Lo shale gas seguira a ruota, per il momento si salva solo perché è un tantino più economico, ma parlare di shale oil e gas è questione di lana caprina.


Lo shale gas seguira a ruota, per il momento si salva solo perché è un tantino più economico, ma parlare di shale oil e gas è questione di lana caprina.


Globalizzazione..... si grazie.


Più aumenta la produzione e più si scavano la fossa, come con gli shale oil, auguri.
Shale gas, il miraggio sta già svanendo - Il Fatto Quotidiano
Economia & Lobby
Shale gas, il miraggio sta già svanendo
di Fabio Scacciavillani | 25 settembre 2014
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Il successo dell’estrazione di petrolio e gas da giacimenti non convenzionali, in particolare le formazioni di scisti (in inglese shale), è uno dei rari raggi di luce negli anni bui di Grande Recessione. L’impatto è stato impressionante. Da quattro anni gli Usa sono il maggior produttore di gas al mondo e da inizio 2014, con l’equivalente di 11 milioni di barili di petrolio al giorno, sono in testa alla produzione globale di idrocarburi. Il prezzo del gas naturale negli Usa, che a giugno del 2008 aveva superato i 12 dollari per milione di Btu (British thermal units, l’unità di misura più diffusa per il prezzo del gas), piombò a meno di 3 dollari a settembre 2009 e poi fino a un minimo di 2 dollari nell’aprile del 2012. Oggi il prezzo si aggira intorno ai 4 dollari per mBtu. Gli Usa un tempo rassegnati a massicce importazioni di gas liquefatto dal Qatar ora pianificano di esportare verso l’Europa (dove il gas vale 10 dollari per mBtu) e il ricco mercato asiatico (in Giappone il prezzo è circa 15 dollari) e addirittura verso il Medio Oriente.
In taluni settori manifatturieri, inclusi quelli che avevano trasferito le fabbriche in Asia o Messico, ora i costi energetici contenuti (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) rendono gli Stati Uniti una localizzazione competitiva. L’ottimismo generato da questa manna energetica ha indotto a prevedere che gli Usa possano raggiungere l’autosufficienza energetica nel 2020. Tale epocale inversione non ha sconquassato solo l’economia, ma ha anche accentuato l’istinto isolazionista dell’America profonda e di Barack Obama. Il presidente infatti ha trascurato Libia, Siria, Iraq e teatri di guerra che un tempo avrebbero acceso l’allarme rosso alla Casa Bianca e si è ridestato lentamente dal torpore geopolitico solo di fronte agli sgozzamenti. Sull’approvvigionamento energetico classe politica, Pentagono, società petrolifere e Wall Street (che ha riversato cascate di dollari su progetti targati shale) dopo decenni di patemi e tensioni sono convinti di potersi rilassare.
Tuttavia da questo altare di certezze si odono mandibole di tarli in piena attività: i successi iniziali sono stati inopinatamente proiettati nel futuro per attirare capitali e gonfiare l’ennesima bolla. Una serie di studi del Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas – una tra le più autorevoli think tank in campo energetico – ha rielaborato le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati fin qui rilevati nei maggiori giacimenti. Tali studi condotti da geologi, economisti e ingegneri forniscono un’analisi, disaggregata per singolo pozzo, fino al 2030 sulla base di diversi scenari di prezzo (che determinano la convenienza economica dell’estrazione). Emerge che, in contrasto con le iniziali proiezioni, la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi.
Per compensare il rapido declino dei primi pozzi (più promettenti e meno costosi) si deve trivellare più intensamente e con tecnologie più sofisticate e i costi si impennano. Piani di investimento e aspettative di profitti rischiano di trasformarsi in perdite per azionisti e finanziatori incauti.
Da altri grandi giacimenti di shale gas sfruttati da minor tempo, come Haynesville e Marcellus, si temono analoghi dispiaceri. Oltre al gas, anche i dati dai pozzi di petrolio da scisti di Eagle Ford in Texas, elaborati da Arthur Berman indicano un preoccupante declino. La Shell ha iscritto a bilancio perdite per 2, 1 miliardi di dollari dall’investimento in Eagle Ford. Un altro colosso mondiale delle materie prime, BHP Hilton, che aveva scommesso 20 miliardi di dollari sugli idrocarburi da scisti ha annunciato di voler vendere metà dei suoi bacini. Una doccia gelida è anche arrivata dall’Energy Information Administration (EIA) del governo Usa che ha tagliato del 96 per cento (da 13, 7 miliardi di barili ad appena 600 milioni) le stime di petrolio estraibili dal bacino Monterey lungo circa 2500 chilometri in California e considerato (ormai erroneamente) il più grande degli States con due terzi delle riserve petrolifere non convenzionali. Insieme alle stime sono evaporati 2,8 milioni di posti di lavoro attesi entro il 2020, oltre a 24, 6 miliardi di dollari introiti fiscali e un 14 per cento di aumento del Pil californiano.
L’epopea dei combustibili fossili oscilla da due secoli tra presagi di esaurimento imminente ed esaltazione da scoperte di giacimenti giganteschi. Lo shale gas ha alimentato aspettative mirabolanti probabilmente destinate ad ridimensionarsi. Il miraggio dello shale aveva colpito dalla Polonia al Regno Unito, dall’Argentina alla Cina. Ma al di fuori del Nord America al momento non si registrano successi di rilievo. In Polonia si sono accumulate perdite e dispute tra governo società petrolifere, mentre Oltremanica il governo sembra scettico. In Italia – dove comunque non si segnalano sostanziali giacimenti non convenzionali e la Strategia Energetica Nazionale esclude espressamente estrazioni da scisti – la Commissione Ambiente della Camera ha approvato da pochi giorni un emendamento che proibisce il fracking, cioè la tecnologia per estrarre lo shale gas.
di Fabio Scacciavillani e Alexis Crow
il Fatto Quotidiano, 17 settembre 2014


