Riporto un articolo de L'Espresso sulla ennesima disfatta del PD. Ci scherzano i comici, ma oramai gli stessi "burocrati" del PD appaiono all'opinione pubblica come, usando un termine gggiovane, "degli sfigati"; quelli che non vinceranno mai, quelli che sono sempre ad interrogarsi sul cosa fare, sul dove andare, su quale alleato scegliere.. il centrista voltagabbana o la sinistra extraparlamentare. Insomma... una situazione imbarazzante. Non era mai successo nella storia recente che il piu grande partito della sinistra divenisse sinonimo di sconfitta e confusione. E' successo, e la situazione peggiora ogni giorno di piu. E c'è sempre tempo per altre sconfitte, come probabilmente accadrà tra due mesi. A poco serve cercare di tamponare le falle della coalizione progressista tramite alleanze a macchia di leopardo con l'Udc. In verità, dopo due anni di governo Berlusconi, il centrosinistra è piu a pezzi di prima. Neanche una alleanza con i centristi riuscirebbe a far raggiungere i consensi dell'asse PDL-Lega, sempre piu forti al Nord. Inutile secondo me rincorrere al centro. Ci si deve guardare dentro e tirare fuori le idee, le proposte, le iniziative!
Caos Democraticostesse cose sentite con le europee.partito in scioglimento da una parte gli ex ds e dall'altra gli ex margheritini,le liti ci sono da 15 anni e continueranno sempre,tipico della sx italica
di Marco Damilano
Il trionfo di Vendola in Puglia. Il caso Bologna. La faida in Umbria. Le divisioni nel Lazio. Nel Pd tensione alle stelle. Ma la resa dei conti è rinviata a dopo il voto
http://espresso.repubblica.it/dettag...ico/2119938//2
Il day after la disfatta pugliese, con il governatore Nichi Vendola portato in trionfo e Massimo D'Alema nella polvere, il Pd appare un guscio vuoto. La sede del partito in stato di abbandono. I corridoi deserti. Le targhe pasticciate all'ingresso, c'è anche quella della Margherita, soggetto che ufficialmente non dovrebbe esistere più, ma che è ancora il padrone di casa, e infatti i collaboratori di Francesco Rutelli entrano ed escono, nonostante il loro leader abbia confessato che nel Pd si sentiva come un fiore a marcire. Generali, colonnelli e caporali che non si fanno vedere o restano silenziosi. E largo della Discordia si trasforma in largo dei Dispersi. Alla direzione del partito D'Alema arriva livido in volto, resiste pochi minuti e se ne va. Walter Veltroni non c'è, si rivede il giorno dopo alla Camera, felice come se avesse vinto il premio Strega. Dario Franceschini c'è, ma non parla, «per senso di responsabilità». Tace anche il vice-segretario Enrico Letta, l'altro grande sconfitto della campagna pugliese con il suo braccio destro Francesco Boccia. Rosy Bindi ricorda i 51 anni dalla convocazione del Concilio, stupore tra i post-comunisti, poco preparati sulla fondamentale ricorrenza. Nicola Latorre scappa via, la sera riappare giulivo a reti unificate in tv, nonostante l'80 a 20 per Vendola incassato in casa, a Fasano. E il segretario? Si presenta solo davanti alle telecamere.
