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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Shale gas: non è neanche un buon investimento!
    Shale gas: non è neanche un buon investimento!


    26.04.13 | Mario
    Parlando del gas di scisto, lo shale gas come lo chiamano gli anglofoni, ho sempre sottolineato due aspetti che ritengo essere i più importanti per capire di cosa stiamo parlando.
    Il primo è il fatto che l’estrazione di questa fonte fossile non convenzionale è un modo per risolvere in parte la crisi delle risorse primarie di energia, specie in paesi, come gli USA, in cui è enormemente più forte la spinta a produrre e consumare che quella a conservare l’ambiente per le generazioni future.
    Fanculo la sostenibilità dunque a favore di imprese, multinazionali e lobby varie.
    Il secondo aspetto è invece quello legato agli effetti che il metodo di estrazione dello shale gas ha sull’ambiente e di conseguenza sulla salute dei cittadini. Ho spiegato molte volte come tutto questo avviene. Su questo sito trovate una meravigliosa animazione in 3D della Trial Exhibits Inc., che mostra perfettamente il funzionamento del fracking e quali danni esso possa provocare alle falde d’acqua con tutto quello che ne consegue in termini di allevamento di bestiame, coltivazione agricola, uso sanitario e personale.
    Se negli Stati Uniti la questione è stata messa da parte con una certa fretta tanto che oggi più di un terzo del gas usato nel sistema produttivo viene dai giacimenti scistici, in Europa, dove i movimenti ecologisti hanno un peso specifico maggiore o forse dove le Big Oil & co. hanno un appeal leggermente minore, ci si muove con i piedi di piombo. Alcuni stati (la Francia ad esempio) hanno bloccato anche le ricerche e il Parlamento Europeo ha ammonito i suoi membri a non muoversi nella direzione dello shale gas senza essere più che sicuri che l’ambiente non verrà danneggiato.
    A dire il vero un po’ di confusione ancora esiste, perché le informazioni su questo tipo di risorsa sono frammentarie e poggiano, prevalentemente su indagini condotte da grandi compagnie petrolifere, come la BP, trascinandosi dietro un enorme puzzo di conflitto di interesse.
    Il movimento statunitense, mosso dalla realizzazione nel 2010 del documentario Gasland di Josh Fox (che trovate qui con sottotitoli italiani), si va allargando ogni giorno di più ed è facile capirne il motivo quando si pensa che uno dei più grandi giacimenti, il Marcellus, si trova sotto stati come la Pennsylvania, New York, Ohio, ma soprattutto sotto una enorme falda che “abbevera” più di 20 milioni di abitanti, compresi i cittadini di New York City. E questi l’acqua del rubinetto la bevono regolarmente, in percentuali elevatissime, anche quando vanno fuori a cena.
    Le preoccupazioni sono dunque legate alla propria salute, a quella del bestiame nelle fattorie, all’inquinamento dei pozzi d’acqua, all’esplosione causata dall’acqua carica di metano che esce dai rubinetti delle abitazioni.
    Ma, a queste “quisquiglie” l’establishment (tutte le grandi aziende gasiere) e buona parte della politica oppongono l’esigenza di avere energia per far funzionare la macchina dei consumi, per avere sempre hamburger da McDonalds, per abbagliare Times Square con le mille pubblicità. E poi, continuano, il prezzo del combustibile è calato, visto che il gas che estraiamo da noi non dobbiamo più comprarlo da quegli antipatici dei paesi produttori (come la Russia, il Canada, il Qatar, …). E, continuano nel loro comizio, compriamo anche meno carbone così da ridurre l’effetto serra. Peccato che il minor acquisto di carbone statunitense ne abbia fatto diminuire il prezzo così da consentire ad altri paesi di comprarne di più. Peccato che non si consideri che anche l’estrazione di shale gas provoca effetti serra, regalando all’atmosfera quantità di metano non previste. Il metano è un gas serra 70-80 volte più dannoso della CO2 per la nostra atmosfera.
    Cadiamo dunque nel solito dilemma se la preservazione di un ambiente adatto a sostenerci sia più o meno importante del mantenimento di condizioni di “benessere” (nel senso usato per questo termine dalla società dei consumi) raggiunte e rispetto alle quali la maggior parte della cittadinanza dei cosiddetti paesi avanzati non ha intenzione di recedere.
    Su questo aspetto si potrebbe aprire un capitolo immenso che ci coinvolge tutti. Basta un dato qualsiasi estratto da tutti quelli che fotografano la situazione. Potremmo parlare del consumo di carne che implica consumo di suolo e di acqua; o del consumo di carburante per muovere persone e oggetti con motori a scoppio (37 milioni gli autoveicoli in Italia con un rapporto di 10 a 1 tra il trasporto su gomma e su ferro delle merci); o la costruzione di centrali termoelettriche inutili (il pacchetto di produzione di energia italiano da fonti fossili è il doppio di quello che serve) e si potrebbe continuare a lungo.
