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Popolare
(Lo condivido solo a tratti, ma credo sia un buono spunto di riflessione)
La rivista Il Timone ci regala il settalogo dei cattoprotestanti, nuova specie che si aggira nell'ambiente cattolico. Purtroppo è tutto vero, e lo notiamo sempre più spesso dato che la triade massona (La Stampa, Repubblica e Corriere della Sera) dà loro sempre più voce.
Vi prego, leggete, e noterete quanto sia vero.
1. L'importante è dialogare: meglio evitare divisioni che dire la
verità.
Il cattolico "dialogante" ritiene che affermare delle verità
oggettive, insegnate dalla Chiesa e confermate dalla ragione umana,
sia un atto di prevaricazione, frutto di preconcetti e di posizioni
pregiudiziali. La Chiesa deve scendere dalla sua scomoda cattedra,
per lasciare il suo posto ai non credenti, che assumono il compito
di insegnare la (loro) verità ai cattolici, che brancolano nel buio.
Questo tipo umano sogna un Papa che si affacci dalla sua finestra
solo per benedire e salutare in molte lingue. Ma che sia muto ogni
volta che ci sia da affermare verità scomode e impopolari sulla
dottrina della fede e della morale.
L'importante è evitare affermazioni apodittiche. E siccome i dieci
comandamenti sono quanto di più apodittico si possa immaginare, ecco
che si propone di ritirare dal mercato il decalogo, almeno nelle sue
prescrizioni più contestate.
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2. La verità forse esiste, ma l'uomo non può conoscerla.
Per questo cattolico, la Chiesa non può dirimere sempre ogni
controversia morale, perché esistono delle "zone grigie", delle aree
nebbiose dove la verità non si distingue, e dove la cosa migliore è
aprire un dibattito. Quali sono queste zone grigie?
Quelle nelle quali si manifesta una diversità di opinioni nella
società. Dunque, in una società pluralista e relativista, tutta la
vita morale può
diventare una sconfinata "zona grigia", riducendo l'autorità della
Chiesa al silenzio praticamente su tutto. Saranno da evitare in
particolare pronunciamenti su divorzio, aborto, fecondazione
artificiale, eutanasia.
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3. La verità è un prodotto del dialogo.
Per questo genere di cattolici, la verità non preesiste alla
discussione. Non è una realtà che c'è, e che l'uomo ha il compito di
scoprire con l'auto della Chiesa. No: la verità si rinnova
continuamente, grazie alla dialettica: le "parti" esprimono
rispettosamente delle posizioni, e così si raggiunge un punto di
mediazioni (provvisorio) che costituisce la verità accettabile da
tutti in quel momento. Se, ad esempio, uno dice che l'aborto è
lecito, e un altro dice che non è lecito, la verità prodotta sarà
che l'aborto è un po' lecito: si può fare in certi casi.
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4. Anche se sei ignorante, dialoga lo stesso.
Per discutere, è buona regola sapere ciò di cui si parla. Ma la foga
di dialogare è così forte, in alcuni cattolici, che si va al
confronto senza essere
preparati. Il tuo interlocutore dice, ad esempio, che l'ootide non è
un essere umano? Prendi subito per buona questa solenne corbelleria.
Mentre dovresti
sapere che dal primo momento della fecondazione in poi il nuovo
organismo vivente anche con due pronuclei, cioè allo stadio di
ootide) è caratterizzato da uno sviluppo coordinato, continuo e
graduale, che permette di qualificarlo appunto come individuo
(umano) e come vivo (A. Serra e R. Colombo, Identità e statuto
dell'embrione umano: il contributo della biologia in Pontificia
Accademia Pro Vita, Identità e statuto dell'embrione umano, Libreria
Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998).
All'ignoranza scientifica si accompagna talvolta un'imbarazzante
impreparazione morale: potrà così accadere che si giustifichi
l'aborto facendo leva sul principio della legittima difesa; tesi
assurda, che implicherebbe attribuire al concepito il ruolo
di "ingiusto aggressore"!