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Il partito solido viene giù nelle fondamenta. A Gallipoli e a Bologna. In Umbria, dove la faida senza pudore tra ex compagni ha assunto dimensioni imbarazzanti, e in Campania, dove si ritorna al punto di partenza, alla cavalleria rusticana tra Antonio Bassolino e Vincenzo De Luca. Nella linea politica sempre più incerta, dopo che il ciclone Nichi ha spazzato via l'asse D'Alema-Casini. «In un giorno siamo passati dall'alleanza strategica con l'Udc a quella con Di Pietro. Chiaro, no?», finge di stupirsi Marco Minniti. Nel rapporto con la base, mai così distante dai capi nonostante il congresso si sia tenuto poche settimane fa. «Ci siamo separati dal sentimento della nostra gente », si addolora il crepuscolare Gianni Cuperlo
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Il partito solido cede perfino nelle piccole cose. «È caduta l'ultima leggenda, l'efficienza emiliana. Con Veltroni c'era l'ossessione mediatica di sfornare un'iniziativa al giorno per finire nei tg, ma qui da mesi non facciamo più nulla», racconta uno dei giovani del Nazareno. I forum tematici non sono mai partiti, i famosi volti nuovi restano sconosciuti. L'organizzazione, in mano a Maurizio Migliavacca e al calabrese Nico Stumpo, stremata da settimane di primarie da mettere in piedi, disdette e poi riconvocate, non riesce a far decollare la campagna elettorale. Come si vede sui muri di Roma, dove spopola Renata Polverini, per Emma Bonino dal Pd manco un tazebao. L'ultima affissione risale a Natale. Vicinanza con i lavoratori? Protesta contro le leggi ad personam? Macché. "Il Pd esprime totale solidarietà a Silvio Berlusconi per il vile attacco subito", recitava dopo la statuetta di piazza Duomo, perfetto, Sandro Bondi non avrebbe saputo fare meglio. Il segretario del circolo Centro storico che l'ha preparato si è dimesso e forse voterà a destra. Cose che dove il Pd dalla fondazione è guidato dal senatore Riccardo Milana. Ex rutelliano, ama vantare il Telegatto che vinse con un programma per bambini. Poi ha perso il Campidoglio con Rutelli, ma fa nulla, è rimasto al suo posto. E ora coordina la campagna della Bonino nel Lazio: auguri. Il suo sponsor è Franco Marini, in cambio ha offerto il voto dei popolari in Umbria per il candidato dei bersaniani.
Negli ultimi giorni Veltroni è tornato a muoversi non solo per promuovere il suo romanzo. L'altro giorno ha invitato a pranzo al ristorante della Camera lo spigoloso Arturo Parisi, per superare le ruggini dei tempi della segreteria e provare a mettere su un'iniziativa comune sotto l'egida dell'Ulivo. Benedice i suoi che stanno dando battaglia in Umbria: un gabinetto di guerra composto da Walter Verini (l'uomo ombra di Veltroni), Giovanna Melandri, Achille Passoni e il ternano Mauro Agostini, ex tesoriere del Pd, candidato nella sua regione. E soprattutto sta coltivando con cura maniacale la creatura che lo riporterà alla politica attiva.
L'associazione veltroniana si chiamerà Democratica, è già stata trovata la sede in un indirizzo caro alla sinistra, il palazzo di via Tomacelli dove c'era la redazione del "manifesto", sarà affidata a un nome di prestigio come Michele Salvati e al deputato- politologo Salvatore Vassallo. Con l'obiettivo di rimettere insieme il composito network di Walter: intellettuali, artisti, imprenditori, mondo del volontariato. Aperto anche a esponenti della sinistra extra Pd e di Italia dei Valori. Con un'attenzione al tema della legalità e l'indicazione di selezionare finanziatori e sponsor. Allusione implicita alla grandeur della fondazione rivale: Italianieuropei
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In tanti scommettono, del resto, che dopo le regionali il partito non si terrà più insieme. E che gli eterni duellanti, D'Alema e Veltroni, prenderanno strade diverse.
Sembra crederlo Nicola Zingaretti, che sta mettendo su il suo gruppo, Network democratico. E anche tra gli ulivisti c'è chi vorrebbe tornare a organizzare le sparute truppe che rimangono, dopo l'uscita di Romano Prodi sulla mancanza di leadership nel Pd che ha fatto infuriare Bersani.
Scene da partito in via di scioglimento.
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Le regionali del 29 marzo sono il bivio: se il Pd si inabissa nelle regioni che contano, nel Lazio e nell'ex regno delle Due Sicilie, sarà difficile sopravvivere. Ma anche un'eventuale tenuta consegna a Bersani un problema. Fare davvero il congresso che non c'è mai stato. Spedire in pensione i leader che hanno comandato negli ultimi 15 anni ma che ormai hanno fallito. Riaprire le iscrizioni per chi se n'è andato e per chi non è mai voluto entrare. Ecco quello che serve per dare un senso a questa storia. Rifondare il Pd.