Secondo il Laṅkāvatāra-Sūtra, l'intelletto che discrimina arbitrariamente può essere sconfitto solo se nella più profonda sede della coscienza si è verificato un completo 'rovesciamento'. L'abitudine di guardare fuori, cioè ad oggetti esterni, deve essere abbandonata: occorre instaurare un nuovo atteggiamento spirituale che realizzi la verità o la realtà. Fintanto che non si sia raggiunta questa autorealizzazione intuitiva della conoscenza e della saggezza superiori, il processo di progressiva autolimitazione della coscienza empirica continuerà.
Ciò non implica l'annullamento delle attività sensorie o la soppressione della coscienza sensoria: è solo un nuovo atteggiamento nei loro confronti consistente nella rimozione delle discriminazioni arbitrarie, degli attaccamenti e dei pregiudizi, in altre parole, nell'eliminazione delle formazioni karmiche che ci incatenano a questo mondo o - più correttamente - che creano l'illusione del saṃsāra: il mondo della nascita e della morte.
Per 'discriminazione' si intende qui una prevenuta valutazione delle cose dal punto di vista di un io, in contrasto con un atteggiamento capace di vedere quelle stesse cose in un contesto più ampio, cioè, dal punto di vista di quell'unicità o completezza fondamentale che è al fondo di ogni coscienza e dei suoi oggetti. Solo sperimentando o realizzando il fatto che non solo siamo parte di un tutto, ma che ogni individuo, essendo espressione cosciente del tutto, ha il tutto come base, saremo risvegliati alla realtà, in uno stato di completa libertà. L'individuo non illuminato è come il sognatore che sempre più inestricabilmente si avvolge nella rete delle proprie illusioni.