OT.
Non so perchè ma, dopo aver eliminato le mille versioni dell'animale, l'ultimo quello a sangue freddo, mi aspetto che si ripresenti come animale da foresta.
Vedremo.


OT.
Non so perchè ma, dopo aver eliminato le mille versioni dell'animale, l'ultimo quello a sangue freddo, mi aspetto che si ripresenti come animale da foresta.
Vedremo.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Buon 21 giugno a tutti!
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
I dati pubblicati in questi giorni dallo Svimez, sul sempre più profondo declino del Sud, sia economico che demografico, dimostrano che 155 anni di unità statuale italiana hanno prodotto molti più guasti che benefici per quelle terre.
Con il Sud non ha funzionato la politica semicoloniale, applicata dai Savoia fino al disgraziatissimo trasferimento della capitale a Roma.
Non ha funzionato la politica clientelare durata fino all’avvento del fascismo, e non a caso contestata già a fine ‘800 dal primo movimento separatista lombardo, quello per la costituzione dello “Stato di Milano”.
Non ha funzionato nemmeno la politica autoritaria e statalista voluta da Mussolini, servita soltanto per costruire enormi apparati burocratici, destinati a trasformarsi in carrozzoni pubblici nel Dopoguerra.
E non ha funzionato, infine, la politica partitocratica, incentrata sulla creazione di debito pubblico, per finanziare assunzioni di massa nel Sud, e sul successivo sfruttamento fiscale della Lombardia, per mantenere quella folla di dipendenti pubblici privi di utilità alcuna, come dimostra il livello di inefficienza dei servizi proprio nel Sud, dove tali dipendenti si concentrano.
Questa storia unitaria, iniziata male e finita peggio, deve terminare. Per quanto lunga e complessa possa essere la strada, la Regione Lombardia dovrà progressivamente scindere il proprio destino da quello dello stato italiano.
Se non vogliamo che la MagnaGrecia, dipendente e drogata dalle tasse lombarde, divenga davvero un’altra Grecia, troppo grande, però, per non trascinare con sè anche noi nel baratro del sottosviluppo cronico, dobbiamo incamminarci senza indugi lungo il sentiero dell’autogoverno.
Passo dopo passo, un pezzo alla volta, riportiamo il governo a casa. Lungo il sentiero dell’autonomia, fino all’indipendenza.
Movimento Avanti
Diffido sempre di chi parla di autonomia come tappa per l'indipendenza.
L'una è la morte dell'altra.
AVANTI: IL RAPPORTO SVIMEZ CONFERMA CHE L?ITALIA VA DISFATTA - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


di MATTEO CORSINI
“Il Rapporto Svimez 2015 conferma le condizioni drammatiche, sempre più gravi, del nostro Mezzogiorno: questione nazionale completamente scomparsa dall’agenda del governo. In tale quadro, è evidente quanto sia sbagliata la politica economica attuata e promessa dall’esecutivo: eliminare la Tasi per tutti, ridurre a pioggia l’imposizione sui profitti delle imprese e coprire con tagli alla Sanità e ai Comuni vuol dire determinare effetti recessivi e spostare risorse dal Sud al Nord del Paese. Si aggravano le prospettive dell’Italia intera e il Mezzogiorno va ancora più a fondo. Il governo si fermi. Basta manovre elettorali. E’ irresponsabile”. Stefano Fassina, di recente uscito dal PD e da sempre oppositore di Renzi, approfitta dell’ennesimo rapporto Svimez in cui si evidenziano i problemi del Mezzogiorno per scrivere una nota polemica nei confronti delle riduzioni di tasse recentemente promessi da Renzi, bollandole come “manovre elettorali” e dando al suo avversario dell’“irresponsabile”.
Suppongo che Fassina ipotizzi che tutti quanti credano che chi invoca (altri) interventi a favore del Mezzogiorno non lo faccia contando sui voti dei beneficiari di quei provvedimenti redistributivi e assistenziali. In altre parole, i fini elettoralistici riguardano sempre le dichiarazioni altrui, mai le proprie.
Non voglio certo negare che le promesse di Renzi siano poco credibili, ma non è tanto di questo che vorrei occuparmi. Ciò che trovo interessante è il passaggio in cui Fassina sostiene che “eliminare la Tasi per tutti, ridurre a pioggia l’imposizione sui profitti delle imprese e coprire con tagli alla Sanità e ai Comuni vuol dire determinare effetti recessivi e spostare risorse dal Sud al Nord del Paese”.
