il 2002-09-19 17

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ERO UN BALILLA - OTTOBRE 1939/10 GIUGNO 1940
E così, il 15 ottobre, cominciai la terza elementare. Stessa classe, stessa maestra.
Ricordo che, essendo passato da Figlio della Lupa a Balilla, mia madre mi portò al negozio dell'Unione Militare specializzato in divise per comprare quella nuova: calzoni grigio-verde, fascia nera per trattenerli, camicia nera, cappello con la "M" di latta sul davanti, calze grigio-verde, scarpe nere. E, in più, una bella mantellina grigio-verde, con le borchie a forma di leone al bavero per allacciarla.
La guerra tra Germania a Polonia era in atto, ma non è che ciò influisse sulla nostra vita più di tanto. Mio padre doveva essere molto fiducioso nell'avvenire dato che aveva iniziato a farsi costruire un palazzo a sei piani in Milano, con ben tredici appartamenti di cui due per noi, nonno compreso, e undici per eventuali inquilini. Fu fortunato perché la casa si salvò dai bombardamenti e e questo, a fine guerra, gli permise di ripartire avendo qualcosa di solido da offrire in garanzia alle banche.
Ricordi esatti ne ho relativamente, però era chiaro che non c'era più l'atmosfera di uno-due anni prima. Ho la sensazione che l'entusiasmo del 1936-1937-1938 si fosse come incrinato e, anche se dopo le fasi iniziali in Polonia la guerra guerreggiata non c'era più, purtuttavia qualcosa non quadrava come prima. I discorsi in casa erano sempre incentrati sull'avversione per i tedeschi.
Mi sembra fossero di quei mesi alcuni provvedimenti che suscitarono una sensazione di stanchezza. Quelli che ricordo furono:
a) proibizione di uso di parole straniere laddove vi fosse un corrispondente vocabolo italiano. Questo provvedimento non interessò molto, anche perché allora non vi era l'abuso di inglese che abbiamo oggi quando neppure si traducono i titoli del film;
b) abolizione della stretta di mano, che doveva essere soppiantata dal saluto fascista. Non mi sembra fosse rispettato neanche un po'.
c) abolizione del "Lei", che doveva essere sostituito dal "Voi" nella normale conversazione. Questo fu un provvedimento che apparve non poco cervellotico e che colpì anche noi, bambini e ragazzini, perché incideva sulle nostre abitudini. L'adozione del "Voi" era, fra l'altro, impossibile per chi si esprimeva in dialetto milanese, come i miei, perché si dice "vialter" e cioè "voialtri".
In sostanza, via via che i mesi procedevano, la tensione aumentava, anche se l'Italia in pratica si era dichiarata NON BELLIGERANTE. Ho l'impressione come di una parentesi, fino al maggio 1940. Solita vita, solite sfilate, solite musiche e canzoni.
Di quel periodo ho molto vivo il ricordo di quando mia papà mi portò per la prima volta a San Siro, per vedere il Milan. Lo stadio era nuovo. Ricordo una gran rigore di Boffi, con il portiere che si rannicchiava invece di tentare la parata. Questo era dovuto al fatto che Boffi aveva il tiro "proibito".
E' anche di quel periodo, inizio del 1940, la prima volta in cui sentii parlare dell'Albania. Venne in classe la nostra direttrice e ci disse: "Ragazzi, domani verranno a scuola con Voi tre ragazzi albanesi; trattateli come Vostri fratelli!".
Infatti, il giorno dopo, vennero tre ragazzini con le facce da... morti di fame. Appresi così, con qualche mese di ritardo, che l'Italia si era annessa l'Albania; ma non è che la cosa, per quel che ricordo, destasse entusiasmo. L'ETiOPIA ERA STATA TUTT'ALTRA COSA. I ragazzi albanesi e le loro famiglia abitavano nel quartiere di Case Popolari dette "Case Minime", perché costruite con criteri minimalistici ma molto razionali e di costo bassissimo. Ci sono ancora oggi!
Ricordo anche l'introduzione, nelle nostre marce, del cosiddetto "passo romano", sul quale dovemmo subito esercitarci. Era piuttosto faticoso e richiedeva una distanza tra le file maggiore di prima; ciò perché occorreva tenersi a debita distanza da quelli che seguivano, onde non prendersi una bella pedata là dove non splende il sole. Cosa successa più o meno a tutti, all'inizio. Che male lo scarponcino altrui!
In quel periodo avevo anche cominciato ad andare al cinema; soprattutto film western. Forse era di allora (o forse di un anno dopo) "Ombre Rosse". Spesso, al pomeriggio della domenica, mio nonno mi mandava al cinema insieme alla zia Mariuccia, che però sceglieva, in pratica, solo pellicole francesi. Fu così che io anch’io vidi "Il Bandito della Casbah", poi "Alba Tragica" e, mi sembra, anche "Il porto delle nebbie". Mia zia impazziva per Jean Gabin. Allora non c'erano divieti e così con mia zia entravo anch'io che, per dir la verità, avrei preferito tutt'altro genere di film.
Solo molti anni dopo mia madre disse che il nonno mi mandava al cinema con la zia perché io le stessi tra i piedi, onde impedire... mia zia doveva essere un poco puttanella!
A casa, solite frequentazioni con la mia banda: avevamo anche una specie di piscina nostra, costituita dallo slargo di una roggia che attraversava i campi all'esterno del nostro quartiere. Tutti nudi, ci divertivamo un mondo: con nulla!
Regali di Natale del 1939 furono una bella biciclettina Velox e l'”Enciclopedia dei ragazzi” Mondadori, che mi accompagnerà per anni.
Il nonno mi portava spesso con lui, e così conobbi il famoso teatro della marionette GEROLAMO e il bellissimo planetario Hoepli, ai giardini pubblici, inaugurato qualche anno prima.
Ma stava per scoppiare la bufera. Noi cantavamo le canzoni dei Balilla: "Sole che sorgi libero e giocondo... tu non vedrai più bella cosa al mondo, maggior di Roma..." oppure "Fuoco di vesta... noi siamo la speranza di una nuova età...".
E così siamo al maggio 1940, quando all'improvviso tutto precipita e, in casa, i volti cominciano a scurirsi.
Fine del messaggio (SEGUE S&O, cioè salvo errori e omissioni. Ragazzi, sto parlando di cose di oltre sessanta anni fa. Era un altro mondo!).
Chi ha qualcosa da chiedere non si faccia riguardi. Anzi, mi aiuta a ricordare!
Un saluto a tutti dall'ex Balilla Ferruccio.