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Discussione: Progetto Desertec

  1. #1
    ascpe' mo' vengo!
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    Predefinito Progetto Desertec

    In realtà se ne sta discutendo da anni. E già in Marocco si erano avute le prime avvisaglie:


    Al via il progetto Desertec: il sole della Tunisia illuminerà le case dei cittadini europei

    Una costellazione di 825mila eliostati seguirà il sole del Sahara, riflettendo la luce e concentrandola su una cisterna, fino a portarne all'ebollizione il liquido e azionare una turbina elettrica. Parte dell'energia verrà utilizzata negli stessi Paesi d'origine, il resto illuminerà più di 700mila abitazioni europee con due Gigawatts di energia elettrica, circa il doppio della media di un impianto nucleare

    di Davide Patitucci | 19 febbraio 2012



    Il deserto non affascina solo poeti e narratori. Anche gli scienziati. Che stanno provando a imbrigliare il sole per illuminare un intero continente. Vogliono dimostrare che è la luce la vera ricchezza del Maghreb, più del petrolio. E per farlo, s’ispirano a una tecnologia vecchia di duemila anni. La stessa ideata da Archimede per concentrare la radiazione solare, attraverso gli specchi. A differenza dello scienziato siracusano, però, lo scopo stavolta non è incendiare le navi nemiche. Bensì creare un ponte tra le due sponde del Mediterraneo. Tra un continente alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo e una regione in lotta per avere più democrazia. Il progetto, denominato Desertec, è visionario: l’idea è realizzare una rete di minicentrali, distribuite lungo tutto il Nordafrica, che utilizzano la tecnologia del solare termodinamico, il cui padre è un altro scienziato italiano, Carlo Rubbia. Energia pulita, che consentirà di abbattere le emissioni di gas serra, in prospettiva di un nuovo accordo sul clima, dopo la scadenza, a fine anno, del protocollo di Kyoto, i cui risultati finora sono apparsi piuttosto modesti.

    Si partirà nel 2014, grazie a un’intesa tra la Tunisia del dopo Ben Ali e la fondazione Desertec. Il nostro Paese sarà la porta d’accesso al Vecchio continente, attraverso un cavo sottomarino che collegherà il deserto tunisino al centro Italia, poco a nord di Roma, per poi diramarsi nel Meridione e nel resto del territorio europeo. Una costellazione di 825mila eliostati – la moderna versione degli specchi ustori di Archimede – seguirà la parabola del sole del Sahara, dove la potenza d’irradiazione è quasi tripla rispetto all’Europa centrale, riflettendo la luce e concentrandola su una cisterna, fino a portarne all’ebollizione il liquido e azionare una turbina elettrica. Parte dell’energia rubata al sole verrà utilizzata negli stessi paesi d’origine, per esempio nei dissalatori. Il resto illuminerà notte e giorno, a partire dal 2016, più di 700mila abitazioni europee, grazie a un sistema di trasmissione in corrente continua (per ridurre al minimo le dispersioni), che fornirà due Gigawatts di energia elettrica, circa il doppio della media di un impianto nucleare. “Con il nostro progetto vogliamo dimostrare che trasportare energia pulita e potenzialmente inesauribile dal cuore del deserto alle abitazioni in Europa non è fantascienza, ma una concreta opportunità – commenta Thiemo Gropp, direttore della fondazione Desertec -. Per questo auspichiamo che si percorra la stessa strada anche nelle altre zone desertiche del mondo”.

    Un’idea che potrebbe trovare terreno fertile, se si considera che, in appena sei ore, i deserti del pianeta ricevono dal sole più energia di quella consumata dall’umanità nell’arco di un intero anno. E che vede come capofila la Germania, che si appresta, dopo l’incidente di Fukushima, a chiudere le proprie centrali nucleari. Secondo l’Institute for energy della Commissione europea, basterebbe appena lo 0,3 per cento della radiazione solare assorbita dai deserti del Sahara e del Medioriente per soddisfare l’intero fabbisogno di energia dell’Europa. Il progetto Desertec, nato da un’idea del Club di Roma, si propone d’imbrigliare parte di questa risorsa finora inutilizzata.

    Lo scopo è ambizioso: assicurare, entro il 2050, una copertura del 15 per cento del fabbisogno energetico del Vecchio continente. E affrancare nel tempo l’Europa dalla cortina di ferro energetica, rappresentata dal gas russo. Per farlo, però, sarà necessario sommare il contributo del caldo sole del deserto a quello dei venti che sferzano le coste atlantiche dal Marocco al Nordeuropa. Desertec, infatti, è solo una parte di un disegno molto più ampio, quasi faraonico, che mira a creare un’unica super-rete energetica per unire due continenti, dagli specchi del Maghreb agli impianti eolici offshore dei mari del Nord. Il problema principale è rappresentato dai costi. Si parte da una stima iniziale di circa 400 miliardi di euro. Un conto salato, ma essenziale stando alle previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia in base alle quali, entro il 2030, il mondo dovrà comunque spendere più di 13mila miliardi di euro nella costruzione di nuove centrali elettriche.


    Al via il progetto Desertec: il sole della Tunisia illuminerà le case dei cittadini europei - Il Fatto Quotidiano

  2. #2
    calici amari
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    Predefinito Re: Progetto Desertec

    .

    Si dice che occorra molta acqua per farlo funzionare.
    Acqua che, forse, è nascosta sotto il Sahara.

    Sarà efficiente davvero, oppure sarà un'altra "cattedrale nel deserto"?

