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Discussione: FOCUS SIRIA

  1. #3321
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    L'articolo originale dovrebbe essere questo, ma non dice che oltre la metà sono stranieri, dice che quasi metà sono islamisti o jihadisti, ma non parla di nazionalità.
    A meno che irib non si riferisca a un'altro articolo.

    Casso, stai ancora così??
    Sono 277 pagine che postiamo articoli che dimostrano che si tratta il larga misura di MERCENARI africani, e tu ancora a sto punto stai, il bello è che ora tutti condividono questo dato di fatto, sei rimasto solo tu e Pullover, a ficcare la testa sotto la sabbia, ma d'altronde, cosa ti vuoi aspettare da uno che ogni tre per due, si chiude a riccio dietro alla scusa del complotto!!
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  2. #3322
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    L'articolo originale dovrebbe essere questo, ma non dice che oltre la metà sono stranieri, dice che quasi metà sono islamisti o jihadisti, ma non parla di nazionalità.
    A meno che irib non si riferisca a un'altro articolo.
    Al-qaeda è una rete globale ed ha affiliati ovunque: Europa,USA,paesi arabi,etc..
    i terroristi o arrivano da li,o sono comparsi come per magia allo scoccare della guerra
    decisa da altri.

  3. #3323
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Casso, stai ancora così??
    Sono 277 pagine che postiamo articoli che dimostrano che si tratta il larga misura di MERCENARI africani, e tu ancora a sto punto stai, il bello è che ora tutti condividono questo dato di fatto, sei rimasto solo tu e Pullover, a ficcare la testa sotto la sabbia, ma d'altronde, cosa ti vuoi aspettare da uno che ogni tre per due, si chiude a riccio dietro alla scusa del complotto!!
    Per te gli articoli di irib provano qualcosa, per me no.

  4. #3324
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Al-qaeda è una rete globale ed ha affiliati ovunque: Europa,USA,paesi arabi,etc..
    i terroristi o arrivano da li,o sono comparsi come per magia allo scoccare della guerra
    decisa da altri.
    Il punto è che irib ha stravolto l'articolo del Telegraph, il che contribuisce a farmi pensare che quelli di irib siano dei cazzari.

  5. #3325
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Annibale Visualizza Messaggio
    Il punto è che irib ha stravolto l'articolo del Telegraph, il che contribuisce a farmi pensare che quelli di irib siano dei cazzari.
    Io invece penso che cazzari siano quelli che scrivono
    di cannibalismo in nordcorea senza mettere neppure
    il nome del presunto cannibale,e basandosi
    sul fatto che la moglie si insospettisce dal menù di carne...

    Tg3 - Nord Corea: cannibalismo a causa della carestia?

    p.s=evito di citare per non infierire troppo i casi delll'infermiera kuwaitana,le fosse comuni libiche,
    la palla di marmo e il leone di Saddam...
    Ultima modifica di Nazionalistaeuropeo; 26-09-13 alle 20:39

  6. #3326
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    L?illusione di una vittoria in Siria - Panorama
    L’illusione di una vittoria in Siria


    Smantellare le armi chimiche può diventare una chimera e affondare per sempre la presidenza Obama: lo speciale

    • 16-09-2013140

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    Tag: Assad siria
    di Luciano Tirinnanzi

    (Lookout News )
    La sconfitta del governo USA in Siria è racchiusa nel titolo stesso dell’accordo stipulato dai capi delle due diplomazie americana e russa, John Kerry e Sergei Lavrov: “Framework For Elimination of Syrian Chemical Weapons” ovvero “quadro per l’eliminazione delle armi chimiche siriane”.
    Il quadro di cui sopra, infatti, presenta colori sbiaditi, pennellate ambigue e contorni talmente incerti che niente consente di apprezzarne l’insieme, al momento. Senza contare che la cornice legale entro cui si opera è assai sfuggente e non limita sufficientemente il regime siriano dall’agire indisturbato.
    La bozza di Ginevra chiede alla Siria di fornire entro questo sabato una lista completa di tipologie, quantità e ubicazione degli arsenali chimici che il regime possiede, lasciando margini quantomeno eccessivi a Bashar Assad: sostanzialmente, si chiede all’imputato una confessione spontanea e si ha fiducia che egli consegni l’arma del delitto per poi essere sottoposto a processo. Il che suona quantomeno ambiguo.
    Si legge poi nell’accordo: “Il controllo più efficace di queste armi può essere conseguito attraverso la rimozione del maggior numero possibile, sotto la supervisione OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), e la loro distruzione dovrà avvenire al di fuori della Siria, se possibile”. Insomma, non saranno distrutte tutte le armi, ma solo il maggior numero, “se possibile”. Il che non suona molto rassicurante.
    Comunque, l’obiettivo è “completare tale rimozione e distruzione nella prima metà del 2014”, rinviando al Consiglio di Sicurezza ONU per eventuali sanzioni, in caso di mancato rispetto degli accordi. Dove il veto russo peserà in caso gli USA dovessero richiedere l’attacco punitivo. Ma questo non era il punto di partenza?
    Fuga dell’arsenale chimico in Iraq?
    L’uso di tutti questi condizionali e l’incertezza sui tempi ragionevoli non fanno altro che aggiungere perplessità sul futuro di un Paese in guerra. Nonostante Barack Obama in persona si ritrovi a citare Ronald Reagan - “trust but verify” ovvero credere ma verificare - il presidente degli Stati Uniti evade ancora oggi la risposta principale: che succede se le cose non vanno come stabilito?
    Parlando in patria, il Presidente Assad ha già innalzato i toni della contesa e posto nuove condizioni prima di dar seguito al piano russo, chiedendo ancora “un mese” per presentare le relazioni richieste dall’ONU sulle scorte di agenti chimici. Questo nelle stesse ore in cui, secondo Al Watan, il regime avrebbe già iniziato a trasferire in Iraq convogli sospetti - che, per gli osservatori sauditi, trasportano parte dell’arsenale chimico siriano - sotto la supervisione delle Forze “Al-Quds” iraniane e con il beneplacito del premier iracheno Al-Maliki.
    Un’analisi del Washington Post nota come la crisi siriana abbia avvicinato ulteriormente Iran e Iraq, allineati su posizioni convergenti almeno sin dal ritiro delle truppe statunitensi nel 2011. E non è un caso che l’8 agosto il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, durante una conferenza stampa con il suo omologo iracheno, Hoshyar Zebari, abbia chiarito che l’Iraq “non sosterrà in alcun modo un attacco alla Siria”. Dichiarazione che fa riflettere, poiché Zebari è tuttora in amichevoli relazioni con gli Stati Uniti, dopo essere stato strenuo sostenitore dell’invasione americana nel 2003.
    Responsabili statunitensi e mediorientali, citati dal Wall Street Journal, affermano anche che Assad avrebbe poi distribuito armi chimiche in circa cinquanta siti, per renderne difficile l’individuazione e l’eventuale distruzione. A sua volta, Kamal al-Labuani, membro del Consiglio Nazionale Siriano, avverte che “il regime siriano ha già consegnato a Hezbollah circa una tonnellata di armi chimiche”.
    La posizione USA sempre più difficile
    Dunque, delle due l’una: o gli Stati Uniti fanno il gioco della Russia (e dunque della Siria), ragion per cui hanno sostanzialmente accettato la sconfitta in Medio Oriente e intendono ritirarsi verso posizioni più disimpegnate per concentrarsi sul territorio nazionale. Oppure hanno soltanto procrastinato la decisione di intervenire in Siria, solo per evitare lo stop del Congresso e prendere tempo utile a creare consensi interni. Una scelta che un alleato non da poco come Israele definisce “infantile”.
    Come ben spiega il giornalista britannico Timothy Garton Ash: “Negli anni Venti, gli americani non erano angosciati all’idea che una Cina in ascesa potesse togliergli l’hamburger di bocca e comprarsi poi tutto il chiosco, mentre ora lo sono”. Questo spiegherebbe la ritirata strategica di un sempre meno popolare Barack Obama, il cui indice di gradimento è passato dall’82% del 2008 fino al 33% di questi giorni. Però non spiega la mancanza di una chiara e definita politica estera. Un fatto che l’America, in ogni caso, pagherà a caro prezzo.
    L’Iran e il nucleare
    Da ultimo, anche se nella primavera 2014 sia gli Stati Uniti sia la Russia si dicono d’accordo nel sostituire Bashar Assad, i danni per la regione provocati da questa intesa potrebbero inoculare nuovi pericoli anziché costituire il modello diplomatico di riferimento per risolvere questioni cruciali, come la proliferazione del nucleare iraniano.
    Obama sostiene in queste ore: “Credo che gli iraniani abbiano capito che la questione nucleare è un problema più importante, rispetto a quello delle armi chimiche. La mia idea è che gli iraniani abbiamo capito che non debbano pensare che, poiché non abbiamo colpito la Siria, non colpiremo l’Iran. Certo, deve essere anche chiaro che noi pensiamo sempre che ci dev’essere la possibilità di risolvere le questioni in modo diplomatico”.
    Se il presidente russo, Vladimir Putin, si fa portavoce delle richieste del presidente iraniano Hassan Rouhani - il quale si dice disposto al dialogo internazionale sul nucleare, ribadendo tuttavia il diritto di Teheran all’uso pacifico della tecnologia nucleare e all’arricchimento dell’uranio - è ancora il presidente Obama che, intrappolato in un precedente inefficace come l’accordo sulla Siria, rischia di replicare la bruciante sconfitta ad opera dei russi anche con il dossier iraniano e concludere il suo mandato presidenziale con un niente di fatto, lasciando ai posteri una pesante eredità.

  7. #3327
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    La sconfitta in Siria rende la NATO pericolosamente disperata | Aurora
    La sconfitta in Siria rende la NATO pericolosamente disperata


    agosto 25, 2013 2 commenti

    L’occidente gassifica migliaia di persone per salvare la guerra perduta in Siria?
    Tony Cartalucci Land Destroyer 25 agosto 2013 Già nel 2007, era documentato che l’occidente, compresi gli Stati Uniti e i loro alleati Arabia Saudita e Israele, cospirassero per utilizzare i terroristi appartenenti alle fila dei Fratelli musulmani e di al-Qaida, nel tentativo di rovesciare i governi di Iran e Siria. Il vincitore del premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo sul New Yorker del 2007, The Redirection, scrisse: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte a operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.”
    A partire dal 2011, questa cospirazione è stata catapultata nella guerra totale, sia pure dietro la tenue cortina di fumo degli “attivisti pro-democrazia” e del cosiddetto “Esercito libero siriano”, in lotta per la “libertà” dentro e lungo i confini della Siria. Non solo questa cospirazione è stata svelata, ma è decisamente fallita. Il governo siriano ha spazzato via anche gli ascari terroristici più consolidati, compiendo avanzate irreversibili contro un nemico chiaramente alle strette. Mentre gli Stati Uniti minacciano continuamente di “armare l’opposizione”, è un dato di fatto che tutte le armi, il denaro e il sostegno che gli Stati Uniti avevano, è già stato inviato negli ultimi 3 anni. Compresi miliardi in contanti e letteralmente migliaia di tonnellate di armi trasportate per via aerea da Stati Uniti e Regno Unito. Gli Stati Uniti e i loro alleati regionali hanno anche rastrellato le reti estremiste globali che hanno costruito nel corso di decenni, per raccogliere fino all’ultimo combattente che hanno potuto scovare, e sempre senza alcun risultato. Non c’è altro se non l’intervento militare diretto, che non può essere spacciato come aiuto a un’opposizione oramai chiaramente smascheratasi quale al-Qaida. Ciò significa che l’intervento umanitario, il “diritto di proteggere” (R2P) deve essere accuratamente ripulito dalle menzogne e dai crimini della NATO in Libia e preparato per la Siria. Solo, cosa esattamente potrebbe usare l’occidente per giustificare l’intervento contro il governo siriano che sia peggiore di quanto esso e i suoi ascari hanno già fatto a decine di migliaia di civili siriani?
    Con un governo siriano vittorioso che rastrella i fantocci terroristici della NATO e attualmente ospita gli ispettori sulle armi chimiche dell’ONU a Damasco, l’uso di armi chimiche sfida ogni logica, a livello tattico, strategico e politico. Le armi chimiche, secondo la recensione dei militari degli Stati Uniti sul loro ampio uso nella guerra Iran-Iraq, negli anni ’80, che ha rivelato la vera natura della guerra chimica, una verità che i media occidentali hanno del tutto nascosta, nella loro informazione speculativa e volutamente manipolata sul presunto incidente. Un documento prodotto dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti, intitolato “Le lezioni apprese: la guerra Iran-Iraq. Appendice B: le armi chimiche“, fornisce una visione completa della guerra chimica che ebbe luogo durante gli otto anni del devastante conflitto iraniano-iracheno. Diversi aspetti sono studiati in dettaglio, rivelando che grandi quantità di agenti chimici vengono diffusi principalmente per creare aree di diniego, e non per infliggere perdite massicce. Alla fine, si afferma che le armi convenzionali sono di gran lunga più efficaci e più preferibili. L’efficacia e la letalità delle armi chimiche è riassunta nel documento seguente: “Le armi chimiche richiedono condizioni climatiche e geografiche molto particolari per la massima efficacia. Data la relativa non-persistenza di tutti gli agenti impiegati durante tale guerra, tra cui il gas mostarda, c’era solo una breve finestra di opportunità d’impiego, giornaliero e stagionale, in cui tali agenti potevano essere utilizzati. Anche se gli iracheni hanno impiegato l’agente mostarda durante la stagione delle piogge e anche nelle paludi, la sua efficacia è stata significativamente ridotta da queste condizioni. Mentre gli iracheni hanno imparato, con loro disappunto, che il gas mostarda non è un buon agente da impiegare in montagna, a meno che non si controllino le alture e il nemico si trovi nelle valli. Siamo incerti dell’efficacia relativa degli agenti nervini impiegati, che sono per natura assai meno persistenti del gas mostarda. Al fine di avere concentrazioni distruttive di questi agenti, gli attacchi prima dell’alba sono i più efficaci, se condotti in aree dove la brezza mattutina è suscettibile di soffiare lontano dalle posizioni amiche. Le armi chimiche hanno scarsa efficacia. Proprio come nella Prima Guerra Mondiale, quando il rapporto di morti tra i feriti dai prodotti chimici era del 2-3 per cento, cifra che sembra essere confermata, ancora una volta, da questa guerra, anche se dati attendibili sul numero delle vittime sono difficilissimi da ottenere. Ci sembra singolare che il tasso di mortalità abbia un livello così basso, anche con l’introduzione di agenti nervini. Se tali dati sono corretti, come dovrebbe essere, ciò rafforza ulteriormente l’idea che non si debbano ritenere le armi chimiche “l’arma nucleare dei poveri.” Mentre tali armi hanno un grande potenziale psicologico, non sono distruttive e mortali quanto le armi nucleari o biologiche.”
    Pertanto, il governo siriano avrebbe usato armi chimiche, e in qualche modo sarebbe stato in grado di creare le condizioni ideali per infliggere massicce perdite, ma l’avrebbe fatto al solo scopo di avere un abominevole numero di vittime civili e un pretesto perfetto per l’intervento occidentale, ben sapendo che tali armi sarebbero altrimenti inutili per combattere le formazioni armate. Dal momento che le armi chimiche della Siria, assai probabilmente, sono sigillate e sotto la custodia delle sue forze d’elite, come in Iran, secondo un documento della RAND Corporation, ciò significherebbe che il loro uso è stato approvato dai vertici del governo e dei militari siriani, lo stesso governo e gli stessi militari che mostrano una moderazione illimitata contro le provocazioni intenzionali e coordinate della Turchia, membro della NATO, e del suo partner regionale Israele, moderazione abbandonata unicamente nell’evitare di fornire all’occidente il pretesto per un intervento militare diretto. Perché allora il governo siriano avrebbe scelto questo momento, dopo tutto, per dare all’occidente esattamente ciò che cerca, proprio mentre si sta chiudendo la finestra attraverso cui l’occidente persegue i propri obiettivi contro la Siria e l’Iran? La risposta è che il governo siriano non ha usato armi chimiche a Damasco, né altrove. E mentre l’uomo di paglia attualmente viene accusato dai media occidentali, che gli attacchi siano falsi o reali, la cruda realtà è che la NATO e i suoi fantocci terroristici molto probabilmente hanno esposto un gran numero di persone a qualcosa, cercando un massacro nell’ultimo disperato tentativo di salvarsi da ciò che è chiaramente la fine della loro guerra lampo della “primavera araba”.
    Come riportato in precedenza, la NATO e i suoi ascari in Siria hanno sia i mezzi che la motivazione per condurre attacchi con armi chimiche. Ciò comprende l’accesso ai depositi di armi chimiche della Libia, oltre alle linee di rifornimento della NATO che inviano combattenti, contanti e le armi dalla Libia alla Siria attraverso il membro della NATO, la Turchia. (Dal Guardian) “Contenitori di prodotti chimici nel deserto libico, vi sono preoccupazioni sulle armi incustodite che potrebbero cadere nelle mani dei militanti islamici. Fotografia: David Sperry/AP” È stato inoltre confermato che gli Stati Uniti hanno fornito ad unità terroriste scelte operanti in Siria, l’addestramento nell’uso di armi chimiche. La CNN aveva riferito, nel dicembre del 2012, in un articolo dal titolo “Fonti: Gli USA forniscono l’addestramento ai ribelli siriani nella protezione dalle armi chimiche“: “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei usano contractors della difesa per addestrare i ribelli siriani su come proteggere i depositi di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello. L’addestramento che si svolge in Giordania e in Turchia, comprende come monitorare e proteggere le scorte e i siti, e come gestire i materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni contractors sul terreno in Siria, collaborano con i ribelli nel monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari.”
    La NATO non solo ha assicurato che le armi chimiche in Libia sono rimaste nelle mani del regime fantoccio che ormai apertamente arma, favorisce e invia combattenti in supporto ai terroristi in Siria, ma sembra aver assicurato a questi terroristi il know-how nella gestione e nell’utilizzo di queste armi. Mentre assolutamente nulla arriva dai media sociali aziendali dell’occidente, un’ulteriore notizia allarmante proviene dalle truppe siriane che hanno scoperto agenti chimici contenuti nei tunnel dei terroristi, come riportato dall’articolo della Reuters “Soldati siriani entrano nei tunnel dei ribelli, trovando agenti chimici: la TV di stato“. Ciò a cui assistiamo è il tentativo della dirigenza aziendale-finanziaria occidentale di spingere all’intervento subito dopo, prima che possa emergere ciò che è esattamente accaduto nei pressi di Damasco. Proprio come è avvenuto in Afghanistan, Iraq e Libia, l’occidente spera che le persone diventino abbastanza isteriche, e abbastanza a lungo, per mettere un “piede nella porta” e così poter iniziare a bombardare. Non riuscirci in questo frangente, segnerebbe la fine assoluta dei piani attuali dell’occidente contro la Siria e l’Iran, e quindi per quanto tenue e screditato possa sembrare quest’ultimo intrigo, aspettiamoci la pericolosa disperazione dall’occidente.
    Ora più che mai, la Siria e i suoi alleati devono essere pronti a difendersi dalle provocazioni militari e diplomatiche.

  8. #3328
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    http://www.voltairenet.org/article179201.html
    I tagli del bilancio a Washington implicano la sconfitta degli Stati Uniti in Siria?



    Rete Voltaire | 25 giugno 2013 Deutsch français عربي English Español
    Come interpretare le dichiarazioni contraddittorie di John Kerry sulla Siria? Finora si è ipotizzato che il segretario di Stato abbia negoziato formalmente la pace con la Russia, mentre segretamente organizzava la guerra con i suoi alleati. Da bravo uomo d’affari yankee, Kerry giocava al doppio gioco, cosa che interdiceva il suo omologo russo.
    Tuttavia, dall’assunzione della carica di segretario di Stato il 1° febbraio, la situazione sul terreno s’è invertita: ora l’esercito arabo siriano ha liberato le coste e contrattacca a nord, Aleppo e Idlib. E’ chiaro che se l’offensiva siriana continua, Washington e i suoi alleati perderanno.
    Il ricordo della fallimentare campagna presidenziale di John Kerry (2004) ritorna alla carica, accusandolo di essere afflitto da "profonda indecisione" (flip-flopping).
    In queste condizioni, i falchi del Partito Democratico, sotto la guida di Bob Casey, presidente della sottocommissione per il Medio Oriente del Senato, hanno iniziato una campagna di appello alla guerra. Preoccupati per il rifiuto del Capo di Stato Maggiore, Generale Martin Dempsey, di bombardare la Siria (12 giugno), seguita dalla sola risposta verbale degli Stati Uniti alle accuse che il "regime" utilizzi armi chimiche (13 giugno).
    Il segretario di Stato ha tenuto, la scorsa settimana a Washington, una riunione a porte chiuse con i parlamentari coinvolti nella questione siriana, per dargli i dettagli sul fidanzamento segreto dai Paesi coinvolti nel conflitto. Ora sembra che questo incontro non abbia chiarito nulla sul vero sostegno militare ai "ribelli". Il fallimento della riunione degli "Amici della Siria", questo fine settimana a Doha, ha peggiorato solo l’impressione di dilettantismo.
    Tutto avviene come se Washington avesse contato su un possibile intervento militare convenzionale in caso di problemi sul campo, ma che non ha potuto flettere i muscoli in tempo a causa della propria incapacità operativa militare. Di qui la domanda: i tagli al bilancio di Washington implicano la sconfitta degli Stati Uniti in Siria?

  9. #3329
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA


    Il piano segreto di Putin per la Siria - Panorama



    Il piano segreto di Putin per la Siria

    Mentre i russi brindano aspettando Ginevra, c’è già un piano per far fuggire Assad e sostituirlo con un uomo forte dell’esercito

    • 11-09-201312:21

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    Tag: Assad Russia
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    di Luciano Tirinnanzi

    (Lookout News )
    In Russia gli scacchi sono definiti “un'arte celata sotto forma di gioco” la cui cultura e culto affondano le radici nella storia di questo Paese. Lenin stesso raccontava di aver imparato a giocare a nove anni grazie al padre, che aveva intagliato per lui i pezzi di una modesta scacchiera. E già nel 1775 il russo Leontiev, segretario dell'ambasciata a Pechino, scriveva un primo importante trattato scacchistico.
    Oggi, quell’eredità ha fatto scuola ed è ancora alla base delle strategie politiche di numerosi ambasciatori e ministri di Mosca, che vedono negli scacchi una metafora di tatticismo indispensabile per le scienze politiche, e ritengono che applicare una simile simbologia alla diplomazia internazionale non sia affatto un gioco ma un esercizio quasi filosofico, capace di produrre risultati anche sorprendenti.
    Il successo diplomatico di Lavrov
    Uno di questi risultati lo ha appena portato a casa Sergei Lavrov, potente ministro degli esteri di Vladimir Putin. Spiazzando completamente l’incauto Segretario di Stato americano John Kerry, Lavrov si è aggiudicato un punto importante, ribaltando il problema delle armi chimiche in Siria a tutto favore della pace. E, soprattutto, della Russia.
    Lavrov segue il motto che fu di Alexandr Gorchakov (cancelliere russo dal 1798 al 1883), il quale sosteneva che le decisioni in politica estera “dovrebbero seguire due obiettivi: il primo è mantenere la Russia al di fuori da ogni tipo di complicazione esterna che possa distrarre i nostri sforzi dallo sviluppo interno, e il secondo è fare in modo che non avvenga alcun cambiamento in Europa”.
    Ed è proprio seguendo quel motto che si è potuto incardinare il successo del presidente Vladimir Putin, che ora appare “solido e incrollabile come le mura del Cremlino”, come scrive la BBC, perché potrà dire almeno di aver fatto di tutto per trovare una soluzione pacifica in Siria. Ed è vero.
    Accordo Putin-Obama?
    C’è chi afferma che Obama e Putin abbiano deliberatamente “concordato” proprio questa exit strategy al G20. Perché essa comporterebbe vantaggi per tutti: Obama potrebbe evitare le forche caudine del Congresso, Putin non sarebbe umiliato dall’attacco unilaterale americano, Assad potrebbe restare al suo posto e l’ONU s’intitolerebbe il successo della pace.
    Ma la partita è un po’ più complicata di così - non a caso il primo commento del New York Times sulla vicenda è stato: “È cominciata una grande partita a scacchi” - e anche se adesso i russi sono in vantaggio e gli americani in difficoltà, Putin sa bene che sulla partita siriana la Russia si gioca la propria credibilità internazionale e i futuri rapporti di forza con gli Stati Uniti.
    Un braccio di ferro che, in una sorta di riedizione della Guerra Fredda, oppone le rispettive amministrazioni sin dal 2004: prima con la rivoluzione arancione dell’Ucraina, poi con il Kosovo, quindi con la Georgia e ora con la Siria. E, in mezzo, il rapporto di Putin con la Cuba di Castro e il Venezuela di Chavez. Nonché i casi di Ryan Fogle, l’agente CIA arrestato a Mosca (con tanto di video umiliante), e di Edward Snowden, la talpa fuggita a Mosca che ha consentito al Cremlino di entrare in possesso di informazioni sensibili per gli Stati Uniti.
    Il piano segreto di Putin
    Per questo, la nuova sfida è già improntata al futuro governo siriano. Vladimir Putin ha deciso di mandare Lavrov a Ginevra perché temporeggi con Kerry, e riesca a ottenere un accordo per mantenere Bashar Assad al potere fino al 2014, quando Mosca ha previsto che passi la mano a un governo di transizione militare. Non solo, c’è già il nome sul possibile successore di Assad: Ali Habib Mahmud, ovvero il ministro della difesa che ha defezionato e che è fuggito in Turchia (peraltro, grazie all’aiuto e al coordinamento della CIA, il che sarebbe uno smacco ancor più grande dei precedenti per gli americani).
    Mahmud è stato un influente membro del gabinetto di Assad fino ad arrivare a dirigere il ministero della difesa, a partire dal 2009. A differenza degli altri generali che hanno disertato nelle ore più difficili per il governo di Damasco, però, Mahmud è alawita e quindi potrebbe tranquillamente tornare in Siria onorevolmente e comandare i soldati fedeli al regime (tutti alawiti), nel caso in cui cadesse Assad.
    Nel piano segreto di Mosca, però, c’è dell’altro: se il regime collassa, per Bashar Assad e famiglia è previsto un piano preciso di esilio in Russia, organizzato in collaborazione con Mohamed Makhlouf, zio materno di Bashar Assad e padre dell’attuale vice direttore della sicurezza di Stato, Rami Makhlouf.
    Mohamed Makhlouf è a Mosca e da una stanza d’albergo di un grattacielo d’epoca sovietica che guarda il fiume Moscova, gestisce già per conto del regime gli affari di famiglia. Assad ha predisposto da tempo dei bunker nella regione di Yaafour, al confine con il Libano e non lontano da Damasco, dove il presidente si è già recato in altre occasioni considerate a rischio. Da qui, la famiglia Assad raggiungerà poi Tartus via Libano in elicottero e sarà infine scortato in Russia a bordo della Minsk o della Novocherkassk.
    La strada in salita

    Vedremo se l’Amministrazione Obama, per non perdere definitivamente la partita diplomatica con la Russia, cederà a questa soluzione in quel di Ginevra. Certo, lo spessore dei ministri degli esteri che s’incontreranno in Svizzera, Lavrov e Kerry, fa propendere per un’ennesima sconfitta diplomatica per gli USA. Così Obama avrà ancora meno elementi per mantenere la propria credibilità di fronte ai propri elettori, ai propri alleati e al proprio Congresso che, in un modo o nell’altro, un voto prima o poi lo dovrà esprimere. Senza contare che la guerra in Siria, casomai qualcuno lo avesse dimenticato, continua. Scacco matto?

  10. #3330
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Ma che articoli ridicoli.


    Gli USA sono interessati a che la guerra civile duri all'infinito. Piu dura meglio e'.

    Assad ha cercato di utilizzare le armi chimiche per vincere ma non potra piu farlo perche c'e una pistola puntata alla sua tempia.

    Oggi si e' creato il precedente delle armi chimiche, domani si possono creare altri precedenti, rimandare un armata di navi davanti alle coste delle siria e pretendere altre cose.....chi ha ceduto una volta cedera ancora.

 

 
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