    Si fa dunque fatica, molta fatica, a convincere il nostro vicino che il gas di scisto è una porcheria perché non risolve affatto i problemi del mondo, anzi li acuisce e ne crea di nuovi.
    Ci vorrebbe, per convincere gli scettici, un argomento economico, di quelli che dimostrino che tutti questi vantaggi che la Halliburton, La Exxon, la Total sbandierano sono dei falsi miti, delle bugie proprio come tutto l’ambaradan che hanno messo in piedi spacciando per progresso l’indebitamento economico, sociale e soprattutto ambientale che abbiamo subito negli ultimi 60 anni.
    Bene, oggi quell’argomento ce l’abbiamo.
    A febbraio di quest’anno è uscito negli Stati Uniti uno studio molto robusto di circa 180 pagine, ricchissimo di dati, tabelle, grafici, chiamato “Drill, baby, drill”. Il che significa: “Trivella baby trivella”. E come sottotitolo: “Può il combustibile non convenzionale portarci verso un’era di abbondanza energetica?” L’autore è David Hughes, geologo, il quale ha studiato per 40 anni i problemi delle fonti non convenzionali soprattutto in Canada. Si è occupato anche del picco del petrolio e del gas, diventando come scienziato un punto di riferimento in questi ambiti.
    Il documento di cui sto parlando è stato realizzato per il Post Carbon Institute. Si tratta di un’associazione che ha come scopo quello di guidare la transizione verso un mondo più resiliente, equo e sostenibile. Lo fa coinvolgendo aspetti di ogni genere: individuali, delle comunità, della produzione e politici. Il loro sito, in inglese, è www.postcarbon.org, ricchissimo di materiale e di informazioni.
    Quanto segue è un riassunto delle parti che riguardano lo shale gas. Tutte le informazioni e le immagini sono di proprietà del Post Carbon Institute.
    Si comincia con un’analisi decisamente interessante, ma che qui ci porterebbe troppo lontano, sui consumi pro capite dei combustibili fossili divisi per aree geografiche e per tipo.
    Quello che si capisce è che la produzione di fonti primarie fossili negli Stati Uniti è nettamente calata negli anni. Ad esempio il numero di pozzi petroliferi attivi è sceso dal 1970 ad oggi del 30%, con un andamento progressivo che non fa certo sperare in una ripresa miracolosa.
    La produzione di gas, al contrario, non ha subito negli ultimi 15 anni variazioni degne di nota; essa è sempre stata insufficiente, costringendo gli States all’importazione, che tuttavia a partire dal 2006 si è progressivamente ridotta.
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    Un’altra osservazione interessante è la riduzione negli ultimi tempi del gas proveniente dall’oceano (è assai probabile che la disgrazia nel golfo del Messico qualche strascico l’abbia lasciato), che ormai è solo un piccola parte del combustibile proveniente dai pozzi in terraferma.
    Quello che stupisce è il fatto che, mentre i pozzi crescono di numero, quasi raddoppiando, la produttività media di ogni singolo pozzo si riduce drasticamente di quasi il 40%. Questo si può tradurre dicendo che per mantenere la produzione attuale è necessario scavare nuovi pozzi in numero sempre maggiore.
    Quando si comincia a discutere di shale gas ci imbattiamo nelle previsioni dell’EIA (Energy Information Administration) un reparto del ministero dell’energia statunitense che si occupa delle valutazioni su qualunque cosa abbia a che fare con l’energia. Certo che fare previsioni sullo shale gas non è semplice anche perché è comparso da poco sulla scena in modo importante. Così l’EIA offre diversi scenari possibili dipendenti dal tipo di crescita economica e dal costo del petrolio.
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    Ma tutte le situazioni portano allo stesso risultato: la crescita nei consumi di metano per gli USA è basata sul gas di scisto!
    EIA fornisce anche, a seconda degli scenari, le previsioni di quanto costerà nei prossimi anni il gas. E le valutazioni, anche quelle “peggiori” portano a valori che sono comunque inferiori a quelli sperati e valutati dai produttori di shale gas. E questa non è sicuramente una bella notizia per Halliburton e soci.
    E brutte notizie arrivano anche sulle quantità necessarie a sostenere la società attuale degli Stati Uniti fino al 2040. In sostanza secondo EIA la quantità di combustibile di cui occorre disporre è davvero troppa rispetto a quella disponibile, una quantità che oggi nessuno sa dove si potrà andare a cercare.
    Serve infatti l’intera produzione di gas tradizionale attualmente disponibile più quasi altrettanto da fonti che non si sa nemmeno se esistono. Più precisamente si dovrà disporre dell’intera produzione attuale più il 60% di quella potenzialmente presente nei giacimenti, ma che in questo momento non si può dire se si potrà estrarre.
    I conti sono presto fatti:

