Pagina 46 di 218 PrimaPrima ... 364546475696146 ... UltimaUltima
Risultati da 451 a 460 di 2175
  1. #451
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Oltre la metà dei pozzi da fracking negli USA sono in zone aride o a rischio siccità, con un consumo di acqua pari al fabbisogno di circa 800 milioni dipersone


    Le persone normali notano subito la contraddizioni in termini.

    Ma se stanno in zona aride, dove prendeno i "gazzillioni-ettolitri" di acqua??

    Come al solito Metabo, vai dall'insegnante di sostegno, che ti insegna l'ABC.

    Per chi e' dotato di un cervello e capire come il fenomeno sta impattando sull'economia e i rapporti geopolitici ecco qualche articolo:

    Shale Wealth Brings Texas Oil Boom - US News


    China Misses Output Targets as It Envies U.S. Shale Gas Success - Bloomberg

  2. #452
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Fracking lohnt sich nicht - Il fracking non conviene
    Fracking lohnt sich nicht - Il fracking non conviene


    13.01.14 | Silvia Liebrich (Sueddeitsche.de)
    L’euforia è scomparsa: il fracking finora non ha ripagato le aziende e gli investitori. I costi sono elevati, i guadagni bassi e per di più le riserve di gas di scisto sono minori di quanto supposto fin qui.
    Il boom del gas di scisto negli Stati Uniti porta ottimismo per l’economia. Energia – abbondante e a buon mercato – è una garanzia per la crescita. Ma l’euforia degli ultimi due anni potrebbe trasformarsi presto in disillusione. I nuovi dati mostrano che l’entusiasmo tra gli investitori per il fracking è già notevolmente ridotto.
    Complessivamente sono finiti solo 3,4 miliardi di $ in partecipazioni al gas di scisto e alla sua estrazione. Nell’anno precedente gli investitori avevano versato più del doppio. Questo si evidenzia dai dati che la società americana di consulenza IHS ha pubblicato. Rispetto al 2011 l’investimento nel 2013 si è ridotto addirittura ad un decimo. Per l’industria energetica americana è una battuta d’arresto.
    Per le imprese del settore energetico e i loro finanziatori il boom finora non ha dato i suoi frutti, assicurano gli esperti dell’IHS. (…) Meno capitali vengono rivolti ai giacimenti gasiferi del Nord America, meno viene estratto e prodotto. E questo potrebbe mettere una brusca fine all’era dell’energia a basso costo.
    “Se nel settore non è possibile guadagnare abbastanza, scoppia una bolla e l’energia diventerà presto più cara” avverte il fisico Werner Zittel, AD dell’indipendente Fondazione Ludwig Boelkow. “Non sarei sorpreso se questo avvenisse già quest’anno. Il sogno dell’energia a basso costo potrebbe svanire più rapidamente di quanto molti pensano”, dice Zittel.
    L’industria è così diventata vittima del suo stesso successo. Utilizzando il fracking le aziende sono riuscite a estrarre sempre più gas dalle rocce del sottosuolo e questo ha spinto i prezzi 2012 al valore più basso di sempre. Ciò che rallegra i consumatori e gli acquirenti, ma rovina il business degli investitori.
    Se i prezzi scendono, peggiorano i loro obiettivi di guadagno. Per questo motivo negli ultimi mesi si sono ritirati investitori, soprattutto europei e asiatici. Anche se i prezzi hanno avuto un leggero recupero nell’ultimo anno. Ma a Wall Street la disillusione sta crescendo. L’intero mercato è cambiato, lamentano gli analisti. Questo risulta evidente anche dal fatto che le partecipazioni e le acquisizioni si sono complessivamente dimezzate nel 2013. Shell ha dovuto ammortare due miliardi di dollari.
    Il calo dei prezzi produce buchi nei bilanci delle società di produzione. Esperi critici come Zittel ritengono che una larga parte delle riserve di gas di scisto siano state sovrastimate. Inoltre il gigante dell’energia anglo-olandese Shell ha dovuto, solo pochi mesi fa, procedere all’ammortamento di due miliardi di dollari sulle sue partecipazioni a giacimenti nord-americani. Anche concorrenti come BP, Encana e l’inglese BG Group hanno dovuto rivedere e abbassare i valori delle proprie partecipazioni al business del gas di scisto. E questo è vero anche per produttori più piccoli.
    Il professor Christian Growitsch dell’ Energiewirtschaftlichen Institut dell’ndtUniversità di Köln (EWI), tuttavia, non crede che, nonostante il crollo degli investimenti begli Stati Uniti, si debba fare i conti con un aumento dei prezzi. “Anche se i prezzi del gas non dovessero rimanere ai livelli molto bassi di oggi, non si dovrà necessariamente fare i conti con un drammatico aumento dei prezzi.” Anche se la produzione nel 2013 non è aumentata tanto come l’anno precedente, gli Stati Uniti nel complesso dispongono di considerevoli riserve di combustibili, gas e petrolio.
    Nelle previsioni per il 2014 che la EIA (Amministrazione per le informazioni sull’energia, ndt) ha appena presentato, il calo degli investimenti non gioca un ruolo importante. L’EIA prevede che la produzione di shale gas continuerà a crescere fino al 2040.
    Zittel ritiene questa previsione così come il calcolo delle riserve troppo ottimistica. Ha confrontato i valori della produzione di ogni singolo stato con i dati dell’EIA, trovando delle discrepanze.
    “C’è qualcosa che non torna”.
    L’agenzia federale ha assegnato un leggero aumento, quando alcuni stati come il Texas hanno dichiarato già dallo scorso anno un calo di produzione.
    “Questo non può essere vero” sostiene Zittel. “IL picco del boom del gas di scisto potrebbe essere già stato raggiunto oggi, se l’industria non destina robusti investimenti nell’estrazione e non può scavare molti nuovi pozzi.”
    Mentre gli Stati Uniti non vogliono rinunciare alle loro ottimistiche previsioni, la Commissione EU giovedì (2 gennaio 2014, ndt) ha corretto verso il basso le sue stime sulle riserve europee, passando da 15,8 miliardi di metri cubi di gas a soli 13,3 miliardi mi metri cubi. L’uso del gas di scisto in Europa è ancora lontano, ma l’economia e i partiti conservatori spingono per sfruttare queste riserve.
    In Germania ci sono progetti di fracking in stanby, perché ci sono notevoli rischi ambientali e grande resistenza da parte della popolazione. Il nuovo governo dovrà decidere nei prossimi mesi come procedere. Su una cosa tuttavia gli esperti concordano: le condizioni in questo paese renderanno l’estrazione molto più costosa che negli Stati Uniti.

