Pagina 154 di 218 PrimaPrima ... 54104144153154155164204 ... UltimaUltima
Risultati da 1,531 a 1,540 di 2175
  1. #1531
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Ecco perche' difficilmente si scendera' sotto i 40 $/bbls.

    Le ultime "famose parole" !!


    Brent Crude Falls; Oil Prices End at Nearly Seven-Year Lows - WSJ

    Ha toccato anche sotto quota 38 dollari, non e' escluso si attesti attorno ai 35 nei prossimi giorni.

    Putin avra il mal di pancia!!!!

  2. #1532
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Apr 2009
    Località
    Helvetia
    Messaggi
    66,186
     Likes dati
    19,077
     Like avuti
    24,968
    Mentioned
    959 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Secondo la loro previsione, la perdita del Pil nel 2015 potrebbe raggiungere il 3-4%.

    Ogni volta che la media annua del prezzo del petrolio si abbassa di un dollaro, il bilancio russo perde circa 2,2 miliardi di dollari, il Pil cala dello 0,10% e la popolazione perde lo 0,14% del reddito.
    Quando il prezzo del petrolio scende, il rublo crolla; quando sale, il rublo si rafforza. Tuttavia, è da notare un certo ritardo; se infatti il prezzo del petrolio sale, il rublo segue le sue orme, ma più lentamente: ad esempio, il petrolio ha oscillato dai 60 ai 45 dollari al barile e viceversa, ma il rublo non è tornato ai valori precedenti. E anche ora il dollaro costa circa 10 rubli di più rispetto a quanto previsto dal ministro delle Finanze russo.

    Quindi anche se il barile perdesse altri 10 $ -su base annua- il bilancio russo perderebbe 22 miliardi di $ quando ha riserve in capitali di 400-450 miliardi ed un fondo di riserva di 80 miliardi $
    Si puo' tranquillamente resistere, con un po' di sacrifici e meno Mercedes importate oltre alle mele polacche, altri 3 anni come minimo.

    In questi tre anni intanto l'industria del fracking sara' un ricordo ed i sauditi dovranno indebitare i cammelli ed i rubinetti d'oro per mantenere le sussitenze elargite a piene mani ai cittadini.

    https://www.abo.net/oilportal/topic/...tentId=2414304
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  3. #1533
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Apr 2009
    Località
    Helvetia
    Messaggi
    66,186
     Likes dati
    19,077
     Like avuti
    24,968
    Mentioned
    959 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    • Interessante per i dati riassuntivi di macro-molto macroeconomia e per la esposizione condensata dei vari oil players

      • È opinione comune che il brusco calo dei prezzi petroliferi sia provocato dall’Arabia Saudita e dai Paesi che sono suoi alleati all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Riyadh gioca in effetti, storicamente, un ruolo di primissimo piano all’interno dell’OPEC, e già più volte, in passato, ha dimostrato di poter condizionare in modo determinante le scelte dell’organizzazione dei Paesi produttori di greggio. Molti hanno cercato i motivi della scelta saudita di mantenere la centralità nel mercato degli idrocarburi, minacciata dallo sviluppo dell’industria statunitense del gas e del petrolio da scisti. La verità è, però, che quell’industria è in grado di fare profitti anche con un prezzo del barile inchiodato a 40 dollari, e in un futuro non lontano potrebbe forse migliorare ulteriormente le proprie performance. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano conquistato l’indipendenza energetica, del resto, non riduce significativamente l’importanza strategica del petrolio del Golfo: una regione dalle cui forniture continuano a dipendere moltissimi Paesi, alcuni di primaria importanza, come la Cina. I motivi che hanno spinto l’Arabia Saudita a provocare, in poche settimane, il crollo dei prezzi del greggio, vanno dunque cercati altrove. Il controllo delle riserve petrolifere più grandi del mondo ha garantito a Riyadh una notevole potenza finanziaria, che la famiglia regnante usa da tempo per mantenere ed accrescere l’influenza del Paese in tutto il "Grande Medio Oriente".