    • serve tre volte il gas recuperato dai giacimenti minerali;
    • cinque volte quello disponibile oggi dai pozzi offshore;
    • il doppio delle riserve certe dell’Alaska;
    • il doppio del gas convenzionale da pozzi realizzati in terraferma.


    Insomma, se davvero si vuole sostenere il ritmo attuale, servono 1 milione e 700 mila nuovi pozzi, una follia!
    La prospettiva terrificante è quella di creare quasi 80 mila trivellazioni l’anno fino al 2040. E non è tutto, perché questo dato non tiene conto della riduzione della produttività (di cui parleremo tra breve).
    In effetti i pozzi saranno sempre meno tradizionali e sempre più orizzontali con l’utilizzo della tecnica del fracking. Secondo l’EIA nei primi anni non ci saranno grossi problemi: nei primi 4 anni (fino al 2016) per incrementare la fornitura del 28% basterà un ritmo di crescita dei pozzi del 4%. Ma poi la quantità estratta calerà inevitabilmente (vedremo meglio più avanti come) e per avere un aumento del 10% di produttività servirà un ritmo di crescita delle trivellazioni di oltre il 70% ogni anno.
    Non sempre ci fermiamo a riflettere quando ci viene detto quanto gas o petrolio rimane a disposizione di questa società energivora. Ci accontentiamo dei valori lordi. Ed è un po’ come calcolare il tempo che occorre per raggiungere in automobile un certo paese, semplicemente in base al chilometraggio, senza badare a semafori, ingorghi, code e quant’altro.
    In questo modo otteniamo i valori migliori possibili, non calcoliamo quale parte di quei giacimenti ha combustibile di alta qualità, quale parte ha combustibile ad alta concentrazione, quale parte è di facile estrazione, quale parte presenta costi di estrazione abbordabili e quale no.
    Se a questo aggiungiamo che i dati forniti al mondo intero provengono da BP (British Petroleum) non è che possiamo avere tutta questa fiducia.