  3. #453
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Pennsylvania’s unconventional wells produced 21 percent more gas in the second half of 2013 than they did in the first half, when 1.4 trillion cubic feet of gas flowed from the state’s shale wells. Operators are becoming more efficient, pulling more gas from shale even as they deploy fewer drilling rigs in the state, and more pipelines are being built to carry the gas to customers. An average of 59 rigs were operating in Pennsylvania in 2013, down from 84 in 2012 and 110 in 2011, according to rig counts from the field services company Baker Hughes.

    http://stateimpact.npr.org/pennsylvania/2014/02/19/pennsylvania-shale-production-continued-to-grow-in-2013/



    EIA: Better drilling, bigger wells driving Marcellus growth despite fewer rigs | StateImpact Pennsylvania

    Il know how tecnologico sta aumentando, tanto che nonostante siano calati il numero di pozzi, la produzione e' aumentata, non a caso come evidenzia la grafica sopra, si estrea piu' gas dal pozzo, molto di piu' rispetto a prima.
    I Prezzi stanno aumentand, ed entro l'anno dovrebbe essere annullata la legge che impedisce le esportazioni, quindi aprendo la via per i mercati dove lo stesso gas si paga 3 volte tanto.


    Domanda ed offerta in azione.
    Globalizzazione..... si grazie.

  4. #454
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Thursday, January 9, 2014

    Disney, il fracking e la protesta





    "The sole intent of the collaboration between Radio Disney and the nonprofit Rocking in Ohio educational initiative was to foster kids' interest in science and technology. Having been inadvertently drawn into a debate that has no connection with this goal, Radio Disney has decided to withdraw from the few remaining installments of the program"


    Radio Disney che annulla tutte le attivita' di propaganda da parte dei petrolieri per promuovere il fracking. Sono arrivate 75,000 firme da parte di residenti e genitori.

    Negli scorsi mesi Radio Disney ha visitato 26 localita' dell'Ohio per promuovere le virtu' del petrolio e del gas in Ohio.




    In Ohio i fraccanti hanno grandi aspirazioni. Il governatore John Kasich -- un repubblicano -- pensa che il fracking sara' la rinascita economica del suo stato e cosi' vorrebbe estendere la pratica ai terreni statali, inclusi i parchi e i campus universitari.

    I cimiteri, quelli invece li trivellano gia' in Ohio.

    Ovviamente non mancano siti di trattamento e di stoccaggio di acqua di risulta, contaminata e tossica, come non mancano casi di inquinamento delle falde acquifere secondo i dati riportati dall'Associated Press proprio qualche giorno fa. Non potevano neanche mancare una serie di terremoti, nella pressi della citta' di Youngstown, dovuti proprio alle attivita' di fracking e di reiniezione di materiale di scarto nel sottosuolo.

    Ma al govenatore questo non importa, come non importano le proteste che si moltiplicano in tutti gli stati USA, incluso l'Ohio con persone che non vogliono piu' sentirne di acqua inquinata e di aria malsana.

    E cosi' arriva l'idea geniale: "Rocking in Ohio", sponsorizzato dalle ditte del fracking per "sensibilizzare" ed "istruire" i ragazzi delle scuole elementari sulla bonta' delle trivelle. Il programma e' partito da Cleveland e fa parte dell' "Ohio and Gas Energy Education Program" con il benestare del sistema scolastico dell'Ohio.

    Nel programma si mostra ai ragazzi come funzionano gli le trivellazioni e gli oleodotti. Ai ragazzi viene chiesto di costruire un oleodotto con le cannuccie e di farci passare delle palline. Chi arriva piu' lontano vince. A coreografare il tutto le musiche, i balli e i personaggi della Disney.

    L'idea dei fraccanti era di partire dall'Ohio e di allargare il tour ad altri stati USA se ci fosse stato successo.

    Non e' la prima volta che questa "informazione" di parte viene propagandata dai petrolieri, e che i trivellanti cercano di fare breccia sulle menti dei piu' giovani sperando che questo si trasformi in una sorta di accettazione delle trivelle a vita.

    Ma e' la prima volta che di mezzo c'e' Walt Disney, ditta cosi nota e cosi amata dai ragazzi.

    E' stato un boomerang.

    Appena Al Jazeera ha denunciato il tutto, la Walt Disney, gli uffici governativi dell'Ohio, e le scuole interessate sono state inondate di messaggi da parte di cittadini, mamme e persone scandalizzate dall'indottrinamento degli alunni.

    In poche ore sono state raccolte 75,000 firme di protesta contro la propaganda petrolifera.

    Il risultato? Il 9 Gennaio 2014 Radio Disney si e' dissociata dalle dimostrazioni pro-fracking, ed ha annullato tutti i concerti rimanenti.

    E in Italia?

    In Italia non c'e' bisogno di scomodare Radio Disney.

    L'ENI controlla il 100% dell'Agenzia Giornalistica Italiana, una delle piu' grandi agenzie di stampa del paese. Ha o ha avuto, direttamente o attraverso la Fondazione Eni Enrico Mattei o la sua patinata rivista OIL, partnership con Jovanotti, con i giornalisti Lucia Annunziata, Federico Rampini e Carlo Rossella, con Rocco Papaleo, con Joaquin Navarro Valls a suo tempo direttore dell'Ufficio Stampa del Vaticano, con le case editrici Feltrinelli e Rizzoli, con docenti della Bocconi, e della Scuola di Giornalismo dell'Universita' Cattolica di Milano e diversi altri rami del nostro vivere civile.

