cervelloni politici, dai loro esecutori e da, ahimé, gli “intellettuali” del nostro tempo. Lo stato e la sua coercizione non possono portarci via questo.

    Articolo di James E. Miller su Mises Canada

    Traduzione di Luigi Pirri
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    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Il dissenso pacifico e l’educazione rappresentano le strategie atte all’indebolimento dello Stato, poiché l’élite politica non odia nulla più della critica coerente e razionale: per questa ragione educare gli altri a vedere le proprie catene, attraverso la saggistica ad esempio, mette in grave crisi il dominio politico, il quale spesso impedisce la diffusione di tali strumenti. Come ha sottolineato Murray Rothbard:


    Attraverso un processo di educazione pubblica alla verità, le persone ricevono conoscenza e riassaggiano il gusto della libertà, abbandonando i miti e le illusioni promosse dallo Stato.


    Oltre ad avvicinare alla verità i nostri simili, il movimento d’opposizione ha un’altra freccia importantissima nel suo arco: le vite artificiali dei despoti e dei loro cortigiani; esse, infatti, sono spesso miserevoli, terribili e tutt’altro che felici. I tiranni vivono nel costante timore che l’odio meritato si diffonda a macchia d’olio tra la popolazione… Alla fine, con l’aumentare della consapevolezza pubblica, i cortigiani realizzeranno la miseria della loro posizione, considerata la possibilità di perdere tutto una volta usciti dalle grazie regie”.

    Nel lungo periodo, come amava evidenziare sempre Ludwig von Mises, “nessun governo può rimanere in carica se non ha la pubblica opinione dietro di sé”. Rendersi conto del grado di sfruttamento cui siamo sottoposti ed aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso è il trampolino di lancio della libertà.

    Quasi altrettanto importante è un altro compito: ridere dello Stato. Sì, proprio così: trovare sollazzo nelle oltraggiose e ridicole giustificazioni che i politici e i media asserviti diffonderanno presentando le conseguenze delle loro azioni. A causa dei tentativi politici di eludere i principi economici basilari, la logica infantile che si cela dietro l’interventismo economico può essere facilmente identificata e screditata come fantasia pura.
    Ultima modifica di John Orr; 14-09-12 alle 09:06
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  3. #3
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Come ha sottolineato Murray Rothbard:


    Attraverso un processo di educazione pubblica alla verità, le persone ricevono conoscenza e riassaggiano il gusto della libertà, abbandonando i miti e le illusioni promosse dallo Stato..
    Certo come no...
    se poi all'educazione ci aggiungi una cura a base di fiori di bach, lo stato muore decrepito nel giro di poche ore.

  4. #4
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Certo come no...
    se poi all'educazione ci aggiungi una cura a base di fiori di bach, lo stato muore decrepito nel giro di poche ore.
    Toh,guarda chi c'è....
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
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  5. #5
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da Raymond la Science Visualizza Messaggio
    Certo come no...
    se poi all'educazione ci aggiungi una cura a base di fiori di bach, lo stato muore decrepito nel giro di poche ore.
    Vai a cercare cartone vai...comunista...
    Ultima modifica di John Orr; 14-09-12 alle 11:07
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  6. #6
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    Thumbs up Re: Ridere dello Stato

    SPESA PUBBLICA, VA RIDOTTA DI PIÙ

    La dilatazione dello Stato

    Piero Ostellino

    07 luglio 2011





    Tutti i governi - sia di centrodestra, sia di centrosinistra - sono condannati a fare la stessa politica finanziaria:

    spesa pubblica elevata; pressione fiscale elevata per farvi fronte.

    I costi dello Stato hanno cancellato la storica distinzione fra destra e sinistra.

    La mancata rivoluzione liberale del Popolo della libertà di Berlusconi fa il paio con l'ambiguo riformismo del Partito democratico di Bersani.

    Se si inverte l'ordine dei fattori - Tremonti e Visco - il prodotto (fiscale) non cambia.

    Il centrodestra giustifica la pochezza della sua riforma fiscale - che prevede tre nuove aliquote Irpef al 20, 30, 40% - con l'enorme debito pubblico e l'esigenza di ridurlo. Ma l'alibi del debito è guardare il dito invece della luna.

    Ha ragione Tremonti quando dice che gli Stati producono più deficit che Pil.