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    L’immagine a fianco (a piramide) mostra la situazione che mette insieme risorse, spese necessarie per ricavare il gas (sia in termini energetici che finanziari). Più ci muoviamo verso il basso e maggiore è la quantità di combustibile presente, ma diminuisce la sua qualità essendo meno concentrato, più difficile e costoso da estrarre. La prima linea mostra il limite oltre il quale diventa antieconomico operare. E’ sicuramente vero che nuove tecnologie (e tra queste va annoverato il fracking) possono abbassare questa linea permettendo di recuperare combustibile che prima era inaccessibile, ma non si potrà mai superare la seconda barriera che rappresenta la situazione di pareggio energetico, cioè quando l’energia per ottenere il combustibile è uguale a quella che da esso si potrà poi ricavare.
    Spesso, quando sentiamo dire che avremo combustibili ancora per 100, 200 o 300 anni, si tratta di boutade che non tengono in nessun conto questo tipo di osservazioni.
    In effetti chiunque abbia studiato un po’ di fisica sa che il bilancio energetico ha senso se il lavoro compiuto è inferiore all’energia ricavata. Il concetto di rendimento insomma deve essere ben chiaro. A questo riguardo è anche molto interessante osservare che non tutti i combustibili “costano” allo stesso modo. Ad esempio per ricavare un barile di petrolio tradizionale basta bruciarne un ventiquattresimo, il resto è energia netta disponibile; mentre per ottenere un barile di olio dalle sabbie bituminose bisogna spenderne mezzo. Ogni combustibile dunque è più o meno conveniente anche a seconda dell’energia necessaria per portarlo dai giacimenti sul mercato.
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    Tenendo presenti queste osservazioni possiamo passare al gas di scisto. Che gli USA abbiano riserve più che abbondanti di questa fonte primaria è chiaro guardando l’immagine a fianco, fornita da EIA nel settembre 2011. La distribuzione è abbastanza uniforme, tanto da aver fatto gridare all’industria che l’autosufficienza sarebbe stata raggiunta ovunque. La realtà è diversa, perché non tutti i giacimenti sono uguali: ce ne sono di migliori, che riescono ad offrire gas di qualità a basso prezzo e altri che sono esattamente l’opposto.
    Ma se consideriamo la storia dello shale gas, possiamo osservare che nel 2012 ha raggiunto il 40% della produzione totale di gas degli USA, anche se nel 2012 la produzione si è fermata senza ulteriormente crescere. Questo ha bilanciato comunque il calo nella produzione di combustibile convenzionale.
    Se si analizza la produzione di tutti i pozzi, i sei più attivi forniscono l’88% del gas complessivo. Segno che la maggior parte delle trivellazioni sono a rendimento molto basso. E poi ci sono i “tassi di declino” che sono enormi. Nel giro di tre anni o poco più il livello di produzione scende del 90% e nuovi pozzi vanno scavati. Questo si traduce in 42 miliardi $ di investimenti annui per mantenere la produzione attuale, cifra che probabilmente non sarà coperta dalla vendita dei prodotti al prezzo attuale del gas. E, dal momento che in futuro, a meno di scoperte oggi non ipotizzabili di nuove tecniche meno dispendiose di estrazione, la situazione è destinata a peggiorare, questo imporrà un aumento dei prezzi e manderà a gambe all’aria la teoria secondo cui la bilancia energetica Usa sta migliorando di giorno in giorno.
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    I giacimenti “storici” e più famosi di gas di scisto sono il Barnett in Texas, dove tutta la storia è cominciata e dove è stata elaborata la tecnica del fracking. Un anno fa quasi 15 mila pozzi erano attivi, producendo 6 miliardi scarsi di metri cubi di metano al giorno. Il giacimento di Haynesville tra Texas e Louisiana è oggi il maggior produttore statunitense, mentre il Marcellus, in Pennsylvania, è al terzo posto. Questi ultimi due hanno avuto un boom improvviso negli ultimi anni (dopo il 2007).
    Come tuttavia si vede dall’immagine la crescita impetuosa avvenuta dal 2000 in poi si è arrestata nell’ultimo anno in tutti i pozzi presi in considerazione.