  5. #455
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Apr 2009
    Località
    Helvetia
    Messaggi
    66,182
     Likes dati
    19,077
     Like avuti
    24,966
    Mentioned
    959 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Il fracking e' merda e chi lo propone e'una merda.
    Poi ScaroggEni e' la piu' merda di tutti.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  6. #456
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Effetto Risorse: Il Fracking si frattura
    Il Fracking si frattura


    Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR

    Immagine da El Mono Político, fracking-for-Web | EL MONO POLÍTICO

    Di Antonio Turiel

    Cari lettori,

    la bolla del fracking sta giungendo alla sua fine. Già qualche mese fa analizzavamo la bassa redditività del gas e del petrolio sfruttati con questo metodo e l'assurdità economica del loro sfruttamento (specialmente nel caso del gas) e prevedevamo per niente luminoso per il loro sfruttamento, tanto negli Stati Uniti quanto nel resto del mondo. In solo nove mesi molti dei cattivi presagi sull'evoluzione dei giacimenti sfruttati mediante il fracking si sono andati confermando e tutta la bolla finanziaria montata intorno ad esso, sostenuta dall'inganno secondo il quale gli Stati Uniti saranno presto autosufficienti energeticamente è sul punto di sgretolarsi. Ricapitoliamo.

    Cominciamo dalle denunce dell'industria stessa, ingannata dalle promesse alimentate dagli speculatori. Se già nell'agosto dello scorso anno Rex Tillerson, amministratore delegato di Exxon Mobile, denunciava al New York Times che nell'affare del gas da fracking “abbiamo tutti perso anche le mutande”, quest'anno è stata la volta di Peter Voser, nel momento in cui ha smesso di essere amministratore delegato della Shell, di riconoscere al Financial Times che la cosa di cui si pentiva di più era quella di essersi messo nel fracking . Il fatto è che nella frenesia del fracking negli Stati Uniti è stato reso prioritario il denaro liquido immediato davanti alla redditività a lungo periodo, dando per scontate condizioni economiche (che costi si sarebbero abbassati e che i prezzi sarebbero saliti) che alla fine non si sono verificate. I prezzi non salgono perché il consumo di gas naturale, dopo un leggero rialzo durante gli ultimi anni, sembra aver raggiunto il tetto e nell'ultimo anno si mantiene simile all'anno scorso, persino leggermente inferiore, se guardiamo i dati del consumo mensile della EIA del Governo degli Stati Uniti.

    Pensate inoltre che il consumo annuale cresceva soprattutto perché lo faceva il consumo a valle, nel periodo di minor consumo – l'estate – perché il gas è meno caro in quel momento, il che ovviamente rendeva difficile rendere redditizio l'investimento. I fatti mal si addicono con certa propaganda interessata sulla rivoluzione dello shale gas in America e con l'inganno secondo il quale i prezzi si trovano grazie ad essa ai minimi storici.

    Il fatto è che il costo della produzione di gas da fracking non è solo 2 o 3 volte superiore al prezzo attuale di vendita negli Stati Uniti (era necessario vendere il gas a più di 8 dollari ogni 1000 piedi cubici di gas perché tornassero i conti col fracking); il fatto è che lo sforzo necessario a mantenere i livelli produttivi attuali porta ad dover perforare sempre più pozzi ed un ritmo sempre più veloce, esponenziale, il che incrementa i costi reali ancora di più. Cosicché prima o poi doveva succedere ciò che sta succedendo, cioè che alcune delle formazioni più ricche di gas di roccia poco porosa (prima dicevamo gas di scisto ma non è il termine giusto per shale gas; in ogni caso, stiamo parlando del gas che si estrae per mezzo del fracking) stanno già cominciando a declinare. Peak shale gas.


    Come mostra il grafico sopra di queste sopra queste linee, tratte da un eccellente articolo del miglior blog in lingua francese sul problema delle risorse naturali, Oil Man, le formazioni di Haynesville e Barnett, le due più produttive di gas di roccia poco porosa, sono giunte a loro rispettivi picchi di produzione in dicembre e novembre del 2011, rispettivamente. La stampa convenzionale americana comincia a farsi eco di ciò che sono dati e specula su quando aspettarsi che l'ultima grande formazione, Marcellus, entri in declino.

    Naturalmente i promotori di questo tipo di estrazione diranno che si può aumentare la produzione se si investe di più, cosa che si dovrebbe fare con decisione perché, secondo loro, è la fonte energetica del futuro. In realtà si può dire lo stesso del petrolio convenzionale o di qualsiasi altra risorsa che giunge al proprio picco: è sempre vero che investendo di più si può estrarre più gas, petrolio, carbone e uranio. Il problema è che sia redditizio, cosa che, come abbiamo già spiegato, dipende dall'EROEI (redditività energetica, insomma) nonostante che, a quanto sembra, gli economisti non riescono a comprendere un concetto così semplice, ma che si scontra coi loro pregiudizi su come dovrebbe funzionare il mondo per adattarsi ai loro desideri. E' questo tipo di argomentazione sbagliata quella che porta a vendere come cosa praticamente fatta il miracolo che non arriva del petrolio da acqua ultra profonde del Brasile o della futura produzione di petrolio da Vaca Muerta in Argentina che dovrebbe invertire il declino terminale della produzione di petrolio della nazione andina. Menzogne per il consumo locale, cinismo nell'era del declino.

    Per chi non capisca che si possa estrarre il gas di roccia poco porosa nonostante in esso si perdano ingenti quantità di denaro (10.000 milioni di euro solo nel 2012, come mostrava Dave Hughes nell'articolo apparso su Nature questo febbraio) raccomando di guardare i video della serie Frackonomics, al primo dei quali si accede seguendo il link che ho messo nel nome. La questione è semplice: “si tratta di una bolla finanziaria orchestrata da Wall Street”, nelle parole di Deborah Rogers dell'Energy Policy Forum. Se volete più dati sulla farsa dello shale gas e dello shale oil (del quale parleremo ora) non mancate di visitare il sito ShaleBubble.org.

