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Discussione: La Voce Repubblicana

  1. #41
    laico progressista
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    Predefinito Riferimento: La Voce Repubblicana

    Io sono piuttosto fiducioso. Il PRI ha toccato il fondo e questo, paradossalmente, è positivo. La previsione ottimistica (e con accenni di realismo), è che d'ora in poi cominci la risalita.
    I segnali e i movimenti non mancano, in tal senso. Ci vorrà qualche mese per capire se ce la faremo.
    E' chiaro che il presupposto sia quello di prendere atto che l'esperienza col centrodestra si chiude.

  2. #42
    laico progressista
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    Predefinito Riferimento: La Voce Repubblicana

    Vi riporto l'articolo uscito il 24 giugno sulla Voce Repubblicana.


    Roma, 24 giugno 2009

    Scommettere sul big-bang:
    questa la via per rinascere
    .


    di Paolo Arsena


    È una strana euforia quella che pervade chi, come noi, ha vinto le elezioni senza aver partecipato.
    Diciamolo pure, il nemico ha perso. Il bipartitismo è sepolto e l’Italia, fuori dai ricatti e dalle coercizioni elettorali, ha mostrato il suo vero volto: plurale, articolato e, non dimentichiamolo, molto scontento.
    Scongiurata dunque ogni velleità duopolista di PD e PDL, possiamo tornare a parlare di noi, del nostro futuro. Come coloro che, scampati all’uragano che poteva inghiottirli, rialzano la testa e cercano di capire come ricostruire e irrobustire la propria casa.
    Quello che ci interessa, di queste elezioni, non è la fotografia dell’esistente, ma la proiezione futura. Questo perché il PRI deve investire sin da oggi sul domani, per posizionarsi strategicamente e non ritrovarsi ad arrancare costantemente nel presente, rincorrendo le evoluzioni della politica con operazioni di cabotaggio asfittico e fittizio.
    È chiaro che investire nel domani contenga una dose di rischio, e richieda un’iniezione di coraggio. Ma è la sola cosa giusta da fare, per sperare che il “fiume carsico” del repubblicanesimo torni a sgorgare in superficie più vigoroso e vivace di prima.

    All’orizzonte si profila il big-bang. E in quest’ottica occorre operare. La forzatura bipolare ha perso la battaglia risolutiva, ha fiaccato il suo slancio e, come un boomerang, ha imboccato la parabola rientrante. Seguiterà ad incalzare, ma il mordente è sempre più fiacco, e a toglierle terreno sono fattori oggettivi.
    Analizziamo il quadro.
    Lo scoppio del centrosinistra è già una realtà.
    Il PD, nato debole, ha drasticamente ridimensionato la sua consistenza, e non si intravede un recupero, essendo carente di leader nuovi capaci e trainanti, di indirizzi univoci, di un programma riformatore chiaro ed esaustivo. A destabilizzarlo sarà ancor più l’abbaglio strategico su cui si è fondato, che continuerà a dividere i suoi militanti tra realisti e visionari. Senza contare i sotterranei processi disgreganti che prima o poi prenderanno corpo alla luce del sole.
    La sinistra estrema, a smentita di chi la dava per morta, ha dimostrato di esserci ancora. Divisa, certo, ma con un peso (parziale e complessivo) che incoraggia a crescere. A darle man forte sarà la stessa crisi economica, coi connotati del precariato sociale e della disoccupazione, e di un sistema mercatista che oggi offre il fianco alla critica. Sul quel versante leader e contenuti non mancano e, pur nello stampo miope e conservatore della proposta, avranno buoni margini per recuperare l’elettorato recentemente perduto.
    L’Italia dei Valori è il partito che oggi riassume il malcontento a sinistra. Pesca da entrambi i suoi forni, si gonfia a dismisura, ma resta un partito sovradimensionato. Si potrebbe pensare ad una degenerazione populista del sistema, con Di Pietro alter ego di Berlusconi, nel prossimo futuro. Ma il dualismo non può essere confortato dai diversi rapporti di forza interni ai due schieramenti. Il trend dipietresco reggerà solo finché l’elettore non troverà strumenti di sfogo più costruttivi o il modo di identificarsi altrove.
    Dunque a sinistra la disarticolazione è già in atto, e la tendenza andrà verso il rafforzamento e la riorganizzazione di questa pluralità, non certo verso il suo riassorbimento.
    Prima di parlare della destra, guardiamo il centro. Casini sta vincendo la sua sfida. Come un Davide contro due Golia, si è frapposto al bipolarismo con insospettata tenacia e coerenza. E non solo resiste, ma irrobustisce la sua posizione catalizzando, oltre al voto identitario, anche il consenso di chi mal tollera lo schiacciamento bipolare. Oggi l’UdC coltiva la posizione ideale, pronto a raccogliere ulteriori frutti da un big-bang che ha già acutamente calcolato.
    Quindi, la destra. È qui il baluardo al grande scoppio. La Lega cresce, e probabilmente potrà crescere ancora. Svolge un ruolo fondamentale a presidio del pluralismo. Ha i numeri e la condizione ottimale per continuare a farlo con incidenza sempre maggiore. Ma un PDL ancora al 35% (ridimensionato, ma pur sempre massiccio) e un Berlusconi solo parzialmente fiaccato e sempre insostituibile come collante, rappresentano ancora una minaccia al cambiamento degli equilibri e un freno alla tendenza in atto.
    Il PDL esiste in suo nome. Ha un consolidamento territoriale demandato alla sola Alleanza Nazionale, che conta meno di un terzo. Fini non regge il confronto, e non è capito dal suo elettorato. Senza l’attuale leader, dunque, il PDL uscirà trasformato, quantomeno nei numeri, liberando un pacchetto di voti destinato a rivoluzionare la geografia politica.
    Tutto è pronto per la deflagrazione, dunque. Ma resiste ancora il Cavaliere.
    È chiaro pertanto che, uscito di scena Berlusconi, il big-bang esploderà.