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    E proprio del giacimento campione, Haynesville, osserviamo la curva di decadimento produttivo, che non è diversa da quella degli altri siti. In essa è stata calcolata la produttività media di tutti i pozzi presenti nei 4 anni di attività. I dati appaiono piuttosto chiari: non sono pozzi destinati a produrre per molto tempo, se nell’arco di 3 anni passano da una produzione 100 a meno di 10.
    Come detto si tratta di valori medi, perché ad Haynesville ci sono alcuni pozzi che pompano decisamente tanto e, guarda caso, sono quelli che vengono regolarmente citati dalla stampa e nelle pubblicità.
    Anche questa immagine è significativa. Se infatti consideriamo solo i pozzi scavati prima del 2011, osserviamo come la loro produttività è calata vistosamente. Per mantenere il livello occorrerebbe perforare 774 nuovi pozzi, con una spesa di circa 7 miliardi € l’anno, al netto di altri costi per le infrastrutture. E siccome la densità dei pozzi è ormai altissima non è che si possa pensare di continuare in questa direzione.
    La conclusione di queste osservazioni (‘) è che l’avventura del gas di scisto non ha un futuro molto roseo. Delle due l’una: o si dovrà continuare a scavare pozzi ad un ritmo forsennato o si dovranno sensibilmente alzare i prezzi del gas.
    Se a questo aggiungiamo i rischi ambientali e sociali connessi con l’utilizzo del fracking, mi sembra che nessun cittadino statunitense possa essere minimamente contento.
    ------------------------------
    (‘) fonti:
    > Mark J. Kaiser and Yunke Yu, 2012, “LOUISIANA HAYNESVILLE SHALE—2: Economic operating envelopes characterized for Haynesville shale,” Oil and Gas Journal, January 9, 2012.
    >
    United States Geological Survey, “Variability of Distributions of Well-Scale Estimated Ultimate Recovery for Continuous (Unconventional) Oil and Gas Resources in the United States,” 2012.
    Gli americani hanno perso la guerra (un'altra) sulle energie rinnovabili, non avendo più nessuna chance di crescita, si sono buttati a capo fitto sugli shale-gas.
    Ma la pagheranno caro sul profilo ambientale, ma anche economico nel medio lungo periodo.
    Significa che compreranno tecnologie verde da noi e i cinesi, insieme all’acqua potabile
    Ultima modifica di Metabo; 16-05-13 alle 13:08

  2. #32
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Gli americani hanno perso la guerra (un'altra) sulle energie rinnovabili, non avendo più nessuna chance di crescita, si sono buttati a capo fitto sugli shale-gas.
    Ma la pagheranno caro sul profilo ambientale, ma anche economico nel medio lungo periodo.
    Significa che compreranno tecnologie verde da noi e i cinesi, insieme all’acqua potabile

    Ma basta con ste cacchiate.....
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #33
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Lo sai che molti di qeusti casi sono stai tentativi di frode in case civili, smascherati come ta;li? Molti prima di registrare i video allacciavano i tubi del metano ai tubi dell' acqua.
    Link please? Mi sa di cazzata lontano un miglio, il metano delle tubature domestiche sta ad una pressione di 0,03 bar (bassa pressione), mentre l'acqua dell'acquedotto di solito ne fa 3-6 bar. Se tu facessi una cosa del genere, il risultato sarebbe che l'acqua entrerebbe dentro le tubature del metano e le risalirebbe al contrario fino ad arrivare almeno al contatore (il quale si suppone sia dotato di una valvola di non ritorno), ma non uscirebbe nemmeno una bolla di metano dai rubinetti. Riprova, sarai più fortunato.
    "La Natura seria lasciatela a chi sa approcciarla." (Acquazzurra)

  4. #34
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Mike Visualizza Messaggio
    Link please? Mi sa di cazzata lontano un miglio, il metano delle tubature domestiche sta ad una pressione di 0,03 bar (bassa pressione), mentre l'acqua dell'acquedotto di solito ne fa 3-6 bar. Se tu facessi una cosa del genere, il risultato sarebbe che l'acqua entrerebbe dentro le tubature del metano e le risalirebbe al contrario fino ad arrivare almeno al contatore (il quale si suppone sia dotato di una valvola di non ritorno), ma non uscirebbe nemmeno una bolla di metano dai rubinetti. Riprova, sarai più fortunato.
    Che io rammenti vi sono stati due casi di civil lawsuits portato a anti da ecogruppi che sono stato do messi appunto perche' I video portati come prova furno o manipolati o fabbricati. Ho letto di cio su articoli. Se trovo un link lo postero'.
    Vi e' un famoso documentario Gasland, che parla di questo fenomeno, nominato anche All' Oscar. Il problema d questi documentari e' che sono altamente politicizzati, come il suddetto, nel quale s vede il video più famoso dell uomo semi pelato che da fuoco All acqua. Peccato che il video e l' autore ritengono irrilevante inatto che in quell area tali casi sono preseti da decenni, da molto prima delle estrazioni tramite fracking. L' area e' interessata da tale fenomeno in modo naturale.