    Bisognerebbe, allora, smetterla di guardare il dito e incominciare a guardare la luna. Che è lo Stato come si è sviluppato dal secondo dopoguerra ad oggi.

    Un esempio delle ragioni per cui gli si chiede troppo, rispetto a ciò che può socialmente dare, e, di conseguenza, per cui finisce col togliere fiscalmente più di quanto dovrebbe, sta nell'articolo 3 della Costituzione:

    «...È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della personalità umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

    In sintesi, si passa dalla constatazione di un dato di fatto - l'esistenza di diseguaglianze economiche e sociali fra i cittadini - all'impegno, da parte dello Stato, a realizzare eguaglianze dello stesso ordine.

    Ma la contraddizione è sanabile solo imponendo l'eguaglianza con la forza, in violazione delle libertà individuali, come hanno fatto i regimi di «socialismo reale»; ovvero producendo un eccesso di spesa pubblica e di pressione fiscale che mortificano lo sviluppo, come accade in molte democrazie liberali.

    La prima eguaglianza, per via totalitaria, era «l'eguaglianza nella povertà» del comunismo, della quale, sotto il profilo economico e sociale, parlava Churchill;

    la seconda eguaglianza, per via democratica, è, comunque, irraggiungibile perché gli uomini, ancorché uguali di fronte alla legge, restano, in regime di libertà, diversi per capacità, merito, fortuna.

    Auspicare che gli uomini siano eguali sul piano economico e sociale equivale a dire: piove, ma non dovrebbe piovere.

    Lo Stato, dilatato oltre ogni ragionevole misura, è l'irrazionale deduzione di un giudizio di valore (staremmo meglio se non piovesse) da un giudizio di fatto (piove).

    In una democrazia liberale, si usa l'ombrello (le provvidenze dello Stato sociale), ma non si può pretendere che non si bagni nessuno (eliminare le diseguaglianze).

    Giulio Tremonti, che è il ministro socialista di un governo che si vuole liberale, ha disegnato una riforma fiscale che fa in modo che non si bagni nessuno; ma che non ubbidisce all'imperativo liberale dello sviluppo:

    rassegniamoci che le diseguaglianze permangano, ma cerchiamo di stare meglio tutti.

    La riforma si propone di perequare i redditi, riducendone le aliquote in modo pressoché uguale.

    Così, finisce col mancare i suoi obiettivi:

    1) di elevare in modo consistente le condizioni dei ceti meno fortunati, cui i pochi euro in più non cambieranno la vita;

    2) di produrre la ripresa economica, grazie all'aumento dei consumi, abbassando radicalmente quelli medio alti, che hanno una maggiore capacità di spesa.


    Reagan s'era trovato davanti allo stesso dilemma.

    Ma Laffer - l'economista della «curva» omonima secondo la quale una elevata pressione fiscale provoca una forte evasione e una diminuzione del gettito, mentre una bassa pressione accresce il gettito perché (quasi) tutti pagano le tasse - lo aveva consigliato di ridurre in misura maggiore le tasse sui redditi medio-alti.

    E l'economia degli Stati Uniti era ripartita.

    Se, anche da noi, non si prende atto che il problema è, innanzi tutto culturale, cioè etico-politico - le abnormi dimensioni dello Stato, l'eccesso di spesa pubblica e di pressione fiscale; la necessità conseguente di ridurre le dimensioni dello Stato e di diminuire l'una e l'altra - non ne usciremo mai.


    ....


    :giagia::giagia:
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  7. #7
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    SPESA PUBBLICA, VA RIDOTTA DI PIÙ

    La dilatazione dello Stato

    Piero Ostellino

    07 luglio 2011





    Tutti i governi - sia di centrodestra, sia di centrosinistra - sono condannati a fare la stessa politica finanziaria:

    spesa pubblica elevata; pressione fiscale elevata per farvi fronte.

    I costi dello Stato hanno cancellato la storica distinzione fra destra e sinistra.

    La mancata rivoluzione liberale del Popolo della libertà di Berlusconi fa il paio con l'ambiguo riformismo del Partito democratico di Bersani.

    Se si inverte l'ordine dei fattori - Tremonti e Visco - il prodotto (fiscale) non cambia.

    Il centrodestra giustifica la pochezza della sua riforma fiscale - che prevede tre nuove aliquote Irpef al 20, 30, 40% - con l'enorme debito pubblico e l'esigenza di ridurlo. Ma l'alibi del debito è guardare il dito invece della luna.