        Come ogni potenza regionale, l’Arabia Saudita ha un interesse strategico a impedire l’emergere di competitori nella propria area d’influenza. Escludendo Israele, per motivi evidenti, i Paesi che possono contendere a Riyadh l’egemonia sul mondo musulmano mediorientale sono la Turchia e l’Iran. Quest’ultimo, peraltro, è il centro dell’Islam sciita, da sempre in lotta con la monarchia che governa i luoghi sacri in cui Maometto visse e predicò. In Arabia Saudita, così come negli altri regni arabi del Golfo, sono presenti significative minoranze sciite concentrate nelle zone costiere: le più ricche di petrolio. È evidente che i sauditi, potendolo fare, ostacolerebbero in ogni modo il prestigio e l’influenza dell’Iran. Il crollo dei prezzi del petrolio risponde a questa logica. Il presidente degli Stati Uniti, Obama, è determinato a raggiungere un accordo che ponga fine al programma nucleare militare iraniano, consentendo però a Teheran di sfruttare l’energia atomica a scopi civili. Un accordo che restituirebbe l’Iran al concerto delle nazioni, accrescendone il peso in Medio Oriente, e riequilibrando quindi l’influenza di Arabia Saudita e Turchia. Non è un caso, allora, se l’abbattimento del prezzo del barile colpisce più d’ogni altro proprio l’Iran; la Russia, che sostiene Teheran nelle trattative sul nucleare; l’Algeria, storico partner della Russia; e il Venezuela, che da anni è tra i Paesi più vicini all’Iran. C’è solo un Paese che non fa parte di questo campo, e che pure subisce pesantemente le conseguenze della politica saudita: la Nigeria, che pure basa gran parte del suo bilancio pubblico sullo sfruttamento del petrolio. Quanto ai regni del Golfo, essi vedono drasticamente ridotte le proprie entrate, ma i bassi costi d’estrazione garantiscono comunque utili significativi, e l’esiguità delle loro popolazioni non comporta costi sociali importanti per le amministrazioni pubbliche. Il calo dei prezzi favorisce invece i grandi importatori di petrolio come Cina, India, Europa, ma anche gli Stati Uniti, che pure sono tra i principali produttori mondiali di idrocarburi.


        Chi Vince

        Unione Europea Nel 2013 il consumo di energia in Europa è tornato al livello del 1990 e le importazioni energetiche hanno coperto il 53 percento del fabbisogno. Tra i cinque maggiori consumatori europei d’energia, i meno dipendenti dalle importazioni sono il Regno Unito (46,4 percento), e la Francia (47,9 percento), al contrario della Germania (62,7 percento), della Spagna (70,5 percento) e soprattutto dell’Italia (76,9 percento). L’incertezza attuale sul perdurare della caduta dei prezzi del petrolio sta ostacolando il lavoro dei funzionari Ue incaricati di redigere il progetto per la realizzazione dell’Unione energetica. Per i cittadini europei, tuttavia, il calo dei prezzi alla pompa è una buona notizia che, in particolare nei Paesi periferici dell’Eurozona, allevia una situazione economica assai deteriorata dalla crisi. La riduzione del costo dei carburanti ha per effetto l’aumento del reddito disponibile, e quindi dei consumi delle famiglie. Allo stesso tempo, esso riduce i costi di produzione dell’industria e quelli di trasporto delle merci, portando beneficio all’economia nel suo complesso. L’aumento della massa monetaria deciso dalla Banca centrale europea, attraverso il cosiddetto "quantitative easing", si è inoltre sommato alla riduzione dei corsi petroliferi, accentuando la tendenza alla svalutazione dell’euro. L’euro debole favorisce a sua volta le esportazioni: un volano importante per i Paesi più votati all’export, come l’Italia. Il nuovo contesto ha quindi riacceso la speranza in una ripresa meno anemica delle economie in difficoltà.