    Questo è il quadro che si profila tra pochi anni e in cui noi dobbiamo muoverci sin d’ora. L’unico incidente capace di modificarlo è quello di riforme costituzionali che introducano un principio contrario. Cosa possibile, considerata la manifesta volontà di Berlusconi di mettervi mano.
    Ma occorre essere realisti. Noi non possiamo restare fermi, in attesa di scenari confortanti e sicuri, delle condizioni ideali e del momento opportuno. Una riforma penalizzante, ci annullerebbe in qualunque condizione, a prescindere da tutto.
    Dopo anni di immobilismo, un’esitazione ulteriore sarebbe letale, segnerebbe la nostra scomparsa per consunzione.
    Dunque occorre agire subito. Bisogna scommettere nel big-bang di domani, che è l’unica vera strada per la nostra rinascita.
    Ad oggi, quando questo accadrà, il solo partito davvero attrezzato a raccoglierne i frutti in modo stabile e durevole, è l’UdC: una forza con un solido riferimento culturale, un radicamento nel territorio, un leader, una classe dirigente composita e una dialettica plurale. E una rendita di posizione credibile, perché costruita per tempo e consolidata.
    Noi potremmo vantare caratteristiche simili, se non avessimo perduto linfa negli anni. Ma non siamo posizionati per intercettare i voti in uscita da destra e da sinistra. Non lo siamo nemmeno per fare una politica originale e visibile. Né per dare un segnale di diversità, di alternativa e, perché no, di novità rispetto all’offerta attuale. Sì, di novità. Perché a fronte di un imperante nuovismo sciocco, vuoto e di facciata, noi potremmo rappresentare l’intrigante paradosso del “nuovo”: dimostrare che il più antico partito d’Italia rimane una risorsa fresca e sempre attuale per il Paese, per la sua capacità di guardare lontano. È una sfida e una provocazione avvincente, che si può affrontare con un generale rinnovamento del partito.

    Il terreno per tutto questo è dunque fuori dal centrodestra, svincolati dai poli, collocati in autonomia, estranei a logiche di alleanze organiche.
    Dobbiamo scrivere un nuovo inizio. Questa è la grande avventura che i repubblicani, presenti e in sonno, aspettano per ridestare entusiasmi e fiducia. È questa la strada per rivitalizzare il partito sul territorio, ricostruirlo nelle sezioni, in periferia.
    Il potenziale è molto più grande di quanto s’immagini: nelle pieghe del voto si nasconde un elettorato fantasma, fluttuante, inquieto, che attende una proposta seria in cui riconoscersi. Ce lo dice l’aumento costante dell’astensionismo. Lo segnala parte dei consensi acquisiti da Bossi e Di Pietro. Lo indica il piccolo exploit di Pannella, mai come oggi espressione del voto di protesta o di ripiego dei senza-terra e dei senza-partito.
    C’è un bacino del 12-15% da cui attingere. Puntare anche solo a qualche briciola di questa risorsa, per noi significherebbe vivere e crescere.
    Cominciamo dunque a ricostruirlo, questo partito. Posizionandolo là dove serve, oltre lo schema bipolare: la migliore novità che sapremo offrire alla politica italiana, sarà la rinascita di un PRI che torni a fare il Partito Repubblicano.