    Ha ragione Tremonti quando dice che gli Stati producono più deficit che Pil.

    Bisognerebbe, allora, smetterla di guardare il dito e incominciare a guardare la luna. Che è lo Stato come si è sviluppato dal secondo dopoguerra ad oggi.

    Un esempio delle ragioni per cui gli si chiede troppo, rispetto a ciò che può socialmente dare, e, di conseguenza, per cui finisce col togliere fiscalmente più di quanto dovrebbe, sta nell'articolo 3 della Costituzione:

    «...È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della personalità umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

    In sintesi, si passa dalla constatazione di un dato di fatto - l'esistenza di diseguaglianze economiche e sociali fra i cittadini - all'impegno, da parte dello Stato, a realizzare eguaglianze dello stesso ordine.

    Ma la contraddizione è sanabile solo imponendo l'eguaglianza con la forza, in violazione delle libertà individuali, come hanno fatto i regimi di «socialismo reale»; ovvero producendo un eccesso di spesa pubblica e di pressione fiscale che mortificano lo sviluppo, come accade in molte democrazie liberali.

    La prima eguaglianza, per via totalitaria, era «l'eguaglianza nella povertà» del comunismo, della quale, sotto il profilo economico e sociale, parlava Churchill;

    la seconda eguaglianza, per via democratica, è, comunque, irraggiungibile perché gli uomini, ancorché uguali di fronte alla legge, restano, in regime di libertà, diversi per capacità, merito, fortuna.

    Auspicare che gli uomini siano eguali sul piano economico e sociale equivale a dire: piove, ma non dovrebbe piovere.

    Lo Stato, dilatato oltre ogni ragionevole misura, è l'irrazionale deduzione di un giudizio di valore (staremmo meglio se non piovesse) da un giudizio di fatto (piove).

    In una democrazia liberale, si usa l'ombrello (le provvidenze dello Stato sociale), ma non si può pretendere che non si bagni nessuno (eliminare le diseguaglianze).

    Giulio Tremonti, che è il ministro socialista di un governo che si vuole liberale, ha disegnato una riforma fiscale che fa in modo che non si bagni nessuno; ma che non ubbidisce all'imperativo liberale dello sviluppo:

    rassegniamoci che le diseguaglianze permangano, ma cerchiamo di stare meglio tutti.

    La riforma si propone di perequare i redditi, riducendone le aliquote in modo pressoché uguale.

    Così, finisce col mancare i suoi obiettivi:

    1) di elevare in modo consistente le condizioni dei ceti meno fortunati, cui i pochi euro in più non cambieranno la vita;

    2) di produrre la ripresa economica, grazie all'aumento dei consumi, abbassando radicalmente quelli medio alti, che hanno una maggiore capacità di spesa.


    Reagan s'era trovato davanti allo stesso dilemma.

    Ma Laffer - l'economista della «curva» omonima secondo la quale una elevata pressione fiscale provoca una forte evasione e una diminuzione del gettito, mentre una bassa pressione accresce il gettito perché (quasi) tutti pagano le tasse - lo aveva consigliato di ridurre in misura maggiore le tasse sui redditi medio-alti.

    E l'economia degli Stati Uniti era ripartita.

    Se, anche da noi, non si prende atto che il problema è, innanzi tutto culturale, cioè etico-politico - le abnormi dimensioni dello Stato, l'eccesso di spesa pubblica e di pressione fiscale; la necessità conseguente di ridurre le dimensioni dello Stato e di diminuire l'una e l'altra - non ne usciremo mai.


    ....


    :giagia::giagia:
    Ci vorrebbe un po' di dittatura....:giagia:
    Ultima modifica di Undertaker; 14-09-12 alle 11:09
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  8. #8
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Vai a cercare cartone vai...comunista...
    ...senti maaa..."a cercare cartone" è sinonimo di "a dar via l'organo"???

    ________________________________


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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Vai a cercare cartone vai...comunista...
    Come fai ad educare la gente contro lo Stato quando l'educazione e la propaganda sono in mano allo Stato?

  10. #10
    Nazbol
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    Predefinito Re: Ridere dello Stato

    Citazione Originariamente Scritto da Undertaker Visualizza Messaggio
    Ci vorrebbe un po' di dittatura....:giagia:
    Al contrario,ci vorrebbe più libertà.Molta di più.
    The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.

 

 
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