        Stati Uniti Sono contemporaneamente il maggior produttore, importatore e consumatore di petrolio al mondo. L’impatto della riduzione del prezzo del greggio sulla loro economia è, di conseguenza, complesso. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, il crollo dei prezzi dovrebbe contribuire a far aumentare soltanto dello 0,1 percento il PIL nel 2015. Un aumento che, tuttavia, verrebbe controbilanciato da una crescita globale rallentata e da mercati azionari più deboli. Inoltre va tenuto conto che soltanto una parte delle riserve di petrolio da scisti bituminosi è sfruttabile economicamente con prezzi che oscillano intorno ai 50 dollari. Ciò tuttavia non significa che il flusso di petrolio da scisti sul mercato sia destinato a calare nell’immediato. Gli effetti, però, già si avvertono. A risentire della situazione sono soprattutto le società di piccole e medie dimensioni. I pozzi in attività sono scesi a 1.676, il livello più basso dal 2010. Secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s, due terzi delle società estrattive USA sono ad alto rischio d’insolvenza e il giudizio sui titoli del loro debito è "Junk" (spazzatura). Minore è invece l’impatto sulle grandi compagnie. Come effetto generale sul sistema, l’Energy Information Administration ritiene che nel 2015 vi sarà un calo del 20 percento delle importazioni di petrolio, che toccheranno il livello più basso dal 1968. Resta il fatto che il petrolio a poco prezzo ha provocato una brusca discesa del prezzo dei carburanti, riducendo i costi di produzione delle imprese e favorendo i consumi delle famiglie.



        India È fra i maggiori beneficiari al mondo della riduzione dei prezzi del petrolio. Il greggio rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni, mentre le esportazioni sono molto differenziate, dai prodotti alimentari ai software. Come per la Cina, mentre il bilancio commerciale in uscita si riduce, grazie alla minore spesa per l’energia, quello in entrata rimane stabile, perché il prezzo dei beni venduti all’estero non ha subito decrementi. L’inflazione si è ridotta, portandosi dal 10 percento dell’inizio 2013 al 6,5 percento: questo dovrebbe favorire una riduzione dei tassi d’interesse, a beneficio degli investimenti. Il petrolio più a buon mercato ha contribuito a tagliare il debito estero, che ora è al 4,5 percento del PIL. Per un Paese come l’India, che ospita quasi un terzo della popolazione globale, in gran parte impegnata nell’agricoltura e che vive con meno di un dollaro al giorno, un aspetto importante è la riduzione delle spese dei sussidi per i carburanti e i fertilizzanti destinati alle coltivazioni: nell’anno fiscale che terminerà nel marzo 2015 il risparmio è stato calcolato in 41 miliardi di dollari, pari al 14 percento della spesa pubblica e al 2,5 percento del PIL. Il governo controlla il prezzo del diesel destinato ai lavori agricoli, e compensa i produttori per le perdite derivanti dal costo "politico". Ora, per la prima volta da anni, i distributori sono in grado di fare profitti a prescindere dai sussidi statali. Il primo ministro, Narendra Modi, ha già annunciato l’intenzione di liberalizzare il prezzo del diesel e porre fine alle sovvenzioni.



        Cina È il secondo importatore di petrolio al mondo su base annua, e contende il primato agli Stati Uniti. Il rapido sviluppo economico del paese, malgrado il recente calo dell’aumento del PIL, comporta una crescente domanda d’energia. Di recente, il governo cinese ha confermato che le importazioni petrolifere copriranno il 75 percento dei consumi energetici entro il 2030, e ha previsto un aumento del fabbisogno totale del 60 percento rispetto al 2013. Questo fa del Paese del Dragone uno dei maggiori beneficiari del crollo dei prezzi del greggio. Secondo dati del 2013, ogni riduzione di un dollaro del prezzo del barile si traduce per Pechino in un risparmio annuale di 2,1 miliardi di dollari. Al 2014 questo significa un risparmio di circa 60 miliardi di dollari, vale a dire il tre percento del totale delle importazioni. La Cina, per ridurre la bolletta energetica, sta stringendo accordi con diverse aziende straniere per l’esplorazione delle risorse proprie. Ma si tratta di progetti a medio/lungo periodo. Il crollo dei prezzi del greggio permetterà invece nell’immediato, secondo gli osservatori, un sostanziale miglioramento della bilancia commerciale di Pechino, considerando che la gran parte delle esportazioni cinesi consiste in beni manifatturieri, i cui prezzi non sono scesi. La riduzione dei prezzi permetterà inoltre alla Cina di portare avanti i programmi di risanamento dell’ambiente, alleggerendo il problema dell’inquinamento atmosferico che affligge le grandi città.