Del resto basta leggere dati come questi, per capire che bolla che è tutto l'affare shale gas e oil, il prezzo del petrolio cosi basso ha solo accelerato il tutto.
Ma ci sono quasi 80 pagine di 3d per farsi un cultura, tra l'informazione e anche una cultura sulla disinformazione, fatta scientificamente da talune persone...
Shale gas, due studi: "Con il fracking al massimo due anni di abbondanza" - Il Fatto Quotidiano
Shale gas, due studi: “Con il fracking al massimo due anni di abbondanza”
di Maria Rita D'Orsogna | 1 aprile 2014
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Più informazioni su: Fracking, Shale Gas, Wall Street
Maria Rita D'Orsogna
Fisico, docente universitario, attivista ambientale
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Nonostante tutta la propaganda di petrolieri, investitori, banche e politici lo shale gas non sarà la soluzione di nessuno dei nostri problemi energetici o occupazionali.
E questo non lo dice l’ultimo arrivato, ma due studi eseguiti dal Post Carbon Institute e dall’ Energy Policy Forum in cui si analizzano circa 65 mila pozzi da fracking e il ruolo delle speculazioni di Wall Street nel promuovere lo shale gas. Questi studi colpiscono a picconate il mito secondo il quale gli Usa diventeranno “energeticamente indipendenti” grazie allo shale gas. Gli autori dei report sono J. David Hughes, geologo, che per ben 32 anni ha lavorato per l’industria del petrolio e del gas (e quindi sa quel di cui parla) e che adesso è il presidente della Global Sustainability Research. Assieme a lui, Deborah Rogers, analista finanziaria di Wall Street.
Dai due, due parole soltanto: bolla energetica. Ma prima un passo indietro.
In questi anni si è sentito da tutte le parti che gli Usa hanno questa abbondanza di shale gas, che finalmente si svezzeranno dal Medio Oriente, che è una questione di sicurezza nazionale fare fracking. In tutto questo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha dato una grossa mano. Ad esempio, nell’edizione 2013 del suo World Energy Outlook, spara con ottimismo che le risorse di “petrolio recuperabili” continuano a crescere di pari passo con i progressi tecnologici, appunto fracking e trivellazione di pozzi orizzontali.
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Obama stesso, nel discorso alla nazione dopo l’inaugrazione del 2012 annunciò trionfante che il fracking avrebbe portato a circa 600 mila posti di lavoro e che “abbiamo riserve di gas che dureranno per 100 anni e la mia amministrazione farà di tutto per sviluppare questa fonte energetica in modo sicuro“.
L’Iea prevede che nel 2035 si useranno circa 100 milioni di barili di petrolio e gas al giorno. Oggi ne usiamo 85. Ma niente paura: abbiamo 2670 miliardi di barili di petrolio convenzionale e gas naturale, 345 miliardi di barili di tight oil leggero, 1880 miliardi di barili di bitume e petrolio extra-pesante e 1070 miliardi di barili di kerogen oil. Un sacco di numeri e il paradiso petrolifero per tutti!
Ora tutte queste cose di cui si parla sono per la maggior parte idrocarburi non convenzionali, e cioè idrocarburi difficili da tirare fuori, più inquinanti di quelli convenzionali – bitume, petrolio da spremere dalle rocce, terreno da fratturare, alte temperature e solventi per separare il petrolio dal resto.
E’ pura distruzione.
