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  1. #1161
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    C.P.A
    ciao pagliaccio americano















    CVD di nuovo.. zero argomenti.

    Non se la deve prendere con me se la sua ignoranza ed il suo millantare sono cosi velocemente resi evidenti su, alla fine e' solo colpa sua e di nessun altro.
    Globalizzazione..... si grazie.

  2. #1162
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    con cloni eterodiretti come voi, dopo decine se non centinaia di analisi e documenti postati,inutilmente postati, non rimane che rimarcare la vostra vera natura......bugie bugie solamente bugie.
    Come scrisse qualcuno e' solo da appurare se siano bugie imposte, oppure se sia farina del vostro sacco.
    In questo ultimo caso, siete dei mistificatori compulsivi
    non è colpa di nessuno se queste decine, anzi centinaia, di analisi ed articoli sono poi smentiti dai dati reali.
    forse la colpa è di chi continua a postare questi dati inattendibili ( peraltro spesso proveniante da stessi e pochi siti).
    ma scoppia o non scoppia questa bolla? e se si, è possibile sapere quando?

  3. #1163
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da the fool Visualizza Messaggio
    non è colpa di nessuno se queste decine, anzi centinaia, di analisi ed articoli sono poi smentiti dai dati reali.
    forse la colpa è di chi continua a postare questi dati inattendibili ( peraltro spesso proveniante da stessi e pochi siti).
    ma scoppia o non scoppia questa bolla? e se si, è possibile sapere quando?
    se c'e' qualcuno che ha la palla di vetro ...bene ! Non sareste qui a scrivere.
    Una cosa e' certa : il fracking e' immorale, come peraltro tutto quello che viene da oltreoceano.

    Sulla bolla che scoppiera' chi lo puo' dire. Comunque i cravattari della Goldman hanno pubblicato questa analisi su come fare shopping per le disastrate compagnie coinvolte in questo business

    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  4. #1164
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    se c'e' qualcuno che ha la palla di vetro ...bene ! Non sareste qui a scrivere.
    Una cosa e' certa : il fracking e' immorale, come peraltro tutto quello che viene da oltreoceano.

    Sulla bolla che scoppiera' chi lo puo' dire. Comunque i cravattari della Goldman hanno pubblicato questa analisi su come fare shopping per le disastrate compagnie coinvolte in questo business

    " il fracking e' immorale, come peraltro tutto quello che viene da oltreoceano."

    Che midice dell' equivalente danno ambientale causato dalle (correzione) 6 Deep Horizon che annualmente succedono nella Russia artica?

    http://www.greenpeace.org/international/en/campaigns/climate-change/arctic-impacts/The-dangers-of-Arctic-oil/Black-ice--Russian-oil-spill-disaster/


    Anche stavolta fara' finta di non leggere?
    Ultima modifica di Amati75; 13-03-15 alle 00:56
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #1165
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    LA BOLLA PROSSIMA DEL FRACKING (I)

    Il collasso dei prezzi del petrolio rappresenta un duro colpo alla speculazione globale e quindi una ulteriore intensificazione della crisi del capitalismo. È anche segnale di una crescente tensione interimperialistica con conseguenze non ancora definibili per gli scontrile lotte, non solo in Medioriente e in Ucraina, ma in un vasto mondo sempre più competitivo e aggressivo. Il seguente articolo esamina il significato di questo collasso e lo sviluppo che si porta appresso. La domanda fondamentale è se i prezzi bassi del petrolio potranno guidare il capitalismo fuori dall’attuale crisi. Noi pensiamo che non succederà. Il testo inoltre descrive le posizioni dell’OPEC dagli anni settanta ad oggi. Il tentativo dei sauditi di riconquistare la propria fetta di mercato mandando in bancarotta la produzione di tight oil, che è per la maggior parte negli Stati Uniti, attraverso una politica di prezzo, vede gli arabi prendere parte per la prima volta contro gli interessi del loro padrone imperialista. Questo può solo rappresentare un sintomo di una maggiore e generale perdita dell’egemonia statunitense in Medioriente. Questo è stato chiaramente visibile nella contraddittoria posizione assunta in Iraq e in Siria, e nel ritiro dall’Afghanistan. Il più grande beneficiario dei bassi prezzi del petrolio pare sia la Cina, ma riteniamo cha anche in questo caso ci siano dei problemi. Il 2015 sarà un anno di crisi e di crescente tensione internazionale che porterà miseria, rivelando ancora una volta, che il sistema capitalista non è il capitolo finale della storia umana.

