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    Predefinito La Old Right, la destra originaria

    Vita nella "Vecchia Destra"

    di Murray N. Rothbard

    Chronicles, agosto 1994


    Un problema nell'etichettare movimenti ideologici come "vecchi" o "nuovi" è che, con il passare del tempo, il "nuovo" diventa "vecchio"ed i segnali diventano confusi. Nella destra moderna del dopoguerra ci sono stati una grande quantita' di "vecchi" e "nuovi" vari. Ma quella che io chiamo la "Vecchia Destra" (nell'originale, Old Right) ha una ragione eccellente per reclamare quell'etichetta; perchè era l'originale, la "più vecchia" destra e perchè era, in molti modi, radicalmente differente da tutte le destre che sono seguite dopo la sua caduta.

    La destra originale di cui io parlo, e della quale sono uno dei pochi sopravissuti, andava dal 1933 fino alla sua quasi morte, o dissipamento, con l'avvento del settimanale "National Review" nel 1955. La Vecchia Destra cominciò nel 1933 come risposta all'avvento del "New Deal". Essa era "reazionaria" nel senso migliore e più generoso possibile: era una reazione orrificata contro la Rivoluzione Roosveltiana, contro il "Grande Salto in Avanti" verso il Collettivismo che catturava le menti degli intellettuali socialisti e infuriava coloro che erano devoti alle istituzioni e alle strette limitazioni del potere del governo centrale che era il marchio della Vecchia Repubblica.

    Lo scorso autunno, David Lauter, scrivendo un articolo sul Los Angeles Times riguardo al piano sanitario di Clinton, fece eco, coscientemente o incoscientemente, alla terminologia maoista del "Grande Salto in Avanti", dichiarando che: "Ogni tanto i governi si tengono forte, prendono un respiro profondo e fanno un salto in avanti in un futuro ampiamente sconosciuto...". Il piano sanitario di Clinton e' uno di tali salti, nota Lauter; i Grandi Salti precedenti furono le leggi sui "diritti civili", degli anni '60; e, prima di tali leggi, quello che è forse il "salto primordiale": il "New Deal" degli anni '30, quando "la nazione accordò di concedere al governo federale una categoria completamente nuova di responsabilità - dal provvedere alla pensione per gli anziani allo stabilire un nuovo sistema di agenzie regolatorie nazionali che controllano l'economia".

    Una rappresentazione e semplificazione abbastanza buona, eccetto che, invece della "nazione che accorda" di dare poteri al governo, il New Deal procedette nella maniera di tutte le rivoluzioni non-violente: fu il governo federale, ed i suoi nuovi padroni, che azzannarono il potere e fecero passare, in tutta velocità, una serie di misure socialistiche, E POI conquistarono l'"accordo" usando gli strumenti della propaganda e del modellamento dell'opinione nella società... dipendendo poi anche dalla semplice forza d'inerzia e dall'abitudine,una volta che le nuove istituzioni erano al potere.

    La Vecchia, originale, Destra, si rese conto degli orrori del New Deal e predisse il cammino collettivista su cui esso stava incanalando la nazione. La Vecchia Destra era una collezione di ideologie e forze che non aveva un positivo programma comune, ma "negativamente" era solidamente unita: tutti contro il New Deal. Ed era dedicata a respingerlo ed abolirlo. Con l'anima e col cuore. Il fatto che la sua unità fosse "negativa" non la rendeva certo meno forte o coesiva, perchè c'era un totale accordo sull'estirpare quelle escrescenze collettiviste e nel restaurare la Vecchia Repubblica, la vera America.

