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  1. #1261
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Fracking e crisi finanziaria? | Radio Mugello
    Fracking e crisi finanziaria?


    Pubblicato il 09/03/2015 da radiomugello
    Febbraio 2015: i fallimenti accelerano nel settore petrolifero
    Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR

    di Antonio Turiel
    Cari lettori,
    potrebbe sembrare che non sta succedendo nulla di particolarmente rilevante sulla scena internazionale, tenendo conto della relativa stagnazione dell’evoluzione del prezzo del petrolio brent durante le ultime settimane. Dopo essere sceso dai 110 dollari al barile del giugno 2014 a meno di 50 dollari al barile nel gennaio del 2015, sembrava che la situazione si invertisse con una ripresa relativamente repentina di 10 dollari al barile a fine gennaio. Tuttavia, quasi un mese più tardi il prezzo del barile continua a rimanere da quelle parti.
    In realtà è tutto il contrario: si sta verificando una rivoluzione che non viene percepita dalla maggior parte degli analisti economici, cioè, coloro che guardano solo l’evoluzione dei prezzi senza cercare di capire cosa ci sia dietro. E questa rivoluzione non è una rivoluzione energetica sullo stile di quella che è stato tanto sbandierato che stessero facendo gli Stati Uniti, ma proprio il crollo di questo gigante dai piedi d’argilla. Uno sguardo rapido alle statistiche della società di servizi dell’industria petrolifera Baker Hughes ci mostra il brutale crollo del numero di perforazioni orizzontali (caratteristiche, anche se non esclusive, del fracking) negli Stati Uniti, di più del 30% dal loro massimo dell’ottobre 2014:

    E di conseguenza si avvicendano le notizie sulle estrazioni petrolifere e del gas, molte delle quali vincolate dal fracking, che stanno chiudendo per colpa dei propri debiti o licenziando in massa (metto i link delle sole notizie degli ultimi due mesi. Negli ultimi mesi del 2014 c’è una raccolta di queste della stessa dimensione):
    Fallimento della WBH Energy (Gennaio 2015; al link troverete altri fallimenti dello scorso anno).
    Fallimento della GasFrac Energy Services Inc. di Calgary (19 gennaio 2015).
    Baker Hughes licenzierà 7.000 lavoratori (20 gennaio 2015).
    Halliburton licenzierà almeno 5.000 lavoratori (10 febbraio 2015).
    Quicksilver Resources potrebbe fallire (18 febbraio 2015).
    Ma questa è solo la punta dell’iceberg, visto che non solo le estrazioni col fracking stanno soffrendo. Dall’altro lato della frontiera, la situazione non è molto meglio per le estrazioni delle sabbie bituminose in Canada:
    Fallimento della Southern Pacific Resources (Gennaio 2015).
    Canadian Oil Sands Ltd. a rischio di fallimento (2 febbraio 2015).
    Fallimento della Sonde Resources Corp (2 febbraio 2015).
    Fallimento della Ivanhoe Energy (20 febbraio 2015).
    Il disastro che sta avvenendo nel settore delle sabbie bituminose del Canada dà, sicuramente, un’altra dimensione, economica ed interessata, al recente veto del presidente Obama alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL.
    E una conseguenza davvero preoccupante: non chiudono solo le estrazioni da fracking negli Stati Uniti, ma anche, e ad un ritmo più rapido, le trivellazioni verticali in quel paese (le quali sono tipiche dell’estrazione di petrolio convenzionale). Come vedrete nel grafico allegato, la caduta in questo caso è di circa il 50%, partendo inoltre da un punto da un numero che era molto più stabile nel tempo:
    Nel frattempo, il Dipartimento dell’Energia statunitense, attraverso la EIA, riconosce nel suo rapporto di congiuntura che l’offerta ha superato la domanda già da più di un anno (anziché avere il tipico incrocio di curve stagionale) e non si prevede che le due variabili comincino ad equilibrarsi fino alla prossima estate:

    Finora, queste eccedenze di petrolio prodotto, oltre ad abbassare il prezzo, sono servite alle grandi potenze per approvvigionarsi di oro nero. Così, le riserve di petrolio degli Stati Uniti e della Cina sono colme, cosa che alcuni analisti male intenzionati usano per ingannare il profano dicendo – letteralmente – che “le riserve degli Stati Uniti sono ai massimi storici”, confondendo così il petrolio stoccato nei depositi (che serve solo per coprire pochi mesi di consumo) con le riserve geologiche di petrolio. Il grafico del Dipartimento dell’Energia statunitense ci mostra che prevedono che la domanda di petrolio cominci a recuperare verso l’estate. Se tale previsione non si verifica (perché si scatena una recessione su scala globale) e la domanda non sale, essendo oltretutto i depositi di petrolio pieni, la produzione globale di petrolio sarebbe a grave rischio, visto che i prezzi si deprimeranno ancora di più e si chiuderebbero ancora più pozzi e giacimenti, alcuni dei quali non sarebbero tanto facili da riattivare nel caso di una eventuale ripresa economica successiva.
    Tutti questi indizi fanno prevedere che si avvicina un momento di rottura. O meglio il prezzo del petrolio comincia ad aumentare presto, per rilanciare finalmente la domanda (poco probabile) o perché la caduta della produzione finalmente si incontri con l’attuale livello di domanda, o meglio, una crisi finanziaria col fracking come epicentro è servita. Attendiamo gli eventi.
    da effetto risorse

    Questo articolo è stato pubblicato in Blog, Curiosità, Politica, Riflessioni, Televisione da radiomugello . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

  2. #1262
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    E poi...:

    U.S. shale oil producers to ramp up drilling at current price: Goldman Sachs

    Shale oil producers, benefiting from lower costs, are expected to ramp up drilling activity if the price of U.S. oil stays near $60 a barrel, Goldman Sachs said.
    "We believe that should West Texas Intermediate prices remain near $60 a barrel, U.S. producers will ramp up activity, given improved returns, with costs down by at least 20 percent," analysts at Goldman Sachs said in a report.
    U.S. drillers cut the number of rigs by just one last week, data from oil services firm Baker Hughes Inc showed, signaling that higher crude prices may be starting to steady the sector after 24 straight weeks of drill rig declines.
    "Last week's rig count is a first sign of this response and suggests that producers are increasingly comfortable," the Goldman Sachs analysts said.

    U.S. shale oil producers to ramp up drilling at current price: Goldman Sachs | Reuters
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #1263
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  4. #1264
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Ma come... il fenemeno Shale non doveva "sparire" ?

    Ohiboh, ora pure i Russi ci provano:


    Gazprom Neft, the oil arm of Russia’s state-run gas exporter Gazprom, has announced plans to start commercial production from its Bazhenov shale formations in 2018.
    Russia’s efforts to replicate North Dakota’s shale boom have been hindered by the US ban on exporting equipment and technology after Moscow’s annexation of Crimea and the insurgency in Ukraine.
    Gazprom Neft has said that shale development will be difficult without western help, but that it is still possible.

    http://www.euronews.com/2015/06/02/how-is-gazprom-faring-in-sanctions-time-russia/
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #1265
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Metabo ci "azzecca sempre".


  6. #1266
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking


  7. #1267
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Quando si dice raschiare i fondo del barile

    https://aspoitalia.wordpress.com/201...e-rimane-dove/
    Fracklog, il petrolio che rimane dov’è.

    Pubblicato il marzo 15, 2015di dariofaccini | 4 commenti
    Tremila pozzi perforati che non producono una sola goccia di petrolio. E’ il “fracklog”, una strategia di sopravvivenza per le compagnie USA attive nel fracking.Di Dario Faccini
    UnA questione di vita o di morte

    Da quando il prezzo del barile è crollato, le compagnie USA che estraggono il petrolio mediante la fratturazione idraulica (fracking) devono gestirsi sul filo del rasoio: da una parte il debito crescente, dall’altra la prospettiva di vendere il petrolio sottocosto.E così sono corse ai ripari. Innanzitutto hanno “rimodulato” le strategie di investimento per 2015, tagliando generosamente i propri budget di spesa di almeno 100 miliardi di dollari. Contemporaneamente hanno anticipato la chiusura di impianti di perforazione(rig) in zone marginali, giunte ormai a fine vita, dove la bassa produzione non giustificava più i costi operativi. Tutto questo ha avuto un impatto pesante sul numero di impianti di perforazione attivi negli USA, con un crollo del 40%.


    Numero di impianti di perforazione attivi (in blu) e produzione di petrolio giornaliera (in arancione) negli USA.

