
Originariamente Scritto da
Contevespa
Buongiorno a tutti; per la prima volta scrivo su questo forum e lo faccio mosso dalla curiosità (forse necessità?) di trovare una sintesi a mie posizioni politiche e perfino esistenziali apparentemente inconciliabili e forse anche dal piacere di stimolare una discussione sul tema. Sgombero subito il campo da possibili fraintendimenti: ho sempre votato a sinistra, talvolta anche sinistra estrema e non vedo come, nell'attuale panorama politico nazionale, potrei fare diversamente. Quindi dove risiede il problema? Il problema è che la mia visione delle cose e del mondo spesso diverge da quella professata da tanti maitre a penser di quell'area. Il mio orizzonte culturale, le mie letture, i miei sentimenti hanno virato sempre più in direzione di pensatori comunemente associati alla destra, il mio rifiuto di buona parte della modernità e dei suoi orpelli cresce in maniera esponenziale con il passare del tempo, la critica delle moderne dinamiche sociali imposte dal capitalismo finanziario corrente si fa via via sempre più radicale, il recupero di valori "tradizionali" (famiglia, comunità) diventa un'esigenza imprescindibile. A questo punto, forse, sorgerà in chi mi legge una domanda più che legittima: e allora perchè non votare e dichiararsi di destra? Ci sono due ordini di problemi che me lo impediscono. Il primo è lo scenario politico attuale; dove sono i valori che ho appena richiamato? Sinceramente, si può pensare di votare personaggi che dietro al richiamo a valori tradizionali sono in realtà gli apostoli di quel sistema finanziario-capitalista che tanto disprezzo? Sinceramente, si può pensare di votare quattro imbarazzanti figuri che passano le serate a prendersi a cinghiate e inneggiano a qualcosa che neppure conoscono, esibendo ridicoli gadget vuoti tanto quanto i loro pensieri? Il secondo ordine di problemi è più sostanziale: ci sono due aspetti del "comune sentire di destra" che non tollero, il razzismo (se a qualcuno pare un termine eccessivo può tranquillamente essere sostituito da xenofobia, difesa della razza, stirpe, genia o simili) e il nazionalismo. Dove alberga la vera tradizione con tutti i suoi valori? In un ignar(v)o abitante dell'industrializzata provincia milanese o in uno yogin che tramanda il sapere vedico? (sto estremizzando e so che questo mi esporrà a critiche di vario genere ma credo renda bene l'idea). Essere italiano, al limite occidentale, non è un puro incidente di percorso? Non è una contraddizione nei termini lottare per l'affermazione di valori alti e nobili e poi sacrificarli sull'altare delle varie forme di ius soli e ius sanguinis di turno, coprendosi gli occhi pur di non vedere che quei valori sono spesso presenti in luoghi ed esseri che disprezziamo? Il mio conservatorismo (sempre che questo sia il vocabolo corretto) non può fermarsi alla pianura padana, è cittadino delle grandi capitali europee, delle sue storie, dei suoi palazzi, delle sue chiese; il mio conservatorismo (sempre che...) si fa volentieri ospitare dalle altre tradizioni millenarie (ovviamente sempre al netto della paccottiglia new age et similia); il mio conservatorismo è un sentimento aristocratico che si rifiuta di misurarsi nella condizione economica e nell'appartenenza razziale e religiosa. Altre considerazione sarebbero necessarie ma non vorrei tediarvi eccessivamente con le mie esternazioni....Sono un conservatore?