Quando viene ridotta l’imposizione fiscale, l’effetto principale è che il legittimo proprietario viene privato di una quantità inferiore di denaro da parte dell’ente impositore (sia esso lo Stato o un ente locale). Questo non comporta, quindi, un trasferimento di risorse dall’ente impositore al cosiddetto contribuente, bensì un minore trasferimento da parte di quest’ultimo al primo. Si tratta, in definitiva, di ridurre l’entità della violazione del principio di non aggressione (della proprietà del soggetto tassato).
Venendo alla redistribuzione territoriale delle risorse derivanti dalla tassazione, che a livello macro vede storicamente i flussi passare da Nord a Sud via Roma (dove pure viene assorbita una parte non marginale del bottino), una riduzione della tassazione non significherebbe “spostare risorse dal Sud al Nord del Paese”, bensì lasciare le risorse in questione ai legittimi proprietari (che storicamente sono in prevalenza al Nord).
Adottare il punto di vista di Fassina implica considerare quelle stesse risorse di proprietà genericamente del Mezzogiorno, ancorché prodotte da chi paga le tasse al Nord. Il che, a sua volta, comporta considerare chi produce quelle risorse (almeno) in parte schiavo di chi le consuma. Ovviamente i pagatori netti di tasse sono (almeno) in parte schiavi dei consumatori netti di tasse a prescindere da considerazioni di carattere territoriale, anche se Fassina stesso ammette che, a livello macro territoriale, il flusso del gettito fiscale è sostanzialmente unidirezionale.
Conosco già le obiezioni che tirano in ballo gli obblighi di solidarietà previsti dalla Costituzione, ma a tale proposito condivido in pieno questo aforisma che mi è capitato di leggere di recente e del quale mi sfugge l’autore: “Le tasse stanno alla solidarietà come lo stupro sta all’amore”.
http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/svimez-quando-la-solidarieta-e-usata-per-renderci-schiavi-117128.html
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Sud Italia, Come la Grecia, Peggio della Grecia. - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
(…..)Ci fu un tempo in cui, almeno nella propaganda, esisteva in Italia un Movimento Politico che aveva identificato con precisione l’origine del male italiano. In un certo senso la Lega Nord quella di Miglio affermava l’ovvio, ovvero che gli Italiani non esistono e l’Italia è solo una espressione geografica e che gli abitanti del nord di quella espressione geografica avrebbero fatto bene a ribellarsi e separarsi. Oggi non abbiamo neppure quello, si preferisce cercare il terribile nemico esterno anziché guardare a casa nostra, a quella mostruosità di degrado civile, economico e culturale che si chiama Sud Italia.
Il Sud Italia è come la Grecia, anzi molto peggio e sono i freddi dati a certificarlo. Dal 2000 al 2013 il “Sud” è cresciuto in termini di Pil del 13% la Grecia del 24%. E alcune regioni del Sud (come la Puglia) quanto meno se la cavano. Vi lascio solo immaginare che buco nero di degrado è rappresentato dal resto.
E lo abbiamo in casa.
Ci lamentiamo dei cattivi tedeschi che si rifiutano di sussidiare a scatola chiusa (o del tutto) la Grecia mentre dovremmo essere i primi a comprendere, a capirli, a dargli ragione a urlare al mondo che NON si deve sussidiare nessun popolo. A meno che non si ottenga in cambio il comando.
Ma non basta, non siamo neppure contenti, non ci basta la nostra Grecia no no…. siamo felicissimi di sussidiarne un altra, quella vera. Anzi per la verità l’Italia ora si appresta a sussidiare proprio tutta quella che fu la Magna Grecia (Magna nel senso di “grande”, ma anche in romano stretto)
Visto che siamo in tempo di spending review ora voglio vedere se il Cazzaro applicherà i costi standard e le migliori pratiche delle regioni del Nord a tutto lo stivale, davvero sono curioso. E di una cosa sono assolutamente certo dovendo scegliere un sussidio quello che di gran lunga potrebbe funzionare non è il trasferimento di denaro, ma una completa desstazione e sburocratizzazione a costo di commissariare con l’esercito ogni singolo consiglio comunale, ogni singolo consiglio regionale e ogni singolo merdoso e inutile ente o municipalizzata del sud.