    Il collasso del prezzo del petrolio

    Il crollo drammatico del 50% del prezzo del petrolio nella seconda metà del 2014 ha dato uno scossone a tutta l’economia mondiale. Comunque, quando ci si pensa, questa caduta non è strana: quello che è veramente particolare è come, in origine, il prezzo sia potuto rimanere così alto di fronte alla recessione globale.
    Il grafico rappresenta l’oscillazione dei prezzi del petrolio tra il 1987 e il 2014. Vediamo che, dopo una breve caduta nel 2009, a seguito dell’esplosione della bolla speculativa, i prezzi hanno continuato a salire a livelli mai visti prima. Infatti sembra che la domanda non sia mai calata. Nel terzo trimestre del 2012 la produzione mondiale aveva raggiunto i 90 milioni di barili al giorno e non è mai scesa sotto quel livello; stando all’Agenzia Internazionale dell’Energia è attualmente vicino ai 94 milioni di barili al giorno (1). Questa continua domanda e quindi l’alto prezzo sono in sé abbastanza misteriosi, data la mancata crescita della produzione nel mondo sviluppato.
    La risposta sembrava stare nella fame di petrolio proveniente dal mondo “in via di sviluppo”, in particolare dalla Cina e dall’India. O almeno è quello che hanno continuato a dirci. In verità questo dà un’impressione estremamente fuorviante. Anche per la Cina e l’India, la crescita economica ha rallentato. Entrambe avevano un tasso di crescita a due cifre prima del 2008, ma ora sono scivolate rispettivamente al 7% e al 4,5%. Per la Cina questa recessione è arrivata abbastanza presto nella scia dell’esplosione della bolla speculativa mondiale del 2008. Infatti, il Partito Comunista Cinese si accorse che il disastro economico sarebbe arrivato, se non avesse fatto qualcosa. Perciò utilizzò le quattro grandi banche statali per prestare somme di denaro record per stimolare l’economia, principalmente attraverso una bolla immobiliare nella stessa Cina. In India, la traiettoria di questo rallentamento fu leggermente differente, con una crescita del 12% nel tardo 2012; tuttavia nel 2013 la crescita crollò al 4%, raggiungendo solo il 5% circa sotto il nuovo governo Modi, malgrado le grande speranze nutrite nei suoi confronti sulla sua abilità di liberare il settore privato. Ora entrambi i paesi hanno rivelato problemi economici più profondi.
    Nel terzo trimestre del 2014, il PIL della Cina si è espanso del 7,3% anno su anno, crollando ad un minimo del quinquennio. Il rallentamento è stato causato dal calo di investimenti immobiliari, da una diminuzione della crescita del credito e dall’indebolimento della produzione industriale (2)
    .
    E in India non va meglio, come riporta il Financial Times.
    Le imprese indiane, inoltre, sono pesantemente indebitate e più di un terzo di queste non produce a sufficienza per coprire gli interessi dei prestiti [...] Le banche, a loro volta, sono state esposte ad alti livelli di cattivi e dubbi investimenti – dall’11 al 12% del patrimonio (3).
    Questo segna che il grande boom delle commodities (4), nei cosiddetti BRICS dal 2000, sta arrivando alla fine e non solo per il petrolio. Il minerale di ferro è caduto più del petrolio nel 2014 e solo il nichel, tra i beni industriali, ha evitato un crollo verticale. Ma perché il boom dei beni indifferenziati finisce soltanto ora e non tra il 2008 e il 2009? La risposta sta per la maggior parte nell’attività speculativa. Per certi aspetti, nello scambio di commodities, c’è sempre speculazione.
    Speculazione e debito

