Leggendo il forum (non solo la sezione DR) sembra che una quantità notevole delle discussioni, nel fondo, fanno riferimento ad una sola, unica discussione: la problematica identità italiana.
Questa problematica si esprime in generale nell'odio verso il meridione. C'è chi fa di quest'odio la sua bandiera, chi invece odia più discretamente, facendo cattiva ironia per esempio.
Poi c'è anche l'odio di ritorno, del Sud verso Nord, ma mi pare più una reazione al primo.
Quindi in generale, se il forum fosse la rappresentanza dell'intera nazione, si potrebbe dire che essere "italiano" significa "odiare altri italiani" o "essere odiato da altri italiani".
Da questo si capisce che l'Italia, nella sua storia, non ha saputo darsi un mito nazionale - al contrario per esempio della Francia, che anche lei comprende piccole nazioni diverse tra di loro. Il fascismo ci aveva provato, forse se durava ancora un altro ventennio ci arrivava pure, comunque fatto è che oggi, nel 2012, questo mito non c'è.
Ma se non c'è il mito unitario, non vuol dire che non c'è nessun mito.
Io credo che, anche se non sempre in modo esplicito e forse neanche cosciente, nell'odio dominante - cioè quello verso il Sud - si esprime il "mito del Nord", prodotto dalla teoria razzista storica, nata in Francia e "praticata" poi in Germania, dopo una diffusione in tutto il mondo anglo-sassone.
Il fatto che è un mito d'importazione, che l'Italia del Nord non ha creato in modo autonomo un proprio mito anti-unitario, lascia però chiaramente intuire un altro problema. Infatti il mito del Nord, se da un lato serve l'interesse di chi si trova "al nord" relativemente, da un altro lato comporta anche un implicita condanna di chi relativemente si trova pur sempre "al sud" rispetto al Nord di cui il mito proclama la superiorità - cioè il Nord nordico dei Germani.
Si vede dunque che anche nel suo tentativo di riscatto simbolico, il nord-Italia - vale a dire la parte migliore della nazione sotto tanti aspetti, a cominciare dall'economia - dimostra ancora, malgrado tutto, la sua soggezione verso le potenze (in questo caso, simboliche) estere.
Nulla da fare, l'Italia era e resta non tanto un paese povero che un povero paese.




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