    Che sia possibile? Certo, nelle estrazioni non realizzate d'accordo agli standard esistenti, come appunto indicato prima, essendo un industria relativamente nuova, avrà una curva d' apprendimento.
    del resto utilizzare carbone o oil per la creazione dell elettricità e' molto più contaminante della gas, così come molti più terremoti sono legati All estrazione tradizionale di petrolio che tramite shale, in sintesi i rischi ci sono in gli forma di estrazione di materie prime, addirittura pure alcune energie rinnovabili, hanno rischi, anche l' energia geotermica ha dei links con possibili terremoti.
    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #35
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Che io rammenti vi sono stati due casi di civil lawsuits portato a anti da ecogruppi che sono stato do messi appunto perche' I video portati come prova furno o manipolati o fabbricati. Ho letto di cio su articoli. Se trovo un link lo postero'.
    Vi e' un famoso documentario Gasland, che parla di questo fenomeno, nominato anche All' Oscar. Il problema d questi documentari e' che sono altamente politicizzati, come il suddetto, nel quale s vede il video più famoso dell uomo semi pelato che da fuoco All acqua. Peccato che il video e l' autore ritengono irrilevante inatto che in quell area tali casi sono preseti da decenni, da molto prima delle estrazioni tramite fracking. L' area e' interessata da tale fenomeno in modo naturale.

    Che sia possibile? Certo, nelle estrazioni non realizzate d'accordo agli standard esistenti, come appunto indicato prima, essendo un industria relativamente nuova, avrà una curva d' apprendimento.
    del resto utilizzare carbone o oil per la creazione dell elettricità e' molto più contaminante della gas, così come molti più terremoti sono legati All estrazione tradizionale di petrolio che tramite shale, in sintesi i rischi ci sono in gli forma di estrazione di materie prime, addirittura pure alcune energie rinnovabili, hanno rischi, anche l' energia geotermica ha dei links con possibili terremoti.
    Ma ti sei letto l'articolo che ho postato, comunque vedremo, già fra un paio di anni.

  6. #36
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Ma ti sei letto l'articolo che ho postato, comunque vedremo, già fra un paio di anni.
    Letto, e mi pare un articolo piuttosto politicizzato, per dire usano propio l'immagine del singore con l'acqua che prende fuoco, presa dal documentario GASLAND, quello che ritiene come "irrilevante" che tali situaizoni sono presenti in quell' area da decenni prima che il fracking fosse presente nella zona, visto che e' una situazione nella zona che si presenta in natura.

    Il boom repetentino dei giacimenti ha abbassato enormemente i prezzi, e quindi ovviamente anche investimenti, produttivita' ecc ecc, non a caso propio i produttori stanno spingendo per la via libera per la costruzione di terminali per gas liquefatto per l'esportazione (dato che potrebbero quindi aumentare i prezzi pur restano sottocosto rispetto agli altri produttori), i quali richeidono investimenti consistenti cosi come temp per la costruzione... decisamente piu' di "un paio d'annni".. ergo non richiederebbero la possibilita' di costruire tali infrastrutture se vedessero che la loro produttivita' e' effettivamente come quella che indica l'articolo, ovvero se sono dipsosti ad investire MLD di dollari per infrastrutture che dovrannno durare decenni e che richiedono alcuni anni per essere messe a punto.

    Mi pare piu' che evidente quindi che l'articolo ha ovviamente in se dati ed analisi errate (a meno che tu voglia sostenere che tutti i partecipanti in tale industria abbiano scelto di commettere suicidio finanziario collettivo e simultaneo), ed il fatto che sia politicizzato lo rende ancora piu' evidente e plausibile.
    Ultima modifica di Amati75; 17-05-13 alle 16:24
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #37
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Letto, e mi pare un articolo piuttosto politicizzato, per dire usano propio l'immagine del singore con l'acqua che prende fuoco, presa dal documentario GASLAND, quello che ritiene come "irrilevante" che tali situaizoni sono presenti in quell' area da decenni prima che il fracking fosse presente nella zona, visto che e' una situazione nella zona che si presenta in natura.

