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  1. #351
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Vabbe Giacomino, non un dato, non un fatto ne un opinione autorevole hai citato.....prendiamo atto che sei un fanatico sognatore ambientalista. Il thread non tratta dei rapporti geopolitici tra gli USA e il resto del mondo ma del fenomeno degli shales che fino a prova contraria sono la vera grande novita del settore oil&gas.

    Inutile quindi continuare a raccontarci dei "veleni", dei "pozzi che si esauriscono", delle "bolle che scoppiano" e altre storie.
    Povero pollo, mi fai tenerezza.
    Manipolare le parole degli altri (nonché attribuire a me quelle di Metabo...) è roba da ultima spiaggia. Continua così che sei pieno di sostenitori.

  2. #352
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Giocondo Visualizza Messaggio
    Anche tu esci allo scoperto e ci dimostri la stupidità totale tipica di chi manipola quel che dicono gli altri. Ne hai da cercare prima di trovare cose del genere dette da me.
    Tu a star troppo in america ti sei putrefatto il cervello come quelli del PD, per te ci sono solo gli americani e i loro nemici più o meno inventati. Ti do una notizia bomba, in mezzo c'è un universo sterminato.
    Stammi bene, ci sentiamo tra 20 anni quando avrai preso la patente e andrai a votare.
    Ma quale america, al limite sta tutto il giorno su internet.

  3. #353
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Ma quale america, al limite sta tutto il giorno su internet.

    Tu abiti a Catanzaro basso, ma che parli a fare!


    Per il resto mentre continui a sparare cazzate a go-go insieme a Giacomino i fatti parlano da soli:

    Net Oil Imports? This Should Scare the Hell out of China - | CountingPips Forex News & Market Analysis

    The US is busy reinventing its future ? the rest of the world isn?t so lucky | City A.M.

  4. #354
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Fracking: il giacimento di Bakken è già in declino |
    Fracking: il giacimento di Bakken è già in declino


    di Debora Billi
    Come volevasi dimostrare: altro che “miracolo”, il fracking inquina tanto e dura pochissimo

    Abbiamo appena fatto in tempo a raccontare come funziona la produzione petrolifera (e di gas) col fracking, e di come sia condannata a declinare rapidamente, che arriva la ferale notizia: il più importante giacimento del mondo, quello di Bakken in Nord Dakota USA, ha cominciato il suo declino nel mese di novembre. Lo riporta Bloomberg: La produzione è declinata del 2,2% da ottobre a 669 mila barili al giorno, secondo la North Dakota Industrial Commission. E’ stato il primo calo mensile dall’aprile 2011. I pozzi di Bakken tendono ad avere un declino molto rapidoperché sono creati con la perforazione direzionale e la fratturazione idraulica. Tanto per riepilogare, molto si è parlato nel mondo delle nuove mirabile del fracking che renderebbero gli USA lanuova Arabia Saudita della produzione petrolifera. Purtroppo però, ci sono ostacoli insormontabili che gli ottimisti sembrano non voler prendere in esame: il principale è la necessità di trivellare continuamente nuovi pozziper mantenere il livello di produzione. Diceva l’esperto: Aumentare la produzione annuale quindi non richiede soltanto nuovi pozzi, ma un crescente numero di nuovi pozzi ogni anno; Hughes stima che c’è bisogno di 820 nuovi pozzi solo per tamponare il declino di Bakken.
    Su TOD gli esperti si stanno divertendo a fare nuovi calcoli: malgrado a Bakken siano entrati in produzione ben 115 nuovi pozzi, si sono già persi 15 mila barili. Servono allora 133 nuovi pozzi al mese solo per mantenersi stabili, 1600 nuovi pozzi in un anno. Ogni anno! Si calcola che ogni pozzo duri appena tre anni: è conveniente per gli investitori (col barile sopra gli 80$), ma è praticamente un sistema usa e getta che sfrutta il territorio in modo terribile. Non solo: a Bakken si estrae solo petrolio, e il gas è tutto bruciato in fiamma. Un quantitativo di gas sufficiente a scaldare mezzo milione di abitazioni, e che bruciato nell’atmosfera sta inquinando la regione. Le fiamme di Bakken rivaleggiano con le luci di Chicago (in foto). Insomma, il fracking è tutt’altro che la “tecnologgia ce salverà”, ma solo il solito spreco e distruzione del territorio. Fonte: Fracking: il giacimento di Bakken è già in declino - Petrolio

  5. #355
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    USA: la fine del biodiesel. Il prossimo è il fracking? - Petrolio
    USA: la fine del biodiesel. Il prossimo è il fracking?