        Chi Perde




    • Regno Unito Con il prezzo del Brent (circa 57 dollari a barile), i giacimenti nati per essere vantaggiosi con le quotazioni attorno ai 90 dollari, sono diventati un costo non più sostenibile, specialmente tenendo conto che la maggior parte dei costi d’estrazione sono garantiti da prestiti che, in certi casi, raggiungono il 90 percento del costo totale. È il caso del gigante britannico Bp che, per le difficoltà legate allo sfruttamento dei giacimenti offshore nel Mare del Nord, ha annunciato un piano di riduzione delle spese del 10 percento, e che comprende il taglio di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Anche l’anglo-olandese Shell ha annunciato analoghi tagli. Il crollo dei prezzi ha enfatizzato i problemi già esistenti relativi agli alti costi di gestione dei giacimenti offshore britannici, facendo ventilare anche la possibilità di sospenderne l’attività, cosa finora ritenuta impensabile, dato che dal complesso delle strutture del Mare del Nord si estraggono 800 mila barili al giorno. Per Londra, che da tempo considera l’industria petrolifera una “mucca da mungere‘ grazie alle forti imposizioni fiscali, il problema non è da poco. Il sogno di aggirarlo grazie all’estrazione di petrolio da scisti – considerata fattibile, unica nell’Ue insieme con la Polonia – per ora è bloccato. Lo sfruttamento dello shale oil sarebbe antieconomico, oltre ad essere osteggiato dalle popolazioni locali. Ciò nonostante, il crollo dei prezzi petroliferi ha ridotto il tasso d’inflazione al minimo degli ultimi quindici anni, lo 0,5 percento a dicembre.



      Iran Il Paese degli Ayatollah è tra i più colpiti dal crollo del prezzo del petrolio. Il 45 percento delle sue entrate dipende dalla vendita d’idrocarburi. Il bilancio dello Stato era strutturato pensando ad un prezzo di 108 dollari al barile, ma oggi il greggio si vende quasi alla metà. La legge di bilancio per il prossimo anno fiscale, che inizierà il 20 marzo, era basata su un prezzo del petrolio di 72 dollari. L’Iran è stato quindi costretto a rivedere i calcoli, tenendo conto di un prezzo intorno ai 40 dollari al barile. Un simile aggiustamento comporta una pesantissima ristrutturazione delle finanze pubbliche, che passeranno da una dipendenza dal greggio al 45 percento, ad un mero 31,5 percento. Il vice presidente Jahangiri ha definito il crollo del prezzo del petrolio un “complotto politico‘, ma ha detto che se anche il prezzo dovesse scendere a 40 dollari, l’Iran “continuerà a cavarsela bene‘. Dai 3,58 milioni di barili al giorno del 2011, la produzione iraniana si è attestata sugli attuali 2,77 milioni, e il peso dei ricavi sull’export è sceso dal 50 percento del 2013, al 33 del 2014. Se il basso prezzo del petrolio dovesse mantenersi a lungo, l’Iran sarebbe però costretto a nuovi tagli di bilancio, aggravando una situazione economica e finanziaria già difficile. A dicembre, il governo ha deciso di offrire ai giovani la possibilità di “comprare‘ l’esonero dal servizio militare: una misura che, oltre a garantire nuove entrate, serve a ridurre i costi delle forze armate. Una scelta dolorosa, per un Paese che si sente accerchiato.