    E cosa succede al petrolio di roccia poco porosa? Questa risorsa non è stata identificata in Europa (qui si parla solo di shale gas), perché i suoi giacimenti sono molto meno numerosi. Come spiegavamo nel post di inizio anno, il petrolio leggero di roccia compatta è redditizio in modo marginale; non darà grandi benefici, ma almeno ne dà qualcuno, non come il gas naturale di roccia poco porosa (l'economia dello shale gas, ad essere onesti, è un po' più complessa visto che i liquidi associati che appaiono in alcuni giacimenti rendono effettivamente redditizie alcune piattaforme). Tuttavia, le prospettive della sua produzione non sono tanto allegre come quelle dello shale gas: persino la IEA riconosce nei suoi rapporti che la sua produzione sarà sempre marginale (come abbiamo già detto in questo blog). Persino coloro che scommettono su un futuro luminoso per lo shale oil, come Goldman Sachs in un recente rapporto, riconoscono che la sua produzione arriverà al massimo al 2022:



    Tuttavia, una volta che i posti migliori (sweet spots) sono stati sfruttati quello che rimane è più difficile e più caro da estrarre e meno redditizio. Se già per lo shale oil era necessario un prezzo al barile superiore agli 80 dollari, nella misura in cui passa il tempo il prezzo minimo sale finché a un certo momento non lontano questi giacimenti smetteranno di essere redditizi. E per non lontano intendo dire ora: anche se alcuni gestori famosi continuano a lodare gli incredibili vantaggi del fracking, la cosa certa è che il numero di pozzi attivi nella formazione di Bakken (la più produttiva proprio in questo momento) sembrano aver raggiunto un massimo a settembre dell'anno scorso (e ancora a novembre veniva negato), come mostra il grafico seguente, ancora una volta grazie a Oil Man:




    Di nuovo la stessa argomentazione: con più investimenti uscirà fuori più petrolio, senza tenere conto che questo aumento di investimento può renderlo non redditizio e che logicamente gli investitori rifuggono gli investimenti non redditizi. Dave Hughes fa una stima più realistica di quello che ci si può aspettare dal petrolio di roccia compatta negli Stati Uniti:






    Cioè, a seconda se si riesce ad aggiungere più o meno pozzi nuovi ogni anno il peak shale oil o punto di produzione massima di questo tipo di risorsa sarà nel 2015-2017. Non è un gran cambiamento, in ogni caso e il suo arrivo seppellirà tutti i sogni di indipendenza energetica degli Stati Uniti. E i problemi potrebbero arrivare prima: un articolo recente mette in guardia rispetto al fatto che la produzione dei pozzi di petrolio di roccia compatta attualmente in estrazione crolla di 63.000 barili al giorno in meno ogni mese e ogni volta crolla più rapidamente.



    Immagine da SRSrocco Report

    Il che non è proprio poco se si tiene in considerazione che equivale al 71% della nuova produzione.



    Immagine da SRSrocco Report


    Entro poco tempo, forse in un paio di mesi, la nuova produzione non potrebbe già più compensare il declino dei pozzi già attivi: è come correre su un tapis roulant. Tutto questo sembra dare ragione a Dave Hughes ed alle sue stime di quando avverrà il picco del petrolio di roccia compatta.


    Le conseguenze di questa festa del fracking sono, naturalmente, molto negative. I gruppi anti fracking di solito si focalizzano sul problema dell'impatto ambientale, soprattutto sotto forma di inquinamento. Alla fine dei conti si devono iniettare ingenti quantità di acqua combinata a prodotti chimici abbastanza aggressivi e la maggior parte di quest'acqua torna in superficie, dove deve essere trattata o semplicemente immagazzinata. Questo aumenta lo stress idrico delle zone di perforazione (in Texas c'è una guerra aperta fra l'industria del fracking e gli agricoltori e gli allevatori) e aumenta il rischio che quest'acqua inquinata arrivi ad esaurirsi se non viene trattata in modo corretto (il che, dato l'ingente consumo e il ritmo frenetico, non è per nulla facile). Dall'altra parte, nonostante il tanto insistere sul fatto che le zone di frattura idraulica sono molto più profonde della falda acquifera e che la cassaforma della perforazione isola perfettamente la falda dalla penetrazione di sostanze chimiche che salgono e scendono, la cosa certa è che si sa che entro 5 anni almeno il 50% delle perforazioni presentano fessurazioni. L'effetto a lungo termine di questo inquinamento persistente pertanto è sconosciuto, data l'applicazione recente su ampia scala di questa tecnica.


    Meno conosciuto è il fatto è il fatto che il fracking è un incubo logistico con un grande impatto ambientale più convenzionale a livello superficiale. Le forniture per mantenere la frenetica attività arrivano via strada, in camion carichi di acqua, sabbia e prodotti chimici e nella maggior parte dei siti la scarsa produzione dei singoli pozzi (alcune decine di barili di petrolio al giorno, nel caso del tight oil) fa sì che persino il petrolio e il gas risultante venga trasportato via camion. Questo implica fare grandi piattaforme logistiche, con un grande impatto sul territorio ed altri problemi associati al traffico così intenso (gli incidenti possono essere abbastanza gravi). Ovviamente nessuno paga queste esternalità ambientali. Tuttavia, ci sono altre esternalità che possono portare che possono portare a breve termine alla bancarotta piccole comunità. Come spiega Deborah Rogers, alcune contee del Texas si vedono obbligate a tenere le strade continuamente dissestate a causa dell'intenso traffico pesante che vi transita grazie a fracking e le tasse che raccolgono non coprono nemmeno lontanamente questa spesa, fino al punto di poter distruggere le casse delle contee. La cosa curiosa della Texas Railroad Commission’s Eagle Ford Shale Task Force che ha analizzato la questione è che implicitamente assume che l'affare smetta di essere redditizio. Quindi, ciò che viene venduto come un nuovo Eldorado può presupporre non solo la rovina ambientale – e quindi economica – a lungo termine, ma persino direttamente quella economica a breve termine nelle comunità dove viene impiantato.


    Il fiasco del fracking è una sorpresa, un bel sogno nel quale alcuni imprenditori hanno creduto in buona fede ma che la realtà ha smentito? Be', in realtà no: una velina al New York Times ha rivelato che già nel 2010 i funzionari del Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti opinavano che era molto difficile che lo shale gas o lo shale oil sarebbero mai arrivati ad essere redditizi. Si potrebbe persino parlare di manipolazione dell'informazione per favorire un determinato affare speculativo, nel quale i promotore gonfiano le aspettative mentre i responsabili dell'amministrazione guardano dall'altra parte finché non esplode tutto. Bene, la stessa cosa della bolla immobiliare che, come i cattivi seriali ora torna con forza in tutto il mondo.


