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"Bad karma"






Proprio ieri notte a Fuori Orario c'era un film-documentario su Valery Polyakov, astronauta russo detentore del record di permanenza nello spazio (679 giorni in due viaggi uno da 240 e l'altro da 439 gg) denominato appunto "Il cosmonauta Polyakov".
Beh il documentario, (probabile unico spettatore , io) in russo con sottotitoli, è fondamentalmente proprio il racconto di Polyakov del sogno sovietico di raggiungere Marte, studiando gli effetti della permanenza a lungo termine di un uomo nello spazio.
Dal punto di vista cinematografico è inguardabile, peggio della Potiomkin, ma il racconto di Polyakov ha degli spunti interessantissimi e un sacco di curiosità su cosa succede davvero ad un uomo nello spazio, visto anche che era ricercatore e ufficiale medico a bordo della MIR
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I muscoli si atrofizzano, le ossa divengono fragili come il vetro e dopo un po' rischi di andare fuori di melone per la solitudine.


Non solo.
A parte questi, che sono proprio risultati delle ricerche mediche sulla MIR, è interessantissima la parte relativa ai correttivi che sono stati presi (il mulino e le tute "pinguino" resistenti per rafforzare i muscoli) ma anche la parte relativa alla circolazione sanguigna e alla esposizione alle radiazioni.
Quest'ultima era poi davvero particolare, con il racconto dei "lampi" agli occhi per l'esposizione ai protoni, e le evidenze che la vista degli astronauti diventava acutissima grazie al fatto che senza gravità il globo oculare restava perfettamente sferico.
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La permanenza nello spazio provoca danni all'organismo simili a quelli della disabilità motoria e della vecchiaia inattiva
Arsenio Veicsteinas
Direttore del Centro di Medicina dello Sport,
Fondazione Don Gnocchi
Direttore della Cattedra di Fisiologia Umana,
Facoltà di Scienze Motorie, Università degli Studi di Milano
Le esperienze ormai accumulatesi di permanenza di mesi nello spazio e le previsioni di voli interplanetari della durata di alcuni anni nel prossimo futuro, pongono alla fisiologia umana e alla medicina dell'esercizio fisico una serie di pesanti e difficili interrogativi. Dalla capacità del Fisiologo e del Medico dello Sport di rispondere in modo adeguato alle esigenze dell'astronauta, dipenderà il mantenimento nella navicella spaziale di condizioni fisiche accettabili, anche dopo anni di permanenza nello spazio, e un pronto riadeguamento alle caratteristiche terrestri al momento del rientro.
Durante la permanenza nello spazio l'organismo va incontro a tali e tante alterazioni - simili peraltro a quelle cui va incontro l'anziano, il disabile, il soggetto che rimane lungamente allettato - che il rientro a terra richiede una notevole capacità di riadattamento alla forza di gravità e un lungo periodo di riabilitazione. In questa breve rassegna si esamineranno alcune di queste alterazioni, unitamente alle contromisure, una sorta di "riabilitazione preventiva", che devono essere adottate durante il periodo di assenza di gravità, nel tentativo di rendere meno dannosa la permanenza nel cosmo. La ricerca medica nello spazio forse produrrà insegnamenti che saranno anche utilizzabili sulla terra nel settore della riabilitazione.
Effetti della mancanza della forza di gravità
La forza di gravità alla quale sono sottoposti sulla terra gli esseri viventi e non, regola in modo determinante la funzionalità di tutti gli apparati del nostro organismo. Il funzionamento del sistema cardiocircolatorio e respiratorio, la distribuzione dei liquidi corporei nei vari tessuti e nei vasi sanguigni, la struttura dell'osso e la sua possibilità di mantenerne elevato il contenuto minerale, la composizione del muscolo, il complesso controllo dei movimenti corporei, risultato dell'integrazione di stimoli provenienti da recettori situati alla periferia e nel vestibolo, tutto ciò é stato per millenni condizionato dalla forza di gravità. Pertanto, la permanenza per periodi più o meno lunghi nello spazio, in condizioni di assenza di gravità, provoca una serie di squilibri, ad un organismo perfettamente adattato alla gravità terrestre.
Osso e metabolismo minerale. Sulla terra l'osso é costantemente sottoposto a processi di decalcificazione e ricalcificazione, regolati da numerosi fattori, tra cui, essenziale la contrazione muscolare, l'esercizio fisico. Il mantenimento della stazione eretta sulla terra dipende da continue contrazioni dei muscoli che impediscono al corpo di cadere in avanti. Tali muscoli sono per questo chiamati antigravitari (muscoli della colonna vertebrale, della parte anteriore della coscia e posteriore della gamba.). Le continue contrazioni muscolari, del tutto inavvertite, necessarie alla stazione eretta, provocano continue sollecitazioni sull'osso, sollecitazioni che rappresentano lo stimolo alla deposizione di calcio. L'attività fisica, poi, più o meno accentuata e intensa, della quotidiana vita di relazione, rappresentano un secondo stimolo fondamentale. Nello spazio, non esistendo la stazione eretta, così come nella lunga permanenza a letto, o in condizioni di scarso movimento fisico, (anziani, disabili, ecc.), l'osso perde la sua capacità di rigenerarsi, e la decalcificazione (osteoporosi) prevale sulla deposizione di minerali di calcio. Al rientro dallo spazio sono necessari mesi perché il contenuto minerale osseo possa recuperare appieno, e non é affatto certo che ciò possa avvenire dopo una permanenza di qualche anno nello spazio.
