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Discussione: I conati di Avrillé

  1. #1
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    Predefinito I conati di Avrillé

    Raccoglieremo in questo thread le risposte al c.d. "Piccolo catechismo sul sedevacantismo" pubblicata sulla rivista "Le sel de la terre" dei Domenicani di Avrillè (di obbedienza lefebvriana): un piccolo e grottesco manuale di disinformazione e sotto-cultura cattolica ad usum fidelium (fedeli non troppo svegli, evidentemente). Il manuale è una sintesi perfetta (con qualche interessante novità) sulla strategia di disinformazione sistematica e fraudolenta che ambienti FSPX conducono nei confronti del c.d. sedevacantismo.

    Guelfo nero

  2. #2
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    Predefinito re: I conati di Avrillé


  3. #3
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Questo catechismo anti-sedevacantista è una cosa davvero misera. Chi è già ostinatamente contrario al sedevacantismo, dopo averlo letto, rimarrà saldo nella sua convinzione senza apprendere un solo serio argomento capace di creare difficoltà ai sedevacantisti. Chi invece riconosce la posizione sedevacantista come buona e vera, cosa potrà ricavare a detrimento delle proprie idee da queste paginette tristi e inconsistenti? Nulla. Colui che le ha scritte non ha letto nemmeno i principali autori delle posizioni teologiche che intende confutare. E se lo ha fatto non ci ha capito niente.
    Mi riferisco, in particolare, alla parte in cui l’articolista tenta di mettere in cattiva luce la Tesi di Cassiciacum. A cominciare dalla questione relativa agli argomenti a posteriori dove viene rifilata al lettore la solita brodaglia sulla Chiesa fallace, ingannatrice e avvelenatrice di anime. Sappiano i padri di Le Sel de la Terre che un simile principio è contrario al buonsenso ed accettarlo, come fanno loro, significa già realizzare gli intenti del modernismo, il quale punta proprio a questo: distruggere la Chiesa annientando la fede nella Chiesa.
    Vista la pochezza degli argomenti portati da "Dominicus", l’autore del catechismo, sembra davvero una perdita di tempo applicarsi nel mettere in mostra ogni singolo abbaglio presente nella sua trattazione. Ma, giusto per dare un'idea della “fondatezza” e della “solidità” degli argomenti utilizzati per contrastare le tesi sedevacantiste, può essere utile sostare un secondo sopra una delle sue affermazioni. Ad esempio, quella secondo cui: "Non essendo imposto con autorità, questo insegnamento (l'insegnamento conciliare sulla libertà religiosa) non è coperto dall’infallibilità". Davanti a tale affermazione è lecito chiedersi se chi scrive abbia mai letto la Dichiarazione del Vaticano II sulla libertà religiosa. È lecito perché quel documento impegna così chiaramente l'autorità del "Papa" e della "Chiesa" che proprio non si capisce come il Dominicus possa lasciarsi andare ad asserzioni come quella appena riportata senza nemmeno spendere una parola per spiegare perché non vi sarebbe contraddizione tra ciò che egli afferma e ciò che invece afferma il documento conciliare. Al termine della Dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, infatti, si legge: "Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio". Forse i padri di Avrillé sono a conoscenza di una autorità superiore a quella di chi possiede la potestà Apostolica di Magistero conferita da Cristo? Ci sarebbe da sperare che la questione sia affrontata nell’articolo cui Dominicus fa sbrigativamente rinvio ("L'autorité du Concile" , Le Sel de la Terre n° 35). Ma niente da fare… Anche in quello scritto si evita accuratamente di parlare di simili “dettagli”.