    Il petrolio è un ottimo esempio. I prezzi del petrolio sono fissati in base al NYMEX (West Texas Intermediate – WTI) per gli Stati Uniti, o per il resto del mondo in base al più importante ICE (Brent Crude Index) a Londra: è da molto tempo che questo è slegato dalla domanda attuale (5); infatti si fonda sulla prospettiva dei prezzi futuri. In effetti si fondano su una stima di quale sarà il prezzo tra i 18 mesi e i 2 anni di tempo. Ma i problemi non si fermano qui. Siccome i price contractors, ossia coloro che determinano i prezzi, stanno praticamente scommettendo su delle previsioni, devono anche assicurarsi di non sbagliarsi del tutto, così iniziano a speculare (6) (come un allibratore che si accorge di aver accettato troppo denaro su un cavallo e allinea le scommesse con gli altri allibratori) suddividendo il rischio con altri. E questo è solo l’inizio semplificato del processo, da quando il mondo finanziario continua ad uscirsene con sempre più elaborate idee per la condivisione di questi rischi e dei benefici. I derivati di credito, i default swap e tutti gli altri nomi di fantasia che hanno distribuito a pacchetti di debito sono il risultato. Nel corso degli ultimi due anni la speculazione finanziaria non si è fermata, ma ha scoperto, o meglio rinominato, alcuni dei suoi strumenti. Quelli che chiamavamo obbligazioni spazzatura ora sono stati sanati come obbligazioni ad alto rendimento (ossia ad alto rischio), e invece delle CDO (obbligazioni garantite da crediti) abbiamo le obbligazioni di prestito collateralizzate (CLO). Queste ultime sono il tipo di obbligazioni che uniscono insieme i flussi di denaro dai prestiti fatti a compagnie altamente indebitate con investimenti più sicuri, per poi dividerli in base al rischio. Entrambi hanno giocato un ruolo maggioritario nelle strategie degli speculatori. In verità non c’è niente di nuovo.
    Quello che è diverso qui è il nuovo elemento in questa speculazione. Fino al 2002 soltanto il 5-10% dello scambio delle commodity era “attribuibile agli investitori” (cioè ai manager di fondi di investimento che non avevano reale interessi a lungo termine nell’investimento produttivo, ma solo per quanto concerne la somma di denaro che potevano arraffare nel minor tempo possibile, tramite il rilascio di azioni e obbligazioni), successivamente questa percentuale è balzata al 30% e con questa è arrivato il rapido boom dei beni indifferenziati. E dove è meglio speculare se non nel bene che rappresenta la spina dorsale di quasi tutta l’attività economica del pianeta?
    I mezzi di questa crescente speculazione sono stati le azioni ed obbligazioni scambiate per finanziare la produzione e l’esplorazione dello scisto bituminoso e del gas negli Stati Uniti. Questo è particolarmente evidente nella categoria dei tight oil che include i processi di fratturazione idraulica, di trivellazione orizzontale, di trivellazione nelle profondità marine e di scaldare le sabbie bituminose con il vapore per estrarre il greggio utilizzabile, come fanno in Alberta, Canada (ma anche in nord e sud Dakota). Questi sono tight, ossia difficili, in quanto non sono così semplici ed economici ed hanno minori margini di profitto rispetto ai metodi convenzionali per estrarre il greggio. La crescita dei prezzi del petrolio ha dato il via alle società di private equity, che siedono su montagne di capitale ma, dato il basso tasso di profitto globale, con pochi sbocchi di investimento. Come scrive il Wall Street Journal:
    Per la maggior parte, le società di private equity hanno sostenuto la trivellazione dello scisto, emersa un decennio fa. I wildcatters (7) hanno combinato la trivellazione obliqua fatta a chilometri sotto la superficie con il processo di fratturazione idraulica, per sbloccare grandi giacimenti di petrolio. Le società di private equity sono state in bilico verso il profitto. Al tempo, le maggiori compagnie petrolifere si erano spostate dal suolo statunitense, in ricerca di migliori prospettive, e le banche finanziavano tutto, ma si sono prosciugate con la recessione. Gli operatori finanziari, intanto, avevano montagne di capitale raccolto prima della crisi finanziaria per buyouts (8)(9).
    Come risultato degli investimenti, gli Stati Uniti da soli hanno aggiunto 4 milioni di nuovi barili di greggio al giorno al mercato globale, a partire dal 2008. E ancora fino allo scorso giugno sembrava che non avesse avuto effetto sui prezzi. Alcuni hanno provato ad argomentare che le condizioni politico-economiche nel 2014 sono cambiate improvvisamente. Questi puntano al rinnovamento delle esportazioni petrolifere della Libia da quando i ribelli hanno aperto un paio di porti, ma con l’ISIS che stringe la presa sui bacini petroliferi di Siria e Iraq, con una continua disputa tra il governo regionale curdo e Baghdad sul gettito del petrolio (e quindi il suo flusso) (10), con l’Iran ancora ostacolato dalle sanzioni, è difficile vedere dove le cose siano migliorate.
    La caduta iniziale è stata il risultato dei dubbi tra gli speculatori. In primo luogo hanno basato le loro scommesse sulle previsioni di una crescente domanda futura. Nel 2013 le riviste di materia finanziaria erano piene di articoli su come la produzione di petrolio non sarebbe mai stata adeguata alla domanda cinese. Ma verso la metà del 2014 era chiaro che non stava andando come ci si aspettava. Il recupero non avveniva. Quelli che facevano affari nei mercati dei future iniziarono a notare che molto petrolio veniva venduto, questo perché i paesi ricercavano un livello di sicurezza energetica stoccandolo. Come risultato molto di questo è stato immagazzinato in serbatoi in posti chiave sparsi per il mondo. L’indice del West Texas Intermediate (WTI) per il greggio americano si è avvantaggiato sugli altri, grazie all’impianto di stoccaggio a Cushing, Oklahoma, che era il più grande al mondo quando fu costruito, in grado di contenere circa 41 milioni di barili. Tuttavia l’impianto fu espanso e ora ne contiene circa 69 milioni. Per la fine del 2013 gli analisti del petrolio stavano notando che le riserve erano in ascesa, arrivando vicine ad un livello di riempimento critico (ossia i serbatoi erano pieni all’80% - cercano sempre di tenere il 20% libero). Questo ha scatenato la prima caduta del prezzo lo scorso giugno, ma non è stata la causa principale del rapido declino che ne è seguito. Per la risposta a questo dobbiamo rivolgerci all’Arabia Saudita e all’OPEC.
    Ultima modifica di animal; 13-03-15 alle 01:09
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  6. #1166
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    LA BOLLA PROSSIMA DEL FRACKING (I)


