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    Predefinito Intervista a Claudio Mutti

    Oltre il nazionalismo. Intervista a Claudio Mutti | Azione Tradizionale


    Oltre il nazionalismo. Intervista a Claudio Mutti
















    1




    Superate perché obsolete le categorie novecentesche, nel nuovo millennio andrebbe costituito «un bipolarismo autentico», con «una forza politica schierata a difesa della sovranità europea e capace di inserirsi in un panorama internazionale», in costante divenire: questa è la lettura dell’attualità politica italiana del professor Claudio Mutti, direttore della rivista di geopolitica Eurasia, saggista autore di pubblicazioni su Mircea Eliade, Emil Cioran, René Guénon e Julius Evola, nonché animatore delle Edizioni all’insegna del Veltro di Parma. Scrittore esperto di storia, letteratura e lingue dei Paesi est europei, è convinto che per la destra politica non sarà facile ricostituire un contenitore partitico di idee conservatrici ed economicamente sociali, e per questo indica come modello di distinzione rispetto all’omologazione liberaldemocratica l’esperienza del premier ungherese Viktor Orban.

    Professor Mutti, è ormai impossibile interpretare il quadro politico italiano senza collegarlo agli equilibri continentali e globali. Dopo la parentesi del governo guidato dal tecnocrate Mario Monti, cosa si profila all’orizzonte nazionale? Resterà in piedi il sistema bipolare che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni?

    «Il bipolarismo dell’ultimo ventennio italiano è tutto sommato formale, poiché costituisce essenzialmente la proiezione locale della coppia elettorale statunitense: l’Asino democratico e l’Elefantino repubblicano, due simboli che non a caso qualcuno avrebbe voluto introdurre anche nell’iconografia partitica della colonia Italy. Si potrebbe parlare di un bipolarismo autentico, soltanto se in Italia e in Europa prendesse forma, in alternativa al “partito americano” e alle sue correnti interne di sinistra e di destra, una forza politica schierata a difesa della sovranità europea e capace di inserirsi in un panorama internazionale ormai segnato dalla crisi dell’unipolarismo statunitense e dall’emergere di nuovi soggetti continentali.»

    La sorte della politica italiana non è molto dissimile da quella dei governi spagnoli e francesi, commissariati da Germania e «BCE». C’è spazio per un progressivo recupero della sovranità nazionale e per esecutivi che tendano a rappresentare con maggior forza le ragioni del proprio popolo rispetto ai «diktat» che derivano da accordi internazionali?

    «La sovranità italiana, che è inseparabile da quella tedesca ed europea, può essere recuperata soltanto ricacciando l’occupante statunitense oltre l’oceano dal quale è arrivato una settantina d’anni fa. Soltanto un’Europa sovrana, unificata secondo un modello imperiale, potrà equilibrare gli interessi nazionali e subordinare le direttive economici al bene comune, impedendo qualsiasi commissariamento da parte di forze particolari. La via da percorrere, a mio parere, non è quella del pollaio nazionalistico, ma quella della liberazione dell’Europa, in sinergia con i grandi Stati eurasiatici che si oppongono all’unipolarismo americano.»

    I partiti italiani sono fortemente delegittimati tra polemiche anticasta, corruzione e progressivo arretramento delle facoltà di intervento. È possibile immaginare il sorgere di un movimento di destra sovranista? Cresceranno le forze populiste, nello Stivale raccolte soprattutto nell’asse Grillo-Di Pietro?

    «Mi permetta una puntualizzazione che non è puramente lessicale: il sistema che in Italia si esprime nelle mafie partitiche non è “delegittimato”, perché legittimo non lo è stato mai, in quanto è stato imposto dall’occupante straniero; è stato soltanto un sistema legale. Adesso questo sistema ha perso ogni credibilità, per cui teoricamente dovrebbe esistere lo spazio per un movimento“sovranista” (tutto da definire). Ma un movimento del genere non può essere di destra né di sinistra, poiché in Italia sia la destra sia la sinistra hanno espresso, nel periodo democratico, interessi antinazionali ed antieuropei. Entrambe, infatti, hanno collaborato con l’occupante straniero, prima approvando l’adesione italiana all’Alleanza Atlantica e alla NATO e poi sostenendo le “operazioni di polizia” e le “operazioni di pace” volute da Washington. La crescita dell’area populista, qualora sottratta all’egemonia di buffoni e di agenti della CIA, porterebbe un contributo positivo alla formazione di un movimento popolare “sovranista”.»