      Russia La Russia subisce pesanti conseguenze dal calo dei prezzi del petrolio, che aggrava un contesto economico reso già fragile dalle sanzioni per la crisi ucraina e dal dimezzamento del rublo rispetto al dollaro. Questi elementi hanno innescato un circolo vizioso che quest’anno dovrebbe far entrare il Paese in recessione, per la prima volta in sei anni. La Banca mondiale ha prodotto tre scenari: quello più probabile (78 dollari al barile per il 2015, 80 per l’anno successivo) vede il PIL russo contrarsi dello 0,7 percento nell’anno in corso e tornare a crescere di 0,3 punti percentuali nel 2016. Birgit Hansl, capo economista della Banca mondiale per la Federazione Russa, ha spiegato che in questo caso, si assisterebbe a un sostenuto calo degli investimenti a causa del contesto instabile, del limitato accesso ai mercati finanziari internazionali, di un calo della domanda interna. “I bassi prezzi del petrolio – ha detto Hansl – dovrebbero influenzare negativamente le capacità d’investimento delle compagnie attive nel settore delle risorse naturali‘. Il peggiore scenario possibile prevede un prezzo del petrolio oscillante tra i 70 dollari al barile del 2015 e i 72 dell’anno successivo. In tal caso, l’economia russa si contrarrebbe di 1,5 punti percentuali nel 2015, e aumenterebbe invece dello 0,3 percento l’anno prossimo. Nel caso in cui, invece, il prezzo del barile salisse a 85 dollari di media nel 2015, Mosca potrebbe evitare la recessione e crescere nel 2016 dello 0,5 percento. Le compagnie energetiche russe dovrebbero comunque reggere il peso del crollo dei prezzi petroliferi. Stando agli stress test condotti dall’agenzia Fitch, anche in presenza di un costo medio del petrolio a 55 dollari al barile, e di un dollaro a quota 60 rubli, le entrate delle aziende dovrebbero diminuire solo del 23 percento. Questo grazie a tre fattori: un regime fiscale progressivo che si adatta all’andamento del mercato petrolifero; un tasso di cambio flessibile, che consente al rublo di deprezzarsi in risposta al calo del prezzo del petrolio; il fatto che il prezzo del gas, calcolato in rubli, diminuisca più lentamente rispetto a quello del petrolio, nel caso in cui il deprezzamento del rublo non sia superiore al calo del prezzo del greggio. Sono calcoli che, tuttavia, non tengono conto di un’eventuale degenerazione della guerra civile in Ucraina: che avrebbe pesanti conseguenze sulle esportazioni di gas, e sull’economia russa in generale.



      Algeria Il calo suscita preoccupazione. Il primo ministro, Abdelmalek Sellal, ha annunciato il congelamento dei progetti d’investimento “non urgenti‘ per il quinquennio 2015-2019, come l’ampliamento delle reti ferroviarie e dei trasporti urbani. Il ministero degli Esteri ha deciso di ridurre gli aiuti concessi a Paesi africani come la Mauritania, il Niger, il Mali e il Burkina Faso, ma anche ai gruppi indipendentisti come il Fronte Polisario. Secondo le parole del ministro delle Finanze, Mohammed Jalab, “il calo del prezzo del greggio porterà ad un aumento delle spese statali del 15 percento‘. Il Centro algerino di ricerca applicata per lo sviluppo economico ha calcolato che il Paese dovrebbe comunque resistere al calo dei prezzi grazie alle riserve in valuta estera e alle politiche di sviluppo. Il governo ha difatti deciso di usare le riserve monetarie del Paese, (circa 59 miliardi di dollari), per ripianare il deficit di bilancio che nel 2014 ha superato i 46 miliardi di dollari. Il surplus commerciale dell’Algeria è sceso del 53,5 percento nel 2014 rispetto all’anno precedente, a causa dell’aumento delle importazioni e della riduzione degli utili energetici, in seguito al calo dei prezzi del petrolio. Le esportazioni di petrolio e di gas, che rappresentano il 95,94 percento del totale delle vendite all’estero, sono diminuite del 4,5 percento nel corso dell’anno precedente. Il livello delle entrate annuali nella compagnia petrolifera nazionale, la Sonatrach, è sceso a 60 miliardi di dollari nel 2014, contro i 63 dell’anno precedente e i 74 del 2012.