    Martedì 19 Marzo 2013, 13:01 in di Debora Billi



    L'etanolo, che aveva alimentato tanti sogni di carburante perpetuo, sta arrivando alla fine dei suoi giorni. Ecco perché.


    E' la prima torre che cade. La prima delle torri costruite per fare fronte al picco della produzione petrolifera e delle risorse energetiche, quelle presunte fortezze figlie del sogno "La tecnologgia ce salverà". Un sogno che più volte abbiamo segnalato come una trappola destinata a tradirci, ma che in tanti si ostinano a perseguire. Pur di non arrendersi alle rinnovabili, è lecito credere a qualunque favola.
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    La prima torre a cadere, quindi, è l'etanolo, e il cosiddetto "biodiesel". Inserito a forza nel conto annuale della produzione petrolifera "all liquids" in modo da riuscire a nascondere l'inesorabile calo, l'etanolo/biodiesel che ha alimentato il sogno del motore perpetuo sta vedendo "svanire i giorni delle promesse", come titola il New York Times in un articolo che non lascia spazio ad illusioni.
    Proprio come accade oggi per il fracking, 5 anni fa le coltivazioni di biocarburanti avevano alimentato le speranze di ricchezza dei contadini nelle zone rurali della corn belt americana. Oggi invece gli impianti chiudono, per due motivi. Il primo è il clima: la siccità ha fatto crollare la produzione di mais del 10%. Come si sia potuta affidare la produzione di biocarburanti (oltre che ad un alimento) a una pianta che richiede fiumi d'acqua per crescere, è una follia che solo la nostra malata società poteva concepire. Il secondo è la crisi: con il calo della domanda di benzine e carburanti anche l'etanolo è andato in crisi. Insomma, come più volte ricordato, il suo EROEI è talmente al limite (appena 1,25) che basta una scossetta economica, climatica o tecnica per renderlo non conveniente e dover chiudere tutta la baracca.
    Fine dell'etanolo. Attendiamo ora la fine della seconda torre antipicco, ovvero il fracking in cui mezzo mondo si sta buttando con entusiasmo. Prima o poi si accorgeranno che dove c'è fracking non c'è più acqua e suolo, e soprattutto che molto presto non c'è più neanche il petrolio.

  6. #356
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Fracking: il declino dei pozzi è rapidissimo, distruzione garantita - Petrolio
    Fracking: il declino dei pozzi è rapidissimo, distruzione garantita


    Venerdì 28 Dicembre 2012, 14:19 in di Debora Billi



    Se si investe in shale, per mantenere la produzione occorre poi trivellare ovunque e distruggere il territorio a tabula rasa.

    Come abbiamo già detto, un po' in tutto il mondo si parla della nuova corsa all'oro nero statunitense: lo shale oil, il petrolio ottenuto dal fracking che pare promettere mirabilie. A tal punto che già abbiamo cominciato a vedere i soliti grafici che profetizzano crescita infinita e senza soste, come questo grafico dei sogni pubblicato da Citigroup.
    In questo articolo di resilience.org, scritto dall'economista californiano James Hamilton (in USA gli economisti si interessano professionalmente di produzione energetica - qui da noi gli economisti credono che l'energia venga prodotta dalle prese di corrente sulla parete), si esamina la produttività dei pozzi shale, in particolare del giacimento di Bakken che è il più importante degli States.
    E si giunge ad una conclusione inquietante: a differenza dei giacimenti di greggio tradizionale, dove la produzione va avanti anni prima di vedere il declino, per quanto riguarda il fracking il mantenimento dei livelli di produzione è strettamente legato alla scoperta di nuovi pozzi. E non solo: occorre un aumento continuo, di scoperta di nuovi pozzi!
    Ecco qua la traduzione:
    Una volta che l'output da un tipico pozzo Bakken comunica a declinare, entro appena 24 mesi la produzione è a un quinto di come si trovava al picco. (...) Aumentare la produzione annuale quindi non richiede soltanto nuovi pozzi, ma un crescente numero di nuovi pozzi ogni anno; Hughes stima che c'è bisogno di 820 nuovi pozzi solo per tamponare il declino di Bakken.
    E' chiaro cosa ciò significhi. Che quando un Paese si affida allo shale per la propria produzione di petrolio, magari anche infiocchettata da "indipendenza energetica", si ritrova presto in una spirale di trivellamento e distruzione continua del territorio ovunque sia possibile, solo per mantenere faticosamente un output che non è neppure chissà che granché (350 mila barili al massimo, per Bakken).
    Attenzione quindi a mirabolanti promesse elettorali di incompetenti o, peggio, di furboni.
    Ultima modifica di Metabo; 02-10-13 alle 17:34

  7. #357
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Gas di scisti, stampa italiana, Halliburton e l'attore "terrorista". - Petrolio
    Gas di scisti, stampa italiana, Halliburton e l'attore "terrorista".