    La coalizione chiamata Vecchia Destra consisteva dei seguenti elementi: i più "estremi" erano gli scrittori libertari e individualisti: H.L. Mencken, Albert Jay Nock, Rose Wilder Lane, Garet Garret, tutta gente che aveva resistito a ciò che loro consideravano lo statalismo crescente del regime Repubblicano degli anni '20 e che chiedevano un governo ultra-minimo che avrebbe riportato indietro lo statalismo del Periodo Progressivo e delle ere della Guerra Civile e della Ricostruzione. Forse anche il dispotismo giudizial-costituzionale del Capo della Giustizia John Marshall. Poi c'erano i rimanenti, oggi quasi dimenticati, dei Democratici conservatori per i Diritti degli Stati del Sud, le cui visioni erano quasi tanto libertarie quanto quelle del primo gruppo. Questi uomini erano guidati dal Governatore Albert Ritchie del Maryland, che era un candidato alle primarie presidenziali democratiche del 1932, ed il senatore James A. Reed del Missouri. Il terzo gruppo consisteva dei Repubblicani conservatori che erano infuriati dalla democrazia del New Deal e che venivano largamente dal Centro e dall'Ovest. Infine ex- progressisti e statisti che credevano che il New Deal stesse andando troppo "oltre", formavano il gruppo finale. Il loro leader era l'ex-presidente Herbert Hoover il quale, sebbene avesse lanciato anch'egli, durante la propria amministrazione, misure tipo "New Deal" in microcosmo, denunciava ora come il New Deal stesse andando troppo oltre, entrando nel "fascismo vero e proprio". Fu il primo gruppo, però, che dava il "tono", in quanto la retorica libertaria ed individualista provvedeva gli unici concetti generico-teorici con cui ci si potesse opporre efficacemente alle misure del New Deal. Il risultato, comunque, fu anche che alcuni politicanti repubblicani si ritrovarono a scimmiottare slogans libertari ed anti-stato a cui non credevano o che non capivano veramente, una situazione che innescò le condizioni, poi, per la "moderazione"avvenuta succesivamente e "l'abbandono" di principi a loro solo apparentemente cari.

    Unità nei nostri odii ed ostilità, comunque, combinata con una divergenza sui principi positivi, ebbe un effetto salutare sulla Vecchia Destra. Voleva dire che noi potevamo unirci e agire insieme nel denunciare e nel muoverci contro il nemico: il "New Deal"; e tutto ciò mentre mantenevamo i disaccordi e le discussioni amichevoli tra di noi sul tipo di America che volevamo, alla fine, raggiungere. Quanto governo bisognava eliminare o far tornare indietro? Fermarsi al 1932 o continuare a spingere per eliminare le misure progressive o anche la centralizzazione del diciannovesimo secolo? Noi eravamo tutti convinti assertori dei Diritti degli Stati ma fino a che punto portare avanti tale visione? Alcuni libertari estremisti volevano tornare FINO agli Articoli della Confederazione; ma una maggioranza della Destra era fedele alla Costituzione degli Stati Uniti, comunque, nel contesto di una Costituzione interpretata cosi' strettamente da rendere fuori-legge la maggioranza della legislazione del ventesimo secolo. Certamente, perlomeno, a livello federale.

    E' un vero divertimento dare, oggi, un'occhiata al record di voto dei Repubblicani di destra nel Congresso di allora, specialmente nella più estrema Camera, perchè il tipo comune di "destrista" pre -1955 farebbe apparire, a confronto, il congressista più "di destra" oggi, come insopportabilmente socialisteggiante e di sinistra. I miei congressisti preferiti erano Howard Buffet del Nebraska e Frederick C. Smith dell'Ohio, i quali, oggi,p renderebbero, inevitabilmente, una "valutazione" zero tondo da "Americans for democratic Action" e altri simili gruppi di sinistra. Io ricordo, per esempio, di come fossi... deluso dal fatto che, una volta tanto, anche loro avessero deviato un po', per votare, per esempio, una legge federale anti-linciaggio pubblico. "Come? Non sanno che il governo federale non ha alcun potere di polizia?!"

    Disaccordi amichevoli su principi positivi significavano una genuina e sana diversità e libertà all'interno dei circoli di destra. Come Thomas Fleming notò, con sorpresa, quando fece una ricerca sulla Vecchia Destra, non c'era una linea di partito, non c'era alcun organo centrale o quartier generale che scomunicava membri "non rispettabili". C'era una vasta gamma di visioni positive. Dalla decentralizzazione libertaria alla dipendenza, hamiltoniana, ad un governo forte ma dentro i rigidi limiti costituzionali della Vecchia Repubblica, e c'erano anche varie correnti di monarchici. Ed in tutta questa vasta varietà e diversità nessuno avrebbe reagito con shock o orrore ad alcuna visione "estremista", fintanto che tale estremismo non significasse in alcun modo rinunciare alla battaglia contro il "New Deal". C'era anche una grande quantità di disaccordi sulle "policies" specifiche che erano state in questione fin da prima del "New Deal": tariffe o libero mercato; restizioni all'immigrazione o confini aperti; e su cosa costituisse una politica militare o internazionale consona con gli interessi nazionali americani.