    Riassumendo questo lungo post: le risorse estratte mediante fracking si sono potute estrarre soltanto negli Stati Uniti grazie alla forza del dollaro come moneta di riserva e per un tempo limitato. Si fa importando energia incorporata nei materiali usati ed esportando inflazione e miseria, ma ma nemmeno così si riesce a farlo durare molto tempo. Ed ovviamente un tale schema non è fattibile nemmeno lontanamente in Europa.



    Dimentichi della sempre più evidente decadenza di questo tipo di estrazione negli Stati Uniti, in Spagna uno degli ultimi movimenti dei gruppi pro fracking è stato quello di tirar fuori di lode dei sui benefici e di minimizzazione dei suoi problemi. Intanto, decine di gruppi locali contro il fracking, si mobilitano per cercare di bloccare i permessi. La battaglia è sempre più amara , ma a queste latitudini è chiaro che la prima parte può solo perdere, anche se questo non significa che la seconda vinca. In realtà la cosa più facile è che tutto il mondo perda se non si impone il buon senso.


    Saluti.
    AMT

  7. #457
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    29 Jun 2009
    Località
    Tv
    Messaggi
    16,510
     Likes dati
    4,344
     Like avuti
    5,159
    Mentioned
    22 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Alle cacchiate non c'e mai fine !!!
    quelle che posti tu di sicuro..

  8. #458
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Effetto Risorse: Il Fracking si frattura

    martedì 7 gennaio 2014


    Il Fracking si frattura

    Posted by Massimiliano Rupalti

    Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR

    Immagine da El Mono Político, fracking-for-Web | EL MONO POLÍTICO

    Di Antonio Turiel

    Cari lettori,

    la bolla del fracking sta giungendo alla sua fine. Già qualche mese fa analizzavamo la bassa redditività del gas e del petrolio sfruttati con questo metodo e l'assurdità economica del loro sfruttamento (specialmente nel caso del gas) e prevedevamo per niente luminoso per il loro sfruttamento, tanto negli Stati Uniti quanto nel resto del mondo. In solo nove mesi molti dei cattivi presagi sull'evoluzione dei giacimenti sfruttati mediante il fracking si sono andati confermando e tutta la bolla finanziaria montata intorno ad esso, sostenuta dall'inganno secondo il quale gli Stati Uniti saranno presto autosufficienti energeticamente è sul punto di sgretolarsi. Ricapitoliamo.

    Cominciamo dalle denunce dell'industria stessa, ingannata dalle promesse alimentate dagli speculatori. Se già nell'agosto dello scorso anno Rex Tillerson, amministratore delegato di Exxon Mobile, denunciava al New York Times che nell'affare del gas da fracking “abbiamo tutti perso anche le mutande”, quest'anno è stata la volta di Peter Voser, nel momento in cui ha smesso di essere amministratore delegato della Shell, di riconoscere al Financial Times che la cosa di cui si pentiva di più era quella di essersi messo nel fracking . Il fatto è che nella frenesia del fracking negli Stati Uniti è stato reso prioritario il denaro liquido immediato davanti alla redditività a lungo periodo, dando per scontate condizioni economiche (che costi si sarebbero abbassati e che i prezzi sarebbero saliti) che alla fine non si sono verificate. I prezzi non salgono perché il consumo di gas naturale, dopo un leggero rialzo durante gli ultimi anni, sembra aver raggiunto il tetto e nell'ultimo anno si mantiene simile all'anno scorso, persino leggermente inferiore, se guardiamo i dati del consumo mensile della EIA del Governo degli Stati Uniti.

    Pensate inoltre che il consumo annuale cresceva soprattutto perché lo faceva il consumo a valle, nel periodo di minor consumo – l'estate – perché il gas è meno caro in quel momento, il che ovviamente rendeva difficile rendere redditizio l'investimento. I fatti mal si addicono con certa propaganda interessata sulla rivoluzione dello shale gas in America e con l'inganno secondo il quale i prezzi si trovano grazie ad essa ai minimi storici.

    Il fatto è che il costo della produzione di gas da fracking non è solo 2 o 3 volte superiore al prezzo attuale di vendita negli Stati Uniti (era necessario vendere il gas a più di 8 dollari ogni 1000 piedi cubici di gas perché tornassero i conti col fracking); il fatto è che lo sforzo necessario a mantenere i livelli produttivi attuali porta ad dover perforare sempre più pozzi ed un ritmo sempre più veloce, esponenziale, il che incrementa i costi reali ancora di più. Cosicché prima o poi doveva succedere ciò che sta succedendo, cioè che alcune delle formazioni più ricche di gas di roccia poco porosa (prima dicevamo gas di scisto ma non è il termine giusto per shale gas; in ogni caso, stiamo parlando del gas che si estrae per mezzo del fracking) stanno già cominciando a declinare. Peak shale gas.


    Come mostra il grafico sopra di queste sopra queste linee, tratte da un eccellente articolo del miglior blog in lingua francese sul problema delle risorse naturali, Oil Man, le formazioni di Haynesville e Barnett, le due più produttive di gas di roccia poco porosa, sono giunte a loro rispettivi picchi di produzione in dicembre e novembre del 2011, rispettivamente. La stampa convenzionale americana comincia a farsi eco di ciò che sono dati e specula su quando aspettarsi che l'ultima grande formazione, Marcellus, entri in declino.

    Naturalmente i promotori di questo tipo di estrazione diranno che si può aumentare la produzione se si investe di più, cosa che si dovrebbe fare con decisione perché, secondo loro, è la fonte energetica del futuro. In realtà si può dire lo stesso del petrolio convenzionale o di qualsiasi altra risorsa che giunge al proprio picco: è sempre vero che investendo di più si può estrarre più gas, petrolio, carbone e uranio. Il problema è che sia redditizio, cosa che, come abbiamo già spiegato, dipende dall'EROEI (redditività energetica, insomma) nonostante che, a quanto sembra, gli economisti non riescono a comprendere un concetto così semplice, ma che si scontra coi loro pregiudizi su come dovrebbe funzionare il mondo per adattarsi ai loro desideri. E' questo tipo di argomentazione sbagliata quella che porta a vendere come cosa praticamente fatta il miracolo che non arriva del petrolio da acqua ultra profonde del Brasile o della futura produzione di petrolio da Vaca Muerta in Argentina che dovrebbe invertire il declino terminale della produzione di petrolio della nazione andina. Menzogne per il consumo locale, cinismo nell'era del declino.