    Quanto ai temi relativi alla permanenza nel papa materialiter dei poteri di designazione e del modo, proprio dei sostenitori della Tesi di Cassiciacum, di affrontare la questione dell’intenzione dei papi materialiter di fare il bene della Chiesa, va rilevato che il catechismo in esame mostra di ignorare completamente gli scritti degli autori che ne trattano, in particolare il De papatu materiali di Mons. Sanborn e il testo dell’abbé Lucien sulla Tesi, ossia La situation actuelle de l’Autorité dans l’Eglise. In queste trattazioni dunque i lettori potranno trovare la spiegazione dei temi suddetti.
    Per quel che concerne invece la questione della non menzione del nome del “Papa” durante la Messa, da parte dei sacerdoti sedevacantisti, al momento del Te igitur, il catechismo anti-sedevacantista afferma che: “ L’espressione «una cum» nel canone della Messa non significa che si sia «in comunione» con la persona del Papa e le sue idee erronee, ma che si vuole pregare per la Chiesa e «per» il Papa”. Questo per dire che i sedevacantisti non hanno ragione di rifiutarsi di pronunciare il nome del Papa durante la Messa, perché pronunciarlo significherebbe soltanto pregare per quella persona e non già manifestare di essere in comunione con lei.
    Ora, già con fatto che si prega per il Papa si manifesta la propria comunione con il Papa. Sarebbe assurdo che un cattolico riconoscesse e pregasse per il Vicario di Cristo e si affermasse però, al contempo, non in comunione con lui e non sottomesso alla sua Autorità.
    D’altra parte è lo stesso autore del catechismo che citando e commentando San Tommaso dice che il celebrante prega per coloro che sono “costituiti in autorità”, riconoscendo quindi la loro Autorità. Dice il catechismo di Dominicus: “ San Tommaso d’ Aquino, nella Summa teologica, quando commenta le preghiere della Messa (III, q. 83, a. 4, corpus), equipara l’«una cum» all’«et pro»:
    Quindi il sacerdote segretamente [all’inizio del canone] ricorda innanzi tutto coloro per i quali viene offerto questo sacrificio, cioè la Chiesa universale, “coloro che sono costituiti in autorità” [sia il Papa, sia il vescovo, sia il re] e in modo speciale le persone “che offrono o per le quali viene offerto il sacrificio” [il memento dei vivi)
    ”.
    È del tutto naturale quindi che offrire il Sacrificio per Benedetto XVI significhi, implicitamente ma chiaramente, ammettere che egli sia vero Papa, che egli possegga l’autorità pontificia e che per conseguenza si presta a lui sottomissione, come deve fare ogni sacerdote cattolico nei confronti del Papa.
    È opportuno, poi, ricordare che in questo momento della Messa si prega per il Papa in quanto immagine dell’unità visibile della Chiesa. E così come la celebrazione della Messa è comandata dalla Chiesa (e offerta per la Chiesa), allo stesso modo essa è comandata dal Papa (ed offerta anche per il Papa). Il che spiega perché il Vescovo che celebra prega per se stesso. Prega infatti non per un uomo qualunque ma per un membro della gerarchia ecclesiastica. Quella stessa gerarchia che, a partire dal Papa, comanda il Sacrificio e riceve, assieme alla Chiesa intera, i frutti del Sacrificio. Quindi, nominare Benedetto XVI nel canone della Messa significa attestare che quella Messa è da lui stesso ordinata come Romano Pontefice. Pertanto, per coloro che non riconoscono Benedetto XVI come Papa, non citarlo nel canone della Messa è non solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere.
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 31-12-12 alle 16:29

