









Ad Amerigo rispondo dicendo che, se non erro, gli ebrei italiani non vengono solitamente inseriti nel calderone "sefardita". Mi pare che l'abbia scritto anche Pieralvise e , sinceramente, penso che ne sappia più lui di me.
Io mi limito a vivere da nazionalista: la mia patria non è Israele (che ha diritto di esistere al fianco di un'autentica Palestina) ma l'Italia. Mi riconosco nell'Italia dei Cesari, di Dante, di Michelangelo, di Machiavelli e di Mazzini. Sono "risorgimentale" e vorrei ricordare che anche il fascismo regime si definiva tale. Non mi interessano gruppuscoli nordicisti o sudisti. Inoltre rispetto il cattolicesimo ma non credo nella formula del "Papa Re" o in un nuovo ed improbabile "Stato Pontificio".
Tutto qua.


Non direi proprio. Il comunismo predica la velenosa e insulsa lotta di classe. Divide la nazione invece di unirla. Noi dobbiamo debellare il comunismo, altrimenti esso porterà al capitalismo. Ma dobbiamo debellare anche il capitalismo, altrimenti esso porterà le masse sfruttate verso il comunismo. Corporativismo! Stato, Nazione e Lavoro! Queste sono le fondamenta della dottrina fascista. Non mi rompa le palle, per favore!


Terraccini, non è il comunismo che "divide la nazione", è il capitalismo che la dissolve in un rapporto sociale feticistico.
Se vuoi la nazione devi abolire la merce, e il comunismo altro non è che il movimento storico che porta all'abolizione della merce.
Il corporativismo invece è una forma di capitalismo nell'era imperialista di questo, ragione per la quale oggi è improponibile.
"Stato nazione lavoro" non conviene, lo Stato è strumento della merce e il lavoro sotto il capitale è sempre sfruttamento.
Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
Pavese