  3. #43
    "Are you talking to me?"
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    Predefinito Riferimento: La Voce Repubblicana

    Certo che questo giovane Arsena scrive cose interessanti eh!!!
    ^_^

  4. #44
    "Are you talking to me?"
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    Predefinito Riferimento: La Voce Repubblicana

    Certo che questo giovane Arsena scrive cose interessanti eh!!!
    ^_^

  5. #45
    laico progressista
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    Predefinito Rif: La Voce Repubblicana

    Vi riporto l'articolo uscito il 22 ottobre sulla Voce Repubblicana


    Roma, 22 ottobre 2009

    L’unità si fa al centro

    di Paolo Arsena


    E' tempo di riflessioni che ci inducano a guardare con la debita attenzione alle ultime novità repubblicane. Viviamo un frangente di dinamismo e creatività per noi inusuale.
    È in atto da qualche mese un percorso di ricomposizione della diaspora. Ne sono intimamente felice, dal momento che è questo il giardino che, assieme a molti amici, ho coltivato nell’ultimo quinquennio.
    Se il rinato dialogo tra repubblicani divisi risveglia ottimismo ed entusiasmo, non possiamo sottacere però che ad oggi, guardando alla realtà delle cose, al di là dell’apprezzabile volontà di ritrovarsi, tra i contraenti manca ancora un vero terreno politico condiviso.
    Se da un lato il segretario Nucara non ha ancora liberato il partito dall’alleanza di centrodestra, dall’altro è impensabile che Luciana Sbarbati e i repubblicani che lasciarono il PRI per una radicale avversione alla destra berlusconiana, svanita l’illusione di una fusione proficua in un grande partito del centrosinistra, tornino a casa sotto l’ombra del Cavaliere. Questo nodo irrisolto è cruciale, poiché senza comunione politica non esiste un progetto unitario che non resti vano o fittizio, di mera facciata. Su questo, il comitato allestito tra PRI e Repubblicani Europei discute e discuterà.

    Ma c’è un’altra novità rilevante, che ha riportato l’attenzione sul nostro ambiente: in un momento in cui il partito si opacizza all’esterno, politicamente bloccato sul dubbio amletico se essere o meno berlusconiano, Giorgio La Malfa è sortito allo scoperto esplicitando una posizione personale netta e decisa, che ha trovato felice riscontro sulla stampa e nel dibattito politico: l’uscita dal centrodestra. Una scelta maturata e ben argomentata, che occorre leggere come un’opportunità e non con la lente di malevole dietrologie.
    Dal canto suo bene ha fatto Nucara a puntualizzare che il partito deciderà al congresso, poiché è in quella sede che saremo chiamati a confrontarci serenamente e con lealtà sulle scelte future. Tuttavia il passo di La Malfa è pioniere. Apre una strada, si porta avanti, smuove le cose. E questo sussulto esplorativo, orientato nella direzione giusta, cioè quella che rimette in gioco i repubblicani fuori da schieramenti precostituiti, alternativi al bipolarismo, pronti a spendersi per uno scenario mutante, è ciò che può servire a decidere.
    In attesa del congresso, La Malfa cammina da solo, col suo nome, la sua storia, con gli amici che ne condividono il percorso, senza coinvolgere il partito. Se nei prossimi mesi questa si rivelerà un’avventura individuale di corto respiro, a rimetterci sarà il pioniere. Ma se avrà filo da tessere, sarà destinata a trascinare decisamente il partito in un progetto corale, in cui tutti i repubblicani potranno rilanciarsi più vigorosi e più uniti di prima. Perché è quello il punto di fusione che cercano e che ad oggi non hanno ancora trovato.
    Credo pertanto che nel rispetto del passaggio congressuale che ci attende, e sempre attenti al dialogo unitario di cui rendiamo merito al Segretario, sia comunque importante sostenere e approfondire il tracciato offerto da La Malfa.

