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Discussione: Il colore dello Squonk

  1. #1
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    Predefinito Il colore dello Squonk

    A differenza del coccodrillo e dei reduci dall'Epifania che tutte le feste porta via, che piangono solo a pancia piena, lo Squonk piange sempre, e probabilmente a pancia vuota: infatti, quando ha finito di piangere, si dissolve tra le sue lacrime.
    Secondo quanto riportato nel "Manuale di Zoologia Fantastica" di Jorge Luis Borges, lo Squonk è il più sfortunato degli animali; anche il Gatto del Chesire scompare, ma lasciandosi dietro un simpatico sogghigno; ma lo Squonk, tapino, lascia solo lacrime e bollicine: quando si dice "piangersi addosso"...


    Nonostante queste caratteristiche davvero fantastiche, lo Squonk non è farina del sacco di Borges ma è davvero la traduzione letterale del testo di William T. Cox citato come fonte, per questa volta autentica.
    Tuttavia, avendo avuto modo di consultare l'originale, vi ho trovato una misteriosa discrepanza:


    Il secondo capoverso che Borges traduce in "Lo Squonk è di tinta molto cupa", in inglese recita invece "The squonk is of a very retiring disposition" che allude, anziché al suo colore, al suo carattere timido.
    Siccome Borges conosceva benissimo l'inglese, questa interpolazione è certamente voluta e ci porta a pensare che lo scrittore e poeta argentino avesse incontrato personalmente uno Squonk fuggito nelle Pampas dalle foreste nordamericane; ma questa ipotesi aggiungerebbe mistero a mistero, viste le abitudini notturne del triste animaletto e visto che Borges non ci vedeva quasi, nemmeno di giorno, figuriamoci col buio.

    Più fedeli alla fonte i Genesis, nella loro "Squonk" in "A Trick of the Tail" del 1973, cantano "he's a shy one":


  2. #2
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    Predefinito Re: Il colore dello Squonk

    Una creatura che mi ha sempre fatto una pena infinita.

    Povero Squonk... tristemente destinato a dissolversi in lacrime, dopo una vita cupa e desolata. :-(

  3. #3
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    Predefinito Re: Il colore dello Squonk

    Poveretto... Forse la "tinta cupa" è quella del suo umore.. :_(

    Sembra comunque una figura carica di valore simbolico, ne andrebbero indagate le radici folcloriche...
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
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    Predefinito Re: Il colore dello Squonk

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Poveretto... Forse la "tinta cupa" è quella del suo umore.. :_(

    Sembra comunque una figura carica di valore simbolico, ne andrebbero indagate le radici folcloriche...
    Si potrebbe partire dal mito greco di Biblide, ben ritratto da Ovidio nel libro IX delle Metamorfosi:

    Muta iacet, viridesque suis tenet unguibus herbas
    Byblis, et umectat lacrimarum gramina rivo.
    naidas his venam, quae numquam arescere posset,
    subposuisse ferunt.
    [...]
    sic lacrimis consumpta suis Phoebeia Byblis
    vertitur in fontem.


    Biblide giaceva muta, con le unghie affondate nella verde erba
    e con un fiume di lacrime inumidiva il prato.
    Le Naiadi, vedendola morente di consunzione
    fecero del suo pianto un ruscello alimentato da una sorgente sempre ricca d'acque.
    Così, consumata dal suo pianto, Biblide, della stirpe di Febo,
    si muta in fonte.


    Sebbene d'aspetto decisamente più accattivante - vedi il dipinto di Boguereau qui sotto - del verrucoso Squonk (e certamente meno timida, visto il suo stalking nei confronti del fratello) è indubbio che la metamorfosi di Biblide e quella dello Squonk siano identiche.
    Nulla si sa tuttavia di eventuali amori incestuosi dello Squonk...


    William-Adolphe Bouguereau, Biblide, olio su tela, 1884.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il colore dello Squonk

    Anche l' hugag , dall'immagine, sembra molto attapirato


  6. #6
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    Predefinito Re: Il colore dello Squonk

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Biblide giaceva muta, con le unghie affondate nella verde erba
    e con un fiume di lacrime inumidiva il prato.
    Le Naiadi, vedendola morente di consunzione
    fecero del suo pianto un ruscello alimentato da una sorgente sempre ricca d'acque.
    Così, consumata dal suo pianto, Biblide, della stirpe di Febo,
    si muta in fonte.
    A quanto mi risulta, la metamorfosi in acqua è abbastanza rara nei miti e nelle opere letterarie antiche, ma quello di Biblide non è l'unico caso. Penso per esempio alle Onoscelee, protagoniste di un episodio narrato da Luciano di Samosata nella Storia Vera (2. 46). Il protagonista e i suoi compagni vengono attratti su un'isola popolata da giovani donne acconciate come cortigiane che, dopo averli allettati con sesso e banchetti, li avrebbero aggrediti nel sonno e divorati. Al protagonista non sfuggono però le ossa umane disseminate sull'isola, né lo zoccolo asinino della sua ospite… cosicché, sguainata la spada, la costringe a confessare la sua natura di Onoskelis (zampa d'asino). L'empusa (poiché questo in "realtà" era), sentendosi minacciata, si dissolve trasformandosi in acqua.

    Un'altra leggenda riferita dal mitografo Antonino Liberale narra una simile metamorfosi a proposito di una lamia, Sibari. Quando Euribato la uccide scagliandola da una roccia, Sibari muore scomparendo alla vista, ma dalla fessura causata dall'impatto scaturisce una sorgente.



    Herbert Draper, Lamia (1909)

 

 

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