      Norvegia Diversa la situazione della Norvegia che, per dimensioni, ha necessità energetiche interne minori del Regno Unito ed è perciò il terzo esportatore mondiale di petrolio dopo Arabia Saudita e Russia. Nell’economia norvegese il petrolio del Mare del Nord rappresenta il 50 percento delle esportazioni e il 22 percento del PIL. Il calo dei prezzi rischia di avere pesanti conseguenze sul bilancio. Statoil, la compagnia petrolifera controllata dallo stato al 67 percento e che produce il 70 percento del gas e del petrolio norvegesi, ha già annunciato il taglio di 1.900 posti di lavoro, e ha ridotto gli investimenti al 2016 dell’8 percento, oltre ad essersi disfatta di assetti per 22 miliardi di dollari. Secondo gli esperti, tuttavia, la produzione norvegese non dovrebbe diminuire fino al 2025, grazie alla recente scoperta dei giacimenti vicini al confine marittimo con la Russia. Il futuro appare comunque incerto, visto che, secondo le stime, l’industria petrolifera norvegese potrebbe rimanere competitiva solo fino a un prezzo di 43 dollari al barile.



      Nigeria Anche il governo della Nigeria, membro dell’OPEC ed ottavo esportatore al mondo, guarda con grande apprensione alla caduta dei prezzi del petrolio. Secondo l’Istituto di statistica nigeriano, nel 2015 l’economia del Paese dovrebbe subire una contrazione dell’1,2 percento, mentre l’Economist Intelligence Unit prevede che quest’anno le entrate derivanti dalle esportazioni di greggio non supereranno i 67 miliardi di dollari: il 18 percento in meno rispetto allo scorso anno. La Nigeria è la più grande economia e il principale esportatore africano di petrolio, ma la sua dipendenza dal greggio – che vale circa il 90 percento dell’export e garantisce i due terzi delle entrate statali – la rende estremamente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi. Secondo gli esperti internazionali, per coprire le attuali spese di bilancio dello stato, il greggio dovrebbe attestarsi attorno ai 120 dollari al barile: grosso modo il doppio dell’attuale. A novembre il governo è stato quindi costretto a tagliare le spese di 4.300 miliardi di naira (pari a circa 23 miliardi di dollari), mentre la Banca centrale ha pilotato una svalutazione della moneta dell’8 percento, nel tentativo di arrestare il declino delle riserve di valuta estera. Provvedimenti che, adottati sulla spinta dell’emergenza, potrebbero anche influenzare le imminenti elezioni, presidenziali e legislative.