E se proprio si devono fare investimenti con i soldi del Nord allora devono essere imprese del Nord a farli sotto il controllo dei Governatori e dei Sindaci delle regioni del nord, quelle che tirano fuori i soldi. Come si vorrebbe fare in Grecia (ok è una utopia in entrambi i casi, si fa per dire)
Ad ogni modo, mi raccomando eh. E’ colpa di qualcuno la fuori… si si (e quando non andranno più di moda i tedeschi e l’Euro vedrete che vi inventerete qualcosa d’altro)
Vi consiglio una lettura attenta dei dati Svimez appena battuti dalle agenzie.
da Ansa
“Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Lo si legge nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.p.s. personalmente e non me ne vogliano i lettori del sud ho sempre pensato, delle due l’una: O io sono Italiano e loro non lo sono, oppure gli Italiani sono loro e non lo sono io. E’ una mera questione di definizioni di cui non mi importa nulla. Ma di certo io non penso, non vivo e non ragiono in quella maniera. Siamo diversi, eccome se lo siamo. E lo riconosco ho avuto la fortuna di non nascere e crescere li.
“Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)”. Lo Svimez sottolinea anche che, nel periodo, l’Italia nel suo complesso è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il +20,6% a fronte di una media del 37,3%.
Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto , contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord. Dato che fa il paio con la caduta delle esportazioni che in nel Centro-Nord salgono del 3% e al Sud crollano del 4,8%. Il Sud sconta inoltre un forte calo sia dei consumi interni che degli investimenti industriali. I consumi delle famiglie meridionali sono infatti ancora in discesa, arrivando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Centro-Nord. Se si guarda dall’inizio della crisi al Sud i consumi sono scesi del 13,2%, oltre il doppio che nel resto del paese. Anche peggiore la situazione degli investimenti che nel 2014 scendono di un ulteriore 4%, portando il dato dal 2008 a un calo del 38%, con picchi del 59% per l’industria, del 47% per le costruzioni e del 38% nell’agricoltura. Non è immune dal crollo nemmeno la spesa pubblica. A livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale è infatti diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro da 63,7 miliardi a 46,3 ma al Sud il calo è stato di 9,9 da 25,7 a 15,8. Scendono soprattutto al Sud i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private: tra il 2001 e il 2013 si è registrato un calo del 52%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro.
“Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%”.
In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. Lo scorso anno infatti quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. A livello di regioni il divario tra la più ricca, Trentino Alto-Adige con oltre 37 mila euro, e la più povera, la Calabria con poco meno di 16 mila euro, è stato di quasi 22 mila euro, in crescita di 4 mila euro in un solo anno. Tutto questo si riflette nel rischio povertà che coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.
“Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. Sono le previsioni contenute nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.
“Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat”. Lo Svimez sottolinea che il prezzo più alto è pagato da donne e giovani.
Infine dal rapporto Simez emerge il rischio povertà coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.………….
p.p.s. ha ragione Blondet, questi piuttosto che cambiare si lasceranno morire per strada. (Blondet si riferiva ai Greci, io qui ci vedo una certa similitudine)
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


(si si, ma neppure questo potete fare. Schiavi)Oggi vorrei raccontarvi due storie ItaGliane.
In teoria in ItaGlia esisterebbe il “mercato” cioè quel sistema in cui gli attori economici si scambiano beni e servizi fissando un prezzo, ci sono settori particolari come quello pubblico (o servizi regolati dalla legge come per i taxi) in cui i prezzi sono determinati dallo Stato, ma per tutto il resto in teoria le società e i professionisti sono o sarebbero liberi di fissare la quantità di beni e servizi produrre e vendere e il loro prezzo.
Invece no.
Qui vi racconto la storia di N. che un bel giorno si è comprato una licenza per fare il Taxista in una grande città del Nord. N.in realtà non vuole lavorare sul serio, non ne ha più bisogno, ha già fatto una carriera in una multinazionale e ora vuole godersi la vita.
Il punto è che a N.piace guidare per la città e parlare con le persone che salgono sul suo Taxi. Parrebbe che alle persone che viaggiano in Taxi piaccia confessare chi sono, cosa fanno nella vita e che diavolo stanno andando a fare in Taxi al Taxista. Peraltro N. mi ha confessato che a fare i Taxisti può capitare di avere informazioni anche rilevanti di prima mano.