    Per chi non capisca che si possa estrarre il gas di roccia poco porosa nonostante in esso si perdano ingenti quantità di denaro (10.000 milioni di euro solo nel 2012, come mostrava Dave Hughes nell'articolo apparso su Nature questo febbraio) raccomando di guardare i video della serie Frackonomics, al primo dei quali si accede seguendo il link che ho messo nel nome. La questione è semplice: “si tratta di una bolla finanziaria orchestrata da Wall Street”, nelle parole di Deborah Rogers dell'Energy Policy Forum. Se volete più dati sulla farsa dello shale gas e dello shale oil (del quale parleremo ora) non mancate di visitare il sito ShaleBubble.org.

    E cosa succede al petrolio di roccia poco porosa? Questa risorsa non è stata identificata in Europa (qui si parla solo di shale gas), perché i suoi giacimenti sono molto meno numerosi. Come spiegavamo nel post di inizio anno, il petrolio leggero di roccia compatta è redditizio in modo marginale; non darà grandi benefici, ma almeno ne dà qualcuno, non come il gas naturale di roccia poco porosa (l'economia dello shale gas, ad essere onesti, è un po' più complessa visto che i liquidi associati che appaiono in alcuni giacimenti rendono effettivamente redditizie alcune piattaforme). Tuttavia, le prospettive della sua produzione non sono tanto allegre come quelle dello shale gas: persino la IEA riconosce nei suoi rapporti che la sua produzione sarà sempre marginale (come abbiamo già detto in questo blog). Persino coloro che scommettono su un futuro luminoso per lo shale oil, come Goldman Sachs in un recente rapporto, riconoscono che la sua produzione arriverà al massimo al 2022:



    Tuttavia, una volta che i posti migliori (sweet spots) sono stati sfruttati quello che rimane è più difficile e più caro da estrarre e meno redditizio. Se già per lo shale oil era necessario un prezzo al barile superiore agli 80 dollari, nella misura in cui passa il tempo il prezzo minimo sale finché a un certo momento non lontano questi giacimenti smetteranno di essere redditizi. E per non lontano intendo dire ora: anche se alcuni gestori famosi continuano a lodare gli incredibili vantaggi del fracking, la cosa certa è che il numero di pozzi attivi nella formazione di Bakken (la più produttiva proprio in questo momento) sembrano aver raggiunto un massimo a settembre dell'anno scorso (e ancora a novembre veniva negato), come mostra il grafico seguente, ancora una volta grazie a Oil Man:




    Di nuovo la stessa argomentazione: con più investimenti uscirà fuori più petrolio, senza tenere conto che questo aumento di investimento può renderlo non redditizio e che logicamente gli investitori rifuggono gli investimenti non redditizi. Dave Hughes fa una stima più realistica di quello che ci si può aspettare dal petrolio di roccia compatta negli Stati Uniti:






    Cioè, a seconda se si riesce ad aggiungere più o meno pozzi nuovi ogni anno il peak shale oil o punto di produzione massima di questo tipo di risorsa sarà nel 2015-2017. Non è un gran cambiamento, in ogni caso e il suo arrivo seppellirà tutti i sogni di indipendenza energetica degli Stati Uniti. E i problemi potrebbero arrivare prima: un articolo recente mette in guardia rispetto al fatto che la produzione dei pozzi di petrolio di roccia compatta attualmente in estrazione crolla di 63.000 barili al giorno in meno ogni mese e ogni volta crolla più rapidamente.



    Immagine da SRSrocco Report

    Il che non è proprio poco se si tiene in considerazione che equivale al 71% della nuova produzione.



    Immagine da SRSrocco Report


    Entro poco tempo, forse in un paio di mesi, la nuova produzione non potrebbe già più compensare il declino dei pozzi già attivi: è come correre su un tapis roulant. Tutto questo sembra dare ragione a Dave Hughes ed alle sue stime di quando avverrà il picco del petrolio di roccia compatta.


    Le conseguenze di questa festa del fracking sono, naturalmente, molto negative. I gruppi anti fracking di solito si focalizzano sul problema dell'impatto ambientale, soprattutto sotto forma di inquinamento. Alla fine dei conti si devono iniettare ingenti quantità di acqua combinata a prodotti chimici abbastanza aggressivi e la maggior parte di quest'acqua torna in superficie, dove deve essere trattata o semplicemente immagazzinata. Questo aumenta lo stress idrico delle zone di perforazione (in Texas c'è una guerra aperta fra l'industria del fracking e gli agricoltori e gli allevatori) e aumenta il rischio che quest'acqua inquinata arrivi ad esaurirsi se non viene trattata in modo corretto (il che, dato l'ingente consumo e il ritmo frenetico, non è per nulla facile). Dall'altra parte, nonostante il tanto insistere sul fatto che le zone di frattura idraulica sono molto più profonde della falda acquifera e che la cassaforma della perforazione isola perfettamente la falda dalla penetrazione di sostanze chimiche che salgono e scendono, la cosa certa è che si sa che entro 5 anni almeno il 50% delle perforazioni presentano fessurazioni. L'effetto a lungo termine di questo inquinamento persistente pertanto è sconosciuto, data l'applicazione recente su ampia scala di questa tecnica.