  4. #4
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Grazie a Timoteo e buon 2013, alla faccia dei domenicani di Avrillè.

  5. #5
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé


  6. #6
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Bella, Timoteo iaociao:

  7. #7
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Tra l'altro il fatto che utilizzino solo il Billuart, peraltro manomesso, per la questione del "papa eretico" rende bene la "selezione delle fonti" che hanno fatto, pure nella loro ottica "tradizionalista".
    Ultima modifica di Luca; 02-01-13 alle 13:33

  8. #8
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Da Facebook:

    Due cose vorrei dire: il “catechismo” (e mai termine mi ripugna di più usare in questo caso) maramaldeggia sul concetto stesso di “sentenza comune”. Non è affatto vero che la sentenza comune sia quella del “papa haereticus est deponendus”: semmai c’è un’equa suddivisione tra i grandi teologi e canonisti tra “depositus” e “deponendus”, quindi lo stesso argomento “tradizionale”, tanto caro ai fraternini, è certamente controverso e non univoco. E lo dico da sostenitore appassionato e convinto, sulla stregua del Cajetanus, della tesi del “electus deponendus” ma non certo in base alla consueta logica dell’argomento più “tradizionale”. La seconda cosa però, mi consentirete di scriverla ed è di natura diversa. Sono anni che vedo pubblicare questi scritti “per erudire i semplici” (dal vecchio articolo sul sedevacantismo di Dionysius su Si Si no no del 1997 al famigerato Dossier Pagliarani del 2003): sono scritti di natura eminentemente propagandistica e dozzinale, che hanno un solo scopo. Servono a tacitare la coscienza (e i dubbi) del fedele lefebvriano medio, ovviamente sempre più scandalizzato dalle derive del cattolicesimo (drammaticamente) acefalo e disorientato dalle incertezze ondivaghe dei “superiori” sempre oscillanti tra resistenza (sine die) all’autorità, attesa messianica e resa. Che questi testi di indottrinamento interno vagamente maoista (prodotti nelle pregiate sartorie teologiche di Avrillé) e sostanzialmente piuttosto volgari, debbano essere poi oggetto di diffusione esterna, mi sconcerta vivamente. E’ troppo chiedere che non venga ingiuriato il buon senso? E’ troppo chiedere che rimangano come piccole dispense di formazione militante all’interno della FSPX? Si usano i soliti quattro o cinque argomenti vecchissimi: i sedevacantisti hanno idee diverse e sono divisi (come se avere tutti la stessa idea ed essere “uniti” sia ipso facto una cosa positiva), sono potenzialmente conclavisti e disordinati, la Tesi è antitradizionale (quindi nel sillabario di Avrillè non si riesce ad incasellare). La mia domanda è: a cosa serve uno scritto simile? Può essere utile ad uso interno, per non fare scappare i fedeli dalle proprie cappelle ma nell’ottica dei bisogni della Chiesa, a cosa serve? La tigre ratzingeriana (peraltro abituata ai grattini di Fellay) si lecca i baffi di fronte a queste fratesche sciocchezze sedepleniste: eppure è una tigre che divora e dilania, che uccide l’anima, ancora prima che il corpo e quando non lo uccide, lo svuota. Si pretende di combattere quella tigre con il “Catechismo sul sedevacantismo”,con un fucile di latta e dei proiettili di marzapane? Il problema non è NOSTRO ma della Chiesa tutta: non siamo solo noi ad essere privi di pastori (visibili). Il problema è di quelli che credono di avere pastori ma si trovano ad essere guidati da mercenari-lupi che lavorano (oggettivamente) per il signore di questo mondo. Per costoro l'accesso al ricco deposito bimillenario della fede cattolica è spesso più difficile dato che l'ideologia neomodernista del CV2 ha inquinato le fonti alla base e posto sul capo di molti delle lenti deformanti della sua ideologia. Chiunque abbia buon senso sa che nessuno (se non chi ha autorità nella Chiesa) può constatare legalmente il delitto di eresia di Ratzinger e soci ma chiunque abbia altrettanto sensus Fidei sa che Ratzinger e soci non possono essere l’autorità. Di qui disperazione, angoscia, fine della Chiesa? No. Comunque ci sono due millenni di interpretazioni magisteriali coese in un corpus unicum e la ricchezza dei grandi dottori della Chiesa, la profondità dei grandi mistici, la pastoralità dei grandi confessori, la fedeltà dei pastori rimasti legati all'Antiquo ovvero all'Eterno. Duecento sessanta vicari di Cristo non sono davvero pochi e Cristo stesso che invisibilmente governa la sua Chiesa fanno il resto. Certo siamo orfani del Papa, di un Padre che quotidianamente ed infallibilmente ci guidi nei sentieri dello spirituale (magari anche del temporale). Non durerà per sempre, nel frattempo staremo saldamente ancorati al trono (vuoto) di Pietro.

    Piergiorgio Seveso
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 02-01-13 alle 18:38

  9. #9
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    Predefinito Re: I conati di Avrillé

