Secondo una simulazione condotta di recente dalla Bce, a fronte di un cambio che oscilla al momento tra 1,33 e 1,34 (dopo aver superato brevemente quota 1,35 la scorsa settimana), la Germania può permettersi anche un cambio euro/dollaro pari a 1,53 prima di risentire della eccessiva forza della divisa unica. Ecco dunque spiegati i ripetuti attacchi da parte di Berlino a ogni ipotesi di un ulteriore allentamento della politica monetaria europea che possa indebolire l'euro. Non ha molto da dire l'Irlanda, la "prediletta" tra i PIIGS che sta riuscendo a riemergere dal baratro dopo essersi allineata strettamente alla "ricetta" economica promossa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, perché per Dublino un cambio corretto potrebbe essere attorno a 1,40-1,41 dollari per euro.
Hanno invece da dolersi paesi meno "virtuosi" o se volete meno liberisti come la Spagna (che dovrebbe puntare a un cambio pari a 1,26) o il Portogallo (1,24), ma anche la Francia (per cui un rapporto corretto sarebbe attorno a 1,23), l'Olanda (1,22) e persino il Belgio (1,19). E l'Italia? Pur con un debito pubblico che a fine 2012 era calato a "soli" 1.988 miliardi di euro (dal record di 2.020,82 di fine novembre), a causa di un'economia sempre più in crisi che rischia di far rapidamente salire il rapporto debito/Pil (se il Prodotto interno lordo italiano dovesse calare di un punto percentuale quest'anno il rapporto arriverebbe al 130% anche a fronte di un debito pubblico stabile), se non cambierà ricetta saranno guai.
Perché per l'Italia l'unico modo per poter contare sull'export come motore per la propria crescita sarebbe vedere un euro che cala a 1,19 contro dollaro. Poco di più di quell'1,07 che servirebbe alla Grecia per rimettersi in moto. Una somiglianza, quella tra Roma e Atene, che al momento nessuno vuole vedere come testimoniano rendimenti e spread nel complesso stabili sui titoli di stato su cui il Tesoro (non la Banca d'Italia) paga interessi che vanno dall'1,55% dei bond a 2 anni al 4,4% dei decennali (mentre un Btp a 30 anni offre una cedola pari al 5% lordo). Ma una somiglianza fin troppo sinistra per non preoccupare chi dovrebbe tutelare l'economia del Belpaese sia in sede comunitaria sia in occasione delle riunioni dei vari organismi sovranazionali come il G7 o il G20.
Luca Spoldi