    Come giudica il percorso del «Popolo della Libertà»? C’è spazio per la formazione di un soggetto politico rilevante a destra dell’attuale «Pdl», con posizioni sociali in economia e conservatrici sul piano dei contenuti?

    «Le forze di destra italiane, che nel dopoguerra sono state contigue al Partito Liberale e al cattolicesimo liberale, hanno logicamente finito per dissolversi in una coalizione, quella berlusconiana, che si proponeva la “rivoluzione liberale”. Data questa sua evoluzione storica, la destra italiana stenterà parecchio a generare un soggetto politico caratterizzato da posizioni sociali in economia e da un orientamento conservatore sul piano dei contenuti etici. Ciò infatti comporterebbe un deciso rifiuto della cultura politica liberale, che è liberista per quanto riguarda l’economia e libertina per quanto riguarda i costumi.»

    La caduta del governo Berlusconi, oltre ad una debolezza parlamentare frutto delle scissioni maturate nella legislatura, è stata fortemente influenzata da pressioni di istituzioni sovranazionali. La politica estera berlusconiana, però, era apparsa volta a ristabilire un ruolo da attore per l’Italia nel «Grande Gioco» geopolitico. Che cosa resta di questa esperienza? Chi potrebbe proseguire la politica di attenzione proposta verso la Russia e verso il Medio Oriente?

    «Come Craxi è stato punito per l’affronto di Sigonella e per la sua eccessiva libertà nella politica mediterranea, così Berlusconi è stato liquidato a causa della sua disinvolta diplomazia personale, che, prima della pugnalata alle spalle inferta controvoglia a Gheddafi, aveva fruttato all’Italia relazioni amichevoli con Tripoli, oltre a fruttare accordi privilegiati con Mosca e, nonostante tutto, una crescita dell’interscambio commerciale con l’Iran. Col golpe di Napolitano l’Italia è stata richiamata al rispetto assoluto della sua condizione coloniale: il governo della Goldman Sachs, in cui gli Esteri e la Difesa sono presidiati da estremisti made in USA, esclude per il momento ogni tentativo di riprendere il filo di una politica conforme agli interessi italiani ed europei.»

    Ci sono nello scacchiere internazionale «leader» o esperienze politiche che potrebbero essere modello per una rinascita della politica come soggetto autonomo in Italia?

    «Cito solo alcuni nomi esemplari, in ordine puramente alfabetico: Ahmadinejad, Chavez, Correa, Lukashenko, Morales, Nazarbayev, Putin. Ma sarebbe irrealistico pensare che questi capi di Stato e di governo possano rappresentare un modello per il nostro disgraziato Paese. Sarebbe già sufficiente se l’Italia potesse prendere a modello l’esperienza politica ungherese. Ma nella classe politica italiana non si riesce a vedere nessuno che abbia gli attributi di Viktor Orban.»

    Recentemente c’è stata una polemica tutta tendenziosa sulla messa in scena dell’«Ifigenia in Aulide» di Mircea Eliade nel Teatro Stabile di Catania: l’opera era stata da lei tradotta, ma dopo forti polemiche con gli eredi del filosofo rumeno, la versione italiana porta la firma di un altro traduttore. Quanta faziosità persiste nel mondo culturale europeo?