Ma grazie alla creatività e alla tecnologia Usa – un paese che risolve ogni problema – non ci saranno problemi: diventeranno il maggior produttore mondiale, saranno addirittura esportatori di gas e di petrolio e in qualche modo il tutto sarà fatto in “sicurezza”! Un paradiso ancora più paradiso di prima.
Entrata in scena di Hughes e Rogers.
I due analizzano scientificamente e con dettaglio circa 65 mila pozzi di fracking da gas e da petrolio situati in 31 giacimenti e concludono che invece di un secolo di energia a basso costo e prosperità economica, il fracking darà… al massimo dieci anni di abbondanza! Dicono:
1. Il boom del tight oil e shale gas è stato ampiamente sovrastimato dagli operatori e dagli speculatori. Le riserve di shale gas sono state sovrastimate dai vari operatori da un minimo del 100 per cento fino al 400-500 per cento. Cioè hanno sparato numeri a casaccio.
2. Wall Street ha giocato un ruolo chiave dietro le quinte nella promozione del boom del fracking attraverso fusioni e acquisizioni societarie, replicando un modello simile a quello già visto con il boom immobiliare e che ha portato alla crisi finanziaria recente.
3. Giacimenti da sfruttare con il fracking e che sono altamente produttivi sono quasi un miraggio. Basta pensare che l’80 per cento di tutta la produzione di queste fonti non convenzionali viene solo da cinque giacimenti di gas e due di petrolio. Addirittura le aree più produttive sono delle piccole macchie all’interno di questi giacimenti. I due principali giacimenti di shale oil negli Usa sono il Bakken Shale fra North Dakota e Montana e l’Eagle Ford in Texas, dove ci sono riserve per circa 5 miliardi di barili – 10 mesi di fabbisogno nazionale USA.
4. I pozzi di tight sono in declino e sono poco efficenti, proprio come i pozzi di estrazione di shale gas. Il declino medio per pozzo va dal 77 all’89 per cento nel corso dei primi tre anni dalla trivellazione. Cioè se prima tiri fuori 100, dopo tre anni tiri fuori 25 se è troppo. Se si guarda ai giacimenti interi, dove il numero di pozzi può aumentare nel tempo, il declino è compreso tra il 28 ed il 47 per cento all’anno.
5. Visto che ciò che si estrae da ciascun pozzo diminuisce rapidamente, tutto quello che si può fare è di aumentare spasmodicamente il tasso di trivellazione. Ogni anno vengono trivellati circa 7 mila nuovi pozzi di shale gas a un costo di 42 miliardi di dollari semplicemente per cercare di mantenere una produzione costante. Spesso sono pozzi secondari, più difficili da trivellare o da cui estrarre idrocarburi, per cui si stima che con il passare del tempo ne verranno costruiti sempre di più, sempre meno redditizi, e con costi saranno sempre più alti.
E come risponde Wall Street a tutto questo?
Con poca voglia di promuovere ulteriori investimenti, progetti di oleodotti e di gasdotti abbandonati. La panacea pare essere l’esportazione. E infatti il prezzo del gas negli Usa è molto minore che negli altri paesi e si pensa che esportando il gas ci saranno maggiori introiti.
Deborah Rogers continua cosi: “Il dibattito sul fracking in Usa è sempre stato costantemente incentrato sulla capacità di creare nuovi posti di lavoro e benefici economici, con rischi molto limitati sui possibili impatti sull’ambiente e sulla salute pubblica. Ma i dati non mentono: in tutte le regioni in cui c’è stato lo sfruttamento dei giacimenti di shale gas l’equilibrio economico è dimostrato essere stato molto elusivo, mentre il degrado ambientale ed i costi secondari indotti sono stati reali”.
Cioè progresso duraturo niente, devastazione ambientale vera.


Eh certo.. un po' come la tua convinzione che lo Shale oil era economicamente non conveniente a 100$ al barile?
U.S. Gas Production Still at Record Highs Despite Collapse in Oil Market
The breathtaking collapse in crude oil prices this past fall, which has seen benchmark prices drop from over $110 a barrel last year to under $50 this past week, has had little effect on U.S. natural gas production, which continues to set records.
According to data from the Energy Information Administration (EIA), U.S. dry natural gas production for October hit 2,239 Bcf, or 72.2 Bcf/d. This is not only the highest level ever but also the eighth consecutive month in which daily production has set a new record. It represents a 0.5 Bcf/d increase over September and a 6.8% increase over October 2013.
Data from Bentek indicated that December levels would be even higher, at 72.8 Bcf/d, with production hitting a one-day record high of 73.6 Bcf/d on December 20.
Bentek estimated that average production for 2014 was approximately 68.4 Bcf/d, which would also be another record. The booming gains are being driven primarily by production in the Northeast, according to Bentek data, as well as continued growth in liquids-rich basins.
The other driver, according to the EIA, has been booming demand. Preliminary EIA consumption for October 2014 was 1,940 Bcf or 62.6 Bcf/day, a record for October and a 3.9% increase from October 2013. The increased demand is coming almost entirely from the power sector, which saw October deliveries shoot up 10% from last year. Demand from residential, commercial, and industrial sources was down or even with last October, according to the EIA.
The demand from power burn appears unlikely to slacken any time soon. According to a report from SNL Energy, utility-scale capacity additions for 2014 were once again led by gas, as major new plants came online in Texas, Utah, and Florida. Of the 15,450 MW added last year, just over half, at 7,902 MW, was gas-fired, and almost entirely combined cycle. In addition, much of that capacity was built to replace retiring coal plants.
Whether the collapsing oil market puts the brakes on gas production, particularly shale gas, remains to be seen. Recent bearish statements from government officials in Saudi Arabia suggest the nation is not preparing to scale back oil production despite prices in the $40/barrel range, which has analysts believing the bottom is yet to be reached. Shale industry experts say that prices below $50/barrel put all but a few U.S. shale oil plays below their break-even point. A significant drop in shale oil production could cut into associated gas production, though this would still leave substantial shut-in shale gas production in the northeast untouched.
—Thomas W. Overton, JD, POWER associate editor
U.S. Gas Production Still at Record Highs Despite Collapse in Oil Market | POWER Magazine
Globalizzazione..... si grazie.


Come fa ad essere una bolla qualcosa che per avere un freno deve avere un calo del rpezzo del 50% ?
Seguendo il tuo "raginamento", allora se il petrolio va sotto i 40$, implicherebbe che anche l aproduzione Russa sia una bolla in quanto alla Russia l' estrazione costa mediamente 40$ al barile....
Sempre seguendo il tuo ragionamento, visto che il BE fiscale della Russia e' ben oltre (gia' dopo tagli) i 75$ al barile, implicherebbe che tutta l' economia Russa sarebbe in bolla.
Ma prima di faer certe affermazioni, ragionate su cio' che implica quello che state dicendo?
Globalizzazione..... si grazie.


Nel mentre, come indicato mesi e mesi... in pratica da quando c'e' questo 3D (notare la fonte eh):
US to launch LNG exports by end of 2015
The US is expected to start deliveries of liquefied natural gas at the end of the year, a move aimed at loosening European dependence on Russian energy, said Amos Hochstein, US State Department Coordinator for International Energy Affairs.
The first shipments will be delivered to India and Japan, but other markets are likely to emerge in the near future, Hochstein said during a talk at the Atlantic Council on Thursday. He believes the plans will affect the situation in the global energy markets.
Hochstein supported the Third Energy Package and called for construction of an LNG receiving hub in Croatia.
“There are some projects that I’ve been publicly advocating for that I believe would be positive. One of them is an LNG facility in Croatia. I really believe that it’s a critical node,” he said, adding that the hub would help diversify energy supplies in neighboring Slovenia and Serbia, as well as other countries in the region, including Hungary and Ukraine, which currently dependent on a single source.
Earlier in December, Croatia restarted a decade-old project of building an LNG import terminal. The idea was abandoned amid the fall of demand for gas during the global financial crisis, but after the cancellation of the South Stream the project was revived as an attempt to reduce dependence on Russian gas.
The US and the EU have long been discussing loosening Europe’s dependence on Russian energy sources. The talks became more intense amid geopolitical tension over the crisis in Ukraine. Western countries have repeatedly suggested imposing sanctions on Russia in the energy sector.
Russia and Europe disagreed over the construction of the South Stream gas pipeline, which was planned to deliver 63 billion cubic meters of gas to Europe. The EU believed Russia didn’t meet the third energy package regulations, which stipulates that a single company can’t both produce and transport oil and gas.
READ MORE: Why Putin pulled the plug on South Stream project
As a result, in December Russia announced the cancellation of the South Stream project. Now Gazprom is going to use the already constructed South Stream infrastructure in Russia to build a new gas pipeline across the Black Sea to Turkey.
With new major players emerging in the global energy market, the world production capacity of LNG can at least double by 2020. The construction of 20 LNG plants with total capacity of up to 200 million tons per year has been claimed in North America. Ten plants (six in the US and four in Canada) have already received export licenses for 100 million tons per year. In this way the US can increase the supplies of LNG to 45 million tons per year by 2020 with around a third of the volume directed to Europe, according to the Skolkovo innovation center experts’ estimates.
However, it doesn’t mean that European countries will be able to automatically substitute half of Russian gas imports, said Grigory Vygon, director of Skolkovo business school’s energy center, according to the Novaya Gazeta newspaper. Even if the US government issues export license for each of the applicants, it cannot force the companies to deliver all their production to Europe. Businesses are likely to choose the most profitable market for themselves, and Vygon believes that in terms of prices it’s going to be the Asia-Pacific region.
The current US goal of increasing LNG supplies to Europe can be adjusted by domestic demand, he believes. The fact is that the boost of gas exports from the United States will destroy the current domestic oversupply and lead to rising gas prices in the United States. According to the EIA, the price of gas in the domestic market will grow by about 35-40 percent to $6/MBTE five years after the US launches deliveries overseas.
http://www.rt.com/business/221075-us...ch-gas-export/
Globalizzazione..... si grazie.




Globalizzazione..... si grazie.


Sono rientrata da una serie di conferenze in USA . La situazione e' pesantissima e gli americani civili ed istruiti si aspettano uno collasso economico del paese a breve.
Molti stanno meditando di emigrare nel vicino Canada' e alcuni auspicano addiritura una normalizzazione con Cuba per recarsi la'.
Ma ne parlono con cautela perche hanno paura di rappresaglie, strano a dirsi ma e' cosi'