    Come ben segnalato anche dai recenti interventi di Italico Santoro sulla Voce, non dobbiamo dimenticare che il bipolarismo, decantato a parole dalla pubblica opinione e sempre più smentito nei fatti, è avviato ad una parabola discendente. A sinistra è già svanito, e non saranno certo i rigurgiti prodiani di Bersani o quelli veltroniani di Franceschini a resuscitarlo, poiché replicano entrambi due cliché falliti e fallimentari. Mentre a destra gli strappi di Fini che marcano un solco con larga parte del suo elettorato di riferimento, sono solo il preambolo delle prossime evoluzioni: all’orizzonte si staglia l’incognita del “dopo”, cioè di quando il collante berlusconiano sarà un ricordo. Non è un caso che il centro sia sempre più in fermento, e che Casini continui a crescere, nei sondaggi e nei voti veri.
    Occorre entrare nel vivo del gioco, laddove si disputerà la partita determinante. È al centro, da laici, che possiamo ritrovare un ruolo. È dal centro che si risolve l’alternativa ad un governo con troppi limiti. Perché Casini propone una variante più seria e rassicurante alle proposte pur innovative del centrodestra. Perché gli scontenti dell’uno e dell’altro fronte (Fini e Rutelli su tutti) trovano al centro sponde per costruire novità. Perché il PD (o quel che ne resterà) ha bisogno di stampelle nuove. Infine perché al Paese serve continuità, anche nei cambi di maggioranza, per mettere mano in modo stabile agli investimenti strategici e a quelle riforme strutturali che possono garantire progresso e sviluppo, e che costituiscono l’essenza del nostro impegno e della nostra proposta. Parliamo dunque di uno spazio utile e spendibile, dove possiamo far valere le nostre credenziali di partito democratico e liberale, la nostra esperienza di partito di governo affidabile e competente, in una compagine che, pur nella differenza identitaria, parla la nostra lingua sui grandi temi dell’economia, sulle politiche industriali, sugli assetti istituzionali, sul funzionamento della macchina statale.
    Ad ogni buon conto, se alcuni repubblicani oggi cominciano a spendersi per un progetto nuovo, il prossimo sarà un congresso che vedrà un confronto tra ipotesi mature. Dove scegliere in modo consapevole e condiviso sarà più facile. Senza salti nel buio.
    E se un domani ci troveremo tutti d’accordo su una buona scelta di autonomia dai poli, scopriremo di aver sconfitto lo sciagurato presupposto che ci ha divisi e debilitati, neutralizzando per anni la nostra qualità migliore: la capacità di incidere.
    Ultima modifica di Paolo Arsena; 31-10-09 alle 20:15

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Vi riporto l'articolo uscito il 22 ottobre sulla Voce Repubblicana


    Roma, 22 ottobre 2009

    L’unità si fa al centro

    di Paolo Arsena
    .......................................



    Occorre entrare nel vivo del gioco, laddove si disputerà la partita determinante........................

    Piatto ricco, mi ci ficco, auguri.
    Ultima modifica di edera rossa; 01-11-09 alle 03:06
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  7. #47
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    Predefinito Rif: La Voce Repubblicana

    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    la nostra esperienza di partito di governo affidabile e competente,.
    Spett.le sig. Arsena,

    ci invii il curriculum delle esperienze di governo del FUR, la sua richiesta di assunzione verrà tenuta in considerazione.

    Cordiali saluti.

    On.le Rutelli
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  8. #48
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    Predefinito Rif: Riferimento: La Voce Repubblicana

    Citazione Originariamente Scritto da McFly Visualizza Messaggio
    Certo che questo giovane Arsena scrive cose interessanti eh!!!
    ^_^
    interessantissime, dice che quando Berlusconi morirà forse inizierà un mondo migliore in cui il PRI la farà da padrone grazie alla credibilità acquisita nel ventennio (o trentennio, staremo a vedere quanto gli regge il fisico) berlusconiano.

    Stiamo tutti aspettando che Madre Natura dia il via a sto benedetto dopo Berlusconi, perchè se cerchi di accelerare i tempi poi passi per antiberlusconiano e non si devono dare questi dispiaceri al signor Silvio
    Ultima modifica di brunik; 01-11-09 alle 05:29
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  9. #49
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    Predefinito Rif: Riferimento: La Voce Repubblicana

    comunque l'articolo piu' interessante della Voce Repubblicana rimane questo qua, che chiede di versare dei soldi su un conto personale di Nucara per tentare il salvataggio della sede del PRI.

    Male che vada, se il salvataggio proprio non riesce, i soldi li usa lui per farsi la villetta in montagna

    Ultima modifica di brunik; 01-11-09 alle 05:48
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  10. #50
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    Predefinito Rif: Riferimento: La Voce Repubblicana

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    comunque l'articolo piu' interessante della Voce Repubblicana rimane questo qua, che chiede di versare dei soldi su un conto personale di Nucara per tentare il salvataggio della sede del PRI.

    Male che vada, se il salvataggio proprio non riesce, i soldi li usa lui per farsi la villetta in montagna

    no, la cosa più interessante è che due terzi dei consiglieri nazionali non danno nemmeno risposta.:gratgrat:
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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