    «L’erede di Mircea Eliade, suo nipote Sorin Alexandrescu, ha posto come condizione irrinunciabile per la concessione dei diritti che la rappresentazione dell’opera non si avvalesse della mia traduzione, pubblicata due anni fa dalle Edizioni all’insegna del Veltro. Il motivo di questo aut-aut dell’erede di Eliade è dovuto ad un puro e semplice pregiudizio ideologico. Infatti Sorin Alexandrescu, già fondatore di un comitato per i “diritti umani”, ritiene che oggi, “grazie al trionfo mondiale del liberalismo, noi comprendiamo più facilmente quello che molti intellettuali e cittadini non potevano comprendere allora [cioè nel periodo interbellico], ossia che la società liberale è la società meno imperfetta”. Ora, siccome lo zio non ebbe la possibilità di comprendere quello che invece è stato compreso dal nipote, quest’ultimo si trova in grande imbarazzo allorché il nome di Eliade viene associato alla cultura del tradizionalismo o, peggio ancora, al movimento legionario; perciò si sforza di dissociare Eliade da tutto ciò che è culturalmente e politicamente scorretto. Ai suoi occhi io ho commesso la grave colpa di pubblicare in più lingue alcuni studi che sine ira et studio documentano le liaisons dangereuses di Eliade sia col tradizionalismo (Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri. La fortuna di Guénon tra i Romeni) sia con il legionarismo (Mircea Eliade e la Guardia di Ferro e Le penne dell’Arcangelo). Di qui il diktat di Sorin Alexandrescu al regista italiano.»

    La religione musulmana è la seconda per numero di praticanti in Italia, ma resta forte il pregiudizio nei confronti di questi italiani e degli immigrati che si riconoscono nell’Islam. Come procede il dialogo tra le comunità islamiche e il governo?

    «Sembra che il governo italiano selezioni i suoi interlocutori musulmani sulla base del loro orientamento politico e non della loro rappresentatività. Sono stati chiamati a far parte della Consulta Islamica presso il Ministero dell’Interno, infatti, dirigenti di “comunità religiose” che, pur raggruppando una ventina d’individui al massimo, presentano però credenziali di lealismo atlantico, in quanto hanno partecipato a programmi di scambi culturali del Dipartimento di Stato USA per dirigenti musulmani europei; o, comunque, sono stati “accuratamente analizzati e approvati”(carefully verified) da un ufficio dell’ambasciata statunitense denominato “Islamic Outreach”.»

    Quali autori possono aiutare i lettori de «Il Borghese» a orientarsi nel nuovo millennio?

    «Quelli che hanno diagnosticato lo scatenamento delle forze titaniche, come Guénon e Junger; ma anche quelli che, come Esiodo ed Eschilo, hanno evocato l’inevitabile sconfitta dei titani e la vittoria di Zeus.»

    a cura di MICHELE DE FEUDIS (Il Borghese, Ottobre 2012)
    Venne Costanzo a intervistarmi per il Corriere della sera. Dopo due ore di conversazione mi chiese: lei cosa voleva fare da piccolo. E io: il burattinaio. Meglio fare il burattinaio che il burattino, non le pare?

  2. #2
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Mah.

  3. #3
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Che sarebbe il bipolarismo autentico? Ammesso che sia davvero un virgolettato.

  4. #4
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Citazione Originariamente Scritto da Claudio Mutti Visualizza Messaggio
    «Come Craxi è stato punito per l’affronto di Sigonella e per la sua eccessiva libertà nella politica mediterranea, così Berlusconi è stato liquidato a causa della sua disinvolta diplomazia personale, che, prima della pugnalata alle spalle inferta controvoglia a Gheddafi, aveva fruttato all’Italia relazioni amichevoli con Tripoli, oltre a fruttare accordi privilegiati con Mosca e, nonostante tutto, una crescita dell’interscambio commerciale con l’Iran. Col golpe di Napolitano l’Italia è stata richiamata al rispetto assoluto della sua condizione coloniale: il governo della Goldman Sachs, in cui gli Esteri e la Difesa sono presidiati da estremisti made in USA, esclude per il momento ogni tentativo di riprendere il filo di una politica conforme agli interessi italiani ed europei.»
    Claudio Mutti berluscones
    Meno male che Guallarò c'è :gluglu:
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #5
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Claudio Mutti berluscones
    Meno male che Guallarò c'è :gluglu:
    A far fuori Berlusconi è stata soprattutto la Germania, la quale non si può dire che non intrattenga relazione con la Russia o che non le intrattenesse con la Libia. Se gli amici Cuffaro e Lombardo in Sicilia fanno miliardi di debiti non è colpa di Zog. Da quando l'influenza degli Usa è diminuita sull'Europa, il numero delle inculate ad opera dei ''fratelli europei'' non ha fatto altro che aumentare. La geopolitico ha senso se fatta con approccio scientifico, lasciando in secondo piano l'ideologia. Altrimenti tanto vale leggersi Lattanzio, Sizzi e Serrano, che almeno sono divertenti.