    Il boom repetentino dei giacimenti ha abbassato enormemente i prezzi, e quindi ovviamente anche investimenti, produttivita' ecc ecc, non a caso propio i produttori stanno spingendo per la via libera per la costruzione di terminali per gas liquefatto per l'esportazione (dato che potrebbero quindi aumentare i prezzi pur restano sottocosto rispetto agli altri produttori), i quali richeidono investimenti consistenti cosi come temp per la costruzione... decisamente piu' di "un paio d'annni".. ergo non richiederebbero la possibilita' di costruire tali infrastrutture se vedessero che la loro produttivita' e' effettivamente come quella che indica l'articolo, ovvero se sono dipsosti ad investire MLD di dollari per infrastrutture che dovrannno durare decenni e che richiedono alcuni anni per essere messe a punto.

    Mi pare piu' che evidente quindi che l'articolo ha ovviamente in se dati ed analisi errate (a meno che tu voglia sostenere che tutti i partecipanti in tale industria abbiano scelto di commettere suicidio finanziario collettivo e simultaneo), ed il fatto che sia politicizzato lo rende ancora piu' evidente e plausibile.
    No, semplicemente non hanno altra scelta, per rilanciare un minimo l'economia usa, che si basa sulla crescità infinita.

  8. #38
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    No, semplicemente non hanno altra scelta, per rilanciare un minimo l'economia usa, che si basa sulla crescità infinita.
    Mi pare una risposta piu' che altro basata su quello che ti piacerebbe a te, piu ' che ad altro.

    Non si investono miliardi di dollari con prospettive pluridecennali, quanda a tua detta, sarebbe evidente che la produzione entro 4 anni crollerebbe del 90%, quando sempre a tua detta, cio' e' riscontrabile gia' ora, a meno che tu ritenga appunto che ogni singolo player dell' industira, sia un cretino suicida, ogni singola player.. il che non solo e' irrazionale ma estremamente improbabile.

    Per l'ultima pate, la solita titera senza senso, vuota slogna retorico che nontiene ovviamente conto di come funziona l'economia.

    Anche mantenendo tutto uguale, ma avned un solo fattore che diventa piu; efficente, esempio un migliromaento tecnologico che permette di produrre lo stesso volume utilizzando meno materia prima, o meno spreco implica una crescita economica (maggiore profitto che quindi potra' essere investito in altro, ad esempio in settori nuovi o sotto investiti) e cosi via, ad esempio, un gmae changer nei prossimi lustri potrebbe essere la produzione 3D che implica ZERO sprechi (e' un add on manufactoring process)

    Del resto non ho mai sentito un sistema economico che non punti alla crescita sopravvivere se non solo nelle fnatasie di chi lo propone.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #39
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    doppio post
    Ultima modifica di Amati75; 17-05-13 alle 17:06 Motivo: doppio post
    Globalizzazione..... si grazie.

  10. #40
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    6/22/2012 @ 12:29PM |31,411 views

    The Arithmetic Of Shale Gas


    There are a few societal costs to the development of shale gas, such as the potential contamination of groundwater, complications in treating and recycling water used in fracking. Then there’s air pollution from leaking methane (a potent greenhouse gas) and from the diesel-powered rigs and trucks involved in drilling. If you live too close to a drilling rig you’ll find it’s noisy too.
    But all things considered, the benefits of shale gas appear to far outweigh any costs. Many utilities are finding that burning natural gas to generate electricity is cheaper (and cleaner) than coal. Cheaper supplies of fuel and feedstocks benefit U.S. industry, especially manufacturers and chemicals makers which after years of looking for cheap gas abroad have been reinvesting in the U.S. Homeowners benefit from cheaper heating and cooling and electricity. Drilling for gas has created hundreds of thousands of jobs during this economic malaise and it’s generated billions of dollars of lease payments and royalties to landowners.