    Meno conosciuto è il fatto è il fatto che il fracking è un incubo logistico con un grande impatto ambientale più convenzionale a livello superficiale. Le forniture per mantenere la frenetica attività arrivano via strada, in camion carichi di acqua, sabbia e prodotti chimici e nella maggior parte dei siti la scarsa produzione dei singoli pozzi (alcune decine di barili di petrolio al giorno, nel caso del tight oil) fa sì che persino il petrolio e il gas risultante venga trasportato via camion. Questo implica fare grandi piattaforme logistiche, con un grande impatto sul territorio ed altri problemi associati al traffico così intenso (gli incidenti possono essere abbastanza gravi). Ovviamente nessuno paga queste esternalità ambientali. Tuttavia, ci sono altre esternalità che possono portare che possono portare a breve termine alla bancarotta piccole comunità. Come spiega Deborah Rogers, alcune contee del Texas si vedono obbligate a tenere le strade continuamente dissestate a causa dell'intenso traffico pesante che vi transita grazie a fracking e le tasse che raccolgono non coprono nemmeno lontanamente questa spesa, fino al punto di poter distruggere le casse delle contee. La cosa curiosa della Texas Railroad Commission’s Eagle Ford Shale Task Force che ha analizzato la questione è che implicitamente assume che l'affare smetta di essere redditizio. Quindi, ciò che viene venduto come un nuovo Eldorado può presupporre non solo la rovina ambientale – e quindi economica – a lungo termine, ma persino direttamente quella economica a breve termine nelle comunità dove viene impiantato.



    Il fiasco del fracking è una sorpresa, un bel sogno nel quale alcuni imprenditori hanno creduto in buona fede ma che la realtà ha smentito? Be', in realtà no: una velina al New York Times ha rivelato che già nel 2010 i funzionari del Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti opinavano che era molto difficile che lo shale gas o lo shale oil sarebbero mai arrivati ad essere redditizi. Si potrebbe persino parlare di manipolazione dell'informazione per favorire un determinato affare speculativo, nel quale i promotore gonfiano le aspettative mentre i responsabili dell'amministrazione guardano dall'altra parte finché non esplode tutto. Bene, la stessa cosa della bolla immobiliare che, come i cattivi seriali ora torna con forza in tutto il mondo.


    Riassumendo questo lungo post: le risorse estratte mediante fracking si sono potute estrarre soltanto negli Stati Uniti grazie alla forza del dollaro come moneta di riserva e per un tempo limitato. Si fa importando energia incorporata nei materiali usati ed esportando inflazione e miseria, ma ma nemmeno così si riesce a farlo durare molto tempo. Ed ovviamente un tale schema non è fattibile nemmeno lontanamente in Europa.



    Dimentichi della sempre più evidente decadenza di questo tipo di estrazione negli Stati Uniti, in Spagna uno degli ultimi movimenti dei gruppi pro fracking è stato quello di tirar fuori di lode dei sui benefici e di minimizzazione dei suoi problemi. Intanto, decine di gruppi locali contro il fracking, si mobilitano per cercare di bloccare i permessi. La battaglia è sempre più amara , ma a queste latitudini è chiaro che la prima parte può solo perdere, anche se questo non significa che la seconda vinca. In realtà la cosa più facile è che tutto il mondo perda se non si impone il buon senso.


    Saluti.
    AMT

  9. #459
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    08 Oct 2012
    Messaggi
    8,720
     Likes dati
    820
     Like avuti
    4,220
    Mentioned
    39 Post(s)
    Tagged
    9 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Terremoto Emilia-Romagna: la rivista Science ammette la possibilità che sia colpa dell’uomo






    11 aprile 2014 - 18:44

    Terremoto Emilia Romagna del 2012: per la rivista americana Science la colpa potrebbe essere nelle trivellazioni sotterranee

    La notizia è iniziata a circolare oggi e ha iniziato a fare il giro d’Europa e del mondo. Secondo la rivista americanaScience, il terremoto in Emilia-Romagna sarebbe dovuto all’attività dell’uomo, in particolar modo alle trivellazioni sotterranee di petrolio e gas naturale. Parte dei risultati di quest’analisi effettuata dalla famosissima rivista Science sono stati resi noti questa mattina, e i dati non escludono la possibilità che il terremoto sia stato originato dalle trivellazioni petrolifere nella zona di di Rivara, nei pressi dell’epicentro (20 chilometri) della scossa che ha colpito l’Emilia il 20 maggio, causando la morte di 27 persone (entrambe le scosse di terremoto).Terremoto in Emilia
    CLICCA QUI PER INFORMAZIONI SULLO SCIAME SISMICO
    Tutte le principali testate giornalistiche italiane ne parlano, citiamo qui di seguito alcuni pezzi del Corriere della Sera e della Repubblica. Ricordiamo a tutti che la rivistaSCIENCE non ammette che sia colpa dell’uomo, ma non esclude che questa possa essere una validissima pista su cui indagare. La rivista americana, che ha potuto leggere in anteprima le conclusioni, parla di esperti che scartano la possibilità che sia stata l’indagine invasiva effettuate nel deposito di gas vicino all’abitato di Rivara, a una ventina di chilometri dall’epicentro del terremoto, perchè non è questo il sito incriminato. Secondo le ricerche della rivista Science e del suo Equipe di scienziati sarebbe un altro giacimento ad essere incriminato, quello di Cavone e di proprietà della Gas Plus. Di per se i cambiamenti di pressione sulla crosta terrestre e dovuti alla rimozione del petrolio greggio e alla successiva iniezione di fluidi affinché il flusso di materiale non avrebbero causato la tragedia, dice il comunicato della rivista, ma non si può escludere che la faglia vicina sia stata involontariamente “stuzzicata”, con innesco dell’attività sismica che ha poi iniziato a muoversi sempre verso est.


    Terremoto Emilia-Romagna: la rivista Science ammette la possibilità che sia colpa dell?uomo - C.M.I.

  10. #460
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    La Casa Bianca mente all’UE sulle forniture di gas dagli USA
    di William Engdahl - 08/04/2014

