“Due tumori in più all’anno sono una minchiata”
di Francesco Casula
Taranto
Due casi di tumore in più all'anno… una minchiata”. Fabio Riva non ha mezzi termini: due vite spezzate dal cancro sono un “minchiata” di fronte ai profitti e alla produzione dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Ma come ha fatto l’Ilva ha nascondere il disastro ambientale prodotto in questi anni? Questo era il compito fondamentale di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva in carcere da ieri mattina, che attraverso il suo cellulare muoveva i fili del sistema. Riceveva informazioni riservate e predisponeva le contromeosse per “tenere tutto sotto coperta”. Politici, sindacalisti, giornalisti: Archinà chiamava tutti e tutti chiamavano Archinà. Nel provvedimento di 531 pagine firmato dal gip Patrizia Todisco, il “sistema Archinà” emerge in tutta la sua forza e capacità di penetrazione. C’è il sindaco Ippazio Stefàno che in piena emergenza benzo(a)pirene chiama l’ex consulente Ilva per chiedere “come dobbiamo muoverci noi” ed emana un’ordinanza che per il gip è “esattamente il frutto della mediazione” che gli permette di “salvare la propria immagine politica” e “nel contempo per non inimicarsi la grande industria”. Chiama anche il presidente della provincia Gianni Florido, i consiglieri regionali di centro sinistra Donato Pentassuglia e Alfredo Cervellera e il deputato Pd Ludovico Vico. In una mail intercettati dalle fiamme gialle, guidate dal capitano Giuseppe Di-noi, il responsabile Ilva formula una “proposta di modifica dell’art. 674 del c.p. di cui si fa promotore l’on. Ludovico Vico” per derubricare la pena a semplice sanzione amministrativa. Depenalizzare, insomma, l’unico articolo del codice penale per il quale l’Ilva è puntualmente condannata.
Ogni sistema che si rispetti ha le sue talpe. Archinà contava sull’ispettore Aldo De Michele della Digos di Taranto che per ottenere il rinnovo di alcuni contratti di operai amici lo informa di ogni singolo avvenimento che potrebbe interessare l’Ilva anche dell’incontro riservato avvenuto nella Questura di Taranto tra il procuratore Franco Sebastio e il direttore generale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato, eterno nemico dell’azienda dei Riva.
Rapporti insomma che come scrive il gip Todisco sono “abilmente e utilmente intessuti al fine di condizionare pesantemente, orientandone l’azione a proprio favore, le agenzie e gli organismi chiamati ad esercitare, a vario titolo e per il proprio ruolo, funzioni di controllo critico nei confronti di una realtà industriale dal fortissimo e notorio impatto inquinante sul territorio”. Nel sistema Archinà non mancano i giornalisti. A Michele Mascellaro, direttore di Taranto sera, Archinà “esprime apprezzamento – scrive il giudice – per la campagna di stampa ed il direttore risponde in un modo che bene illustra i rapporti tra i due: dice infatti ‘….che mi tieni a fare a me?’. Mascellaro attesta dunque – prosegue il gip Todisco – con le sue stesse parole, di concepire la sua professione come attività al servizio degli interessi di Archinà – e quindi dell’Il-va”.
Non sfuggono nemmeno i consulenti della procura di Taranto che indagano sullo stabilimento. Come il professore Lorenzo Liberti, finito ieri ai domiciliari per aver intascato secondo l’accusa una tangente da 10mila euro. L’indagine, però, non è chiusa.
Ieri sono finiti in carcere, oltre ad Archinà, anche Luigi Capo-grosso, ex direttore dello stabilimento e Fabio Riva che si è reso irreperibile, agli arresti domiciliari l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva presto potrebbe portare a risultati ancor più clamorosi. L’elenco degli indagati, tra i quali figura anche Bruno Ferrante, presidente di Ilva, è lungo. Gli avvisi di garanzia potrebbero arrivare nei prossimi giorni anche a coloro che in questi anni avrebbero dovuto controllare gli impegni assunti dall’Ilva e potrebbero continuare a delineare come e perché “l’ambiente svenduto” portato alla luce dall’indagine della Guardia di finanza abbia trasformato Taranto nella città che occupa il più basso gradino nella classificia di vivibilità in Italia, secondo il Sole24Ore.