    .
    Ultima modifica di Regina di Coppe; 17-09-12 alle 10:19
    Corpo sano in ambiente sano.

    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  3. #3
    ascpe' mo' vengo!
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    Predefinito Re: Progetto Desertec

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .

    Si dice che occorra molta acqua per farlo funzionare.
    Acqua che, forse, è nascosta sotto il Sahara.

    Sarà efficiente davvero, oppure sarà un'altra "cattedrale nel deserto"?

    .
    Ti riferisci naturalmente al solare termodinamico, perché i pannelli fotovoltaici (che sono previsti nel progetto) non mi pare abbiano bisogno di acqua. Ma per quanto riguarda il sistema solare termodinamico, bisognerebbe distinguere due tecnologie:

    1 - solare a concentrazione che porta un fluido particolarmente capace di mantenere il calore, a temperature dell'ordine di 500/600 gradi, che verrà poi utilizzato per portare ad ebollizione dell'acqua che genererà elettricità facendo girare delle turbine. In questo caso penso sia necessaria l'acqua da portare a ebollizione, e forse l'acqua di mare non va bene, perché genererebbe incrostazioni;

    2 - solare a concentrazione che mette in moto un motore Stirling. Il motore Stirling è una invenzione dell'800, assurta di attualità proprio con questa tecnologia: in pratica si tratta di un sistema chiuso composto da uno o più pistoni che vengono spinti da un gas contenuto all'interno che, riscaldandosi mediante la concentrazione dei raggi solari, si espande e genera il movimento. In questo caso, acqua non ce n'è.

    Sia il tipo 1 che il tipo 2 fanno parte del progetto.

    Esempi di sistemi del secondo tipo sono visibili in California:



    A gennaio 2010 Tessera ha inaugurato l’impianto Maricopa Solar Plant nei pressi di Peoria in Arizona, da 1,5 MWe, costituito da 60 dischi SES tipo Suncatcher dalla potenza individuale di 25 kWe. Si tratta della più grande installazione di dish – Stirling mai realizzata e si configura come una vera a propria solar farm. I dischi impiegati presentano alcune differenze rispetto ai sistemi SES: il concentratore è realizzato per settori a simmetria circolare e il motore presenta una nuova copertura finalizzata a ridurre il rumore. Secondo Tessera l’impianto dovrebbe essere il primo di una serie di 4 da realizzarsi sia in Arizona che in Texas ciascuno con potenza superiore a 10 MWe.


    In Arizona:



    Nel corso del 2010 PowerPlay Solar ha installato a Yuma in Arizona un cluster di 30 dish – Stirling Infinia Powerdish da 3,2 kWe. L’impianto è realizzato a servizio delle strutture di produzione della GH Dairy, una della principali aziende USA di produzione di latte. Secondo i proponenti i motori, realizzati con il concorso della Tier 1, nota azienda americana fornitrice di componentistica per motori auto, dovrebbero avere un vita operativa di 25 anni.


    oppure in Spagna:



    Nel corso del 2009 Renovalia ha avviato l’installazione di un impianto della potenza dichiarata da 1 MWe con generatore dish – Stirling Infinia da 3 kWe. L’impianto è localizzato nei pressi di Villarobledo in Spagna a 700 m s.l.m. e 39 ° lat. N nella regione della Mancia.

    Ha inoltre presentato domanda di installazione in Spagna di 7 impianti per un totale di 70 MWe tutti collocati nella area di Ciudad Real e che dovrebbero progressivamente entrare in funzione tra il 2012 e il 2013. Ogni impianto da 10 MWe dovrebbe includerebbe oltre 3300 dish.



    Il Solare Termodinamico Italiano di V. Brignoli - Le tecnologie dei generatori dish - Stirling

  4. #4
    calici amari
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    Predefinito Re: Progetto Desertec

    .


    Ammesso che il progetto vada in porto... nessun dubbio che alcune multinazionali ci guadagnino molto dall'operazione, ma...

    Desertec resisterà alle tempeste di sabbia?

    E alle guerre tribali?

    Inoltre l'Italia ha rapporti complicati con il nord-Africa; e se dovesse 'chiudere i rubinetti', come ha tentato di fare la Gazprom russa?


    .
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    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  5. #5
    ascpe' mo' vengo!
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    Predefinito Re: Progetto Desertec

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .


    Ammesso che il progetto vada in porto... nessun dubbio che alcune multinazionali ci guadagnino molto dall'operazione, ma...

    Desertec resisterà alle tempeste di sabbia?

    E alle guerre tribali?

    Inoltre l'Italia ha rapporti complicati con il nord-Africa; e se dovesse 'chiudere i rubinetti', come ha tentato di fare la Gazprom russa?


    .
    Hai colto nel segno (o, come dicono i pessimisti: hai messo il dito nella piaga): un'operazione del genere richiede necessariamente l'integrazione sociale ed economica tra l'Europa e i Paesi del nord africa. Quella sorta di unione mediterranea tanto cara a Sarkozy. L'Europa dovrà necessariamente collaborare allo sviluppo economico (e quindi sociale) di quei Paesi e utilizzare quindi buona parte delll'energia prodotta, per il loro sviluppo. E' un progetto non solo economico, ma politico: due zone complementari, che traggono vantaggio da una proficua collaborazione.

    In quanto alle tempeste di sabbia, non saprei. Ma il deserto in quelle zone non è fatto escusivamente di sabbia.
    Ultima modifica di Roberto il Guiscardo; 23-09-12 alle 12:02

 

 

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