      Venezuela Nel paese il calo rappresenta un problema di rilevanza capitale: le esportazioni dipendono per il 95 percento dal greggio e dai suoi derivati, mentre le casse statali sono alimentate, per il 65 percento, dall’estrazione e dalla vendita dell’oro nero. Il Paese è il quinto esportatore dell’OPEC e possiede le più vaste riserve di petrolio del pianeta. Con un’inflazione vicina al 65 percento (fine 2014) e un debito estero che continua ad aumentare, è ora sull’orlo della bancarotta. Per pareggiare il bilancio, avrebbe bisogno di quotazioni medie del Brent a 120 dollari al barile, oltre il doppio di quelle attuali. Secondo uno studio dell’agenzia di rating Moody’s, se le quotazioni del petrolio si stabilizzassero intorno ai 60 dollari al barile, Caracas rischierebbe il default. Gli analisti scommettono su una simile eventualità, mentre il presidente Maduro denuncia un blocco finanziario che impedisce al Paese di accedere ai crediti internazionali. Maduro, che ha investito gran parte dei proventi petroliferi in programmi di welfare, ha già approvato una brusca riduzione delle spese statali, pari a 20 miliardi di dollari, ma secondo le agenzie di rating il taglio non eviterebbe la bancarotta. Il PIL è calato del 3 percento nel 2014, e da ora alla fine del 2017 il Paese dovrà rimborsare 10 miliardi di dollari agli obbligazionisti. Il governo sperava di recuperare i fondi dalla vendita di Citgo, la società che la compagnia petrolifera nazionale, la Pdvsa, controlla negli USA. L’operazione però non è andata a buon fine e la situazione appare sempre più complessa.



      Sfoglia Oil28
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  4. #1534
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Secondo la loro previsione, la perdita del Pil nel 2015 potrebbe raggiungere il 3-4%.


    Quando il prezzo del petrolio scende, il rublo crolla; quando sale, il rublo si rafforza. Tuttavia, è da notare un certo ritardo; se infatti il prezzo del petrolio sale, il rublo segue le sue orme, ma più lentamente: ad esempio, il petrolio ha oscillato dai 60 ai 45 dollari al barile e viceversa, ma il rublo non è tornato ai valori precedenti. E anche ora il dollaro costa circa 10 rubli di più rispetto a quanto previsto dal ministro delle Finanze russo.

    Quindi anche se il barile perdesse altri 10 $ -su base annua- il bilancio russo perderebbe 22 miliardi di $ quando ha riserve in capitali di 400-450 miliardi ed un fondo di riserva di 80 miliardi $
    Si puo' tranquillamente resistere, con un po' di sacrifici e meno Mercedes importate oltre alle mele polacche, altri 3 anni come minimo.

    In questi tre anni intanto l'industria del fracking sara' un ricordo ed i sauditi dovranno indebitare i cammelli ed i rubinetti d'oro per mantenere le sussitenze elargite a piene mani ai cittadini.

    https://www.abo.net/oilportal/topic/...tentId=2414304

    Magari se si mettessero articoli AGGIORNATI (e magari.. pure CORRETTI) sarebbe meglio per la discussione.. che dice?

    "ha riserve in capitali di 400-450 miliardi ed un fondo di riserva di 80 miliardi $"

    1-Aggiornamento, riserve TOTALI Russe 365 mld di $

    2-Correzione: Il fondo di riserva e' SEMPRE considerato nel TOTALE delle riserve, non e' a parte.

    Quindi, l'articolo, primo non e' aggiornato (neanche ad Aprile 2015 data articolo) la Russia aveva quelle riserve, e secondo, a parte i dati incorretti, indica pure male come sono divise le riserve,
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #1535
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    , il crollo dei prezzi dovrebbe contribuire a far aumentare soltanto dello 0,1 percento il PIL nel 2015.

    Ridicolo !!!!

    L'attuale prezzo del petrolio non puo contribuire meno di un +0.5%.

  6. #1536
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    01 Oct 2015
    Località
    casa mia
    Messaggi
    11,544
     Likes dati
    12,126
     Like avuti
    5,310
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Magari se si mettessero articoli AGGIORNATI (e magari.. pure CORRETTI) sarebbe meglio per la discussione.. che dice?

    "ha riserve in capitali di 400-450 miliardi ed un fondo di riserva di 80 miliardi $"

    1-Aggiornamento, riserve TOTALI Russe 365 mld di $

    2-Correzione: Il fondo di riserva e' SEMPRE considerato nel TOTALE delle riserve, non e' a parte.

    Quindi, l'articolo, primo non e' aggiornato (neanche ad Aprile 2015 data articolo) la Russia aveva quelle riserve, e secondo, a parte i dati incorretti, indica pure male come sono divise le riserve,

    visto che sei informato cosa e' compreso in quel fondo ? valuta piu oro o solo valuta ?

