Pubblico questo contributo di Alessandro Grignani:
NOTAV – SITAV: la qualità del dibattito specchio delle nostre abitudini
Nauseato da settimane in cui la questione dell’Alta Velocità è stata ridotta a un teatrino in cui
necessariamente bisogna prendere una posizione, in virtù di scelte ideologiche completamente scevre di
argomentazioni tecniche, mi sono proposto di costruirmi un’opinione personale cercando di rimanere il più
obiettivo possibile. Sicuramente ciò che mi appresto a scrivere sarà opinabile ma, a differenza dei più, non
mi considero detentore della verità.
Camminando per strada sembra che, da un momento all’altro, chiunque possa fermarti per chiederti <<ma
tu sei favorevole o contrario alla TAV?>>. Perché succede questo? Mi sto convincendo ormai, che in Italia
sia abitudine ragionare sempre “di pancia” e perciò risulta che le argomentazioni, sia dell’una che dell’altra
parte, siano prive di ogni logica. Non è possibile giustificare tale opera, affermando: “Si fa in tutta Europa,
perché non si deve fare qui?” ma nemmeno osteggiarla con espressioni come “c’è crisi” o “c’è l’uranio”.
Proprio in virtù di queste prese di posizione, con scarsi contenuti tecnici, la decisione su un’infrastruttura
che è di grandissima importanza, a mio avviso, si traduce in un dibattito all’altezza di due tifoserie da
stadio, con tafferugli e bandiere sventolanti da entrambe le parti e poco rispetto reciproco.
Sono andato a recuperare i dati della linea Torino-Lione esistente e ho scoperto - qualcuno potrebbe
certamente dire che ho scoperto l’acqua calda – valori elevati delle pendenze delle livellette e raggi di
curvatura ridotti che influiscono negativamente sulle velocità di percorrenza.
Le pendenze massime accettate sulle linee AV sono del 18‰ all’aperto e del 15‰ in galleria (nelle linee
italiane esistenti sono molto inferiori a questi valori) mentre sull’attuale Torino-Lione le pendenze
raggiungono il 33‰ e, comunque, superano abbondantemente i limiti consentiti in quasi tutto il tratto
interessato sul territorio italiano.
Se ci si concentra sui raggi di curvatura l’Alta Velocità richiede raggi superiori a 5.000 metri mentre sulla
linea esistente si hanno raggi inferiori ai 400 m. Nel nuovo progetto si prevedono raggi comunque inferiori
che però non penalizzeranno troppo la velocità di percorrenza (prevista pari a 220 km/h).
Inoltre l’antico traforo del Frejus non consente il transito in direzioni opposte di due treni merci aventi
determinate sagome, superiori a quelle tradizionali, in quanto è troppo stretto.
Guardando allora i numeri della linea esistente mi sono soffermato nel valutare le proposte di
ammodernamento che ho incontrato sul web. Non è mio intento smontare nessuna teoria ma mi limito a
notare che un cambio dell’impianto di segnalamento aumenterebbe solamente la capacità della linea
mentre sarebbero invariate le velocità massime concesse dai limiti fisici sopra indicati. Analogamente un
potenziamento del numero di motrici all’interno del convoglio ferroviario non cambierebbe le cose, ma anzi
comporterebbe un consumo maggiore di energia ottenendo come risultato quello di allungare la lunghezza
dei convogli e quindi la loro capacità.
Ma, da Torino a Lione, si impiegheranno comunque 3 ore e 50 minuti, anche con 3 motrici.
La scelta politica, già compiuta dall’Unione Europea tra l’altro, e attuata in molti Stati è il perseguimento di
uno spostamento modale nel trasporto merci, da strada a ferrovia, e di uno spostamento modale sul
trasporto dei passeggeri dall’aereo al treno, così da collegare il Nord Italia a Parigi e Bruxelles con tempi di
percorrenza e costi competitivi tramite la ferrovia.
I vantaggi in termini ambientali e di sicurezza dei trasporti sono elencati ovunque.
Detto questo di ideologia ne rimane ben poca, ma anche nella lobby degli autotrasportatori che sostiene il
movimento NOTAV non credo ce ne sia.</ma




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