    Lunedì 6 Dicembre 2010, 10:20 in Gas di Debora Billi




    Improvvisamente, tutti a parlare di gas di scisti. Non certo per il mio post di martedì scorso sull'avvento del fracking in Europa, più probabilmente per l'assurdo editoriale di Massimo Mucchetti uscito sul Corriere di venerdì. Ne avevamo già accennato qui.
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    In sintesi, l'articolo sostiene che comprare gas dalla Russia è inutile perché gli americani hanno scoperto... l'America: ovvero una fonte di gas ubiqua e pressoché infinita. Quanto si parla di energia in questi termini, è già di per sé obbligatorio diffidare. Ancora più obbligatorio, se poi chi ci racconta la faccenda da un autorevole quotidiano omette accuratamente quelli che sono gli aspetti più controversi della questione. Mezzo nordamerica si rivolta contro l'estrazione di shale gas, e Mucchetti lo dipinge come un dono degli dei facile ed economico. Sembra un piazzista, che diamine. Non ci credete? Ecco qua:
    in America inizia una rivoluzione tecnologica che rende abbondante il gas, e dunque riduce in prospettiva la centralità dei fornitori storici, Russia, Algeria e Libia (traduzione: gli americani hanno risolto il problema con mirabolanti tecnologie, e noi ancora nella tenda con Gheddafi)
    In tre anni questo gas non convenzionale emancipa gli Usa dalle importazioni e fa crollare i prezzi sul mercato (traduzione: lo shale gas è praticamente regalato, perché dar soldi ai russi?)
    perché l'Eni si impegna in un investimento miliardario per raddoppiare le onerose importazioni dalla Russia quando c'è tanto gas più a buon mercato nel mondo (traduzione: lo shale gas è convenientissimissimo e l'ENI è incompetente o corrotta)
    Non è un articolo, è uno spot. Soprattutto quando si sostiene che il gas di scisti sia economico: è invece costosissimo, tanto è vero che per implementarlo in USA si è atteso che il prezzo del barile salisse al punto da renderlo conveniente. Inoltre, la tecnica del fracking non è MAI stata praticata al di fuori degli Stati Uniti, e sarebbe assai sorprendente che l'ENI rinunciasse ad importare gas per la Nazione, in favore di una tecnologia che da noi è puramente sperimentale (e coperta per soprammercato da brevetto Halliburton, che occorrerebbe quindi pagare profumatamente). Per tacere poi dello spreco di acqua dolce e della devastazione ambientale che il fracking puntualmente garantisce ai territori che hanno la disgrazia di ospitare l'estrazione del gas di scisti, al cui confronto un semplice gasdotto è un giardino di rose.
    A proposito di Halliburton, c'è chi invece fa loro una pessima pubblicità. Come l'attore Mark Ruffalo, che ha organizzato al Sundance Film Festival la proiezione di Gasland -poi premiato vincitore-, un film sui disastri prodotti dall'estrazione del gas di scisti in Pennysylvania (eh sì, ci fanno su persino i film). Ebbene, il povero attore, su pressione Halliburton, è stato bollato nientemeno che come "terrorista" ed è finito nella "watch list" della Polizia dello Stato.

  9. #359
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Biocarburanti: cosa c'è per cena? Portaerei - Petrolio
    Biocarburanti: cosa c'è per cena? Portaerei


    Lunedì 9 Luglio 2012, 19:27 in Peak Oil di Debora Billi



    Mentre si festeggia la fine del problema picco, gli States provano a far andare la flotta della Marina Militare col biodiesel. Non c'è limite alla follia.