  6. #6
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Piuttosto educatamente ha chiaramente espresso che per l'Italia in ogni caso non c'è futuro.
    Posto che l'alternativa alla colonizzazione americana é diventare colonia di potenze eurasiatiche.
    A suo modo é realista.

  7. #7
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Citazione Originariamente Scritto da Aurelio Visualizza Messaggio
    A far fuori Berlusconi è stata soprattutto la Germania, la quale non si può dire che non intrattenga relazione con la Russia o che non le intrattenesse con la Libia. Se gli amici Cuffaro e Lombardo in Sicilia fanno miliardi di debiti non è colpa di Zog. Da quando l'influenza degli Usa è diminuita sull'Europa, il numero delle inculate ad opera dei ''fratelli europei'' non ha fatto altro che aumentare. La geopolitico ha senso se fatta con approccio scientifico, lasciando in secondo piano l'ideologia. Altrimenti tanto vale leggersi Lattanzio, Sizzi e Serrano, che almeno sono divertenti.
    Il professor Claudio Mutti ha semplicemente detto ciò che si va ripetendo da tempo ed è una lapalissiana verità. Nella caduta di Berlusconi non ha influito solamente la posizione della Germania: come detto in altre discussioni c'è stata una convergenza di interessi plurimi - sia locali che internazionali - nell'indurre Berlusconi a mollare il colpo. Tra questi, c'è stato sicuramente anche l'interesse tedesco, ma non è stato il solo.
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  8. #8
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il professor Claudio Mutti ha semplicemente detto ciò che si va ripetendo da tempo ed è una lapalissiana verità. Nella caduta di Berlusconi non ha influito solamente la posizione della Germania: come detto in altre discussioni c'è stata una convergenza di interessi plurimi - sia locali che internazionali - nell'indurre Berlusconi a mollare il colpo. Tra questi, c'è stato sicuramente anche l'interesse tedesco, ma non è stato il solo.
    Senza l'euro a puttane e la Germania incazzata, Berlusconi sarebbe ancora lì al suo posto, per la gioia di inglesi e francesi. Al di là dei buoni rapporti con Russia e Libia, l'Italia berlusconiana è stata attaccata e sconfitta su tutti i fronti. Il problema è che questa gente è rimasta a Usraele, alla cia e a zog. Quando credo che sia ormai palese che i principali nemici attuali dell'Italia siano tutti qua vicino. Ma forse all'islamizzato Mutti conviene continuare a menarla con zoggghete, piuttosto che ammettere che l'islam tradizzzziunale si è venduto per mezzo kebab.
    Ultima modifica di Aurelio; 06-11-12 alle 17:45

  9. #9
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Citazione Originariamente Scritto da Aurelio Visualizza Messaggio
    Senza l'euro a puttane e la Germania incazzata, Berlusconi sarebbe ancora lì al suo posto, per la gioia di inglesi e francesi. Al di là dei buoni rapporti con Russia e Libia, l'Italia berlusconiana è stata attaccata e sconfitta su tutti i fronti. Il problema è che questa gente è rimasta a Usraele, alla cia e a zog. Quando credo che sia ormai palese che i principali nemici attuali dell'Italia siano tutti qua vicino. Ma forse all'islamizzato Mutti conviene continuare a menarla con zoggghete, piuttosto che ammettere che l'islam tradizzzziunale si è venduto per mezzo kebab.
    Tutta la curva del male é con te.

  10. #10
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    Predefinito Re: Intervista a Claudio Mutti

    Sono ormai convinto che troppa geopolitica faccia male. Ha ragione Aurelio. Ma che gli Americani avessero (ed abbiano tutt'ora) altro a cui pensare rispetto alle cosette italiche era discorso che Alcuno faceva già in piena "strategia delle tensione".
    "L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell

 

 
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