
Originariamente Scritto da
Fulvia
Nella ricerca scientifica sono presenti interessi primari, quali il paziente e il progresso scientifico, e interessi secondari rappresentati dal profitto economico, dalla notorietà ma anche da convinzioni politiche o religiose, in un’interazione che vede come attori il ricercatore, la scienza medica, le aziende farmaceutiche, i governi. Si parla di conflitto d’interesse quando il giudizio professionale su un interesse primario è indebitamente influenzato da un interesse secondario. Se da un lato il conflitto di interesse per un ricercatore può derivare da motivazioni carrieristiche, oltre che economiche (questo in maniera più o meno palese, basti pensare a partecipazione a congressi sponsorizzati o cessione di apparecchiature in comodato d’uso), nel caso dell’Azienda questo accade palesemente per ragioni economiche. I modi il cui si può alterare la finalità di una ricerca sono moltissimi: commissionamento di ricerche specifiche di maggiore rilevanza commerciale rispetto ad altre a minore reddito, modifica degli obiettivi di partenza (end points) di una ricerca e sostituzione con obiettivi surrogati, mancata messa a disposizione dei ricercatori dei dati bruti e accesso alla sola rielaborazione da parte dello staff statistico aziendale, possesso dei dati e conseguente mancata pubblicazione di quelli negativi, per citare i meno appariscenti. La ricerca costa moltissimo e un vasto numero di studi è prodotto per iniziativa o su commissione di industrie che hanno un forte interesse alla commercializzazione di nuovi farmaci o di nuovi prodotti tecnologici, e un’Azienda si impegna con cifre nell’ordine di centinaia di milioni di euro per la commercializzazione di un nuovo farmaco.
Oggi in Italia oltre il 70% della ricerca è sostenuta economicamente dalle Aziende farmaceutiche. Solamente una parte è finanziata da IRCCS pubbliche o private, aziende USL, associazioni scientifiche o Università. Il costante impoverimento dei fondi pubblici per la ricerca e il grande investimento economico svolto dalle Aziende farmaceutiche che sono soggette a regole di mercato, oltre alla presenza di una normativa che non garantisce appieno l’assenza di conflitti d’interesse, sono elementi che condizionano pesantemente la garanzia di avere studi scientifici trasparenti, e la disponibilità di farmaci la cui sicurezza sia stata davvero esplorata oltre ogni ragionevole dubbio.
Non basta una semplice dichiarazione di intenti per garantire che le parti esercitino i loro ruoli in maniera etica e trasparente. Per avere una ricerca libera da conflitti d’interesse occorre un forte ridimensionamento dei costi della ricerca, un forte aumento di fondi per ricerche potenzialmente utili ma economicamente non redditizie, la dichiarazione preventiva degli elementi di conflitto, l’accesso ai dati bruti, l’obbligo di pubblicazione degli studi interrotti per inefficacia o per eventi collaterali, il potenziamento dei Comitati Etici e l’adozione di normative internazionali di controllo e vigilanza.
l'ho scritto tre anni fa