    Da Facebook

    Anni fa, quando studiavo per le prime volte, i manuali canonistici “preconciliari” notavo che essi riportavano, in gran parte, la sentenza che il Papa perde il papato per eresia PRIVATA notoria (e in calce vi erano le varie sentenze opposte ed entrambe legittime sul “papa deponendus” e sul “papa depositus”). Dal momento che quei pii autori nemmeno prendevano in considerazione il fatto che il PAPA potesse insegnare l’eresia e l’errore stabilmente nel proprio Magistero pubblico, direttamente dal trono, e che questa venisse accettata pacificamente da quasi tutta la Chiesa. Quello che purtroppo è avvenuto ora. Uno scrittore di vaglia come Patricio Shaw diceva: “Una sede che prima di essere giudicata si mostri essere una cattedra di pestilenza dottrinale, un trono di un uomo dottrinalmente pestilenziale, ed una sorgente di prodotti cattivi per la vita della Chiesa, è già giudicata dalla stessa vera Santa Sede storica nei suoi documenti storici infallibili, e anche dal semplice articolo del Credo “unam sanctam catholicam et apostolicam”. Il cattolico che vede la contraddizione deve non soltanto giudicare ma TENDERE ad eliminare una siffatta “sede”, testa di un’ecclesialità perversa.”
    Per questo le vecchie ipotesi di scuola cui ci si aggrappa disperatamente (povero San Domenico) ad Avrillè si son fatte in quest’ultimo quarantennio un po’ di cartapesta e si scontrano con una realtà ben peggiore, ben più concreta e incalzante, ben più pervasiva: milioni di cattolici dalla fede informe gettati allo sbaraglio della storia e dell’Eternità, il “magistero” trasformato in strumento per annichilire il cattolicesimo trasformandolo in una farmacopea antropocentrica cristianoide svenduta al signore di questo mondo, tradendo in questo modo i mandati di Cristo stesso, progressivo annichilimento della Chiesa visibile. Per questo la “Tesi (visto che mi costringi a parlare di quello) ha un primo grande pregio: guarda in faccia la realtà, senza nascondere il capo sotto le coperte come bambini spaventati in una notte oscura. Senza riscrivere la storia a tavolino, facendo finta che nella Chiesa sia sempre stato così, senza dire che disubbidire è naturale e doveroso, senza depotenziare o indebolire o svillaneggiare il magistero pontificio, senza illudersi di essere “cavalieri senza macchia e senza paura” che combattono contro le cattive “autorità romane”…senza giocare “alla Tradizione”(come purtroppo si fa in molti ambienti). Non si fa teologia coi sentimentalismi o con le pulsioni volontaristiche. Compito della teologia non è solo ripetere ma comprendere, guardare in faccia la realtà e spiegare come tutto questo accade (con tutta la profondità della teologia romana e ma senza tradizionalismi, né automatismi ripetitivi). Infatti la parte BUONA del vecchio dibattito sul “papa eretico” è indutabilmente il fatto che si indichi un percorso (almeno teorico) per uscire dall’attuale Sede Vacante (necessità della pertinacia nell’eresia, monizioni canoniche, constatazione legale della decadenza, indizione di un conclave emergenziale). Ovviamente il “papa eretico” non è già più papa coram Deo e in Se (formaliter) ma esclusivamente coram lege Ecclesiae (materialiter) per aver ricevuto una designazione legale: ed un cattolico, proprio per poter emettere l’atto di fede, questo deve sempre tenerlo presente perché non può credere proposizioni contraddittorie. Emettere l’atto di fede e poi…agire di conseguenza. Per quanto è possibile fare a dei laici o ai dei semplici religiosi, o ai dei vescovi ma senza giurisdizione, ognuno nel proprio ambito. Questo lo sperimentiamo ogni giorno, ogni ora, sulla nostra pelle.
    Posso per questo dirti che il contesto teologico di questo dibattito mi interessa relativamente ma mi interessa molto di più quello personale? Perché, malgrado tutto, ci troviamo in uno sperduto angolino di Facebook, in calce ad una nota pubblicata da uno sconosciuto iscritto. Dove altrettanti sconosciuti si accapigliano su antiche questioni teologico-canoniste (peraltro incognite dal 99 % dei cattolici viventi). Qui non parliamo di massimi sistemi (lo Scisma capitale di Ratzinger o la fine della crisi della Chiesa non verranno a soluzione grazie a noi) ma parliamo di NOI, di quello che possiamo fare oggi per la Chiesa che è sposa immacolata di Cristo.
    Cos’è più prudenziale? Dire che la Chiesa, la gerarchia, i Papi hanno tradito, manomesso, scardinato, lordato il sacro deposito della Fede (come nella a tratti volgarissima pubblicistica FSPX si fa da anni, a man bassa) e quindi aborrirli, gettando discredito su di essi, oppure constatare e testificare la vacanza della Sedi in attesa ovviamente di un pronunciamento legale da parte della Chiesa tornata in autorità? La vera scelta prudenziale è la sostanza della Sede Vacante, al di qualunque differenza tra chi la professa. Infatti il primo dovere che abbiamo verso la Chiesa e i nostri fratelli è la Carità della Verità, non delle pie bugie, non dei miserevoli silenzi, non degli arzigogoli, non le figurine Liebig del Bellarmino o di Saurez o di…Atanasio. Purtroppo la FSPX, che non ha mai risolto il problema ed ancora oggi si consola, cantando peana a Monsignor Lefebvre pietrificato (come un idolo), viene progressivamente stritolata (come lo è già) tra volontà di resa (facendo finta che…FSSP, Campos, IBP), autocefalia (Williamson and co) e resistenza ad oltranza (per quanto tempo? sino alla Parousia?). Il resto son belle chiacchiere o “catechismi sul sedevacantismo”, purtroppo.

    Piergiorgio Seveso
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 02-01-13 alle 18:38

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
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