    A group of Yale economics graduates, many of them energy industry executives, led by Yale Professor Emeritus Paul W. MacAvoy, were curious about whether they could quantify the economic benefit that shale gas has on America. So they recently set out to do a cost-benefit analysis, valuing and balancing the pros against the cons. They’ve released their findings in a paper called “The Arithmetic of Shale Gas.
    I’ve parsed all the complicated academic equations so you don’t have to. Their conclusion: the benefits of continued shale gas development are enormous and dramatically outweigh even worst-case scenario costs of pollution and clean-up.
    Some specifics. Consider that back in 2008, before the shale boom really took off, the nominal price of natural gas (that is, the price at the Henry Hub in Louisiana) averaged $7.97 per mcf. In 2011, the price averaged $3.95 per mcf. Multiply that price drop of $4.02 per mcf by the 25.6 trillion cubic feet the country consumed in 2008 and you find that thanks to the shale boom, America is paying $103 billion a year less for natural gas. (With gas prices falling even further since 2011, in 2012 the benefit will be even greater.)
    Had drillers not cracked the code on shale gas, the United States would instead have been forced to do what the experts expected five years ago: import massive quantities of gas, in the form of LNG from countries like Qatar, Australia, even Russia. Import-dependent nations like Japan and Korea pay upwards of $14 per mcf for LNG — more than triple U.S. prices. If the U.S. had to supplement domestic supplies with imports, the extra costs could have easily added $50 billion a year to the national natgas bill.
    As the report’s authors write: “It is startling to acknowledge that consumerbenefits from the technology of shale gas drilling and new gas production can be expected to exceed $100 billion per year, year in and year out, as long as present production rates are maintained.”
    But it’s not enough to just look at the benefits. What about the costs?
    The authors collected as many reports as they could find describing “accidents, misuse of technology and poor well design and installation.” A 2011 report for the Secretary of Energy counted 19 times that water from fracking operations spilled out of thousands of wells drilled. None of these instances included groundwater contamination. The Oklahoma Corporations Commission, which regulates the 100,000 oil and gas wells that have been hydraulically fractured in Oklahoma had zero documented instances of groundwater contamination. The EPA has reported two instances of groundwater contamination from fracking in Wyoming, though the agency has been roundly criticized for its methods.
    Despite any evidence showing that drilling and fracking cause spills or pollution with any frequency, the authors decided to calculate the costs for a scenario that assumes 100 spills a year out of 10,000 new wells drilled each year. They figure that if 5,000 gallons of polluted frack water were to spill into a field, the cost to scrape up a hypothetical 5,000 cubic yards of contaminated soil and dispose of it at an offsite landfill would be on the order of $2.5 million. Furthermore, if a potable water well were polluted by fracking, the cost to haul in a potable water supply and drill a new water well would be about $5,000. Given 100 incidents in a year, the clean-up costs associated with fracking accidents would be roughly $250 million.

    Comparing this $250 million a year in damages against the $100 billion in savings, and “economic benefits, as estimated in as limited methodology as is reasonable, exceed costs to the community by 400-to-1.”
    (The study authors don’t attempt to quantify the costs of gas leaking into the atmosphere and don’t factor in any legal costs incurred in settling with landowners whose water is polluted. I would have hypothesized a worse worst-case scenario that would tack on an additional $2.5 million per incident in legal settlements and/or fines, to bring the total to $500 million a year. In that case, the benefits outweigh the costs by only 200-to-1.)
    The study group also looked at the potential benefit to consumers of replacing oil consumption with gas — most likely via cars that run on compressed gas or LNG. It takes roughly 6,000 cubic feet of gas to get the energy equivalent of one barrel of oil. The authors assume an average natgas price of $5 per mcf (nearly double today’s price) and an average oil price of $100 per barrel (about $20 more than today). Thus, you need $30 worth of natgas to replace $100 of oil, a savings of $70 per barrel. Replacing just 1 million barrels per day of oil demand with natural gas would save $70 million a day, or nearly $26 billion a year.

    Their conclusion, of course: not even inflated costs associated with unrealistically high incidences of pollution can come close to balancing the societal benefits of the shale gas boom.


    The Arithmetic Of Shale Gas - Forbes


    Il link al Paper per se:

    The Arithmetic of Shale Gas by Robert Ames, Anthony Corridore, Joel Ephross, Edward Hirs, Paul MacAvoy, Richard Tavelli :: SSRN


    Globalizzazione..... si grazie.

 

 
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