    Le conseguenze per l’economia globale?


    Poiché il principale obiettivo saudita è di ridurre la produzione statunitense di scisto bituminoso, quanto è pericolosa la politica saudita/OPEC per i produttori di scisto? I giornalisti hanno speculato tanto quanto i finanzieri su questo argomento. Con alcuni c’è quasi un senso di spavalderia ideologica, siccome asseriscono che la produzione di scisto bituminoso può comunque essere profittevole a 50 dollari al barile a causa di nuove (ma non meglio specificate) tecnologie. Altri insistono che il gioco non vale la candela per lo scisto a meno di 80 dollari al barile, o a qualsiasi altro prezzo pensino. Il nostro modo di vedere, come espresso nei nostri precedenti articoli su questo argomento, ci porta indietro alla speculazione di cui abbiamo parlato all’inizio di questo pezzo.
    Anche la tanto strombazzata indipendenza energetica, che stando alle più ottimistiche previsioni verrebbe raggiunta al più presto nel 2050, sembra essere più un miraggio che una speranza. È molto più facile vedere i gas da argille come un’altra bolla speculativa negli Stati Uniti. In fatti, grazie agli interessi del capitale finanziario speculativo a Wall Street, i dati potrebbero essere stati esagerati del 400%.
    Quasi certamente nascosto dietro l’euforia riguardo allo sfruttamento dei depositi di gas da argille, giace il fatto che l’attuale produzione viene da solo due depositi di scisto bituminoso (il Bakken Shale nel Nord Dakota e Montana e l’Eagle Ford in Texas), i cui picchi produttivi sono concentrati in aree molto limitate, e cinque altri campi di gas da argille
    (30).
    In breve: la rivoluzione dell’argilla non è né ampia né profonda come sostengono i suoi promotori (31). Sembra che ci sia un riconoscimento da parte degli esperti più coinvolti che ci sarà del sangue da versare (cioè alcuni fallimenti tra produttori di scisto), ma, nella buona tradizione statunitense, questo consentirà solo ai loro concorrenti meno indebitati di acquistare quel capitale a buon mercato.
    Nell’industria statunitense dello scisto, dove la crescita è stata mossa dal credito, Pearce Hammond di Simmons & Co., la banca di investimenti, dice «compagnie che hanno buone attività ma non buoni bilanci» saranno più soggette ad una caduta alle acquisizioni. Le grandi compagnie petrolifere stanno già rivedendo i loro obiettivi potenziali, sperando di usare la loro forza finanziaria per prendere attività e compagnie a prezzi invitanti (32).
    In altre parole, siamo in campo per il prossimo round nella storica partita per il monopolio del petrolio. Le grandi compagnie petrolifere tenteranno di scaricare il barile alle industrie di servizi petroliferi. La cosa migliore di essere un magnate del petrolio (monopolio) è che si può appaltare il lavoro vero a tantissime piccole compagnie e poi staccare loro la spina quando le cose vanno male. Il Regno Unito dovrebbe aspettarsi molti esuberi e tagli di stipendio in posti come Aberdeen, dove tante di queste compagnie minori hanno sede. Questo innescherà anche una certa concentrazione e centralizzazione di capitale verso le compagnie di fornitura.
    Molti parlano dei benefici di una caduta del prezzo del petrolio. In prima fila c’è il Direttore Operativo del FMI, Christine Lagarde. Lei sostiene che i benefici economici di un minor prezzo del petrolio potenzieranno la crescita globale dello 0,6% per i prossimi due anni (giovando tanto alle nazioni importatrici nette di petrolio, come India e Cina, quanto ai consumatori occidentali, che fronteggeranno una minore inflazione) come successe l’ultima volta che i prezzi crollarono nel 2008-2009 o ancora prima nel 1986. Comunque, ci sono diversi che riconoscono che le cose potrebbero andare diversamente questa volta. Infatti il mondo attraversa un periodo di stagnazione o di caduta dei prezzi, generalmente nella scia di una caduta dei prezzi dei commodity del 2014, poi non c’è più alcun incentivo a spendere come quando l'erosione dei risparmi a causa dell'inflazione era la norma. Se questo succedesse, ci sarebbe anche poca crescita economica e pochi investimenti. Dato che l’ammontare dei debiti del mondo dal 2007 non è diminuito, ma si è in verità quasi duplicato a 60 migliaia di miliardi di dollari (33), senza inflazione e senza una sia pur piccola crescita (i mercati finanziari hanno realizzato ora che la crescita cinese attuale è basata su un insostenibile finanziamento di compagnie tecnicamente in bancarotta) è difficile vedere come il trend potrebbe essere rovesciato.
    Il che ci porta indietro alla domanda originale in merito alla speculazione. Dato che la crisi sistemica del saggio medio del profitto può essere affrontata solo con una massiccia svalutazione del capitale – e questo non lo vuole fare nessun capitalista, ma ogni capitalista vorrebbe lo facesse qualunque altro –, ci sono pochi sbocchi per un investimento proficuo. Quindi il capitale si sposta da una categoria all’altra cercando di ottenere il maggior profitto possibile. Questo spiega perché i mercati finanziari sono rimasti ridicolmente alti anche quando non c’è una produzione economica reale da giustificare gli indici attuali. La produzione di scisto sta già iniziando a registrare un’inversione di rotta.
