Qui dicono il contrario.
Abbiamo già spiegato gli effetti perversi , a vantaggio della destra, provocati nella distribuzione politica dei seggi nel Parlamento europeo dalla introduzione dello sbarramento del 4% .
Nella tabella allegata spieghiamo, invece, un aspetto di cui poco si parla: i rimborsi elettorali che entreranno nelle casse dei partiti dopo la tornata delle elezioni europee.
La legge “salva Veltroni” non ha soltanto introdotto la soglia del 4% per accedere al Parlamento europeo, ma ha modificato anche la parte riguardante i rimborsi elettorali stabilendo che chi non raggiunge il quorum previsto non ha diritto nemmeno a una lira.
Si è voluto, cioè, non soltanto alzare l’asticella per entrare nel Parlamento europeo, ma cercare di soffocare sul nascere qualunque tentativo di contestazione del bipartitismo autoritario che pretende di regolare la vita democratica del Paese, negando le risorse finanziarie che ad altri sono riconosciute.
Se ai mancati finanziamenti, aggiungiamo la cancellazione mediatica a cui abbiamo assistito prima e durante in campagna elettorale, abbiamo il quadro completo del carattere antidemocratico delle norme volute da Veltroni e Berlusconi, con l’appoggio dell’IDV e di Casini.
Al di là della soglia di sbarramento per l’accesso alle assemblee elettive, una democrazia aperta deve garantire a nuove formazioni politiche di poter gareggiare con quelle di più consolidata tradizione.
Vanno, cioè, garantite risorse mediatiche e finanziarie capaci di far entrare nell’agone politico nuovi soggetti.
In Germania, dove l’accesso al Bundestag richiede il superamento di una soglia del 5%, sono garantiti rimborsi elettorali a tutte le formazioni politiche che superano lo 0,5%.
In Italia, purtroppo, succede le cose vanno diversamente.
Allo scandalo della esclusione dai rimborsi di chi non supera il 4%, si aggiunge lo scandalo che i soldi che non vengono attribuiti a chi sta sotto la soglia, vengono, invece, intascati dai partiti che l’hanno superata. Non tornano, cioè, nelle casse dello Stato.
Non si tratta di una piccola cifra. I soldi in più che prendono i partiti sopra-soglia, grazie ai voti presi dalle liste che non l’hanno raggiunta, ammontano alla bella cifra di 30. 554.000 euro (oltre 60 miliardi delle vecchie lire).
Siamo di fronte, cioè, non solo ad un furto di seggi ma anche a un furto di risorse finanziarie.
E’ evidente che una legge con queste norme scandalose va al più presto gettata nel cestino della carta straccia.
Per intanto, tuttavia, nell’attesa che la legge cambi, ci permettiamo di avanzare una proposta: i 30.554.000 euro in più incassati da PDL, Lega Nord, UDC, PD e i DV, vengano restituiti dai partiti e destinati a finanziare la ricostruzione della Università dell’Aquila.
Domani lanceremo dal nostro sito una petizione-appello che ci auguriamo raccolga l’adesione di migliaia di persone.
e c'è pure il
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