N. è un seguace della teoria “fai al meglio del tuo minimo” (vi consiglierei di rileggerlo), e dunque il suo intendimento era quello di fare il Taxista per non più di 3 ore al giorno nella sua curatissima auto bianca. Per puro piacere.
Invece no.
Perchè vedete se fai il Taxista e osi lavorare quanto cazzo ti pare a te, cioè meno di quanto prevedono gli studi di settore, allora non sei abbastanza schiavo dello Stato Ladro ItaGliano. Non sei congruo e coerente (se le ficcassero su per il culo queste due maledette parole).
Sei un evasore fiscale perché decidi di lavorare quanto tempo ti va e non quanto tempo decide lo Stato Ladro ItaGliano.
Oggi N. non ha più il piacere di fare il Taxista e si è anche rifiutato di usare Uber Pop quando era legale, non gli interessa. N. ha due dipendenti che gli guidano il Taxi, non cava una rapa dalla sua licenza, non gli interessa ne gli è mai interessato. I due dipendenti gli servono per fare vedere che lui la licenza la usa in maniera congrua e coerente.
Si tiene la licenza per un punto di orgoglio, ma presto la venderà. E saluterà la compagnia, oggi viaggia per cercare un Stato migliore dove vivere in pace.
Bello vero.
Ma ora vi parlo di G. l’oculista.
G. essendo uno stimato medico oculista (anche costui lavora in una grande città del Nord) è automaticamente un orrendo evasore fiscale che deve dimostrare ogni anno fiscale che Lucifero manda in Terra di essere appunto “congruo e coerente”,
G. non è veniale, e soprattutto ha una clientela popolare. G. ha lo studio in un quartiere popolare, lavora 8 ore al giorno e faceva pagare 80€ a visita. Tariffa flat, a meno non venisse richiesto qualcosa di speciale e impegnativo.
Ebbene è stato vistato dallo Stato Ladro Itagliano il quale gli ha fatto notare che 80€ a visita non vanno bene. Troppo poco, almeno 90€ meglio 100€. Se no G. non fa abbastanza utile e non paga abbastanza tasse allo Stato Ladro Itagliano.
Ora G. fa pagare 90€ a visita.
Una nota finale: non rompetemi mai più i coglioni sul “liberismo” che avrebbe distrutto l’Italia (o la Grecia, la Grecia liberista? ma fatemi il piacere idioti). L’Italia è un paese in cui l’economia galleggia in una matrix a stretto controllo del vostro stramaledetto Stato Ladro Itagliano che fissa quanto dovete lavorare e a quali tariffe.
Siete degli schiavi. Come siete potuti arrivare a questo?
http://www.rischiocalcolato.it/2015/...-a-questo.html
Ultima modifica di ventunsettembre; 01-08-15 alle 22:00
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


LA SECESSIONE NON ERA UN’OPINIONE, OGGI E’ ANCORA PEGGIO
di REDAZIONE
Dire che il sud d’Italia è la nostra Grecia può essere una fredda (agghiacciante?) comparazione macroeconomica o una efficace sintesi giornalistica. O entrambe le cose. Ma è anche uno scarto linguistico e psicologico degno di nota. Non sono passati molti anni da quando il sud d’Italia era semplicemente “il problema del Mezzogiorno”, e la faglia invalicabile che divideva l’Italia che va e quella che affonda non era il Mediterraneo ma una parola, dannata eppure ineludibile: secessione. Parola a lungo agitata, con più insensatezza che vanità, da Umberto Bossi e della quale oggi neppure Matteo Salvini sa più che farsene. In mezzo c’è stata la Grande crisi, il neocolbertismo imposto dall’emergenza del governo tecnico, la scomparsa politica della “questione settentrionale”. Fatti duri come sassi, ma che non hanno colmato quell’antica faglia, che sta lì, soltanto peggiorata. L’Italia sono (almeno) due. Nel 2008 l’alleanza Berlusconi-Bossi stravinse le elezioni, e sembrò a molti la volta buona per una riforma costituzionale in senso federalista dello stato; per l’adozione dei costi standard della Sanità; per la responsabilizzazione degli enti locali e per un sacco di altre bellurie che il Vento del nord si portava appresso. Ovviamente ci fu anche molta paura, non solo al sud. Temevano davvero “la secessione”. E’ andata come sappiamo. Non diremo né male né bene: diciamo che è stato un disastro grottesco. Lo scrivente – che non ha mai votato Lega, ma ha la ventura di essere padano e certe cose le conosce di pelle – si trovò a scrivere che “la secessione non è un’opinione”. Intendeva dire esattamente questo: che non si tratta(va) di volerla o no, ma che due (almeno) Italie esistevano già nei fatti. Nel pil, nelle infrastrutture, nel reddito pro capite, nelle università. Negli usi e costumi della cittadinanza. Nella cultura sociale. Persino (prendiamoci il rischio di dirlo) nella politica.
