
Originariamente Scritto da
Domenico
Il testo di Matteo 25

7-38 è importante perché ci permette di considerare il comportamento di quelli che l’hanno manifestato nei confronti dell’affamato, dell’assetato, del forestiero, dell’ignudo, dell’infermo e di chi si trova in prigione. Costoro che vengono definiti “giusti”, con la risposta che diedero al Re, hanno dimostrato che il loro comportamento verso le persone menzionate, non è stato messo in opera con la prospettiva o la pretesa di ricevere un “riconoscimento” pubblico della società (anche se un simile agire, merita un plauso), ma spronati e guidati dalla volontà di obbedire alla legge di Dio, che non solo parla di “amare il prossimo come se stessi”, (e, amare, non di lingua e con le parole, ma di fatti e in verità) (1 Giovanni 3:18) ma di estenderlo anche in favore dei nemici, come diranno chiaramente sia Gesù che Paolo.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano (Matteo 5:44;
Anzi, « se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo » (Romani 12:20).
La risposta che i giusti riceveranno dal Re, non solo mette in evidenza la realtà del loro comportamento, ma afferma chiaramente che quello che si compie in favore di uno dei minimi fratelli del Re, viene fatto a Lui stesso. [I]
E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me"[/I] (Matteo 25:40).
In ultimo, l’amore vero, cioè compiuto di azioni tangibili che tutti possono vedere, non potrà avere un diverso riferimento che è quello di Dio stesso, il quale viene sintetizzato in una maniera splendida ed eloquente da Paolo:
Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Romani 5:8), per non citare altri testi.