    Tanti investimenti rimangono in nero. Ma la caduta di quasi il 50% nel prezzo del petrolio da quest’estate ha cancellato almeno 12,7 miliardi di valore da partecipazioni di private equity, basate sui movimenti di mercato di nove compagnie di esplorazione e produzione, che rappresentano alcune delle più vastamente pubblicamente scambiate posizioni energetiche delle compagnie (34).
    Questo per quanto concerne l’investimento diretto, ma quali sono le più ampie conseguenze del collasso del prezzo del petrolio nell’ultima bolla speculativa?
    L’ondata dello scisto è stata costruita a prestiti: le compagnie hanno generalmente speso più a trivellare e completare i pozzi di quanto abbiano generato in flussi di denaro e, durante lo scorso decennio, circa 163 miliardi di dollari di debiti ad alto rendimento sono stati stipulati dai produttori di petrolio e gas statunitensi. Alcuni hanno fatto affidamento più sui debiti che altri, comunque (35).
    I debiti ad alto rendimento sono, come abbiamo spiegato sopra, il nuovo nome per le obbligazioni spazzatura. La domanda sarà chi pagherà il conto per quelli che falliranno? Siccome le banche sono state riluttanti a mettere ulteriormente a rischio la loro esistenza sostenendo lo scisto, è stato lasciato l’onere alle compagnie di private equity ed ai fondi speculativi.
    Alcuni fondi speculativi erano già nei guai prima della registrazione del prezzo del petrolio.
    I fondi speculativi stanno chiudendo ad un tasso mai visto dalla crisi finanziaria, con 461 in chiusura nella prima metà dell’anno, stando alla Hedge Fund Research Inc. (36
    ).
    E molto di questo è in relazione alla speculazione nell’estrazione dell’energia.
    Il debito energetico classificato come speculativo ha registrato un rendimento totale di -5,27% finora quest’anno.
    Di conseguenza
    I grandi investitori obbligazionari stanno riducendo la loro esposizione verso le compagnie energetiche nella cifra di 1,3 migliaia di miliardi di dollari nel mercato statunitense per debiti spazzatura, poiché l’anno si chiude con piccoli segni di una stabilizzazione nel prezzo del petrolio (37).
    E questo al 3 di dicembre, prima che il prezzo del petrolio cadesse ulteriormente. Dato il livello di indebitamento, seguiranno probabilmente diverse svalutazioni e perdite totali, come spiega Tracy Alloway.
    Gli investitori si affrettano ad analizzare le loro partecipazioni in obbligazioni di prestito collateralizzate (CLO). Le CLO sono un tipo di obbligazione che unisce flussi di cassa generati da prestiti fatti a compagnie altamente indebitate e li divide in base al rischio.
    I titoli garantiti da ipoteca commerciale, che mettono in comune i prestiti garantiti da immobili commerciali, come uffici e impianti industriali, sono sotto esame. Alcune CMBS (38), contrattate al valore di $ 251 milioni, hanno prestiti su immobili nel complesso di Bakken in North Dakota – dove trivellatori di scisto si stanno ridimensionando – stando alle stime di Morgan Stanley.
    La pressione per l’identificazione e il potenziale scarico dei debiti del settore energetico rischia di intensificarsi con l’avvicinarsi della fine dell’anno e gestori patrimoniali preparano portfoli per la revisione da parte degli investitori – un processo noto come window-dressing (39).
    In sostanza, stanno cercando di presentare una situazione più brillante di quella reale. Infatti l’interconnessione tra le compagnie energetiche, i fondi speculativi, le private equity e gli investitori istituzionali, che sono i rappresentanti del capitalismo finanziario moderno, ci suggerisce che potremmo star parlando di una crisi finanziaria ancora più ampia. Come Ralph Atkins scrive:
    Quella che può sembrare una burrasca circoscritta si sta espandendo. Come classe di attività, le obbligazioni ad alto rendimento hanno già rinunciato al guadagno quest’anno. Il pericolo è di un cambiamento più ampio, che si riverserà su azioni ed altri beni (40).
    Il mercato mondiale dei derivati vale 236,8 miliardi, di cui circa un sesto è costituito da obbligazioni energetiche ad alto rischio. I rendimenti su queste, che si supponeva che lo scisto portasse, non possono che portare al default. Quanto siano serie le conseguenze di un più vasto disastro finanziario è materia di dibattito, ma una cosa è chiara: non c’è alcuno scenario roseo per il capitalismo con la caduta del prezzo del petrolio. E con il mondo gravato da debiti crescenti e una crescita minima, ci sono poche opzioni di manovra per le potenze imperialistiche. L’Arabia Saudita e i suoi seguaci arabi devono essere decisi nel tenere alta la produzione petrolifera e Putin non può tornare indietro dall’Ucraina. Il Congresso degli Stati Uniti non sembra pronto ad accordarsi sul nucleare con l’Iran più di quanto i sostenitori iraniani della “linea dura” lo vogliano. Con il Medioriente in tumulto, possiamo anche aspettarci di vedere una catastrofe umanitaria peggiore di quella vista nella Primavera Araba, iniziata nel 2011. Il petrolio ora può essere più economico, ma la continuazione dell’esistenza del capitalismo viene pagata dall’umanità ad un prezzo sempre crescente.