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5. Bisogna inventare un "cattolicesimo sostenibile".
Il cattolicesimo oggi è diventato impresentabile di fronte alla
modernità: bisogna aggiornarne gli elementi più scomodi per renderlo
sostenibile, un po' come affermano gli ambientalisti di fronte allo
sviluppo. La prima regola per questo lifting è astenersi dal
giudicare frettolosamente: meglio discutere serenamente per non
creare inutili divisioni, e far derivare le regole da ciò che i più
pensano e fanno.
La sociologia sostituisce la riflessione morale e soppianta la legge
naturale. La prassi genera la norma. Per cui, se la gente chiede la
fecondazione artificiale, noi gliela dobbiamo dare.
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6. Il male non si combatte: si regolamenta.
Secondo questo falso cattolicesimo, si può anche riconoscere che una
certa condotta sia cattiva. Ma - in base al principio assoluto che
si deve dialogare con tutti - bisogna in un certo senso dialogare
anche con il male. E scendere a patti con esso. Quindi, le leggi
dello Stato non vieteranno l'aborto. Se lo facessero, si creerebbero
inutili divisioni.
Meglio regolamentare il fenomeno. Così, il male non consiste più
nell'atto dell'uccidere il concepito. Il male è l'aborto clandestino
(che minaccia la vita delle donne) mentre l'aborto legale
diventa "buono", perché fatto secondo le norme dello Stato.
Verranno uccisi molti innocenti, è vero; ma sarà salva la pace
sociale e il dialogo permanente con tutti i sopravvissuti.
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7. Chi compie il male va capito e giustificato.
La Chiesa insegna una dottrina esigente e offre insieme un perdono
senza limiti da parte di Dio. Invece, per il cattolico del dissenso
(dal Papa) il perdono sostituisce la dottrina.
Siccome chi commette un male può agire in circostanze molto
difficili, allora occorre sospendere il giudizio sulla sua condotta,
ed evitare ogni condanna.
Questo approccio non ha solo valenze morali - potremmo dire "da
confessionale" - ma pretende di avere conseguenze giuridiche e
politiche. Esempio: una donna abortisce. Peccato, ma poiché ha
vissuto un
dramma, come può la società prevedere una pena, anche lieve, per la
sua condotta? E ancora: un uomo elimina con l'eutanasia sua moglie.
Non è bello. Però, vista sua sofferenza, quale giudice potrà
dichiararlo colpevole? Questo criterio potrà essere applicato ad
altre infinite "zone grigie": un uomo scopre che la moglie lo
tradisce, e la uccide. Ma in quest'ultimo caso, il cattolico
politicamente corretto si dichiarerà inflessibile e per nulla
comprensivo,
nonostante le "terribili circostanze" in cui il delitto è avvenuto.
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Come si vede, QUELLO CHE ALLA FINE CI RESTA IN MANO E' SOLTANTO UN
PALLIDO RICORDO DEL CATTOLICESIMO. UN CORPO FREDDO E MORTO, CHE HA
PERSO PER STRADA L'AMORE PER LA VERITA' E LA CERTEZZA DELLA PRESENZA
VIVA E REALE DI CRISTO IN MEZZO ALLA CHIESA. UN CATTOLICESIMO SENZA
CROCE E SENZA TESTIMONIANZA, IN FUGA DI FRONTE AL MARTIRIO
QUOTIDIANO DELL'INCOMPRENSIONE DEL MONDO.
NON RIMANE CHE AIUTARE QUESTI FRATELLI CON L'APOSTOLATO DELLA
VERITA'. E PREGARE PER LORO, PERCHE' GRANDE E' IL PERICOLO CHE
RAPPRESENTANO PER LA SALVEZZA DI MOLTE ANIME. A COMINCIARE DALLA
LORO.>
[Tratto da "Il timone" n° 54 giugno 2006]