
Originariamente Scritto da
Ucci Do
Quel "come si è sempr stati" andrebbe approfondito...
(10) Colui che opera, dopo aver rinunciato all'attaccamento, deponendo le sue opere in Brahma, lui appunto non è macchiato dal peccato, così come foglia di loto non (è toccata) dall'acqua.
(12) Colui che realizza lo yoga secondo questi principii, rinunciando al frutto del suo operare, raggiunge la pace che non vacilla, ma colui che cosi non realizza lo yoga, essendo condizionato dai suoi desideri e restando attaccato al frutto dell'azione, subisce (di conseguenza) la legge del vincolo.
(13) L'anima incarnata, col rinunciare a tutte le azioni per un atto interiore, padrona di sé, a suo agio dimora nella città dalle nove porte, senza operare e senza far operare.
(14) Il Sommo non crea ciò che dà luogo agli atti, non gli atti stessi che gli uomini compiono, non (crea) la connessione del frutto con l'opera (che ne è condizione); ma la natura stessa delle cose esprime (tutto ciò).
(21) Colui che non ha l'animo attaccato alle sensazioni relative agli oggetti esterni, trova quella felicità che ha sede nel Sé. Questi, che per mezzo dell'azione yogica, ha raggiunto l'equilibrio nel Brahman, gioisce di una imperitura felicità.
(23) Chi è capace di aver la meglio, anche in questo mondo, sugli impulsi del desiderio e dell'ira, prima della liberazione dal corpo, quegli appunto è uno che ha raggiunto l'equilibrio interiore, quegli è un uomo felice.
Bhagavad Gita