    Da osservare come la produzione petrolifera abbia però continuato ad aumentare a causa dell’inerzia nel sistema, e ci si attenda che possa proseguire nella crescita ancora per qualche mese prima di piegarsi all’ingiù.Un’ulteriore strategia di sopravvivenza ha incluso la rinegoziazione dei noleggi per le attrezzature di trivellazione che vanno accumulandosi inoperose nei piazzali. Solo da queste operazioni si prevedono riduzioni dei costi di trivellazione e fratturazione intorno al 20%.Infine, c’è un’altra strategia classica per massimizzare il profitto.Il petrolio con consegna più lontana nel tempo sta spuntando sul mercato dei ‘future’ petroliferi un prezzo maggiore di quello a consegna nei prossimi mesi (una conformazione della curva dei prezzi future chiamata contango). Ciò rende conveniente pagare il noleggio dei grandi stoccaggi commerciali per immagazzinarvi il petrolio e venderlo subito emettendo un future con consegna più ritardata, e quindi a maggiore prezzo, oppure ritardare la vendita nella speranza che nel frattempo il prezzo di quel future aumenti ancor più.Queste prassi, ampiamente in uso in questi mesi negli USA, contribuiscono a ribilanciare l’incrocio domanda-offerta nell’immediato mettondo però sotto pressione le capacità di stoccaggio ed inducendo un forte aumento del livello delle scorte, ora ai massimi da 80 anni.Il fracklog

    Questo giochino del “te lo vendo dopo”, già visto in passato, sembra che con il fracking stia assumendo una nuova dimensione: il fracklog.La messa in attività di un pozzo mediante la fratturazione idraulica è un’attività che si può dividere in due fasi ben separate.
    1. La perforazione orizzontale dello strato di rocce a bassa permeabilità che contengono il petrolio.
    2. La fratturazione della roccia mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua, sostanze chimiche e sabbia. Questa fase ha bisogno di personale e attrezzature separate dalla fase precedente, e può arrivare a pesare per ben i due terzi sui costi totali.

    E’ solo in seguito alla seconda fase che il pozzo può produrre petrolio, tipicamente con rapido tasso di declino, quindi con una produzione spostata per lo più nei primi mesi.Nelle attuali condizioni di mercato, per le compagnie può essere allora conveniente terminare la fase 1, magari già iniziata, e ritardare la fase 2 nella speranza che nel frattempo si verifichi un rialzo dei prezzi del barile. Ciò comporta complessivamente un accumulo di pozzi non fratturati che potranno poi essere completati e messi in produzione all’occorrenza nell’arco di soli tre mesi. Questo è il fracklog, un termine coniato da un recente articolo su bloomberg che deriva dall’unione di fracking e backlog, ad indicare la quantità inevasa/arretrata di pozzi che devono ancora essere sottoposti a fratturazione.Il vantaggio del fracklog per le compagnie è duplice: nel breve termine si abbattono i costi operativi mentre nel medio si migliorano i guadagni.Il fracklog è una nuova possibilità a disposizione solo delle compagnie attive nel fracking, poiché nell’estrazione del petrolio convenzionale i profili di declino dei pozzi sono molto più morbidi e la loro perforazione avviene in un’unica fase che rappresenta la quasi totalità dei costi operativi.A tutti gli effetti la strategia con cui le compagnie impiegheranno questi pozzi per massimizzare il loro profitto, e l’intrinseca velocità con cui potranno essere resi operativi, rende il fracklog una possibilità di stoccaggio del petrolio direttamente nella roccia a costi ben inferiori ad uno stoccaggio tradizionale.Secondo Wood Mackenzie e RBC Capital Markets negli USA ci sarebbero ben 3000 pozzi non completati, ognuno dei quali potrebbe produrre inizialmente circa 750-1000 barili al giorno. Quest’ultimo dato appare però decisamente troppo ottimistico: il profilo medio di produzione dei pozzi a olio del Bakken inizia con 550barili/giorno nel primo mese al terzo è già a 350barili/giorno; per l’Eagle Ford sugli stessi tempi si ha 300barili/giorno e 230barili/giorno. Una stima conservativa sui primi tre mesi di produzione per tutti i pozzi ora in attesa di fratturazione potrebbe allora oscillare complessivamente intorno al milione di barili/giorno, per un volume rilasciato di 90 milioni di barili. Per dare un’idea questo volume rappresenterebbe circa il 130% della capacità di stoccaggio presente a Cushing (in Oklahoma, il punto di consegna dei contratti future sul WTI) oppure il 20% di tutti gli attuali stoccaggi commerciali di greggio negli USA. Un volume di petrolio ‘stoccato nelle rocce’ decisamente imponente.Gli effetti