    (1) iea.org Alcuni analisti non sembra vogliano accettare questa cifra (vedi Brad Plumer su vox.com) e la abbasserebbero a 75 milioni di barili al giorno, ma la quantità precedente è largamente accettata e confermata da circa tutte le alter fonti, inclusi altri articoli dello stesso Plumer!
    (2) tradingeconomics.com
    (3) ft.com
    (4) N.d.T. – Commodity è un termine inglese che indica un bene per cui c'è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè il prodotto è lo stesso indipendentemente da chi lo produce, come per esempio il petrolio o i metalli. L'equivalente in italiano è bene indifferenziato. – da Wikipedia
    (5) Se si vuole comprare petrolio ora, si paga lo “spot price”. Questo è il reale prezzo per l’immediata consegna ed è determinato in base a questi scambi. “Determinato” è probabilmente la parola giusta in quanto i giganti del petrolio come BP e Shell sono stati accusati di manipolare il prezzo con un cartello. Vedi theguardian.com
    (6) C’è anche un tipo di speculazione ad opera dei grandi utilizzatori di petrolio, come le compagnie aeree, per assicurarsi contro le grandi fluttuazioni di prezzo che stiamo analizzando, ma è diverso dalle scommesse degli speculatori finanziari.
    (7) N.d.T. – Trivellatori che lavorano fuori e lontano da giacimenti di petrolio conosciuti.
    (8) N.d.T. – Operazione di investimento per cui un'azienda è acquisita in gran parte da un gruppo di manager (definito generalmente management team) che diventano manager/imprenditori. Il management team acquirente viene generalmente affiancato da un financial sponsor, tradizionalmente un fondo di private equity, che fornisce gran parte delle risorse finanziarie per l'operazione.
    (9) wsj.com

    (10) Vedi John Dizard su ft.com
    (11) Vedi leftcom.org
    Ultima modifica di animal; 13-03-15 alle 01:06
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Il petrolio ora può essere più economico, ma la continuazione dell’esistenza del capitalismo viene pagata dall’umanità ad un prezzo sempre crescente.

    E visto che USA, India, Cina, Europa e mezza Africa......il petrolio lo comprano e non lo esportano.....non credo che l' "umanita" paghera alcun prezzo !!

    Anzi ne trovera giovamento.

  8. #1168
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    [COLOR=#333333]


    E visto che USA, India, Cina, Europa e mezza Africa......il petrolio lo comprano e non lo esportano.....non credo che l' "umanita" paghera alcun prezzo !!

    Anzi ne trovera giovamento.
    Paul non perdi l'occasione per martellarti gli zibidei (fai controllare il tuo chip)

    ma come gli U$A non dovevano diventare esportatori di idrocarburi e sfamare l'euroCania??????
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  9. #1169
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da the fool Visualizza Messaggio
    non è colpa di nessuno se queste decine, anzi centinaia, di analisi ed articoli sono poi smentiti dai dati reali.
    forse la colpa è di chi continua a postare questi dati inattendibili ( peraltro spesso proveniante da stessi e pochi siti).
    ma scoppia o non scoppia questa bolla? e se si, è possibile sapere quando?
    analisi smentite






    ecco un altro str.....uzzo

    se la faccia spiegare dal gestore del chiosco cambiavalute Amati
    Ultima modifica di animal; 13-03-15 alle 08:27
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  10. #1170
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    analisi smentite






    ecco un altro str.....uzzo

    se la faccia spiegare dal gestore del chiosco cambiavalute Amati
    se lo faccia RIspiegare lei, visto che ne ha già parlato del settore, ma probabilmente non legge.

    una compagnia non fa l'intero settore. chi non vuol capire.....
    Ultima modifica di the fool; 13-03-15 alle 10:28

 

 
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