Ieri stavo leggendo le analisi proposte sul Corriere della Sera in merito alla vittoria di Roberto Maroni. Sappiamo benissimo che RCS tifava per Albertini e, più concretamente, per Ambrosoli. Fino a qui nulla di male, o meglio di male ce n'è ma nulla di sconvolgente.
Il punto è il motivo per cui questi figuri sostengono ciò che scrivono. Devo ringraziare un amico che ha evidenziato questo passaggio:
E di conseguenza Ambrosoli ha finito per pagare i limiti di autoreferenzialità di una certa società civile milanese e la distanza che continua a separare in Lombardia città e contado, anche dopo esserci messi alla spalle il Novecento. Non bisogna dimenticare che, se a Milano ci sono decine di consumatori che fanno la spesa anche di notte nei supermercati aperti h24, a soli dieci chilometri dal Duomo ogni estate si tengono regolarmente sagre e feste in cui la fa da padrone il ballo liscio. Modernità e tradizione convivono.
Ora, mi chiedo, onestamente, in base a quale logica malata si possa giudicare lo "sviluppo politico" e la coscienza democratica col fare la spesa notturna al "wall" come si fa negli USA, mentre andare a ballare il ballo liscio alla sagra di paese sarebbe un sintomo di arretratezza e di evidente incultura.
Insomma, mi viene da chiedere che razza di modello di Uomo e tessuto sociale hanno.
Perché da quanto scrivono sembrano proprio sognare esclusivamente una città anonima, di consumatori di wallmarket, la cui apoteosi "democratica" e di "sviluppo" è annettere anche la notte al consumismo, visto che lo "svilupppo" si concretebbe nella spesa ininterrotta, ventiquattro ore su ventiquattro.
Al che mi vien da gridare "Viva le sagre!" Di qualsiasi genere, dalla festa della parrocchia alla festa locale di partito, visto che almeno le sagre rappresentano occasioni vere di COSTRUIRE LA COMUNITA' e di allacciare rapporti umani che esulino quelli tra cliente e commesso in Via Monte Napoleone.




Rispondi Citando