    Piccole follie quotidiane. L'ultima, arriva dagli USA e via Reuters racconta come la Marina Militare ed il Dipartimento per l'Energia stanno spendendo un totale di 420 milioni di dollari per costruire tre raffinerie per biocarburanti, che produrranno 114 milioni di litri l'anno.
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    Hydraulic FracturingThe oil story no one's telling. How to invest in hydraulic fracturingEnergyandCapital.com/Fracturing

    E' il primo passo verso "La Grande Flotta Verde", che salperà nel 2016.
    Da anni qui ogni tanto riportiamo notizie sulle pazzie da biocarburanti, fin dal 2005 con il post "Cosa c'è per cena? Biodiesel". Che i biocarburanti siano una stortura da fine epoca è assodato, pensare di bruciare cibo per ottenere energia è una follia assoluta. Ma che si finisca col bruciarlo per alimentare macchine da guerra è proprio l'incredibile che si fa realtà. Soprattutto considerando il pazzesco consumo energetico di un esercito, ad esempio quello del Pentagono: 340 mila barili al giorno, come l'intera Svezia. Alla fin fine, la guerra richiede petrolio, il petrolio richiede guerra.
    Mi sovviene però una piccola perplessità: non stanno forse gli USA strombazzando su tutta la stampa mondiale che il problema "picco" è risolto, che di petrolio ce n'è a iosa, che gli States stanno pompando greggio come ai bei tempi andati, che ne avranno per secoli e secoli? E allora, perché diamine si ostinano a provare a far andare la flotta militare a succo di mais?
    Misteri delle frottole della propaganda.

  10. #360
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Picco del petrolio: uno sbaglio? Non ci giurerei troppo - Petrolio
    Picco del petrolio: uno sbaglio? Non ci giurerei troppo


    Venerdì 6 Luglio 2012, 100 in Peak Oil di Debora Billi



    Se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all'ultima spiaggia.


    Avevo già visto l'articolo di George Monbiot qualche giorno fa sul Guardian, oggi lo si trova tradotto su CDC.
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    In sintesi, Monbiot prende per buono il nuovo slogan in voga: il fracking risolverà tutti i nostri problemi petroliferi, tornate a casa tranquilli. Ne avevamo ovviamente già parlato, dei livelli di propaganda a cui si è arrivati anche nel nostro Paese pur di vendere il fracking di proprietà Halliburton.
    Come sempre accade col petrolio, i dati vanno letti per quelli che sono. Ad esempio: riporta Monbiot che il Nord Dakota è la nuova Arabia Saudita, è pieno di petrolio (che però, ahem, non si può estrarre), e che ha una produzione di 550.000 barili al giorno. Fantastico! Circa quattro volte la produzione totale... italiana.
    Oppure, si parla di un aumento di 20 milioni di barili al giorno aggiuntivi, nei prossimi dieci anni. Ebbene: anche questa sembra una cifra elevata, eppure è assolutamente insufficiente a coprire la depletion attuale. Quando leggete di migliaia e milioni di barili, scolpitevi nella mente questo dato fondamentale:
    IL MONDO CONSUMA UN MILIARDO DI BARILI OGNI 12 GIORNI.
    Un miliardo ogni 12 giorni appena. Ecco che, magicamente, questi milioncini diventano una sciocchezza che a qualcosa serve, ma senza risolvere il problema. Il fatto è che i dati arrivano principalmente dagli USA, ed è noto che spesso si tende a proiettare ciò che accade colà nel resto del mondo. Non è così: gli USA aumentano la produzione, ma gli altri no. E il petrolio lo usiamo tutti.
    Qualche esperto sospetta inoltre che le nuove tecniche di fracking siano il solito sistema prendi i soldi e scappa. Praticamente un altro schema Ponzi: c'è da far soldi, ma solo per i primi che entrano e i primi che ne escono. I costi sono stellari, i rischi finanziari anche. Insomma, durerà poco, e lascerà un sacco di macerie dietro di sé.
    Ultima cosa: il fracking. Non voglio tediarvi con piagnistei ambientalisti. Voglio solo farvi notare che se siamo ridotti a sbriciolare tonnellate di roccia pur di spremerne fuori qualche costosissima goccia di petrolio, significa proprio che ci ritroviamo all'ultima spiaggia e che di giacimenti decenti non ce n'è più. Nulla come il fracking grida "Siamo al picco!".
    E dato che questa tecnica distrugge completamente suolo e acqua, fa anche un po' senso vedere gente che festeggia qualche anno in più di benzina, fregandosene se avrà poi da mangiare. Anzi, direi che è proprio un classico approccio psicologico da fine del mondo

 

 
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