    Il petrolio estratto con il fracking, il Light Tight Oil (LTO, petrolio leggero da rocce compatte) dimostrerebbe così di avere una produzione più flessibile del greggio convenzionale: in grado di rallentare più rapidamente in risposta ad un calo dei prezzi (costituzione del fracklog), ma anche di tornare più rapidamente a crescere in pochi mesi (completamento dei pozzi non fratturati).A livello di mercato, questo dovrebbe:
    • portare più rapidamente al ribilanciamento tra domanda e offerta di petrolio, con l’eliminazione dell’attuale sovracapacità (che è stata costituita, non scordiamolo, con 10 anni di alti prezzi del barile);
    • pesare successivamente sui prezzi del barile, con parte della produzione attesa per quest’anno che sarà spostata avanti anche di molti mesi.

    L’effetto complessivo potrebbe essere quindi quello di una tendenza all’ammorbidimento delle ampie oscillazioni di prezzo dei mercati petroliferi dovute allo sfasamento dei cicli di produzione e di investimento nell’estrazione tradizionale di greggio.Al di là di questo effetto ‘anti-volatilità’, non dovrebbe esserci un’influenza sostanziale a medio termine sui volumi di greggio prodotti negli USA con il fracking, se non forse in senso leggermente negativo: potendo contare su una “scorta” di pozzi non fratturati, è ragionevole supporre che le compagnie attive nel fracking saranno probabilmente indotte al tagliare gli investimenti in nuove perforazioni oltre alle attuali attese del mercato.Analogamente sembra poco probabile che possa esserci un’influenza sostanziale sui volumi petroliferi prodotti globalmente nel medio termine, e in particolare sulla possibilità di ribilanciare le future perdite di produzione indotte dall’attuale calo di investimenti. Per il settore petrolifero si vocifera di un taglio globale di 1000 miliardi di dollari nei prossimi due anni.Da questo punto di vista sembra funzionare bene la strategia messa in campo dai paesi Sunniti Opec del Golfo Persico dalla fine di Novembre 2014: fracking o no, la decisione di non tagliare la produzione OPEC e quindi non sostenere il prezzo del barile sta riducendo rapidamente gli ingenti investimenti petroliferi necessari a mantenere globalmente la produzione al passo con la domanda nei prossimi anni.Il mercato petrolifero sta così entrando in un “new normal” dove i ciclici periodi di sovracapacità produttiva e bassi prezzi si accorciano a favore dei periodi di scarsità e prezzi elevati.Con buona pace di chi, guardando il grafico del prezzo del petrolio dell’ultimo anno, si affanna a dichiarare morto il picco del petrolio.

  8. #1268
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Ma come... il fenemeno Shale non doveva "sparire" ?

    Ohiboh, ora pure i Russi ci provano:


    Gazprom Neft, the oil arm of Russia’s state-run gas exporter Gazprom, has announced plans to start commercial production from its Bazhenov shale formations in 2018.
    Russia’s efforts to replicate North Dakota’s shale boom have been hindered by the US ban on exporting equipment and technology after Moscow’s annexation of Crimea and the insurgency in Ukraine.
    Gazprom Neft has said that shale development will be difficult without western help, but that it is still possible.

    http://www.euronews.com/2015/06/02/how-is-gazprom-faring-in-sanctions-time-russia/


    Come previsto Metabo... a finta di non leggere....
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #1269
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    più che altro è un articolo che ripropone in grandi linee quello che ti viene postato da mesi e che te non leggi.

  10. #1270
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Come previsto Metabo... a finta di non leggere....
    Che c'entra anche se fosse lo shale gas in russia che sta all'inizio della bolla, tra l'altro fino ad adesso non hanno scavato un solo pozzo.
    Negli usa ormai è al termine se non altro per la montagna di debito che ha prodotto, ma queste cose le sai bene.
    AMERICA: A TUTTO SHALE GAS! | icebergfinanza
    Shale oil, i cordoni della borsa stanno per chiudersi: investitori in fuga dai debiti spazzatura - Il Sole 24 ORE

 

 
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