Muscolo. La contrazione muscolare, lo sforzo fisico, l'esercizio, il movimento contro resistenza, le stesse continue contrazioni per mantenere la stazione eretta sono i mezzi che permettono al muscolo di mantenersi efficiente. Un aumento dell'attività fisica, del carico abituale cui il muscolo é sottoposto, rappresenta lo stimolo ad aumentarne il volume (ipertrofia muscolare). Nello spazio, l'assenza di gravità non richiede il mantenimento della posizione eretta e la contrazione muscolare avviene, se non in condizioni particolari e in rari momenti, con uno sforzo minimo. Ciò comporta una riduzione della massa muscolare del 20-30% già dopo poche settimane di permanenza in quota, così come la massa muscolare tende a ridursi sulla terra con l'avanzare dell'età, con la sedentarietà e con la disabilità di qualunque tipo. Alla riduzione della massa muscolare si associa una perdita di forza e soprattutto di forza esplosiva (massima potenza muscolare), che richiede una fine coordinazione dell'attivazione di più muscoli. Dopo un anno di permanenza nello spazio la riduzione della forza e della potenza muscolare arriva fino al 40-60% del valore prevolo. Il tempo di recupero, al ritorno sulla terra, pare sia tanto più lungo quanto maggiore é stata la durata del volo. Recenti studi indicano che dopo 450 giorni di volo spaziale, pur essendo gli astronauti perfettamente sani e in piena forma fisica, é necessario un periodo anche di un anno per il completo recupero. Ed é ancora incerto cosa succederà nei voli pluriennali.
Cuore e circolazione. Nell'uomo in piedi sulla terra, la forza di gravità sposta una considerevole massa di sangue negli arti inferiori. Nello spazio vi é tendenza ad accumulare massa sanguigna nei grossi vasi del torace. Tale situazione, a causa di un meccanismo riflesso innato, provoca un abbondante aumento della diuresi per alcuni giorni, e di conseguenza una diminuzione di massa sanguigna, che si assesta successivamente su valori inferiore del 10-20% rispetto a quanto si riscontra sulla terra. Ciò tuttavia non causa alcun danno all'organismo. E per quanto si conosce su un argomento piuttosto complesso e di difficile valutazione in volo, cuore e circolo paiono adattarsi rapidamente alla nuova condizione di agravità, solo una decina di giorni. In effetti, nel sistema circolatorio le pressioni sono le stesse che sulla terra, la frequenza cardiaca rimane sostanzialmente eguale, e il lavoro del muscolo cardiaco, contrariamente ad altri muscoli, é invariato. Il problema insorge al rientro sulla terra. Nei primissimi giorni il mantenimento della stazione eretta é ostacolato da quel fenomeno che é chiamato "ipotensione ortostatica", tipico anche delle persone anziane sedentarie e di certe disabilità. L'alzarsi di colpo in piedi, sulla terra, fa sì che il sangue si sposti in quantità significativa negli arti inferiori. Viene improvvisamente ridotta, di conseguenza, la quantità di sangue spinta verso il cervello, cui segue, dopo pochi minuti sempre di stazione eretta, un senso di svenimento che costringe ad assumere nuovamente la posizione orizzontale. Tale fenomeno si riduce gradualmente e sparisce nell'astronauta dopo una decina di giorni.
Conclusione
Come l'uomo si adatta alla vita nel deserto, al freddo polare, all'alta montagna, così due o tre mesi di permanenza nello spazio sembrano provocare una sorta di adattamento alla nuova condizione di vita in assenza di gravità. L'adattamento si manifesta con un pesante rimaneggiamento anatomico e funzionale dell'osso e del muscolo, unito ad un cambiamento della funzionalità cardiocircolatoria. Interessante e significativo, é che non paiono esservi cambiamenti del quadro endocrino e la gestazione pare procedere normalmente, almeno nel topo.
Al rientro a terra tali adattamenti impediscono un pronto recupero ad una attività quotidiana in presenza di forza di gravità. Per ovviare a tali inconvenienti e sulla base del fatto che voli di durata pluriennale potrebbero provocare danni irreparabili, sono state studiate e suggerite contromisure durante la permanenza nello spazio.
Tali contromisure consistono essenzialmente nel garantire agli astronauti, mediante opportuni attrezzi, con e senza pesi, una attività fisica intensa per qualche ora al giorno. Studi preliminari sembrerebbero indicare essere questa la via giusta, così come l'esercizio fisico continuativo e adeguato al singolo soggetto é la via giusta per combattere l'osteoporosi, la perdita di forza e l'ipertensione ortostatica, tutte realtà tipiche dell'anziano sedentario e del disabile. Pesanti allenamenti fisici prevolo, età giovanile, genere maschile o femminile, non sembrano giocare quel ruolo determinante che si ipotizzava venti anni fa. Il cosmo sembra potenzialmente essere aperto a tutti noi.
La permanenza nello spazio provoca danni all'organismo


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Una delle soluzioni proposte era quella di inviare un vettore in rotazione che simulasse la gravità, evidando la degenerazione muscolare. E la predisposizione di un piccolo solarium (opportunamente schermato) per ovviare ai problemi relativi alle osse.
"Bad karma"


[QUOTE=Alex il Rosso;315111][I]La permanenza nello spazio provoca danni all'organismo simili a quelli della disabilità motoria e della vecchiaia inattiva
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