    Fonte: aurorasito


    La Casa Bianca e il dipartimento di Stato con faccia di bronzo hanno fatto promesse ai governi dell’UE sulla capacità degli Stati Uniti di fornire abbastanza gas da sostituire quello fornito dai russi. Le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Obama e del segretario di Stato John Kerry sono così palesemente false da tradire una disperazione incredibile a Washington sulla situazione in Ucraina contro Mosca. O suggerisce che Washington è così al di fuori da qualsiasi realtà fattuale, che semplicemente ignora ciò che dice. In entrambi i casi, si dimostra un partner diplomatico inaffidabile per l’UE. Dopo il suo recente incontro con i capi dell’UE, Obama ha fatto una dichiarazione incredibile sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) segretamente negoziato, a porte chiuse, dalle grandi multinazionali per facilitare agli Stati Uniti l’esportazione di gas in Europa contribuendo a ridurne la dipendenza dall’energia russa: “Una volta attuato l’accordo commerciale, i titoli dei progetti d’esportazione del gas naturale liquefatto per l’Europa saranno molto più semplici, qualcosa di ovviamente rilevante nel contesto geopolitico attuale“, ha dichiarato Obama. Quel po’ di opportunismo politico per cercare di sostenere i colloqui in stallo sul TTIP, giocando sui timori europei di perdere il gas russo dopo il colpo di Stato orchestrato in Ucraina il 22 febbraio, ignora il fatto che il problema d’inviare il gas di scisto dagli Stati Uniti all’UE non riguarda l’alleggerimento delle procedure di autorizzazione del GNL negli USA e nell’UE. In altre recenti dichiarazioni, riferendosi al recente boom del gas di scisto non convenzionale negli Stati Uniti, Obama e Kerry hanno affermato che gli Stati Uniti potrebbero sostituire tutto il gas russo per l’UE, una bugia irrealistica. Alla riunione di Bruxelles, Obama ha detto ai capi europei che dovrebbero importare gas di scisto dagli Stati Uniti sostituendo quello russo. Ma qui c’è un problema enorme. La fallimentare rivoluzione del gas di scisto
    Numero uno, la “rivoluzione dello shale gas” negli Stati Uniti è fallito. Il drammatico aumento della produzione di gas naturale degli Stati Uniti con il “fracking” o l’estrazione del gas dalle formazioni di roccia di scisto è stato abbandonato dalle maggiori compagnie energetiche come Shell e BP, essendo antieconomico. Shell ha appena annunciato una forte riduzione della sua esposizione nello sviluppo del gas di scisto negli Stati Uniti. Shell vende i suoi contratti di locazione su circa 700000 ettari di terre di gas di scisto, nelle principali aree di gas di scisto di Texas, Pennsylvania, Colorado e Kansas, e dice che può sbarazzarsene di altri per fermare le perdite dovute al gas di scisto. Il CEO di Shell, Ben van Beurden, ha dichiarato: “La gestione finanziaria non è francamente accettabile… alcune delle nostre puntate esplorative non hanno semplicemente prodotto nulla“. Una sintesi utile dell’illusione sul gas di scisto viene da una recente analisi dei risultati di diversi anni di estrazione di gas di scisto negli Stati Uniti da parte dell’analista David Hughes, che osserva, “la produzione di gas di scisto è cresciuta in modo esplosivo arrivando a quasi il 40 per cento della produzione di gas naturale degli Stati Uniti. Tuttavia, la produzione è stagnante dal dicembre 2011; l’ottanta per cento della produzione di gas di scisto proviene da cinque campi, molti dei quali in declino. I tassi molto elevati del declino dei pozzi di gas di scisto richiedono input continui di capitale stimati in 42 miliardi dollari all’anno per perforare più di 7000 pozzi, solo per mantenere la produzione. In confronto, il valore del gas di scisto prodotto nel 2012 è stato di appena 32,5 miliardi di dollari“. Quindi Obama è stato ingannato dai suoi consiglieri sul vero stato delle forniture di gas di scisto negli Stati Uniti, o mente volontariamente. Il primo è più probabile.
    Il secondo problema con l’”offerta” degli Stati Uniti di gas all’UE per sostituire il gas russo, è il fatto che richiede una enorme e costosa infrastruttura costruendo nuovi terminali per il gas naturale liquefatto, in grado di gestire le enormi supercisterne di GNL per portarlo negli altrettanto enormi terminali GNL nei porti dell’UE. Il problema è che a causa di varie leggi statunitensi sull’esportazione di beni energetici e l’approvvigionamento nazionale, non esistono terminali di liquefazione di GNL operativi negli Stati Uniti. L’unico attualmente in costruzione è il terminale ricevente Sabine Pass GNL, a Cameron Parish in Louisiana, di proprietà della Cheniere Energy, dove John Deutch, ex-capo della CIA, siede nel CdA. Il problema con il terminale Sabine Pass GNL è che la maggior parte del gas è stato pre-contrattato da coreani, indiani ed altri clienti asiatici, non dall’UE. Il secondo problema è che anche vi fosse un’enorme capacità nei porti da poter sostituire le forniture russe di gas all’UE, ciò aumenterebbe i prezzi sul mercato interno del gas naturale superiore, riducendo il mini-boom produttivo alimentato dall’abbondante gas di scisto a buon mercato. Il costo finale per i consumatori europei del GNL degli Stati Uniti sarà molto più elevato del gas russo inviato tramite la pipeline Nord Stream o l’Ucraina. Il problema successivo è che non ci sono le supercisterne specializzate in GNL per rifornire il mercato comunitario. Tutto ciò richiederà, compresi autorizzazioni ambientali e tempi di costruzione, circa sette anni in media e nelle migliori condizioni.
    L’UE oggi riceve circa il 30% del suo gas, la fonte energetica in più rapida crescita, dalla Russia. Nel 2007 la russa Gazprom ne ha fornito il 14 per cento alla Francia, il 27 per cento all’Italia, il 36 per cento alla Germania. Finlandia e Stati baltici ricevono il 100 per cento di gas importato dalla Russia. L’Unione europea non ha alcuna alternativa realistica al gas russo. La Germania, la maggiore economia, ha stupidamente deciso di eliminare gradualmente l’energia nucleare e la sua “energia alternativa” eolica e solare è un disastro economico e politico dai costi dell’elettricità per i consumatori che esplodono, anche se quelle alternative sono una parte minuscola del mercato totale. In breve, l’idea chimerica di chiudere il gas russo e aprire invece il gas degli Stati Uniti, è priva di senso economico, energetico e politico. F. William Engdahl è consulente sul rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.
    Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
    Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

 

 
Pagina 46 di 218 PrimaPrima ... 364546475696146 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Fracking e terremoti
    Di Regina di Coppe nel forum Energia, Ecologia e Ambiente
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 02-11-20, 21:48
  2. Il Massachusetts vuole vietare il fracking dopo i terremoti
    Di dedelind nel forum Politica Estera
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 09-01-14, 14:36
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-05-13, 15:13
  4. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 07-06-12, 18:21
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 30-05-12, 07:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito