



Quando sara passata la sbornia ci spiegherai in cosa ha vinto visto che gli scoppiano le bombe sotto casa quasi tutti i giorni.
L'approvazione del consiglio di sicurezza della risoluzione per la consegna di armi chimiche rappresenta un precedente che puo dar vita ad altre pretese.
Domani possiamo anche chiedere che l'aviazione siriana non venga piu impiegata, minacciando bombardamenti aerei....o possiamo pretendere che venga aperto un corridoio terrestre.
La siria e' destinata a restare in una guerra civile per molto tempo.


AH!AH!
Parla come se queste cose le avesse chieste lui
Guarda che Kerry ventilò la proposta che Iran,Russia
e Siria colsero al volo.
Evitarono la guerra e salvarono uno stato amico,viceversa
chi se la prese nel culo furono quelli che già si spellavano
le mani pronti a plaudire l'ennesima criminale pioggia
di bombe umanitarie sulla testa dei siriani.
Non solo,Assad ha preso più tempo e in caso di futura
guerra avrà modo di organizzarsi meglio.
Festeggia con noi la pace: pace per la Siria,del cimitero per i terroristi
da voi sostenuti.




Tu purtroppo non ci fai, ci sei!
In siria ci sarebbe la pace da festeggiare??? In che mondo vivi?
Domani possiamo chiedere che l'aviazione siriana non venga piu impiegata....nessuno lo puo impedire, bastera inviare 3-4 cacciatorpedinieri davanti alle coste e Assad si ritrova nella stessa condizione di un mese fa.










I COSTI DELLA GUERRA Usa, con la Siria Obama rischia il default
di Stefania Arcudi La sola no fly-zone costa fino a un miliardo al mese. E Washington taglia di 37 miliardi il budget del Pentagono. Verso ok del Congresso.
Barack Obama
Barack Obama ha chiesto «un’azione limitata e puntuale» contro il regime di Bashar al Assad, accusato di avere utilizzato armi chimiche contro la popolazione civile siriana lo scorso 21 agosto. E’ stata superata “la linea rossa” fissata mesi addietro, gli Stati Uniti (e il presidente americano) non possono ora fare marcia indietro, anche per non perdere la faccia davanti alla comunità internazionale. Ma quanto costerà a Washington un intervento? Si potrebbe arrivare a vari miliardi. E gli Stati Uniti, alle prese con un deficit stellare e un debito in costante aumento, se lo possono permettere? Sì, ma peserà sui conti dello Stato e sulle casse dei contribuenti.
PER UN ATTACCO LIMITATO, VARI MILIARDI. A fare i conti era stato il capo di stato maggiore americano, il generale Martin Dempsey, che lo scorso luglio aveva delineato in una lettera alla commissione forze armate del Senato gli scenari possibili su un intervento in Siria e i relativi costi, centinaia di milioni di dollari nella migliore delle opzioni. Attacchi limitati, del genere ipotizzato da Barack Obama, messi a segno con aerei, sottomarini o navi costerebbero miliardi di dollari, a seconda della durata dell’operazione. Istituire e mantenere una no-fly zone, un’area di interdizione aerea, costerebbe tra 500 milioni e un miliardo di dollari al mese, considerando anche eventuali interventi per bloccare aerei che la violassero.
AZIONE DI SOSTEGNO 500 MILIONI ALL’ANNO. Per istituire “buffer zone”, zone cuscinetto, ovvero un sistema per proteggere determinate aree geografiche (per esempio il confine con la Turchia o con la Giordania) si supererebbe facilmente il miliardo di dollari al mese, senza contare che dovrebbe essere istituita una “no-fly zone” anche solo limitata nella zona considerata. Per controllare e limitare l’uso di armi chimiche occorrerebbe più di un miliardo di dollari al mese, ma per un’opzione di questo genere servirebbero truppe sul territorio, fatto che farebbe lievitare esponenzialmente i costi. Infine un’azione di “appoggio”, ovvero centrata sull’addestramento, la consulenza e l’assistenza dell’opposizione al regime, costerebbe inizialmente 500 milioni di dollari all’anno.
PENTAGONO A RISCHIO TAGLI. Tutto questo in un momento in cui gli Stati Uniti dovranno a breve trovare un accordo su un nuovo innalzamento del tetto del debito, attualmente a 16.700 miliardi, raggiunto lo scorso maggio e prolungato fino a metà ottobre/inizio novembre grazie ad azioni straordinarie del Tesoro. Per evitare il default, lo scorso marzo Washington ha fatto scattare il cosiddetto sequester, tagli automatici della spesa per 85 miliardi di dollari nel 2013 e 1.200 entro dieci anni.
Le riduzioni sono trasversali e riguardano anche la Difesa: entro la fine dell’anno fiscale, il 30 settembre, il Pentagono deve tagliare le spese di 37 miliardi di dollari, per un totale di 487 miliardi entro i successivi nove. Non stupisce dunque se gli americani sono scettici su un intervento militare: secondo un recente sondaggio di Nbc il 50% non è per nulla d’accordo, solo il 21% pensa che un conflitto sarebbe nell’interesse degli Stati Uniti.
OBAMA VERSO L’OK DEL CONGRESSO. Un intervento appare tuttavia sempre più probabile. Dopo che i principali alleati internazionali lo hanno abbandonato, ha deciso di andare avanti anche da solo per mandare alla Siria (e a tutto il Medio Oriente) un messaggio chiaro: chi viola le regole internazionali non resterà impunito. Avrebbe potuto dare l’ordine di attaccare, ha deciso di chiedere l’autorizzazione al Congresso americano. Il via libera del Senato, che voterà la settimana prossima alla riapertura dei lavori dopo la pausa estiva, appare più vicino dopo che la commissione affari esteri del Senato ha approvato con 10 voti a favore e 7 contro la risoluzione che autorizza un possibile attacco militare contro il regime siriano. Obama ha inoltre incassato l’appoggio del presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, e quello, pesantissimo, dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton.
INTERVENTO NON SUPERIORE A 90 GIORNI. Il linguaggio della risoluzione approvata in Commissione è particolarmente stringente: l’azione sarà limitata a un massimo di 90 giorni (60 iniziali con l’opzione di allungare per altri 30), niente truppe di terra, possibilità di inviare una piccola missione di soccorso in caso di emergenza. «Non c’è in gioco la mia credibilità, ma quella della comunità internazionale e del Congresso americano. Non ho tracciato io la linea rossa, lo ha fatto il mondo», ha detto Obama durante la visita in Svezia, anticipando uno dei temi caldi del G20 di San Pietroburgo, il 5 e 6 settembre.
Usa, con la Siria Obama rischia il default | Economia Web