  7. #1537
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    01 Oct 2015
    Località
    casa mia
    Messaggi
    11,544
     Likes dati
    12,126
     Like avuti
    5,310
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Ridicolo !!!!

    L'attuale prezzo del petrolio non puo contribuire meno di un +0.5%.

    quindi ne sai piu tu di esperti economici ???


    cosa sei ? sei esperto di ... finanza . armi . aerei . navi . razzi missili e bombe... e che altro ??

  8. #1538
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da tafazzo Visualizza Messaggio
    visto che sei informato cosa e' compreso in quel fondo ? valuta piu oro o solo valuta ?
    Sono informato, perche', appunto, m'informo... eh

    Quello e' il TOTALE espresso in $, include tutti i vari fondi di riserva, le quote preso il FMI, le riserve valutarie e l'oro.

    Qui il breakdown al 30 Novembre (364.70 mld $), sito Banca Centrale Russa:

    Monthly values | Databases | Bank of Russia
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #1539
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da tafazzo Visualizza Messaggio
    quindi ne sai piu tu di esperti economici ???


    cosa sei ? sei esperto di ... finanza . armi . aerei . navi . razzi missili e bombe... e che altro ??
    Beh, l' articolo e' piuttosto vecchiotto, o vi e; data ma giudicando dal contenuto dev'essere del 2014, solo verso fine 2014 il petrolio ha iniziato a calare vistosamente, anche quindi l'impatto sull' economia, quel dato dello 0.1% sul PIL era relazionato ai prezzi di quel momento, non a quel attuali, l'impatto varia.
    Globalizzazione..... si grazie.

  10. #1540
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 May 2012
    Messaggi
    49,685
     Likes dati
    1,679
     Like avuti
    9,040
    Mentioned
    309 Post(s)
    Tagged
    6 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Magari se si mettessero articoli AGGIORNATI (e magari.. pure CORRETTI) sarebbe meglio per la discussione.. che dice?

    "ha riserve in capitali di 400-450 miliardi ed un fondo di riserva di 80 miliardi $"

    1-Aggiornamento, riserve TOTALI Russe 365 mld di $

    2-Correzione: Il fondo di riserva e' SEMPRE considerato nel TOTALE delle riserve, non e' a parte.

    Quindi, l'articolo, primo non e' aggiornato (neanche ad Aprile 2015 data articolo) la Russia aveva quelle riserve, e secondo, a parte i dati incorretti, indica pure male come sono divise le riserve,
    ad occhio, dati 2014, altri non sembrerebbero essere al momento disponibili, il fondo di riserva dovrebbe essere il fondo sovrano russo.

    Petrolio, domanda rivista al ribasso. La Russia pronta a finanziarsi col fondo sovrano - Economia - Investireoggi.it

    dovrebbero aver prelevato, se ritrovo l'articolo di previsione, una 40 di miliardi nel 2015.
    sempre dati del 2014, fonti banca russia, ma anche qui non ritrovo l'articolo.
    debito pubblico russia totale era sui 500 miliardi di dollari, diviso grosso modo un paio di cento di miliardi statale e bancario sui 200 miliardi, e un 300 miliardi aziende commeciali di proprietà statale o garantiti dallo stato..
    debiti in scadenza 2015 sui 120 /150 miliardi che risulterebbero per la quasi totalià rimborsati, non ho notizie particolari in merito.

 

 
Pagina 154 di 218 PrimaPrima ... 54104144153154155164204 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Fracking e terremoti
    Di Regina di Coppe nel forum Energia, Ecologia e Ambiente
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 02-11-20, 21:48
  2. Il Massachusetts vuole vietare il fracking dopo i terremoti
    Di dedelind nel forum Politica Estera
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 09-01-14, 14:36
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-05-13, 15:13
  4. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 07-06-12, 18:21
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 30-05-12, 07:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito