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  1. #1711
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Condor Visualizza Messaggio
    Il crollo del prezzo del barile colpisce duramente Riyadh e l’industria del ‘Fracking’

    Di Paolo Marcenaro - dic 27, 2015

    L’Arabia Saudita non solo si è sparata in un piede, ma è anche riuscita a far rimbalzare il proiettile fino agli Usa e ‘impallinare’ con quello uno dei “pet project” preferiti di Obama, cioè l’industria dell’estrazione del petrolio di scisto, che avviene tramite la controversa procedura di fratturazione idraulica, detta “fracking” in lingua anglosassone. È infatti dall’estate del 2014 che Riyadh ha iniziato a inondare i mercati mondiali di inusitate quantità di greggio, con l’intenzione (che incontrava la piena approvazione della Casa Bianca) di schiantare l’economia russa, percepita sulle rive del Potomac come un traballante carrozzone totalmente legato alla continua esportazione di idrocarburi: una volta abbassata la redditività di quel cespite, teorizzavano le Teste d’Uovo washingtoniane, l’intero edificio si sarebbe sgretolato esattamente come accadde nella seconda metà degli anni ’80 con l’URSS, che aveva la sua massima fonte di reddito nell’export petrolifero e che la vide soffocata dal ‘glut’ generato da Iran e Irak impegnati nelle ultime, sanguinose, costosissime fasi della Guerra del Golfo, che forzavano entrambe i contendenti a esportare enormi quantità di greggio anche oltre e al di fuori di qualunque sistema di quote OPEC. Anche in questo caso si nota come al di là dell’Atlantico non sia mai stato fatto nessun vero passo avanti per uscire dalla mentalità “da Guerra Fredda”, visto che una pedissequa riproposizione di quello scenario di trent’anni fa era totalmente inapplicabile alla realtà attuale per diversi ottimi motivi: a) Il fatto che nel 1985 al
    Cremlino sedesse l’ondivago travicello Gorbachev e oggi invece sia insediato Vladimir Putin, b) il differente ruolo geopolitico della Cina, c) la ben diversa situazione economica odierna della Russia rispetto a quella dell’URSS degli Ottanta. Come scrivevamo molti mesi fa negli anni ’80 gli Usa beneficiavano ancora di quel vero e proprio ‘asso pigliatutto’ politico e strategico lasciato loro in eredità da Henry Kissinger che era il perdurante “Sino-Soviet Split”, con Beijing se non propriamente ‘alleata’ di Washington, quantomeno fortemente e fermamente antisovietica, mentre oggi le relazioni tra i due ‘Giganti d’Oriente’ sono ottime, come confermato dalla gran massa di accordi bilaterali Mosca-Beijing ratificati anche solo negli ultimi mesi e dalla scelta della Repubblica Popolare di eleggere la Russia a suo fornitore privilegiato di petrolio sia per le necessità interne di un’economia che, sola al mondo, “tira” ancora con ritmi di crescita superiori al 5 per cento annuo (e che in termini di valore monetario assoluto genera più sviluppo oggigiorno che negli anni della crescita ‘a doppia cifra’ di un decennio addietro) e per la costituzione di una ciclopica “riserva di emergenza” che dovrebbe consentire al Regno di Mezzo di continuare a funzionare economicamente per alcuni anni persino in caso di catastrofiche distruzioni dei normali sistemi di approvvigionamento energetico. I responsabili dell’industria estrattiva russa non hanno alcun timore di ulteriori abbassamenti di prezzo fino ai venti dollari Usa per barile e, stando a simulazioni effettuate di recente, potrebbero essere in grado di ricavare ancora utile persino se il greggio si svalutasse ancora fino a costare nove dollari per barile; certo, non ne sarebbero entusiasti (l’ideale sarebbe un barile prezzato attorno ai 50-60 dollari), ma il fatto che dopo il tentativo di ‘attacco al rublo’ portato tra dicembre 2014 e gennaio 2015 la divisa nazionale russa, pur recuperando molto, si sia mantenuta un po’ più debole rispetto alle altre monete internazionali aiuterebbe ulteriormente Mosca, che si fa pagare il petrolio in monete straniere e poi le converte in rubli per finanziare le proprie spese interne (avendone quindi a disposizione una quantità non poi troppo diversa contro un minor valore in valuta straniera). Chi invece ha subito per intero le conseguenza del rischioso e avventato ‘blitz’ da sovrapproduzione petrolifera é stato in primo luogo il suo diretto responsabile, il reame saudita, che, dissanguato dagli ingenti costi del mantenimento dell’aggressione terroristica alla Siria, dalle spese e dalle perdite derivanti dal proprio avventato intervento militare in Yemen, e dai crescenti costi per garantire la quiescenza sociale interna, ha per la prima volta dovuto far ricorso al mercato internazionale del debito per coprire un deficit interno del 20% per le spese preventivate dal budget 2015 (e chi sa rivelatesi superiori di quanto, visto che le previsioni negative spesso e volentieri peccano per ottimismo). In secondo luogo, il ‘boomerang’ lanciato da Riyadh, ha colpito, e ha colpito duro anche Oltreoceano, “falciando” 70mila posti di lavoro e costringendo nell’ultimo trimestre del 2015 ben nove compagnie americane di ‘fracking’ a portare i libri in tribunale, rivelando perdite per oltre 2 miliardi di biglietti verdi. La natura dell’industria del petrolio di scisto é infatti tale che una volta che si é iniziato a pompare acqua in un ‘giacimento’ l’operazione non possa mai e poi mai venire messa in pausa o interrotta, pena la penetrazione di agenti estranei negli strati di terreno fratturati che si mescolano agli idrocarburi intrappolati corrompendoli e rendendone impossibile il successivo recupero: quindi, se io sono una compagnia estrattiva del petrolio di scisto e ho iniziato ad “attaccare” un giacimento da cui estrarre un barile di petrolio costava 80 dollari di costi vivi quando il prezzo internazionale del greggio era 120 dollari per barile (circa nel 2009) io avevo un guadagno netto di 40 dollari per unità estratta, ma, appena il costo del barile internazionale ha iniziato a precipitare sotto gli 80$ (grossomodo dall’anno scorso), non solo non posso smettere di estrarre (e la mia produzione contribuisce direttamente a deprimere sempre più il prezzo del barile), ma con 40 e passa dollari di costi incompribili per barile estratto, tutto il mio ‘business’ si trova tra l’incudine e il martello, una scomoda posizione da cui solo un tempestivo rialzo dei prezzi globali potrebbe riscattarlo. Ora si sa che tale rialzo non vi sarà, non solo nel corso del 2016, durante il quale anzi, si potrebbe avere un’ulteriore discesa, ma quasi sicuramente nemmeno entro il 2020, anno per cui sarà già tanto se verrà mantenuta, dollaro più o dollaro meno, l’attuale asticella del prezzo. Usando una metafora vetusta e persino “orientalistica” si può concludere che Riyadh abbia fatto uscire dalla folkloristica lampada un ‘genio’ che non sa più controllare e che, per di più, ha anche gravissimamente danneggiato chi di Riyadh stessa si compiace di considerarsi ‘controllore’, mentre il loro bersaglio principale, cioè Mosca, pur non completamente incolume, é riuscita finora a negoziare le secche più pericolose di una situazione che avrebbe dovuto schiantarla e distruggerla.

    Va boh, un articolo con dati piuttosto alla "carlona", ovvero supericciali e piuttosto errati... l'articolo indic ache il costo di BE per la produzione Shael sarebbe suglki 80$.. e' solo indietro di un 3 anni.

    Il BEP atutale e' vicino ai 50,m m ai 50 si considerani anche queel attivita in zone costore, i produttore si stanno concentrando nelle zone meno coste, vi sono zoen del Texas dove il BE e' attorno ai 20$, infatti nonostante un dimezzamento delle rigs, la produzione ci calcola che potrebbe (ripeto potrebbe) calare di un 3%, sempre in ogni caso molto vicino al picco dell' Ottobre 2014.
    Globalizzazione..... si grazie.

  2. #1712
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    I canadesi sono un po' di più di 700 mila, e quando il petrolio crolla....OPS...
    Canada: l'Alberta, la recessione e la petroleconomia - Il Fatto Quotidiano

    Parliamo degli USA non del Canada.

  3. #1713
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Va boh, un articolo con dati piuttosto alla "carlona", ovvero supericciali e piuttosto errati... l'articolo indic ache il costo di BE per la produzione Shael sarebbe suglki 80$.. e' solo indietro di un 3 anni.

    Il BEP atutale e' vicino ai 50,m m ai 50 si considerani anche queel attivita in zone costore, i produttore si stanno concentrando nelle zone meno coste, vi sono zoen del Texas dove il BE e' attorno ai 20$, infatti nonostante un dimezzamento delle rigs, la produzione ci calcola che potrebbe (ripeto potrebbe) calare di un 3%, sempre in ogni caso molto vicino al picco dell' Ottobre 2014.
    Insomma anche a volerti leggere, onestamente si fa fatica!
    A questo punto scrivi in aramaico....
    L'errore concettuale che fate e' nel dire che anche dimezzando i pozzi la produzione calera' di un solo 3%.
    Ripeto che questo vale per l'estrazione classica, per il fracking nel medio lungo termine e' impossibile. Se non fai pozzi non tiri su una beata fava.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  4. #1714
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Condor Visualizza Messaggio
    Il crollo del prezzo del barile colpisce duramente Riyadh e l’industria del ‘Fracking’

    Di Paolo Marcenaro - dic 27, 2015

    L’Arabia Saudita non solo si è sparata in un piede, ma è anche riuscita a far rimbalzare il proiettile fino agli Usa e ‘impallinare’ con quello uno dei “pet project” preferiti di Obama, cioè l’industria dell’estrazione del petrolio di scisto, che avviene tramite la controversa procedura di fratturazione idraulica, detta “fracking” in lingua anglosassone. È infatti dall’estate del 2014 che Riyadh ha iniziato a inondare i mercati mondiali di inusitate quantità di greggio, con l’intenzione (che incontrava la piena approvazione della Casa Bianca) di schiantare l’economia russa, percepita sulle rive del Potomac come un traballante carrozzone totalmente legato alla continua esportazione di idrocarburi: una volta abbassata la redditività di quel cespite, teorizzavano le Teste d’Uovo washingtoniane, l’intero edificio si sarebbe sgretolato esattamente come accadde nella seconda metà degli anni ’80 con l’URSS, che aveva la sua massima fonte di reddito nell’export petrolifero e che la vide soffocata dal ‘glut’ generato da Iran e Irak impegnati nelle ultime, sanguinose, costosissime fasi della Guerra del Golfo, che forzavano entrambe i contendenti a esportare enormi quantità di greggio anche oltre e al di fuori di qualunque sistema di quote OPEC. Anche in questo caso si nota come al di là dell’Atlantico non sia mai stato fatto nessun vero passo avanti per uscire dalla mentalità “da Guerra Fredda”, visto che una pedissequa riproposizione di quello scenario di trent’anni fa era totalmente inapplicabile alla realtà attuale per diversi ottimi motivi: a) Il fatto che nel 1985 al
    Cremlino sedesse l’ondivago travicello Gorbachev e oggi invece sia insediato Vladimir Putin, b) il differente ruolo geopolitico della Cina, c) la ben diversa situazione economica odierna della Russia rispetto a quella dell’URSS degli Ottanta. Come scrivevamo molti mesi fa negli anni ’80 gli Usa beneficiavano ancora di quel vero e proprio ‘asso pigliatutto’ politico e strategico lasciato loro in eredità da Henry Kissinger che era il perdurante “Sino-Soviet Split”, con Beijing se non propriamente ‘alleata’ di Washington, quantomeno fortemente e fermamente antisovietica, mentre oggi le relazioni tra i due ‘Giganti d’Oriente’ sono ottime, come confermato dalla gran massa di accordi bilaterali Mosca-Beijing ratificati anche solo negli ultimi mesi e dalla scelta della Repubblica Popolare di eleggere la Russia a suo fornitore privilegiato di petrolio sia per le necessità interne di un’economia che, sola al mondo, “tira” ancora con ritmi di crescita superiori al 5 per cento annuo (e che in termini di valore monetario assoluto genera più sviluppo oggigiorno che negli anni della crescita ‘a doppia cifra’ di un decennio addietro) e per la costituzione di una ciclopica “riserva di emergenza” che dovrebbe consentire al Regno di Mezzo di continuare a funzionare economicamente per alcuni anni persino in caso di catastrofiche distruzioni dei normali sistemi di approvvigionamento energetico. I responsabili dell’industria estrattiva russa non hanno alcun timore di ulteriori abbassamenti di prezzo fino ai venti dollari Usa per barile e, stando a simulazioni effettuate di recente, potrebbero essere in grado di ricavare ancora utile persino se il greggio si svalutasse ancora fino a costare nove dollari per barile; certo, non ne sarebbero entusiasti (l’ideale sarebbe un barile prezzato attorno ai 50-60 dollari), ma il fatto che dopo il tentativo di ‘attacco al rublo’ portato tra dicembre 2014 e gennaio 2015 la divisa nazionale russa, pur recuperando molto, si sia mantenuta un po’ più debole rispetto alle altre monete internazionali aiuterebbe ulteriormente Mosca, che si fa pagare il petrolio in monete straniere e poi le converte in rubli per finanziare le proprie spese interne (avendone quindi a disposizione una quantità non poi troppo diversa contro un minor valore in valuta straniera). Chi invece ha subito per intero le conseguenza del rischioso e avventato ‘blitz’ da sovrapproduzione petrolifera é stato in primo luogo il suo diretto responsabile, il reame saudita, che, dissanguato dagli ingenti costi del mantenimento dell’aggressione terroristica alla Siria, dalle spese e dalle perdite derivanti dal proprio avventato intervento militare in Yemen, e dai crescenti costi per garantire la quiescenza sociale interna, ha per la prima volta dovuto far ricorso al mercato internazionale del debito per coprire un deficit interno del 20% per le spese preventivate dal budget 2015 (e chi sa rivelatesi superiori di quanto, visto che le previsioni negative spesso e volentieri peccano per ottimismo). In secondo luogo, il ‘boomerang’ lanciato da Riyadh, ha colpito, e ha colpito duro anche Oltreoceano, “falciando” 70mila posti di lavoro e costringendo nell’ultimo trimestre del 2015 ben nove compagnie americane di ‘fracking’ a portare i libri in tribunale, rivelando perdite per oltre 2 miliardi di biglietti verdi. La natura dell’industria del petrolio di scisto é infatti tale che una volta che si é iniziato a pompare acqua in un ‘giacimento’ l’operazione non possa mai e poi mai venire messa in pausa o interrotta, pena la penetrazione di agenti estranei negli strati di terreno fratturati che si mescolano agli idrocarburi intrappolati corrompendoli e rendendone impossibile il successivo recupero: quindi, se io sono una compagnia estrattiva del petrolio di scisto e ho iniziato ad “attaccare” un giacimento da cui estrarre un barile di petrolio costava 80 dollari di costi vivi quando il prezzo internazionale del greggio era 120 dollari per barile (circa nel 2009) io avevo un guadagno netto di 40 dollari per unità estratta, ma, appena il costo del barile internazionale ha iniziato a precipitare sotto gli 80$ (grossomodo dall’anno scorso), non solo non posso smettere di estrarre (e la mia produzione contribuisce direttamente a deprimere sempre più il prezzo del barile), ma con 40 e passa dollari di costi incompribili per barile estratto, tutto il mio ‘business’ si trova tra l’incudine e il martello, una scomoda posizione da cui solo un tempestivo rialzo dei prezzi globali potrebbe riscattarlo. Ora si sa che tale rialzo non vi sarà, non solo nel corso del 2016, durante il quale anzi, si potrebbe avere un’ulteriore discesa, ma quasi sicuramente nemmeno entro il 2020, anno per cui sarà già tanto se verrà mantenuta, dollaro più o dollaro meno, l’attuale asticella del prezzo. Usando una metafora vetusta e persino “orientalistica” si può concludere che Riyadh abbia fatto uscire dalla folkloristica lampada un ‘genio’ che non sa più controllare e che, per di più, ha anche gravissimamente danneggiato chi di Riyadh stessa si compiace di considerarsi ‘controllore’, mentre il loro bersaglio principale, cioè Mosca, pur non completamente incolume, é riuscita finora a negoziare le secche più pericolose di una situazione che avrebbe dovuto schiantarla e distruggerla.

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  5. #1715
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Insomma anche a volerti leggere, onestamente si fa fatica!A questo punto scrivi in aramaico....L'errore concettuale che fate e' nel dire che anche dimezzando i pozzi la produzione calera' di un solo 3%.Ripeto che questo vale per l'estrazione classica, per il fracking nel medio lungo termine e' impossibile. Se non fai pozzi non tiri su una beata fava.

    E non legga, che non e' un ordine del dottore.

    Cosi come nuovamente mi tocca rifarle presente che la stessa identica cosa l'abbiano vista nel settore dello shale gas, drastica diminuzione delle rigs.. costante produzione.Oramai si sta parlando di un qualcosa che e' in atto da tempo, non recente, che non sappiamo o non abbiamo parametri sui quali poterci basare.

    Il solo fracklog si calcola abbia una potenzialità dai 400 ai 500 mila barili al giorno.Insomma, ancora ragionate come se si fosse a 3/4 anni fa, in pratica vi siete fatti un idea 3-4 anni fa, avete completamente ignorato il progresso tecnologico del settore da allora e basate i vs ragionamenti come se nulla fosse cambiato.

    Le faccio un esempio "fresco", in North Dakota, il secondo stato produttore dopo il Texas, il ring count ci indica che al presente vi e' stata una riduzione del 70% delle riga in operazione rispetto al picco del 2014, MENO 70%, la produzione nello stesso periodo (Ottobre 2014 vs Ottobre 2015) non ha neanche lontanamente registrato un tal si fatto calo.

    Dal sito del governo del North Dakota:

    https://www.dmr.nd.gov/oilgas/stats/historicaloilprodstats.pdf


    Greggio estratto Ottobre 2014 (barili): 1183757
    Greggio estratto Ottobre 2015 (barili): 1168950

    Ovvero a fronte di un calo del 70% delle rigs (che e' il dato accumulato) si e' avuto un calo del 1.25% .

    Pozzi in produzione:
    Ottobre 2014 : 11501
    Ottobre 2015 : 12805


    Ovvero, nonostante il calo delle operazioni delle rigs, il numero di pozzi in operazione e' aumentato, anche perche', come gia' fattovi presente, le stesse operazioni delle riga sono rispetto a prima, MOLTO piu' veloci, il che implica (molto sinteticamente, ovviamente) che se prima si volevano finire 4 pozzi in un mese, ci volevano 4 riga, oggi 2.

    Gli avanzamenti tecnologici del settore oramai sono cosi evidenti che neanche l' OPEC può scegliere di "negarli", come da articolo postato dove appunto indica lo scenario che l' OPEC si aspetta da qui al 2040.
    Globalizzazione..... si grazie.

  6. #1716
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    In relazione alle oramai prossime esportazioni di gas dagli USA, e di come questo (assieme alla sempre maggiore capacita' d'importazione da diverse, ed in aumento, fonti di LNG) implicherà' un aumento delle concorrenza e quindi un aumento del potere contrattuale da parte dei clienti/consumatori vs i fornitori:

    (MENAFN - Gulf Times) For years, US gas companies looking to export liquefied natural gas dreamed of a booming Asia. Now, with demand there falling and the first shipment weeks away, Europe has emerged as the unlikely saviour of American LNG.
    European gas production is down and countries there want to get more of the heating and power plant fuel from places other than Russia - a major supplier, but one that's brought plenty of headaches.
    "It's going to make a lot more sense for the US gas to flow into the European market," said Jason Bordoff, director of Columbia University's centre on global energy policy. "European energy security" comes from having "a diversity of supply," he said.
    It's the latest twist in the US gas boom. A decade ago, Cheniere Energy was building LNG import terminals on the Gulf Coast because people thought the US didn't have enough of the fuel. Then came the shale revolution, prompting Cheniere to convert its Sabine Pass facility to export LNG. The first tanker is set to dock there as soon as next month.
    Five US liquefaction projects are now being built and they could have a combined capacity to ship 7.76bn cubic feet of LNG a day by 2019, according to an analysis by Bloomberg New Energy Finance. That's enough to put the US in the company of Russia and Qatar, the world's largest gas exporters.
    Companies like Annova LNG are adapting to the shifting market. A couple of years ago, Annova President David Chung was brushing up on his Korean, thinking that's the language buyers would speak. Increasingly, the Houston-based company is finding English will do.
    "We have definitely been surprised by the level of interest in Europe," said Mitchell Walk, director of LNG for the company, which is backed by Chicago-based electricity producer Exelon Corp
    Slowing Asian demand for gas is one factor behind the shift. China will only accept 77% of contracted cargoes in 2015 amid the country's slowest economic growth since 1990, according to industry consultant IHS Inc.
    Then there's the fact that Asian gas prices are more heavily linked to crude oil than in Europe. In February 2014, sp LNG to northeast Asia fetched a record 19.70 per million British thermal units, according to the World Gas Intelligence publication in New York. Now, after the worst oil rout in a generation, it's closer to 7 - not much higher than European prices - reducing the incentive to ship US product halfway around the world.
    "At a time when the Asian market is growing less strongly than before and there are so many export terminals under construction, a lot of this LNG is going to have to go to Europe," said Massimo Di Odoardo, research director for European gas at Wood Mackenzie Ltd in London.
    Europe will probably double LNG imports between 2014 and 2020, the International Energy Agency projects. One reason for that is the Netherlands, where officials are slashing output at Europe's most prolific gas field, Groningen, after years of earthquakes tied to drilling. Just a few hours south, at the country's first LNG import terminal in Rotterdam, Rolf Brouwer is hoping to make up for the shortfall.
    "We're ready to accept more ships," said Brouwer, managing director of the Gate terminal, which opened in 2011. "Some of that supply could potentially come from the US"
    Lithuania's importing LNG, too. The small country on the Baltic Sea illustrates the continent's concern about being dependent on Russia - and why it is looking more and more to the US. For years, the former Soviet republic procured all its oil and gas from Russia. And while the countries share a border, Lithuania paid some of Europe's highest prices for the fuel, the country's Energy Minister Rokas Masiulis said at a November conference in Istanbul.

    Frustrated by that, Lithuania decided to build a floating LNG import terminal. Before the facility could even open, it negotiated a 23% discount from Gazprom, Russia's energy giant, Masiulis said.

    In February, Lithuanian gas trader Litgas signed an agreement with Cheniere to gain access to US LNG.
    "By being firm on this decision, we will always have the power in negotiations," Masiulis said at the conference with a grin. "I would clearly recommend this to other countries in Europe and the world."

    Ovvero, come gia' previamente indicato, la sola presenza di un import terminal per il LNG in Lituania, ha fatto si che la Gazprom, per difendere le proprie quote di mercato abbia offerto uno sconto del 23%, questo non ha certo fatto si che la Lituania decidesse si fermare o azzerare l'intenzione di importare anche LNG, appunto perche' come indica l'articolo, la sola presenza di tale opzione implica un maggiore potere contrattuale per i clienti.

    La diversificazione delle fonti porta concorrenza, risparmi ed appunto, maggiore scelta (libertà di decisione).

    http://menafn.com/1094504881/LNG-exporters-in-US-turn-to-Europe-as-Asia-demand-falls
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #1717
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    E non legga, che non e' un ordine del dottore.

    Cosi come nuovamente mi tocca rifarle presente che la stessa identica cosa l'abbiano vista nel settore dello shale gas, drastica diminuzione delle rigs.. costante produzione.Oramai si sta parlando di un qualcosa che e' in atto da tempo, non recente, che non sappiamo o non abbiamo parametri sui quali poterci basare.

    Il solo fracklog si calcola abbia una potenzialità dai 400 ai 500 mila barili al giorno.Insomma, ancora ragionate come se si fosse a 3/4 anni fa, in pratica vi siete fatti un idea 3-4 anni fa, avete completamente ignorato il progresso tecnologico del settore da allora e basate i vs ragionamenti come se nulla fosse cambiato.

    Le faccio un esempio "fresco", in North Dakota, il secondo stato produttore dopo il Texas, il ring count ci indica che al presente vi e' stata una riduzione del 70% delle riga in operazione rispetto al picco del 2014, MENO 70%, la produzione nello stesso periodo (Ottobre 2014 vs Ottobre 2015) non ha neanche lontanamente registrato un tal si fatto calo.

    Dal sito del governo del North Dakota:

    https://www.dmr.nd.gov/oilgas/stats/historicaloilprodstats.pdf


    Greggio estratto Ottobre 2014 (barili): 1183757
    Greggio estratto Ottobre 2015 (barili): 1168950

    Ovvero a fronte di un calo del 70% delle rigs (che e' il dato accumulato) si e' avuto un calo del 1.25% .

    Pozzi in produzione:
    Ottobre 2014 : 11501
    Ottobre 2015 : 12805


    Ovvero, nonostante il calo delle operazioni delle rigs, il numero di pozzi in operazione e' aumentato, anche perche', come gia' fattovi presente, le stesse operazioni delle riga sono rispetto a prima, MOLTO piu' veloci, il che implica (molto sinteticamente, ovviamente) che se prima si volevano finire 4 pozzi in un mese, ci volevano 4 riga, oggi 2.

    Gli avanzamenti tecnologici del settore oramai sono cosi evidenti che neanche l' OPEC può scegliere di "negarli", come da articolo postato dove appunto indica lo scenario che l' OPEC si aspetta da qui al 2040.
    In Dakota hanno dimezzato gli impianti ma mantenuto costante il plafond produttivo...e' possibile, ma trattasi di fracking?
    se si quale giacimento?
    La tabella del Dakota sembra una bufala, e comunque considera pozzi e campi in genere. Qui si parla di fracking caro Amati!

    Poi dovresti sapere che 500.000 barili giorno di olio li produce un medio paese produttore, in taluni casi un solo giacimento.
    Non sembra una gran cosa...se e' tutto questo il fenomeno non vale neppure la pena parlarne.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  8. #1718
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    In relazione alle oramai prossime esportazioni di gas dagli USA, e di come questo (assieme alla sempre maggiore capacita' d'importazione da diverse, ed in aumento, fonti di LNG) implicherà' un aumento delle concorrenza e quindi un aumento del potere contrattuale da parte dei clienti/consumatori vs i fornitori:


    Ovvero, come gia' previamente indicato, la sola presenza di un import terminal per il LNG in Lituania, ha fatto si che la Gazprom, per difendere le proprie quote di mercato abbia offerto uno sconto del 23%, questo non ha certo fatto si che la Lituania decidesse si fermare o azzerare l'intenzione di importare anche LNG, appunto perche' come indica l'articolo, la sola presenza di tale opzione implica un maggiore potere contrattuale per i clienti.

    La diversificazione delle fonti porta concorrenza, risparmi ed appunto, maggiore scelta (libertà di decisione).

    http://menafn.com/1094504881/LNG-exporters-in-US-turn-to-Europe-as-Asia-demand-falls
    La Lituania????? non so quanto consumi quella repubblica delle banane, ma penso che non superi i consumi di una citta' come forlinpopoli......i russi si strapperanno i capelli certamente
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  9. #1719
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Economicamente parlando, il BEP si sta abbassando, vi sono produttori che lo hanno attorno ai 20$ (altri ben piu' alto, ovvio), e per l'inquinamento, basti ricordare il delta in Nigeria o la situazione nelle one artiche in Russia per capire, che l'impatto ambientale, inquinamento, esiste, e anche tanto in termini diversi, in ogni tipologia estrattiva:

    Russian oil disaster | Greenpeace International


    A parte poi che la parte in rosso evidenziata indica altro, ovvero ANCHE se le attività' di dribbling dov'essero essere DIMEZZATE, grazie all' aumento dell' efficenza nei vari passi la produzione non vedrebbe un calo con un rapporto di 1=1, anzi, sarebbe piuttosto contenuto.
    la norvegia trivella pure peggio

  10. #1720
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    La Lituania????? non so quanto consumi quella repubblica delle banane, ma penso che non superi i consumi di una citta' come forlinpopoli......i russi si strapperanno i capelli certamente
    la lituania come la lettonia ha una caduta demografica verticale senza contare che parecchie persone chiedono sussidi di disoccupazione da quelle parti (ma lavorando poi in nero in altre nazioni UE)
    non so quanto convenga a loro comprare del gas rigassificato dal liquido
    già la polonia lo sta comprando dal qatar a 700$ ogni 10k mc quando quello russo gli costerebbe 295 $ ogni 10k mc

 

 
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