



La tesi di laurea postata e scritta in italiano e' solo un mezzo per arrivare a delle conclusioni, che come tutte le conclusioni sono sempre provvisorie, e pertanto soggette a critica e revisione, e che debbano porre l'Uomo di fronte a delle scelte talora difficili.
Nel caso del fracking estrapolo, con un ampio volo pindarico, se sia meglio, o meno peggio, distruggere l'ambiente ( mediante il fracking) o farci distruggere dai fondi sovrani ( sauditi e catarrioti in primis).
Per ora scelgo la prima opzione.
Prima l'Uomo rispetto alla Natura, anche se senza la Natura l'Uomo non potra' mai crescere, ed infatti stiamo regredendo nonostante gli Ipad, i social e la finan$a creativa!
Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....




La "resistenza" dei produttori shale vs le aspettative (visto il petrolio a 31$) e' ad ora piuttosto sorprendente, il calo e' realmente contenuto, consdieranto la riduzione dei 2/3 del prezzo del greggio dai 110$ e della riduzione dei 2/3 delle trivelle, ecco gli ultimi dati pubblicati:
U.S. shale output to fall 116,000 bpd month-on-month in Feb, same as Jan
U.S. shale oil production is expected to fall for a seventh month in a row in February, declining at about the same rate as the month before as drillers manage to eke out a few more barrels from each new well, U.S. data showed on Monday.
Total output was set to decline by 116,000 bpd to 4.8 million bpd in February compared with January, a U.S. Energy Information Administration's (EIA) drilling productivity report said.
Production was estimated to have fallen by about the same margin in January, despite some expectations that the decline rate would begin to quicken as companies slash spending.
If true, the decline would take U.S. shale output to 638,000 bpd below the March 2015 peak, a far slower drop than many analysts had expected just a few months ago. Shale firms' resilience in the face of crashing crude oil markets has added to the selloff, pushing prices to near 13-year lows this week.
Bakken production from North Dakota and Montana was set to fall 24,000 bpd, while production from the Eagle Ford in South Texas was expected to fall 72,000 bpd.
But some regions were still growing, 18 months into the oil slump. Production was forecast to rise by 5,000 bpd in the Permian Basin in West Texas and eastern New Mexico, the data showed.
The data added to indications that producers were running out of ways to extract more crude from each well, part of the industry's efficiency drive that helped them lower costs and maintain spending.
After surging by dozens of barrels per day for much of 2015, the number of barrels likely to be pumped from a new well in the Bakken would rise by 5 to 724 bpd in February, and rise by 2 bpd in the Permian, the EIA data showed.
Total natural gas output would decline for an eighth consecutive month in February to 43.7 billion cubic feet per day (bcfd), the lowest level since February 2015. That would be down over 0.4 bcfd from January, making it the biggest monthly decline since January 2015, according to the EIA data.
The biggest regional decline was expected to be in the Marcellus formation in Pennsylvania and West Virginia, down 0.2 bcfd to 15.2 bcfd in February, the lowest level of output in the basin since August 2014.
That would be the biggest monthly decline in the Marcellus since March 2014 and would be the eighth monthly decline in a row in gas output for the region.
U.S. shale output to fall 116,000 bpd month-on-month in Feb, same as Jan | Reuters
Globalizzazione..... si grazie.


Amati, questa e' una non notizia, e onestamente poco chiara inoltre.
Il calo di 2/3 delle trivelle, come dici tu, non significa nulla.
Ma fosse anche vero questo dato, vorrei ripetere una volta di piu' che nel fracking la produzione ( che comunque e' calata dovunque) e' strettamente legata al numero dei pozzi ( questa e' una legge)!
Ribadirei dicendo che stanno cercando di ottimizzare il processo estrattivo, e ci puo' stare, ma ripeto se riduci di 2/3 i pozzi fracking, dopo un po' avrai un calo almeno della meta' della produzione.
Occorre aspettare un anno di questo trend e i risultati si vedranno.
Comunque sembrerebbe che il calo rispetto al picco ottenuto a marzo 2015 sia di piu' 600000 barili al giorno.
Non poco!
Evidente che per quanto riguarda il nuovo play permiano con uno spessore di shale di migliaia di metri questo discorso non conta, perche' potranno essere effettuati multiwells e da una piazzuola si potra' emungere una quantita' enorme di olio se 'e vero che si parla di riserve ( o olio in posto?????) di 50 miliardi di barili!
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Forbes Welcome
il calo dei pozzi non e' di 2/3 ma di 1/3, non cosi' drammatico.
il brusco calo di marzo 2015 del numero delle trivelle porto' all' effetto di una riduzione di 600000 barili giorno, confermando che il fracking e':
indissolubilmente legato al numero dei pozzi fatti mensilmente con un ciclo produttivo di 2-3 anni, contro i 20-30 anni dei metodi tradizionali.
In parole povere nel fracking , per andare in bagno devi continuamente mangiare, e nel momento che smetti di mangiare non vai piu' in bagno...reso l'idea?!?!
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Sì d'accordo, ma il numero di pozzi è legato in qualche modo al prezzo del petrolio, col petrolio a 110$ conveniva fare trivellazioni anche per pochi mesi e quantità minime d'estratto, mentre col petrolio ai prezzi odierni si trivella solo dove è sostenibile, sostenibilità che però si sposta col tempo visto il consolidamento del settore con imprese che diventano più grosse e con strumenti d'indagine più raffinati alla ricerca dei pozzi più economici rispetto le migliaia di imprese anche minuscole di un paio d'anni fa.
E' la prima volta che beduini & co. vengono messi all'angolo in un clamoroso contropiede che li lascia nel limbo decisionale se perdere quote di mercato e/o popolarità sui loro sudditi, intanto decidono si fumano dozzine di miliardi di riserve accumulate nei decenni a velocità sonica.
In una guerra di prezzi senza precedenti gli unici certi vincitori sono gli europei che si trovano nel più classico de "tra i due litiganti, il terzo gode". In ogni caso neanche gli Usa sono messi male, visto che hanno sviluppato il know-how e possono usarlo all'occorrenza creando un effetto tampone perpetuo al rialzo del costo del petrolio, rialzo invece che subivano impotenti fino a poco tempo fa.
I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.


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I cinesi per ora hanno altri problemi, però sì chiaro, anche loro si trovano nella stessa posizione di consumatori di petrolio che godono dell'abbassamento del costo del greggio.
I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.


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