Era il 2008. Il Rapporto Svimez 2015 usa parole tremende, che manco Bossi avrebbe immaginato: “Sottosviluppo permanente”. Considera anche il raffronto tra dati del fatidico 2008 e il 2014. Sette anni in cui il sud ha perso il 13 per cento del pil, il doppio del centro-nord, in cui i consumi delle famiglie sono crollati del 13,2 per cento e gli investimenti nell’industria addirittura del 59,3 per cento. Ecco, la secessione nelle cose, non nelle opinioni, era palese allora ed è diventata questo. Per non parlare della demografia, della disoccupazione, di altro. Sia stata la cattiva o cattivissima politica, di destra o di sinistra, è dibattito da fare altrove. Ma vale la pena ricordare che in quel giro d’anni (nel 2009) Renato Brunetta pubblicò un libro, “Sud. Un sogno possibile”, in cui in perfetta controtendenza con il secessionismo verbale e il federalismo immaginario dell’alleato padano suggeriva mosse e ricette per rompere quella “sorta di equilibrio sociale, stabile ma perverso” che è il sud. “Tanti sforzi, tante analisi, tanto meridionalismo hanno portato a un colossale fallimento collettivo. Come è potuto succedere? La risposta amara è: perché l’attuale ‘compromesso meridionale’ ha goduto del consenso generale, tanto a sud quanto a nord”. Brunetta non ce l’ha fatta, nessuno darà la colpa a lui. Perché darla a chi è venuto dopo?
Si è giustamente notato che sul disastro incidono molto, negativamente, le istituzioni assenti e la Pubblica amministrazione. Il riformato Titolo V della Costituzione ha fatto al sud più danni di quanti (neanche pochi) ne abbia prodotti al nord. Sono eccellenti argomenti, che spiegano tanto della situazione e in alcuni casi hanno anche la capacità di rompere certe retoriche meridionaliste di cui persino Svimez è vittima.
Ma resta il tema della secessione, che non era un’opinione e in sette anni è diventata una realtà ancora più dura. E’ l’economia, sono le istituzioni, ma la spaccatura è anche una questione culturale. Non sono sufficienti gli appelli e i programmi, se non si parte della consapevolezza – che non è un auspicio – che una parte dell’Italia s’è già staccata: nel modo di pensare, di produrre, di innovare, di credere nella mobilità sociale, nell’investimento sull’educazione, nell’uso della cosa pubblica. Il professor Emanuele Felice, sulla Stampa, ha scritto che solo un intervento esterno, dello stato e dell’Europa, può rompere la catena viziosa. E che comunque “i destini delle due metà del paese risultano indissolubilmente legati”. E questo è certo. Ma per ricucirli serve anche la presa d’atto, più che sette anni fa, che una parte del paese se n’è già andata.
http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/la-secessione-non-era-unopinione-oggi-e-ancora-peggio-117198.html
Ultima modifica di Eridano; 02-08-15 alle 21:38
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Stangata sulle assicurazioni Il Nord paga le truffe del Sud - IlGiornale.itIl Giornale - 8 ore fa
Colpa del ddl Concorrenza che, a dispetto del nome, contiene una serie di norme ...
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BASTA CLANDESTINI IN EMILIA ROMAGNA! SALE LA RIVOLTA DEI SINDACI, LEGA IN PRIMA FILA A PARMA E IN TUTTA L'EMILIA - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it
LN sempre in prima fila.
Sempre inutilmente.
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Ultima modifica di ventunsettembre; 07-08-15 alle 20:44
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.