    La Vecchia Destra sperimentò anche un grande cambio di rotta: originalmente la sua concentrazione era puramente domestica, in quanto quella era la concentrazione del New Deal. Ma quando l'amministrazione Roosevelt si mosse verso la guerra alla fine degli anni '30, la Vecchia Destra aggiunse un intensa opposizione alla politica di guerra del New Deal alla sua già sistematica opposizione alla rivoluzione domestica del New Deal. Perchè essa si rendeva conto che, come disse il libertario Randolph Bourne nell'opporsi all'entrata dell'America nella Prima Guerra Mondiale,"la guerra è la salute dello Stato" e che l'entrata in una guerra in grande scala, specialmente per interessi globali e non-nazionali, avrebbe portato l'America in un perenne stato d'allerta che avrebbe fatto a pezzi le libertà e le limitazioni della Costituzione Americana in casa. Così, mentre un anti-interventismo estero veniva aggiunto alla mescola anti-New Deal, la Vecchia Destra perse alcuni aderenti ma ne guadagnò anche di più. Perché gente del tipo "Eastern Establishment" originalmente anti-New Deal, come Lewis Douglas, William Clayton, Dean Acheson a la banca Morgan, abbracciarono il pacchetto del New Deal quando venne incartato con gli attraenti e lucrativi nastri dell'"Impero Americano". Dall'altra parte, però, progressisti anti-guerra, ex-New Dealers, cominciarono a rendersi conto che c'era qualcosa di molto sbagliato in uno Stato molto forte che poteva espandersi in avventure straniere, e così diventarono, gradualmente, "anti-newdealers" in ogni senso della parola.

    La Seconda Guerra Mondiale aggiunse la politica estera alla mescola, cosicché, alla fine della guerra, la Vecchia Destra era opposta al Grande Governo su tutti i fronti, straniero e domestico. Ogni parte della destra era opposta alla "crociata globale", ciò che Clare Booth Luce chiamava, perspicacemente: "Globalooney" (più o meno: "follia globale", N.d.T.). Loro erano opposti a quella che lo storico Charles Beard, precedentemente a favore del New Deal, poi diventato un non-interventista anti-New Deal, chiamava: "l'eterna guerra per l'eterna pace".

    Ci sono molte memorie sul mio essere ebreo e crescere a New York negli anni '30 e '40. Sebbene io sia di alcuni anni più giovane della maggioranza dei memorialisti dell'epoca - Irving Howe, Irving Kristol, Alfred Kazin, etc. - la mia esperienza è, in qualche modo, la stessa. Era fantastico passeggiare nella città di quell'era andata. La vita di strada era vitale e divertente. Non c'erano le molestie, le continue richieste, il senso di crimine che serpeggiava per la città. I bianchi andavano ad Harlem per vedere Pearl Bailey e altri grandi intrattenitori neri senza alcun senso di paura. Niente straccioni o aggressivi mendicanti. Se uno voleva vedere uno straccione poteva andare in una stradina in centro, chiamata "Bowery", dove si ritrovavano i "mendicanti", ma anche loro non erano esattamente "senza-tetto" perchè vivevano in una pensione nella Bowery. Le strade pullulavano di personaggi affascinanti che strombazzavano pubblicamente la loro idee. Palchetti in Union Square o Columbus Circle presentavano qualsiasi opinionista che volesse salirvi e pontificare la folla. Ricordo con affetto un anziano lavoratore delle strade, che cercava di vendere, in tutta sincerità, l'idea che la limonata era la panacea per tutte le malattie umane. Ed a quel tempo New York era piene di economiche caffetterie dove uno poteva sedersi in compagnia di un caffè per ore e leggere o discutere idee indisturbato. Un signore era conosciuto come "Senatore Mendel" perchè spendeva giornate intere nella "Caffetteria Senator" nella parte ovest della città. Oggi...naturalmente, tali caffetterie sarebbero piene di mendicanti aggressivi e borsaioli, e tranquillità o chiacchere sarebbero impossibili.

    Guardando indietro, nel passato, le discussioni e gli argomenti a cui ho partecipato, in strada, nel vicinato, in casa, in famiglia, a scuola, erano sempre marcate da un istintiva civiltà e cortesia. Anche se c'erano molti comunisti in giro, non c'erano rabbiosi squadroni, inforzatori di correttezza politica o minacciosi di mandarti a fare il lavaggio del cervello o..."sedute di addestramento alla sensibilità". Ed anche se io ero, con l'eccezione di mio padre, virtualmente l'unico "di destra", fui sempre trattato senza alcuna ostilità, ma piuttosto con reazioni che andavano dalla sorpresa all'affetto simpaticamente divertito.

    L'unico aspetto importante in cui la mia crescita differisce da quella di altri memorialisti ebrei è che... loro erano tutti una qualche varietà di comunista o socialista, mentre io ero di destra e duramente anti-socialista, fin dall'inizio. Sono cresciuto in una cultura comunista; la classe media ebrea in cui vivevo, famiglia, vicini, amici, erano o comunisti o.. affini e compagni di viaggio dell'emisfero comunista. Avevo due zii e due zie facenti parte del Partito Comunista, da entrambi le parti della famiglia. Ma, fatto ancora più rilevante, la grande questione morale nelle vite di tutta questa gente era: "Devo entrare nel Partito Comunista e dedicare la mia vita totalmente alla causa o rimanere solo un buon compagno ma "egoisticamente" dedicare solo una frazione della mia energia al comunismo?" Quella era tutta la questione morale e la domanda. Qualsiasi specie di liberalismo, tantomeno conservatismo era non-esistente. E, contrariamente alle memorie di Kristol, Howe, Kazin, etc., io non ho mai sentito parlare di un trotszkista in quel periodo. Il trotszkismo era confinato a pochissimi intellettuali e futuri accademici; per la classe media ebrea il mondo politica ruotava intorno al Partito Comunista.(Piu' tardi nacque uno scherzo: "Cos'è successo alla Vecchia Sinistra? I trotszkisti sono entrati in Accademia, gli stalinisti...negli investimenti edili")

    L'eccezione a questo giardino di varietà comunista era mio padre, David. Mio padre emigrò negli Stati Uniti da una crisi economica polacca, impoverito e senza sapere l'inglese. Come molti emigranti dell'epoca lui era deciso a "diventare un americano", in ogni senso. E ciò significava, per lui, non solo imparare l'inglese e farne il proprio linguaggio, ma anche abbandonare i giornali e la cultura yiddish e ripulire se stesso di ogni accento. Significava anche devozione all'"American Way": governo minimo, fede e rispetto nella libera impresa e nella proprietà privata, e una determinazione di migliorarsi attraverso i propri meriti, non attraverso assistenza statale o privilegio. Gli ebrei russi e polacchi prima della Prima Guerra Mondiale, furono riempiti di ideologie e movimenti comunisti, socialisti e sionisti; e varie mescole dei tre. Ma mio padre... non ci cadde mai. Un individualista più che un socialista o un tribalista, lui credeva che la sua lealtà fosse dovuta all'America più che ad ogni sionismo o ogni entità sionista nel Medio Oriente.

    Io sono cresciuto con lo stesso spirito. Tutto il socialismo sembrava essere mostruosamente coercitivo ed aberrante. In una riunione di famiglia, con infiniti giuramenti di fedeltà e devozione ai "lealisti" spagnoli, durante la guerra civile, io sputai fuori, all'età di 11, o 12 anni, un: "Cosa c'e di tanto male in Franco?" Non mi sembrava che i peccati di Franco, sebbene statalista, fossero peggiori, a dir poco, di quelli dei repubblicani! La mia domanda fu un "blocca-conversazione", questo sì. Ma non ho mai ricevuto una risposta.



    1 - continua
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    Predefinito Rif: La Old Right, la destra originaria

    Quando cambiai scuola, durante le scuole medie, da una egualitarista scuola pubblica ad una scuola privata, fatto di cui ero felicissimo, mi trovai in un altro, strano, clima ideologico. In quei giorni le ragazze delle classi alte erano protette e venivano mandate in una scuola giornaliera di New York, mentre i ragazzi delle classi alte andavano in un collegio fuori città. La scuola privata giornaliera che attendevo era per entrambi i sessi ma aveva difficoltà ad attirare i maschi ed era in pericolo e sul punto di diventare una scuola per sole donne. Quindi, ora, dava borse di studio a ragazzi brillanti della classe media. Il risultato era socialmente anomalo. Le ragazze erano tutte ricche, portate a e da scuola da una limousine; una gran parte dei ragazzi invece, erano lì con borse di studio, da classi medie, come me. Un'altra nota affascinante è che gli studenti erano in buona parte ebrei, mentre i professori e lo staff erano quasi tutti "wasp". Nessuno degli studenti ebrei si sentiva oppresso dalla situazione; infatti nessuno di noi si sentiva disturbato quando, tutti i venerdì, si andava a messa, alla cappella non-denominazionale, cantando gloriosi inni cristiani. Nessuno degli studenti si sentiva nient'altro che felicissimamente assimilato a quello di cui l'America - che dopotutto, era essenzialmente un nazione cristiana e wasp- era realmente costituita.

    Ma, mentre nessuno degli studenti era un vero e proprio comunista, erano, comunque, tutti liberals di sinistra, quelli che a New York venivano detti i "Park Avenue liberals" o"Limousine liberals". Concetto estremamente letterale, in questo caso.

    Io venni prontamente individuato come "il conservatore della scuola", che discuteva, a 13 anni, vivacemente contro l'introduzione della tassa sul capitale, da parte di Roosevelt, nel 1938. E, più tardi, contro le policy di sinistra del Sindaco Fiorello La Guardia, verso i criminali.

    La mia reputazione come "destrorso" della scuola mi venne utile. Nel mio primo anno alle superiori io ero il supporter, in una di quelle elezioni scolastiche senza significato, del mio amico Lloyd Marcus, come "presidente"...o comunque si chiamasse la "posizione". Pensavamo di fare come dei veri politici "informati" e davamo volantini che dicevano: "Lloyd Marcus, accuse e fatti". I temi erano totalmente triviali .Niente di ideologico. Solo amicizia personale in gioco, per quanto mi riguardava. Ma la dura signora Birch, fondatrice della scuola, appena seppe dei volantini annusò "comunismo" e "sciopero". (Lloyd Marcus, tra parentesi, era il figlio del miliardario Bernard Marcus che era andato in galera per il famoso scandalo della "Bank of the United States". Lui era un "limousine liberal", ma la differenza politica tra un candidato e l'altro era triviale ed irrilevante per l'elezione). Tutti gli organizzatori della campagna elettorale di Marcus vennero chiamati ed interrogati duramente sul "comunismo", o se facessero parte della Student Union, il fronte comunista studentesco dei tempi. Io assicurai Miss Birch che nessuno sciopero e nessuna "Student Union" era nelle nostre menti. Loro furono tutti espulsi dalla scuola. Io fui l'unica eccezione. L'idea che il "destrorso" della scuola fosse un comunista era impensabile.

    Quando entrai alla Columbia University, durante la Seconda Guerra Mondiale, l'universo del tipo di persone che incontrai si espanse, ma il clima politico era lo stesso. Erano tutti comunisti, socialdemocratici o una varietà dei due. L'unico altro repubblicano-conservatore era uno della facoltà di Inglese. Quindi avevamo poco in comune. Io ero sempre più coinvolto e ferrato in economia. A me sembrava che i problemi più annodati e i più forti argomenti teoricamente "a favore" del socialismo e dello statalismo fossero economici, cioè i cosiddetti "fallimenti del libero mercato". Più dibattevo e discutevo con studenti e professori, che erano, tutti, una qualche varietà di progressisti, e più diventavo un estremista-conservatore.

    Ero così diverso e "fuori" politicamente che, a volte, servivo come Padre-Confessore. Una volta uno, che conoscevo a malapena, venne a riversare su di me una sua dolorosa e preoccupata storia: "Murray, tu sai che io sono stato attivo in molte cause progressiste. Beh, oggi, sono scioccato, non so cosa fare. Tutti i miei amici, che pensavo fossero "liberal", sono venuti da me per invitarmi ad entrare nella loro cellula del Partito Comunista. Io non sapevo che fossero dei comunisti! Cosa devo fare? Entro anch'io o no?" Cosa potevo dire ad un conoscente che ti tira fuori tale confessione? Non mi ricordo ma, probabilmente un clichè tipo " Sii onesto verso te stesso"o "Non ti fare impaurire" . Non so. Comunque non ho mai saputo cosa abbia deciso. Credo: "No". Durante tutto questo tempo sapevo che c'era un movimento di destra, là fuori, ma la mia conoscenza era limitata a giornali come la Hearst Press, il meraviglioso New York Sun, ed i Rapporti dal Congresso. Per un po' di tempo credo di esser stato l'unico newyorchese, con l'eccezione delle librerie, ad aver sottoscritto al mio giornale preferito, il Chicago Tribune, che, in tutto il periodo del Colonnello Robert Mc Cormick, era sempre dalla parte giusta, non solo negli editoriali ma anche nella cronaca. Comunque, io non avevo ancora conosciuto, personalmente, un vero e proprio, attivo, "destrorso"!

    Finalmente, nel 1946, scoprii personalmente, la Vecchia Destra, quando trovai la Foundation for Economic Education( FEE) in Irvington-Hudson a New York, dove incontrai intellettuali e attivisti del movimento e fui introdotto a meravigliosa letteratura della Vecchia Destra che non avevo mai sentito nominare prima. Libertari come Albert Jay Nock e H.L. Mencken, Frank Chodorov, John T. Flynn a Gare Garret, e tutto ciò, rapidamente, mi convertì da economista del libero mercato a libertario purista. Questa letteratura mi convertì anche ad un totale isolazionismo in politica estera. Non avevo mai pensato molto alla politica estera, essendo ferrato in economia, ma ora venni a realizzare che una politica estera non interventista era una parte essenziale della devozione alla libertà ed alla resistenza allo statalismo.

    I libertari post-Seconda Guerra Mondiale pensavano e definivano se stessi, naturalmente, come "estremisti di destra". Non c'era alcuna inimicizia tra noi ed i "meno estremi" e "meno puri"; eravamo felici di lavorare insieme nella causa anti-New Deal. Noi cercavamo di rendere i nostri "meno estremi" alleati più continui e coerenti. Loro cercavano di rendere noi più "pragmatici". Anche nella politica partitica, un purista libertario come il congressista repubblicano Howard Buffet, che conoscevo personalmente, divenne il manager della campagna elettorale del Senatore Taft, durante la maledetta Convention Repubblicana del 1952.

    Io divenni un membro del Young Republican Club di New York nel 1946 e scrissi poi anche uno dei suoi discorsi in attacco alla policy di Harry Truman sul controllo dei prezzi della carne, che Truman dovette poi rigettare durante la campagna presidenziale del 1946. Io ero meravigliato nel vedere un cosidetto "conservatore", come Harry Truman, salutato come "presidente ideale" mentre noi, al contrario, ci opponevamo a Truman coi denti, per il suo statalismo domestico e per la sua policy interventista estera. Uno dei miei momenti più felici fu quando i repubblicani conquistarono sia la Camera che il Senato durante le elezioni del 1946 con lo slogan "controlli, corruzione e comunismo". La prima cosa che scrissi fu una lettera al New York World Telegram, celebrando la vittoria Repubblicana: "Hallelujah!". Aspettando, ingenuamente che il Congresso, ora Repubblicano respingesse ed abolisse completamente tutto il New Deal!...Beh...l'avevano DETTO loro, no?

    Le prime disillusioni, da parte di molti, arrivarono presto. La Manufacturers National Association (un quasi equivalente americano della Confindustria, N.d.T.), che aveva anche firmato giuramenti di eliminare tutto il socialistico e pro-sindacati Wagner Act, cadde, nell'inverno del 1946, sotto il controllo di un nuovo elemento "responsabile" (uno dei tipi "illuminati" vicini a Rockfeller), e cambiò toni .. finchè alla fine decise non solo di non abolire il Wagner Act, ma di...espandere i poteri del governo federale nell'applicare criteri di "giustizia" nel rapporto tra lavoratori e sindacati. In pratica: aumentare i poteri governativi invece di eliminarli! I repubblicani, accettarono, alla fine, questo compromesso e passarono tale emendamento invece di abolire il Wagner Act. Politicamente l'abolizione avrebbe avuto successo; il pubblico non ne poteva più di scioperi e sindacati ed aveva, dopotutto, eletto un congresso repubblicano di destra. Inoltre, in quel 80esimo congresso, i repubblicani abbandonarono completamente i loro principi isolazionisti, guidati dal ministro per gli affari esteri, il senatore Arthur Vandenberg, che riuscì a stabilire la prima, vera, disastrosa policy "bipartisan". Cioè l'interventismo globale nell'era post- Seconda Guerra Mondiale.

    I Repubblicani della "Vecchia Destra", la vera anima del partito, riuscivano sempre, in qualche modo, a perdere l'elezione, perpetuamente rubata loro dall'ala "Rockfeller-Grandi Banche-Eastern Establishment" del partito, che usava le nubi create dai loro media, oltre a cose come:...Bancari che minacciavano di "richiamare dentro" i loro prestiti a delegati che non si allineavano, etc., e tutto per sconfiggere il vero sentimento di maggioranza all'interno del Partito Repubblicano. Nel 1940 un "blitz" della Banca Morgan riuscì a spostare il consenso e vincere la nomina presidenziale per il "Repubblicano di sinistra" Wendell Wilkie. Rubata all’isolazionista "Vecchia Destra" Senatore Taft. E Tom Dewey, tutta la sua vita politica come pupazzo di Rockfeller, nel 1944 vinse la nomina Repubblicana. Lui fu poi anche rinominato nel 1948, battendo l'isolazionista"Vecchia Destra" John Bricker, a Bricker venne concessa la vice presidenza come consolazione al vero cuore e spirito del partito. Consolazione alla ora arrabbiatissima Vecchia Destra.

    Per ciò che mi riguarda, l'elezione di Dewey completò la svendita totale del congresso. Ed anche se non mi piaceva la demagogica campagna di sinistra che Truman condusse non riuscivo proprio a convincere me stesso a sostenere Dewey. Quindi, ancora una volta, ingenuamente, abbracciai, la nuova campagna sugli " States Rights", o "Dixiecrats", il cartello elettorale di Strom Thurmond, presidente, con Fielding Wright come vice. Io, effettivamente, credevo che un "Partito dei Diritti degli Stati" sarebbe potuto diventare un partito maggiore ed una coalizione la quale sarebbe poi diventata partito di maggioranza. Al Columbia Graduate School fondai un gruppo: "Studenti per Thurman". Andai al primo meeting, che consisteva di un gruppo di studenti "wasp" del Sud ed un ebreo di New York, io. C'era, effettivamente, anche un gruppo di ebrei lì. Ma erano tutti osservatori del "Henry Wallace Progressive Party", ansiosi e curiosi di scoprire fino a che punto "fascismo e KKK avessero permeato la Columbia University". Furono assolutamente sbigottiti quando io andai sul palco e feci un fiero discorso in favore dei diritti degli stati e contro il socialismo centralizzato. Cosa ci faceva un ragazzino ebreo in un posto come quello?

    Mi è stato chiesto molte volte se la Vecchia Destra fosse ripiena di anti-semitismo. Agenti della sinistra in segreto e artisti delle false controversie come John Roy Carlson avevano scritto un best-seller chiamato "Under-cover" che pitturava tutti gli "anti-new dealers" con lo spazzolone dell' "antisemitismo" e anche del "neo-nazismo" e la reputazione della Vecchia Destra era, con gli anni, peggiorata, dato che, come sempre l'interpretazione della Storia era nelle mani dei vincitori internazionalisti. Comunque, la risposta a tale domanda è un rimbombante: NO! Nel mio decennio con la Vecchia Destra non ho mai incontrato alcun tipo di ostilità anti-semitica. E' vero che, sfortunatamente, c'erano pochi ebrei nella Vecchia Destra, ma quelli che c'erano, notabilmente, per esempio, il grande libertario Chodorov, erano ampiamente ammirati e non incontravano alcuna ostilità etnica. E' vero che ci fosse scontento verso il fatto che, apparentemente, tutti o quasi gli ebrei erano di sinistra, oltre che ostilità verso i programmi sionisti di buttare i palestinesi fuori dalle loro terre, ma tale scontento era condiviso anche da me. La Vecchia Destra incominciò a scomparire totalmente sui temi della guerra fredda. Tutti quelli della Vecchia Destra erano fervidamente anti-comunisti, sapendo molto bene che i comunisti avevano giocato un ruolo primario nel New Deal e nel farci entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Ma noi credevamo che il pericolo maggiore non fosse in politica estera, ma nel socialismo e collettivismo qui, in casa, un pericolo che si sarebbe aggravato se si fosse entrati in un altra crociata globale roosvetian-wilsoniana, questa volta contro l'Unione Sovietica ed i suoi stati satellite. Molti di noi, quindi, erano opposti alla guerra fredda, incluso la Dottrina Truman, il Piano Marshall e la quasi disfatta in Nord Corea. Infatti, mentre quasi tutta la sinistra, con l'eccezione del Partito Comunista, era a favore della guerra coreana, sotto la copertura delle Nazioni Unite, la Vecchia Destra, particolarmente alla Camera e comandata dal Chicago Tribune, si oppose a tutte quelle policies con forza. Howard Buffet, per esempio, fu una delle maggiori voci ad opporsi all'avventura coreana.

    A metà degli anni 50, comunque, la Vecchia Destra si dissolse. Il senatore Taft fu derubato della nominazione presidenziale nel '52 da una "cabala Rockfeller-Morgan -Easter Bank che usava anche il suo controllo sui media repubblicani. A metà anni '50 Taft ed anche lo stesso Colonnello Mc Cormick scomparirono, ed i veterani della Vecchia Destra si dissolsero. L'ultimo respiro della vecchia Destra in politica estera fu la sconfitta dell'emendamento Bricker alla Costituzione. Nel 1954. Un emendamento che avrebbe prevenuto contratti internazionali dall'annullare i diritti e poteri americani. L'amendamento fu sabotato dall' amministrazione Eisenhower.

    La Vecchia Destra fu finalmente seppellita con l'avvento, nel 1955, del settimanale National Review. Un settimanale ben finanziato e ben pubblicato che riempiva il vuoto ideologico risultante dalla morte di Taft e Mc Cormick e il ritiro di altri isolazionisti. La "National Review" riuscì, con successo, a completare la trasformazione della destra americana da isolazionista difensore della Vecchia Repubblica, in una "crociata globale contro l'Unione Sovietica ed il comunismo internazionale". Quando il National Review divenne, stabilmente, il "Quartier Generale" della destra, procedette ad espurgare tutte le fazioni della destra che avevano convissuto, precedentemente, in armonia, ma che ora si provavano o troppo isolazioniste o " non rispettabili" per la nuova, trasformata, destra dei "buckleyites" (da William Buckley, Direttore del "National Review". N.d.T.). Tali purghe aprirono il cammino per ulteriori, future, purghe: cioè l'eliminazione di tutti coloro che si opponevano agli ex pro-welfare liberals che chiamavano, ora, se stessi, " neo-conservatives", ed anche purghe di coloro che persistevano nell'opporsi all'indebolimento dei diritti di proprietà ,in nome di diritti "civili" ed altri vittimologici "diritti". Col tempo gli eroi della Vecchia Destra scomparirono o furono dimenticati. Molti militanti, non troppo forti nella memoria storica, dimenticarono o adattarono le loro posizioni alla nuova necessità. L'ultima manifestazione politica della Vecchia Destra fu il "Terzo Partito" di Andreas-Werdel del 1956, che voleva l'abolizione della tassa sul capitale e l'estirpazione del New Deal. La sua politica estera fu l'ultimo respiro della Vecchia Destra ante-guerra fredda: infatti avvocava per "nessuna guerra d'invasione estera", per il "Bricker Amendment", e per l'abolizione degli aiuti finanziari esteri.

    Il tradimento al Senatore Taft nel 1952 mi aveva fatto uscire dal Partito Repubblicano, e ,dopo aver sostenuto la campagna Andreas-Werdel, ho speso la decade seguente nella giungla e confusione politico-partitica, provando ad unirmi ad abortiti "Constitutional Parties" e, poi, a separare i libertari da una destra che non riconoscevo più e che sembrava, a me, molto più vicina all'odiato New Deal, sia a livello domestico che estero, che non alla Vecchia Destra, suo odiato nemico. La Vecchia Destra che avevo felicemente scoperto e abbracciato negli anni subito seguenti la Seconda Guerra Mondiale.


    Murray N. Rothbard


    Traduttore Stefano Orlandi.

    La versione originale è su:
    http://www.lewrockwell.com/rothbard/rothbard45.html



    2 - Fine
    SADNESS IS REBELLION

  3. #3
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    Predefinito Rif: La Old Right, la destra originaria

    Grazie di cuore.
    Io le mie cose non le tengo mai ,sono uno che butta via pure i soldi,le monetine e non e' una battuta,e gli scritti su internet non so andarmeli a cercare.
    Grazie!
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

 

 

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