Certo che mi è balenato, questa discussione l'ho cominciata io perchè non trovaro gli elementi tecnici di riscontro ai provvedimenti giudiziari, gli unici che potevano legittimarli.
Invece ho trovato che le emissioni erano in regola, e un sacco di chiacchiere sulle "emissioni fuggitive" (che rientrano comunque nel totale delle emissioni dello stabilimento che possono essere misurate fuori dai recinti, e che quindi sono in regola)
E vi ho dato, mesi prima che facessero la conferenza stampa che ho linkato, gli elementi di riscontro per concludere che l'azione della magistratura "non è" per far cessare emissioni fuori legge (è ovvio quando la stessa magistratura ammette che sono "nella legge")
E' chiaro che quando si avvia un disastro del genere (vedi sotto) nonostante la più grande acciaieria di europa sia "nella legge" ci sono altri motivi per proseguirla contrapponendosi ai provvedimenti del Governo e minacciando ieri di aprire un conflitto costituzionale.
Sull'ipotesi tedesca posso aggiungere che finora tutto lo smantellamento della siderurgia italiana è finito in mani tedesche. A Torino l'impianto è stato lasciato decadere fino a causare l'incidente con la morte dei sette operai. La Terni è stata venduta al gruppo Tyssen tedesco (che mi sembra ora se ne sia liberato vendendolo agli indiani, i quali ripeteranno lo stesso gioco a favore dei loro impianti di produzione in India). Il treno di laminazione di Bagnoli, costato mille miliardi di lire e mai entrato in funzione, è stato venduto a peso di ferrovecchio alla Cina (ed ora produce in Cina) proprio in un programma di dismissione della siderurgia europea in omaggio ai modelli della globalizzazione (e Bagnoli è rimasto un cimitero inquinato, come accadrà a Taranto)
Più che dirlo e dimostrarlo coi numeri e le leggi, che possiamo fare? Ci rivolgiamo ai giudici?
Hai sentito qualche politico prendere posizione e farne elemento della campagna elettorale?
I posti a rischio, secondo l’Ilva, sarebbero dunque 2.600 solo a Taranto. Questi, ammonisce il gruppo Riva, “si andrebbero ad aggiungere a quelli impiegati negli stabilimenti di Novi Ligure, Genova, Racconigi e Salerno, dell’Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia nonché tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino Milano e Padova, nonché gli impianti marittimi di Marghera e Genova”.





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